Hotel di Rigopiano

Maltempo: rabbia e dolore, ora i nomi dei responsabili

In questi giorni di emergenza, dramma e dolore, il M5S esprimere la vicinanza commossa e sincera alle famiglie delle vittime del crollo dell’Hotel Rigopiano ed a quelle che ancora sperano di poter riabbracciare i propri cari, così come alle famiglie delle altre vittime causate dal maltempo.

E’ a loro che vanno i nostri pensieri e alle migliaia di uomini e donne che da giorni lavorano senza sosta per salvare vite umane e per portare soccorso alle tante famiglie ancora isolate: i volontari della Croce Rossa, del Soccorso Alpino, della Protezione Civile, cittadini, medici, infermieri, e tutti gli operatori meritano solo ammirazione, plauso ed è un dovere stringersi intorno a loro.

L’Italia Centrale è stata messa in ginocchio da una violenta ondata di maltempo.

Alla neve e al gelo, si sono aggiunte le violente scosse di terremoto dei giorni scorsi, che hanno infierito sui territori già colpiti dal sisma di agosto e ottobre, e che hanno provocato la slavina che ha travolto l’Hotel Rigopiano a Farindola, in provincia di Pescara.

Ma la commozione e la solidarietà non possono cancellare la rabbia e l’indignazione per quanto è accaduto. Non si può rimanere in silenzio e far finta di nulla.

C’è chi pretende che l’indignazione, la rabbia, la richiesta di individuare e denunciare responsabilità istituzionali, siano accantonate. Pretende che vengano rimandate ad un generico dopo. Ma è proprio in ragione del rispetto per i cittadini e per le vittime che bisogna da subito chiedere chi sono i responsabili di questa situazione.

Oggi contiamo 13.523 sfollati nelle zone colpite dal sisma, quasi mezzo milione di persone rimaste senza luce e senza riscaldamento a causa di un blackout elettrico ancora oggi non del tutto risolto; interi Comuni, specie nel Teramano, frazioni e aziende agricole sono rimasti isolati, con le strade non percorribili e i sindaci abbandonati, senza mezzi per poter spalare la neve e liberare le strade.

La colpa non è della neve. Il centro Italia è stato sommerso da una serie di errori, sottovalutazioni, ritardi, incompetenze. E il fallimento di chi doveva prevenire questo disastro e soccorrere le popolazioni in difficoltà, è sotto gli occhi di tutti.

Il Paese ha assistito allibito ad una generale e complessiva impreparazione delle istituzioni, a partire dal sistema organizzativo della Protezione Civile e della Regione, che hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare emergenze di questo tipo mostrandosi completamente impreparati, incapaci di attivarsi in tempi rapidi e di garantire i mezzi e gli uomini di cui c’era bisogno.

Tutto questo nonostante l’arrivo della fortissima perturbazione fosse nota almeno con cinque giorni di anticipo e l’inverno in generale non possa certo essere considerato un evento imprevedibile.

Allora che cosa non ha funzionato? Di chi sono le responsabilità?

Queste le domande che poniamo al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni:

1 – Sono state predisposte senza indugio tutte le misure e le attività previste a seguito delle allerte pervenute?
2 – Quali informazioni sono state comunicate fra i vari livelli relative ai rischi valanghe?
3 – Quali motivazioni e responsabilità ci sono sulla insufficienza di mezzi?
4 – Quanti mezzi effettivi ed attrezzature sono a disposizione sia di enti locali che nazionali, nonché di tutti i Corpi di Polizia Civili e Militari e Corpi di Soccorso per situazioni di questo genere?
5- quali sono stati i motivi, le cause delle interruzioni e del mancato tempestivo ripristino di erogazione dell’energia elettrica alle utenze anche per 7 giorni?
6 – quanti investimenti relativi alla manutenzione delle linee e della rete di distribuzione elettrica vengono fatti?

Con la riforma Madia il precedente governo ha contribuito a creare una situazione di confusione, in cui non è chiaro chi debba fare cosa; hanno privato questo Paese del Corpo Forestale dello Stato, sottraendo alla collettività un corpo che aveva mezzi e conoscenze per fare moltissimo in situazioni come queste. E così in piena emergenza ci siamo ritrovati con l’ex base operativa degli elicotteri del Corpo Forestale di Rieti chiusa e ben tre elicotteri fermi a terra.

Con la riforma Delrio hanno fatto finta di abolire le Province, e hanno lasciato loro funzioni fondamentali, come la viabilità, ma senza i soldi per gestirle.

E intanto questo Paese soffre. Soffre per la burocrazia, che impedisce di spendere i 28 milioni di euro in donazioni raccolti dal Dipartimento della Protezione Civile per le popolazioni colpite dal terremoto. Soldi che si potevano utilizzare per aiutare gli sfollati e per le emergenze di questi giorni e che invece sono ancora fermi.

Soffre per l’incuria e per anni di scellerate politiche che hanno reso fragile e vulnerabili i nostri territori. Le scuse non bastano. Non bastano a risarcire il dolore dei tanti cittadini lasciati al freddo, bloccati nelle loro case o morti sotto una slavina. E non bastano a prevenire che ciò che è accaduto, non succeda di nuovo.