Ti insegnano il futuro, quelli di sfruttati e sottopagati

Il racket della “buona scuola” di Renzi.

Il racket della “buona scuola” di Renzi, si aggiunge alla totale inadeguatezza fondamentale della legge, che crea una marea di problemi in più, su una situazione già disperata della scuola in Italia. Ma non tutto è sbagliato, vi preparano al vostro destino “quello di sfruttati, sottopagati (se avrete mai un lavoro) e senza la minima speranza di pensione.

Il racket della “buona scuola” di Renzi, trova il suo apice nella sezione “ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO”. Ricordiamo che l’idea è molto vecchia ed era stata applicata molto meglio circa 20 anni fà. Il progetto nato con la riforma voleva creare un ponte tra istituti e aziende. Ma si è trasformato in un elenco di stage inutili, che nulla hanno a che fare con i percorsi formativi e fatti solo per mancanza di alternative serie.

Il racket della "buona scuola" di Renzi

Ti insegnano il futuro, quelli di sfruttati e sottopagati

Il racket della "buona scuola" di Renzi

Il racket della “buona scuola” di Renzi

Giungono decine e decine di proteste da varie parti d’Italia. In alcuni casi oltre all’inutilità della legge, si aggiungono VERI E PROPRI CASI DI SFRUTTAMENTO. 

Dopo le denunce degli studenti meridionali, anche dal resto d’Italia arrivano testimonianze di disservizi. A questi, poi, vanno aggiunti problemi seri con i fondi pubblici messi a disposizione per il progetto: sono insufficienti e così non tutti gli istituti riescono a garantire rimborsi spesa per i viaggi o per i costi medici degli stage dei ragazzi. Che, sempre più spesso, sono costretti a vivere esperienze controproducenti.

Anche al NORD cominciano ad accumularsi  proteste e denunce e l’opportunità diventa sfruttamento: ‘Accoglienza turisti? Pulire bagni in hotel’. I casi cominciano ad essere talmente tanti che possiamo realmente definire questa legge comeIl racket della “buona scuola” di Renzi.

Le lamentele riguardano anche la qualità dell’offerta formativa che “cala notevolmente”. “In sostanza – hanno aggiunto dal Cas – ci viene tolto del tempo che potremmo utilizzare per approfondire interessi reali”. Al termine dell’incontro è stato stilato un documento per raccogliere tutte le esperienze dei giovani e “dimostrare – hanno commentato i ragazzi – l’inefficacia dell’alternanza scuola-lavoro”.

Diverse anche le testimonianze offerte dai giovani. “Alcuni si trovano in difficoltà anche solo a raggiungere i luoghi di lavoro a loro spese – ha concluso Di Dio -. Altri, invece, devono seguire corsi on-line senza alcuna motivazione. Noi faremo di tutto per riappropriarci del nostro tempo”.

“E’ un’esperienza molto diversa da come viene descritta – ha commentato Rosalba Di Dio, portavoce del Collettivo autonomo studentesco (Cas) -. Spesso, i ragazzi si trovano incastrati in luoghi di lavoro distanti dalle loro esigenze e volontà. Tuttavia, è un requisito obbligatorio per affrontare gli Esami di Stato”. AVETE CAPITO BENE E’ OBBLIGATORIO ARRIVARE ANCHE ALLO SFRUTTAMENTO GRATUITO E VIAGGIO A SPESE PROPRIE, PERCHE’ ALTRIMENTI NON DAI L’ESAME. Vivissimi complimenti ai fautori della “buona scuola”.

Il racket della "buona scuola" di Renzi

La folle “Alternanza scuola-lavoro” di Renzi

Un progetto che apre però ai dubbi su una “stagistizzazione” forzata delle classi. Con casi paradossali come i liceali in raffineria a Cagliari. Una storia raccontata dal dossier dell’Unione degli studenti “Formati, non sfruttati” che mette in cima alla priorità «un’alternanza scuola lavoro decisa dagli studenti con una programmazione che non coinvolga solamente il Dirigente e che sia fatta in aziende che non abbiano lavoratori precari, che non devastino l’ambiente e che non abbiano legami con la criminalità organizzata».

