TTIP e CETA: i due trattati che allarmano i piccoli imprenditori europei

TTIP e CETA: i due trattati che allarmano i piccoli imprenditori europei.

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IL TTIP SIAMO RIUSCITI A FERMARLO, ANCHE SE NE STANNO PREPARANDO UNO MODIFICATO MA CHE FAREBBE GLI STESSI DANNI.

Tra ripensamenti e spaccature nell’Ue, i trattati di libero scambio tra Usa e Ue (TTIP), e Canada e Ue (CETA), vanno avanti. Per il CETA stanno facendo una corsa sfiancante per la sua ratifica. La Campagna StopTTIP spiega retroscena e pericoli di entrambi.

TTIP e CETA sono talmente intrecciati tra loro, intricati in immensi interessi economici, sociali, occupazionali, di salute e alimentazione, che trovarne il bandolo della matassa non è facile. Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP, fornisce aggiornamenti sul futuro del commercio occidentale.

Aggiornamenti sul TTIP. Dal 3 Ottobre, i negoziatori Ue e Usa si riuniscono a New York per la 15° volta, con lo scopo di scrivere una versione, seppure “alleggerita”, del TTIP: l’accordo di libero scambio per il commercio e per gli investimenti tra Unione Europea e Usa che, nei desideri dei governi di entrambe le parti dovrebbe creare la più vasta area commerciale esistente, capace di contrastare l’esuberanza dei mercati asiatici (Cina e India in primo luogo) e che vale la metà del Pil e 1/3 del commercio mondiali.

L’opposizione dei sindacati e piccoli produttori. Un negoziato, in corso dal 2013, che ha scatenato nei paesi dell’Unione l’opposizione di sindacati, piccoli produttori e associazioni, unitisi nella Piattaforma StopTTIP, in polemica con l’impostazione stessa del trattato.

Tra i contenuti più problematici del TTIP c’è l’introduzione di un arbitrato internazionale, l’ISDS, che consentirebbe alle imprese di muovere cause per “perdita di profitto” contro i governi dei paesi Ue, qualora questi creassero normative atte a compromettere i profitti delle imprese stesse, incidendo, in tal modo, su diritto del lavoro e diritti sociali.

La Commissione Europea sostiene che il TTIP può far crescere l’economia Ue di 120 miliardi di euro, quella Usa di circa 90 miliardi e quella mondiale di circa 100 miliardi. Molti economisti, però, ritengono che il TTIP potrebbe generare calo dei salari, aumento di disoccupazione e disgregazione sociale nell’Ue.

Questo abomino innaturale contro gli animali è una delle cose che vorrebbero far venire in europa e darcela a mangiare.

Questo abominio innaturale contro gli animali è una delle cose che vorrebbero far venire in europa e darcela a mangiare.

Il pericolo per l’agroalimentare e le PMI in Italia e Ue. Un gruppo di oltre 20 associazioni europee ha presentato, a Bratislava durante il meeting informale di 27 capi di Stato e di governo dell’Ue, il rapporto: “Making sense of CETA”. “

Qui – spiega ancora Monica Di Sisto portavoce della Campagna Stop TTIP – si dimostra che, a conti fatti, molti settori produttivi italiani potrebbero essere danneggiati già dall’accordo con il Canada: l’allevamento bovino e suino, per esempio, il settore lattiero-caseario; poi quello dei semi e dei prodotti per l’agricoltura, ma anche quello della manifattura: le nostre piccole e medie imprese europee dovrebbero competere con veri e propri giganti e in gran parte non avrebbe scampo”.

La nuova ipotesi: il TTIP light. E i negoziatori Ue stessi non riescono a risolvere i veti che gli Usa hanno contrapposto alla richiesta europea di proteggere i nostri prodotti alimentari DOC nei loro confini, rifiutandosi, inoltre, di aprire alle nostre imprese tutti gli appalti pubblici degli Stati americani.

“Contro questo stallo – spiega Monica Di Sisto, portavoce della Campagna StopTTIP – il Governo italiano, d’accordo con i negoziatori Usa, propone di approvare, entro la presidenza Obama, una dichiarazione “light”, in cui le parti si accordino su un pacchetti di riduzioni di dazi e tariffe commerciali e sul fatto che, in una seconda fase, degli appositi comitati si occuperanno di concordare le regole di liberalizzazione dei servizi, sanitarie e delle caratteristiche dei prodotti.

