NOMEN OMEN: “il destino nel nome” di Luigi Genovese neo eletto, indagato per riciclaggio.

NOMEN OMEN: “il destino nel nome” di Luigi Genovese, 21 anni. Se vi chiedete chi è costui, l’avete visto comparire all’improvviso sulla scena politica siciliana alle ultime elezioni e prendere il maggior numero di preferenze dell’intera Sicilia, un “enfant prodige” della politica e come un “bambino prodigio della politica” colleziona già il primo avviso di garanzia. Motivo:  “indagato per riciclaggio”. 

 

Se non classe questa!!!!   21 anni, 17 mila preferenze e 30 milioni di euro riciclati: i numeri di Luigi Genovese e 100 milioni 

di Euro (dico….100 milioni, mica lupini)  sequestrati alla famiglia.

Figlio di “Francantonio”, ras delle preferenze di Forza Italia condannato in primo grado a 11 anni per una serie di reati che spaziano dalla truffa al riciclaggio di fondi europei. PASSATO SENZA BATTERE CIGLIO, DAL PD A FORZA ITALIA.

Luigi Genovese 21 anni, chi è costui? l'avete mai visto fare politica? No? Strano ha preso il maggior numero di preferenze dell'intera Sicilia e voi non lo conoscete, Ma non crucciatevi, non lo conoscevano POLITICAMENTE neanche nella sua città, MESSINA.

Luigi Genovese 21 anni, chi è costui? l’avete mai visto fare politica? No? Strano ha preso il maggior numero di preferenze dell’intera Sicilia e voi non lo conoscete, ha ottenuto quasi 20 mila preferenze nel suo feudo.  Ma non crucciatevi, non lo conoscevano POLITICAMENTE neanche nella sua città, MESSINA. 

Emerge il nome di Luigi Genovese nell’ambito di un’indagine della Procura di Messina.

Lo studente, appena 21enne e recordman per preferenze alle regionali siciliane, è indagato per riciclaggio in un’inchiesta condotta dai finanzieri, che hanno provveduto all’esecuzione del sequestro di società di capitali, conti correnti, beni mobili ed immobili, e azioni riconducibili all’ex deputato Francantonio Genovese, padre di Luigi.

Le indagini hanno inizialmente consentito di trovare fondi esteri per un ammontare pari a oltre 16 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Bermuda.

 L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Messina Maurizio De Lucia. È il quarto neodeputato dell’Ars a finire inquisito.

 
                                                                              

A carico della famiglia Genovese – padre, figlio, madre e altri familiari – i finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno proceduto a un sequestro penale che ammonta a circa 100 milioni di euro, e riguarda società di capitali, conti correnti, beni mobili e immobili e azioni. Sequestrati anche la lussuosa villa in cui abita la famiglia Genovese a Ganzirri, a Messina. Ma anche diversi appartamenti tra Roma e la Sicilia. 

Secondo gli inquirenti, il 21enne avrebbe avuto un ruolo determinante nelle operazioni societarie fatte dal padre Francantonio, pure lui indagato, per riciclare, complessivamente, circa 30 milioni di euro. 

Il giovane Luigi – scrivono i giudici del Tribunale di Messina – “è il prestanome e beneficiario dell’operazione” compiuta dal padre “per sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e sul valore aggiunto” nonché “di interessi e sanzioni amministrative comminate dalla Commissione Tributaria” per un ammontare complessivo di oltre sedici milioni di euro. 

Di cosa sono accusati Genovese padre e figlio

I reati ipotizzati a carico dei due e di altri familiari sono riciclaggio ed evasione fiscale, come recita l’avviso di garanzia recapitato oggi ai Genovese. Francantonio è già stato condannato a 11 anni di reclusione per lo scandalo della formazione professionale in Sicilia, e secondo gli inquirenti il politico, ex Pd e oggi Fi, avrebbe provato a sottrarre al fisco, ma anche al sequestro, l’ingente patrimonio di famiglia. I soldi sono stati sequestrati su diversi conti all’estero, ma anche in Italia.