Un’alternanza scuola-lavoro giusta, senza sfruttamento, senza spese per le famiglie, capace di offrire un’opportunità e non un senso di frustrazione: così dovrebbe essere, ma la realtà è ben diversa. E dopo la denuncia degli studenti pugliesi, ora anche al Nord vengono a galla storie di ragazzi messi a fare fotocopie per settimane in hotel o costretti a fare pulizie e cocktail al posto di imparare un mestiere. Studenti del ricco e produttivo Settentrione che si devono cercare da soli l’azienda dove svolgere l’esperienza prevista dalla Legge 107, la cosiddetta “Buona Scuola”, perché gli istituti non riescono a trovare per tutti un posto coerente al corso di studi di ognuno.

Storie di presidi che devono provvedere ad acquistare scarpe anti-infortunistiche e caschetti protettivi oltre a pagare le visite mediche richieste dalle aziende e trovare qualche soldo per riconoscere agli insegnanti tutor il lavoro fatto in giro per il territorio a visitare realtà industriali o enti.

E ora la Rete degli Studenti Medi, che raggruppa le associazioni delle scuole superiori attive in ogni città italiana, ha lanciato, sulla piattaforma www.alternanzagiusta.it, un questionario per monitorare l’alternanza scuola-lavoro e un numero verde, 800 194 952, a cui possono rivolgersi gli studenti.

Edoardo Roncon, al quarto anno di un istituto alberghiero di Pavia, referente degli Studenti medi della sua città e rappresentante d’istituto è tra coloro che hanno lavorato alla piattaforma perché ha compreso sulla sua pelle le difficoltà di questo percorso: “Sono stato in un hotel a Milano dove mi sarei dovuto occupare dell’accoglienza, delle chiamate in coerenza con il mio indirizzo di studi ma l’unica cosa che ho fatto per tre settimane sono state fotocopie. Lavoravo sei ore al giorno per cinque giorni la settimana come è previsto. Non mi hanno mai lasciato usare il sistema per l’accettazione degli ospiti, non ho potuto parlare l’inglese con i clienti. Se all’esame di Stato mi chiederanno cosa ho fatto durante lo stage, risponderò: le fotocopie”. Edoardo ha fatto presente alla scuola com’è andata la sua esperienza e l’hotel in questione è finito nella lista nera dell’istituto. Ma non basta. Roncon solleva un altro problema senza puntare il dito sui docenti: “Spesso tocca a noi cercare delle realtà perché la scuola non trova le aziende e si affida alle conoscenze dei ragazzi. Altre volte i professori ti offrono delle esperienze che non soddisfano le proprie esigenze formative e non ti resta che far da te”. PERCHE’ DOBBIAMO SEMPRE RICORDARCI, CHE E’ STATO MESSO COME OBBLIGATORIO QUESTO “FOLLE PROGETTO”, PENA LA MANCATA CHIAMATA A DARE L’ESAME.

Il racket della "buona scuola" di Renzi

Meno male che era il pezzoforte della scuola Renziana!!!

Lo sa bene Aleksandra del liceo artistico Volta di Pavia, che dopo un’esperienza negativa, lo scorso anno, a far disegni per i bambini all’interno di un museo ora sta cercando una possibilità che sia utile: “Ho parlato con il dirigente scolastico e il vice, con il tutor e i professori ma finora nulla. Mi hanno detto di provare a cercare qualcosa che mi piace ma non è facile. Loro fanno quello che possono, io pure: ci siamo trovati tra le mani una cosa che è difficile da organizzare”. Peggio è andata a Sabrina Congiu dell’alberghiero di Sannazaro de Burgondi, in provincia di Pavia: “Avrei dovuto occuparmi della reception in un hotel ma ho fatto tutt’altro: mi hanno messo a fare le pulizie, ho servito al ristorante, sono stata in sala bar. Tutte attività che non riguardano il mio indirizzo, accoglienza turistica. Lavoravo dalle 17 alle 23 con una breve pausa per cenare. Quando non c’era nulla da fare mi davano in mano la scopa: mi sono sentita una dipendente un po’ sfruttata. Quando sono tornata a scuola ho detto ai miei professori che non avevo imparato proprio nulla”. Sabrina denuncia anche i rapporti con la titolare dell’hotel: “Il tutor aziendale era una brava persona ma doveva seguire una ragazza in prova per lavoro e non aveva tempo per me. La proprietaria, invece, è arrivata al punto di prendermi a parole, se fossi stata una sua dipendente mi sarei licenziata”.

 

Potremmo andare avanti per giorni, con casi altrettanto assurdi. Non è dato sapere che soluzione ha preso l’attuale governo per risolvere questa follia.