Un rinvio che forse non rassicura i detrattori dell’accordo, ma che invece è sempre più propiziato da chi vorrebbe chiuderlo prima dell’addio di Obama alla Casa Bianca.

CETA: via libera per 40 mila multinazionali Usa. Accanto al TTIP, e ad esso precedente, c’è l’altro trattato che coinvolge Ue e Canada. Il CETA è del tutto simile al TTIP. Al momento della sua ratifica, circa il 98% delle barriere tariffarie tra le parti verranno soppresse. “Barriere che si abbatterebbero anche per oltre 40mila multinazionali americane – continua Di Sisto – tra cui Wal martCoca Cola, perché hanno sedi consociate in Canada, attraverso le quali godrebbero delle nuove condizioni.

Il Canada è tra i produttori più importanti di alimenti che copiano i prodotti tipici dell’Ue e, con il CETA, sarebbero autorizzati a continuare a produrli.

Sconosciuto e poco trasparente. Il CETA presenta le stesse caratteristiche non trasparenti del suo omologo statunitense. Peraltro, non essendo stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica come il TTIP, è decisamente sconosciuto anche a chi dovrebbe votarlo.

A Bratislava, la Ministra al Commercio canadese ha raccontato che gli europarlamentari socialdemocratici tedeschi che aveva incontrato e che dovranno votarlo, le avevano confessato di non averlo letto. La stessa ministra, poi, ha ammesso di non averlo letto”.

 

Italia, protagonista dei retroscena di entrambi i trattati. I negoziati del CETA si sono conclusi già, nel 2014, e il trattato è sottoposto ora a dibattiti piuttosto accesi, dal momento che 11 nazioni Ue – Italia compresa – vorrebbero scavalcare i governi nazionali e farlo approvare il 27 ottobre prossimo, mentre gli altri 17 stati dell’Unione vogliono attendere il responso dei singoli Governi nazionali, come da giurisprudenza, per poi farlo ratificare da Governo e Parlamento europei, non prima del 2017.

E l’Italia, in queste diatribe, sta giocando un ruolo da non sottovalutare. Il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda è tra i promotori dell’approvazione rapida e sicura di entrambi gli accordi. A tale proposito, la Campagna Stop TTIP ha diffuso la lettera che gli 11 Ministri su citati hanno scritto a Cecilia Malmström il 14 settembre scorso, chiedendo alla Commissaria al Commercio dell’Ue di ratificare immediatamente il trattato col Canada.
                                                                 

La Campagna Stop TTTIP consegna del letame a Calenda. Nella stessa lettera, inoltre, Calenda e gli altri 10 porta voci nazionali con lui, s’impegnano nell’ accelerare i negoziati in corso del TTIP. “A questa – conclude Monica Di Sisto – si sono aggiunti con un’altra missiva sempre diretta alla commissaria Malmström, 41 parlamentari europei, tra i quali la capogruppo del Pd in Commissione commercio Alessia Mosca.

In questa seconda lettera, si chiede di escludere i parlamenti nazionali dalla ratifica del CETA per rendere più rapida la sua approvazione. Per questo – ha concluso –  il 29 settembre scorso abbiamo fatto recapitare a Calenda un barattolo di letame bio da terrazzo, in tiratura limitata e prodotto dalla startup italiana Real Shit con un’etichetta artistica dedicata alla Campagna Stop TTIP Italia”.

La protesta delle piccole imprese italiane. “Le piccole e medie imprese italiane che lavorano in qualità, infatti – ha aggiunto la Di Sisto – sono sempre di più dalla nostra parte nel chiedere al Governo di smettere di sostenere trattati che fanno gli interessi di pochi, per scegliere con decisione una buona economia, migliore per tutti. Il 20 ottobre sono arrivati da tutta Europa al Parlamento Ue con sindaci, imprenditori, sindacalisti ed esperti per una giornata di lobby Stop TTIP e CETA. Sono convinta che alla fine dovranno arrendersi al buon senso”.