Le indagini hanno inizialmente consentito di trovare fondi esteri per un ammontare pari a oltre 16 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Bermuda. I fondi sono in parte transitati presso una banca di Montecarlo e intestati ad una società panamense (Palmarich Investments) controllata da Francantonio Genovese e dalla moglie Chiara Schirò; in parte (per oltre 6 milioni) sono stati trasferiti in contanti in Italia direttamente a Genovese attraverso “spalloni”. In questo modo i Genovese avrebbero cercato di renderli irrintracciabili.

Da qualche giorno, quell’eredità ha un riscontro concreto: Genovese junior, pezzo grosso di Forza Italia da quelle parti.

Per gli inquirenti, le verifiche sui redditi di Francantonio Genovese, che ha sostenuto che il denaro fosse di suo padre, hanno accertato che il patrimonio di famiglia non è compatibile con le entrate dichiarate. Da qui la contestazione di riciclaggio per denaro derivante da reato, quantomeno da evasione fiscale.

Dopo che la moglie del deputato nazionale ha aderito alla voluntary disclosure per la parte di sua competenza e ai limitati effetti delle sanzioni previste dalla annualità in corso di accertamento, sono emersi altri illeciti.

A partire dal 2016, a Genovese erano stati notificati da parte dell’Agenzia delle Entrate alcuni avvisi di accertamento per oltre 20 milioni di euro derivanti dalla conclusione di verifiche fiscali condotte nei suoi confronti: le indagini hanno messo in luce una complessa attività di ulteriore riciclaggio finalizzata anche a frodare il fisco. È emerso infatti che gli indagati, anche avvalendosi di alcune società a loro riconducibili, hanno condotto operazioni immobiliari volte a trasferire ad altri beni immobili e disponibilità finanziarie per eludere il possibile sequestro dei 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro.

Luigi Genovese “prestanome del padre e beneficiario dell’operazione”

Per la Guardia di Finanza i Genovese avrebbero usato quella che nel gergo si chiama la “tecnica dell’altalena”. Per mettere al riparo i 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative collezionate, che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro, Francantonio Genovese si è spogliato di tutto il patrimonio finanziario, immobiliare e mobiliare a lui riconducibile, attraverso la società schermo GE.FIN. s.r.l. (ora L&A Group s.r.l.) e Ge.Pa. s.r.l., di cui deteneva il 99% ed il 45% delle quote sociali, trasferendolo al figlio Luigi insieme a denaro proveniente dal precedente riciclaggio.

Le partecipazioni societarie sono state dismesse attraverso strumentali operazioni: è stata deliberata, infatti, la riduzione del capitale sociale delle società, al di sotto della soglia di legge prevista dalla legge, per far fronte alle perdite artificiosamente generate dagli stessi indagati. Poi è stato disposto il ripianamento delle società attraverso un nuovo versamento di capitale a carico dei soci.

Anziché provvedere in prima persona, nonostante ne avesse le possibilità finanziarie, Francantonio Genovese ha dichiarato di rinunciare alla qualità di socio per mancanza dei fondi necessari, poche decine di migliaia di euro, per partecipare all’aumento di capitale, permettendo così, ex novo, l’ingresso in società del figlio, Luigi, privo di risorse economiche proprie.

Questo ha permesso a Genovese di vanificare gli effetti del pignoramento che sulle sue quote era stato effettuato da Riscossione Sicilia. Egli infatti ha partecipato come custode delle quote alle assemblee nelle quali si è deciso di azzerare il valore delle proprie azioni – dell’importo di svariati milioni di euro – e di consentire al figlio Luigi di subentrare – con la sottoscrizione di strumentali aumenti di capitale – nella titolarità piena della società eludendo il pignoramento.

Le finalità illecite delle condotte sono state dimostrate dal fatto che Luigi Genovese, ha versato la propria quota di capitale con denaro ricevuto tramite bonifico, nei giorni immediatamente precedenti alle operazioni, dal padre.

