Vogliamo sapere a chi le banche hanno prestato i soldi.

Vogliamo sapere a chi le banche hanno prestato i soldi.

Vogliamo sapere a chi le banche hanno prestato i soldi e quali garanzie hanno dato per averli E SOPRATTUTTO SE HANNO CAPITALI PER PAGARE I DEBITI. Non deve uscire neanche un Euro dalle casse statali per salvare banche che HANNO REGALATO I SOLDI AGLI AMICI, SENZA NESSUNA GARANZIA DI RIAVERLI INDIETRO.

Se ci presentiamo noi in banca, vogliono le firme a garanzia, pure dei nostri parenti morti per un valore anche di 5 volte la cifra prestata a tassi esosi, (questo quando va bene), altrimenti non ti finanziano nulla.

Mps, sale a 8,8 miliardi richiesta Bce per l’aumento di capitale

Alla fine… paga Pantalone. Uno Stato che fatica a trovare i soldi per pagare i suoi debiti con le imprese, per restaurare le scuole pericolanti, per finanziare la ricerca stanzia la bellezza di 20 miliardi per salvare le banche. E come se non bastasse, per salvare Monte Paschi, il simbolo del clientelismo politico se non massonico. Come è possibile? Se da un lato c’è chi si domanda se fosse proprio necessario, dall’altro c’è chi si preoccupa se i propri risparmi siano sicuri. Sono domande più che legittime, cui i cittadini faticano a dare una risposta, frastornati da notizie contradditorie, soffocate dalla polemica politica. Per questo è utile mettere l’attuale situazione italiana in un contesto storico. 

Abi, i banchieri onesti imbrogliati dai debitori: la post-verità di Patuelli

Con l’aiuto della Vigilanza – Il capo della lobby bancaria chiede i nomi di chi è stato finanziato dagli istituti in crisi. Ma i grandi buchi sono stati frutto di un “lavoro di squadra”. Nell’immenso caos delle banche sembra che i protagonisti non sappiano di che cosa parlano. L’ultima ideona l’ha avuta l’onorevole Antonio Patuelli, ex politico a 24 carati e oggi presidente dell’Associazione bancaria (Abi). “A titolo personale” ha chiesto che le banche salvate con denaro pubblico, in primis il Monte dei Paschi, rendano nota la lista dei debitori, LO FARANNO? Il popolo italiano lo pretende.
All’auspicio del presidente dell’Abi Antonio Patuelli di rendere pubblici i nomi dei primi cento debitori colpevoli del fallimento delle loro banche o di avere costretto lo Stato e i risparmiatori a intervenire per salvarle, arriva il chiarimento del Garante per la Privacy Antonello Soro che distingue le imprese dai cittadini. «La maggior parte dei “debitori colpevoli” – spiega Soro – in quanto presumibilmente persone giuridiche, non gode più dal 2011 di alcuna tutela, almeno sotto il profilo privacy.
Diverso è il caso – ragionevolmente residuale – che a ricevere quei prestiti siano state persone fisiche. In proposito la legge – in primo luogo attraverso il segreto bancario – tutela la legittima aspettativa di riservatezza, che ciascuno deve poter avere nel momento in cui richiede ed ottiene un prestito. Nell’ipotesi in cui si volesse derogare a questa legittima aspettativa, un’eventuale modifica legislativa non dovrebbe comunque contrastare con la disciplina europea a tutela della riservatezza e dovrebbe circoscrivere adeguatamente l’eccezionalità dei presupposti per determinare la deroga».