M5S: accade quando abbandoni i “campi”.

M5S: accade quando abbandoni i “campi”. Dopo aver fatto il primo raccolto (e con quelli siamo andati a Roma), si sono scordati di arare, concimare e seminare. STRANO CHE IL RACCOLTO SIA STATO SCADENTE O NULLO!!! 8 ballottaggi su 140 (quante di queste liste non avevano i requisiti minimi?)

M5S: accade quando abbandoni i “campi”. li lasci senza aiuto, senza il supporto e l’occhio vigile di persone preposte a controllare le persone che vorrebbero usare il logo del M5S, con il rischio di sfregiarlo. 

Le continue denunce e richieste d’aiuto (fatte anche da portavoce regionali) SONO STATE LETTERA MORTA. Finalmente DOPO LA MAZZATA, la mia denuncia di ieri e quelle di migliaia di altri attivisti, e’ stata confermata dal M5S stesso, NOI ITALIANI SIAMO MAESTRI NEL VEDERE IL PALO DOPO CHE TI CI SEI SPACCATO LA TESTA.

Molti meetup sono un mezzo utilizzato da persone senza scrupoli, per vendersi sul territorio alla prima lista civetta o al primo amico per una poltrona, alcuni si sono presentati e incredibilmente sono state accettate liste non supportate da alcun meetup o organizzazione democratica.

Certificate liste, anche senza un meetup alle loro spalle (da padre padrone, arrivando a dire a chi voleva entrare nel gruppo “Io, sono il M5S, tu fuori dalle palle.”). In molti mi hanno scritto che le stesse cose sono accadute in decine di comuni e i responsabili regionali locali si sono defilati, nonostante avvisati a piu’ riprese che c’erano molte cose strane e illegali. 
Caro Beppe, anche la democrazia deve essere controllata, troppa democrazia porta all’anarchia.

Soprattutto caro Beppe ti invito a partecipare ad una campagna elettorale locale, tu non hai idea di cosa significa e quanta merda circola.

INTERVENITE URGENTEMENTE , intervenite presto nel controllare tutti i meetup specialmente quelli inesistenti ma che si sono presentati alle amministrative con il nostro logo, il nostro amato logo, e lo hanno sputtanato alcuni con tentativi pure di vendersi i voti a liste che non rappresentavano nessuno e che non avevano nulla da sputtanare. soprattutto strategie chiaramente volte a perdere le elezioni. 
(di tutto questo ho le prove scritte e chat salvate.)

Controllare le liste e cacciare dal M5S chi ha usato il mezzo per farsi eleggere e ha pensato solo a se stessi, come se mettere un incapace in Comune sia più importante di una disfatta elettorale.

 

Stabilire urgentemente una nuova filiera organizzativa a livello locale. questa ha fallito e molti bravi meetup pagano la malagestione a livello locale.

“La batosta? La aspettavamo da sei mesi”, dicono alcuni eletti interpretando un malumore generalizzato. Così si mettono in discussione le strategie e la leadership di Di Maio, ma anche il ruolo di Fico e Di Battista, che avrebbero dovuto fare da cerniera con le realtà locali mentre queste ultime somigliano in molti casi alle sezioni dei partiti. Perché mancano candidati forti? Il ragionamento arriva a mettere in discussione il dogma del doppio mandato, che porta a volte i consiglieri a saltare un turno per puntare a un seggio più prestigioso

Meetup scoppiati- Se qualcosa non ha funzionato nella campagna per queste amministrative, sicuramente è stato nei Meetup. Da chiudere o riordinare, ma comunque da riformare, sono la struttura da cui tutto è partito e che ora faticano a reggere il peso del Movimento. “I nostri gruppi dovrebbero essere inclusivi“, racconta un parlamentare, “e invece si guarda l’anzianità come se essere arrivati per primi fosse un privilegio. Questo è un modo di ragionare del passato, tipico dei partiti tradizionali e che nulla ha a che vedere con noi. E naturalmente porta a lacerazioni“. Le cronache delle campagne elettorali sono state piene di scontri all’ultimo sangue per i controlli dei singoli Meetup che sono diventati come normali sezioni di partito. Ma se la dialettica interna è da considerare normale, meno normale per un M5s che aspira a governare è il fatto di non avere arbitri nazionali capaci di intervenire e sedare le lotte. Oppure se sono intervenuti lo hanno fatto quando era troppo tardi. I casi lampanti sono appunto Palermo e Genova: in entrambe le competizioni il ballottaggio era il risultato quasi obbligato e in tutti e due i casi non è stato raggiunto. Nel capoluogo siciliano lo scontro è stato non solo a causa dell’inchiesta sulle firme false, ma anche per le correnti interne che hanno affossato il candidato Ugo Forello. Nella patria di Grillo invece è stato il carnevale: una candidata silurata dopo che era stata eletta dalla rete, il volto storico Paolo Putti che corre da solo sostenuto da Sinistra italiana e chi più ne ha più ne metta. “Il nostro problema non è Beppe”, dice un altro parlamentare annoverato tra i critici. “Ma quelli che vogliono essere più realisti del re. Genova ne è stato l’emblema: le epurazioni ci hanno affossato”.

Fico, Di Battista e Di Maio: la caccia ai colpevoli – La rete locale non regge, non c’è e là dove c’è stata si è ammorbidita. Ma la colpa di chi è? Si potrebbe dire che negli ultimi mesi i vertici hanno avuto un’altra priorità: ovvero preparare la squadra di governo e arginare i danni nella Capitale. E la coperta è sempre troppo corta: perché se si copre un angolo, si scopre l’altro. Più passano i mesi e più si vedono le carenze strutturali: il M5s non ha una segreteria di partito e non ha dirigenti incaricati di seguire i territori. Anzi, a voler essere precisi ce li ha, ma per paura di diventare un partito o di scatenare liti per leadership interne, questi soffrono di una scarsa legittimazione. Prima c’è stato il direttorio, quel gruppo ristretto di uomini di fiducia che avrebbe dovuto prendere in mano la gestione organizzativa. Apriti cielo: critiche, accuse, attacchi. Eravamo a Palermo per Italia 5 stelle e Grillo sciolse ufficiosamente la struttura per evitare che da quella piramide ne venisse fuori una rivoluzione. Ma è rimasto un vuoto. Il primo a finire sotto accusa ora è naturalmente Di Maio, che tra le altre cose è stato in passato anche responsabile Enti locali. Lui che aspira a fare il leader, ora viene contestato da chi gli vorrebbe opposto il deputato Roberto Fico, ma anche dalla schiera di senatori che sognano finalmente di avere un loro nome in corsa. “Basta volerlo e si può”, spiegano i critici a ilfattoquotidiano.it. Ma la verità è che mancano i tempi per costruire una nuova leadership e soprattutto non è nella testa di Davide Casaleggio (e quindi neppure in quella di Beppe Grillo). L’ironia della sorte però vuole che pure Fico sia messo sotto accusa: proprio lui, insieme a Di Battista, avrebbe dovuto occuparsi dei Meetup e della loro organizzazione. Ci ha provato: era lui ad animare gli incontri ai raduni ufficiali per dare regole certe ai gruppi e silurare i dissidenti. Visto il risultato, qualcosa è andato storto.

TUTTO RIMEDIABILE, BASTA VOLERLO E FARLO SU BI TO, FARE PULIZIA LOCALMENTE ANCHE CON L’ACCETTA E FARLO SU BI TO.