ORDINE DEI “GIORNALAI”: Non una sola parola di autocritica.

ORDINE DEI GIORNALAI: Non una sola parola di autocritica. LEGGETE COME FANNO I PIAGNONI. MA COME CAZZO FATE A DIRE CERTE COSE, SE CI AVETE PORTATO AL 77° POSTO NEL MONDO.  SIETE UN PERICOLO PER L’ITALIA E SPERO CHE GLI ITALIANI SI SVEGLINO.

Di Maio all’Ordine dei giornalisti: “certa stampa ci diffama”, ecco i nomi. Iacopino, “stop liste di proscrizione”.

“La libertà di stampa è un valore irrinunciabile per ogni Paese democratico. Ma altrettanto irrinunciabile è il rispetto della verità a cui ogni giornalista, per deontologia ed etica professionale, dovrebbe attenersi. In questi giorni abbiamo assistito a uno spettacolo indegno da parte di certa stampa, che ha usato la vicenda di una polizza a vita intestata a Salvatore Romeo, e il cui vero beneficiario è lui stesso tranne nell’ipotesi estremamente improbabile della sua morte, per infangare e colpire in maniera brutale la sindaca Virginia Raggi e l’intero M5S”. Comincia così la lettera che il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ha consegnato al presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino nel corso di un incontro a Montecitorio. “Lei Presidente mi invita a non generalizzare un’intera categoria, ma a segnalarle i casi di comportamenti deontologicamente scorretti. Eccoli qui di seguito, con nomi e cognomi”, si legge nella lettera che elenca alcuni casi giudicati dal Movimento come diffamatori.

Iacopino a Di Maio, basta liste proscrizione – “L’on Luigi Di Maio, vice presidente della Camera dei Deputati ed esponente del M5S, mi ha consegnato ieri una lettera contenente doglianze sul comportamento professionale di alcuni colleghi. È un diritto che ha al pari di ogni altro cittadino, un diritto previsto da norme note a tutti i giornalisti. In occasione dell’incontro l’ho invitato a far sì che gli esponenti del M5S non proseguano in una azione di demonizzazione generalizzata dei giornalisti, manifestandogli il timore che questo clima possa determinare conseguenze dolorose che questo nostro Paese ha già subito in anni non lontani”. E’ scritto nella lettera di risposta del presidente dell’Odg Enzo Iacopino al vice presidente della Camera Luigi Di Maio che ieri in un’altra lettera segnalava all’Ordine i casi giudicati dal Movimento 5 Stelle “diffamatori”.

“Ci sono già segnali, in tal senso, – continua Iacopino – al punto che l’Odg nazionale ha assunto una iniziativa legale in relazione a quanto accaduto a Palermo durante una manifestazione del M5S. Ho chiesto all’on Di Maio di desistere dall’intenzione di presentare querele o di avviare azioni civili nei confronti dei giornalisti, invitandolo a riflettere sul fatto che quella strada trasmette la sgradevole sensazione di un tentativo di intimidazione, con l’obiettivo – inaccettabile per chiunque abbia a cuore la libertà di informazione, diritto essenziale dei cittadini – di condizionare i colleghi che hanno il dovere di raccontare i fatti che accadono”. “Coltivo la speranza, incoraggiato dal lungo tempo intercorso tra il nostro incontro e la pubblicazione della lettera, che ci sia stata una consultazione e che siano state accolte le sollecitazioni a un diverso atteggiamento” scrive ancora Iacopino. “Mi dolgo – conclude – soltanto per il fatto che nella pubblicazione della lettera inviata all’Odg (il cui contenuto sarà valutato dagli organismi competenti) non siano stati omessi i nomi dei colleghi che il M5S accusa di comportamenti non corretti. In tale modo sembra una lista di proscrizione con un messa all’indice – che nulla ha a che vedere con diritti che si lamenta siano stati lesi – che rischia di vanificare le buone intenzioni di seguire le procedure previste dalle norme interne all’Odg”.

“L’operazione di discredito nei confronti della Raggi è iniziata ben prima che il Movimento 5 Stelle vincesse le elezioni a Roma: lo sapevamo ed eravamo preparati a questo, ma oggi si è toccato un limite che è nostro dovere denunciare”, attacca Di Maio che, nella lettera pubblicata su Facebook, allega alla lettera “nomi e cognomi”, date, testata e testi dettagliati degli articoli messe sotto accusa dal Movimento. Articoli che non riguardano solo Raggi. “All’elenco si aggiungono gli articoli pubblicati oggi da Corriere della Sera e Repubblica, in cui io stesso vengo tirato in ballo,nonostante avessi già smentito tutto a dicembre 2016, con illazioni diffamatorie che non trovano riscontro nei fatti”, scrive Di Maio citando due articoli usciti su Corsera e La Repubblica.

 

Spadari: le liste Di Maio fatto grave – ”Le liste dei giornalisti consegnate dall’On. Di Maio al presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti Iacopino – afferma in una nota la presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio Paola Spadari – sono un fatto grave perche’ costituiscono un’insidia alla liberta’ dei cittadini di essere informati. Siamo sicuri che il presidente Iacopino sapra’ respingere questo tentativo di attacco alla libera informazione”.

Fnsi, liste di proscrizione tentativo di screditare la categoria – ”In uno stato di diritto è legittimo che chi si ritiene diffamato da un giornalista si rivolga alla magistratura o al competente ordine professionale. Quello che non è accettabile sono invece le liste di proscrizione e le intimidazioni. L’iniziativa dell’onorevole Luigi Di Maio è un tentativo maldestro di screditare un’intera categoria professionale, mettendo all’indice tutti i cronisti che in questi giorni stanno raccontando con rigore e dovizia di particolari le inchieste della magistratura in cui è coinvolta la sindaca di Roma”, lo afferma in una nota Raffaele Lorusso, segretario generale della FNSI.

”Si tratta di un’altra trovata mediatica pensata per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da quanto sta venendo fuori dalle inchieste. Qualcuno, peraltro, avrebbe dovuto spiegare all’onorevole Di Maio che in uno stato di diritto nessuno, neanche gli odiati giornalisti, può essere distolto dal proprio giudice naturale. Non sappiamo se lo abbia fatto per ignoranza o per simpatia personale, ma il suo esposto è stato consegnato nelle mani della persona sbagliata. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti non è infatti competente ad occuparsi del suo esposto perché è giudice di secondo grado. È come se si volesse cominciare un processo direttamente dalla Corte d’Appello. L’onorevole Di Maio – sottolinea Lorusso – avrebbe dovuto rivolgersi ai competenti ordini regionali, giudici competenti in prima istanza. A meno che, con la sua decisione di consegnare l’esposto al presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, non abbia voluto rendere pubblica la sua idea di giustizia. Un’idea per cui non ci si deve rivolgere al giudice naturale competente per territorio, ma al giudice che piace di più. Tutto ciò è inaccettabile, oltre che ridicolo. Ai colleghi finiti nella lista dei giornalisti sgraditi, l’esortazione, anche se non ne hanno bisogno, a continuare a informare i cittadini con la correttezza che ha sempre contraddistinto la loro attività professionale”.

Fonte Ansa.it