Chi si è aggiudicato lo scooter di Alessandro Di Battista?

Alessandro di Battista ha messo in vendita all’asta il FAMOSO SCOOTER dell’iniziativa #IODICO NO – COAST TO COAST.  Dopo settimane di offerte su E-Bay sembra che si sappia la persona che se lo è aggiudicato.

Secondo il Tirreno è stato Maurizio Mian ad aggiudicarsi all’asta lo scooter del Dibba. Si tratta di un imprenditore pisano, socio di riferimento dell’Unità che in passato aveva messo in giro la notizia (inventata) che il suo cane avesse ereditato un centinaio di milioni di marchi da una ricca nobildonna e che ha fatto rientrare dal Liechtenstein 200 milioni di euro con lo scudo fiscale di Tremonti.

Chi è Maurizio Mian, l’imprenditore che ha vinto l’asta per lo scooter di Alessandro Di Battista

Stando a quanto scrive il Tirreno Maurizio Mian si sarebbe aggiudicato per 10.150 euro lo scooter Piaggo Mp3 sport utilizzato dal deputato Cinque Stelle per la campagna elettorale contro la riforma costituzionale Renzi-Boschi. Il ricavato della vendita del mezzo – base d’asta 9.600 euro – sarà destinato ad un’associazione di allevatori di Accumuli per l’acquisto di generatori di corrente e fieno per il bestiame. Da qualche tempo Mian pare stia tentando di avvicinarsi ai Cinque Stelle “anche come semplice attivista”, ha fatto sapere. Chissà se Mian ha il profilo giusto per fare politica con i pentastellati, lui si dichiara deluso dal PD e alle spalle ha anche un tentativo di candidarsi con la Rosa nel Pugno di Pannella nel 2006 che però non andò a buon fine perché Giacinto lo scaricò dopo poco . C’è poi quel 37% di quote dell’Unità e il fatto di essere il figlio e l’erede di Gabriella Gentili, proprietaria dell’omonima azienda Gentili Farmaceutici che è stata venduta per parecchie centinaia di milioni di euro alla multinazionale americana Merck Sharp & Dohme (Big Pharma!1) grazie al successo di un farmaco contro la osteoporosi (per quello ed altri brevetti Mian continua ad incassare corpose royalties). Nel 2008 il nome di Mian spuntò nelle liste degli italiani col conto in Lichtenstein, con un conto da 400 milioni, notizia che lui commentò con un certo sarcasmo: «Quattrocento milioni di cosa? Rupie indiane, pizze di fango del Camerun?». Successivamente però metà di quella somma – 200 milioni di euro – fece rientro in Italia grazie allo scudo fiscale di Tremonti. Con quei soldi Mian farà due cose promuovere un progetto scientifico per “verificare come creature umane libere da bisogni materiali siano naturalmente portate a comportamenti che le rendano felici” e comprare il 37% del quotidiano del Partito Democratico all’epoca guidato da Bersani che, a suo dire “l’ha usato come un bancomat”.