Già quattro indagati nell’Assemblea siciliana

Genovese jr è già il quarto deputato della neoeletta Assemblea siciliana a essere indagato. Il primo – poi scarcerato – è stato Cateno De Luca, eletto nelle fila dell’Udc: dopo l’arresto per evasione e la successiva scarcerazione, De Luca ha promesso denunce per tutte. Poi è toccato a Edy Tamajo, che ha corso con “Sicilia futura” (formazione che fa capo all’ex ministro Salvatore Cardinale) a sostegno del candidato del centrosinistra Fabrizio Micari. Per lui l’accusa di compravendita di voti, che lui respinge. E ancora, Riccardo Savona, deputato regionale eletto a Palermo nella lista di Forza Italia: indagato per truffa e appropriazione indebita.

E poi dite che Forza Italia non punta sui giovani. 

AH DIMENTICAVO LA SUA PERLA DI SAGGEZZA: “Io e mio padre facciamo solo del bene……………………………………………………….a noi stessi”

                                                                                                   

 

NOMEN OMEN: “il destino nel nome” di Luigi Genovese neo eletto, indagato per riciclaggio.

NOMEN OMEN: “il destino nel nome” di Luigi Genovese, 21 anni. Se vi chiedete chi è costui, l’avete visto comparire all’improvviso sulla scena politica siciliana alle ultime elezioni e prendere il maggior numero di preferenze dell’intera Sicilia, un “enfant prodige” della politica e come un “bambino prodigio della politica” colleziona già il primo avviso di garanzia. Motivo:  “indagato per riciclaggio”. 

 

Se non classe questa!!!!   21 anni, 17 mila preferenze e 30 milioni di euro riciclati: i numeri di Luigi Genovese e 100 milioni 

di Euro (dico….100 milioni, mica lupini)  sequestrati alla famiglia.

Figlio di “Francantonio”, ras delle preferenze di Forza Italia condannato in primo grado a 11 anni per una serie di reati che spaziano dalla truffa al riciclaggio di fondi europei. PASSATO SENZA BATTERE CIGLIO, DAL PD A FORZA ITALIA.

Luigi Genovese 21 anni, chi è costui? l'avete mai visto fare politica? No? Strano ha preso il maggior numero di preferenze dell'intera Sicilia e voi non lo conoscete, Ma non crucciatevi, non lo conoscevano POLITICAMENTE neanche nella sua città, MESSINA.

Luigi Genovese 21 anni, chi è costui? l’avete mai visto fare politica? No? Strano ha preso il maggior numero di preferenze dell’intera Sicilia e voi non lo conoscete, ha ottenuto quasi 20 mila preferenze nel suo feudo.  Ma non crucciatevi, non lo conoscevano POLITICAMENTE neanche nella sua città, MESSINA. 

Emerge il nome di Luigi Genovese nell’ambito di un’indagine della Procura di Messina.

Lo studente, appena 21enne e recordman per preferenze alle regionali siciliane, è indagato per riciclaggio in un’inchiesta condotta dai finanzieri, che hanno provveduto all’esecuzione del sequestro di società di capitali, conti correnti, beni mobili ed immobili, e azioni riconducibili all’ex deputato Francantonio Genovese, padre di Luigi.

Le indagini hanno inizialmente consentito di trovare fondi esteri per un ammontare pari a oltre 16 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Bermuda.

 L’inchiesta è coordinata dal procuratore di Messina Maurizio De Lucia. È il quarto neodeputato dell’Ars a finire inquisito.

 
                                                                              

A carico della famiglia Genovese – padre, figlio, madre e altri familiari – i finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno proceduto a un sequestro penale che ammonta a circa 100 milioni di euro, e riguarda società di capitali, conti correnti, beni mobili e immobili e azioni. Sequestrati anche la lussuosa villa in cui abita la famiglia Genovese a Ganzirri, a Messina. Ma anche diversi appartamenti tra Roma e la Sicilia. 

Secondo gli inquirenti, il 21enne avrebbe avuto un ruolo determinante nelle operazioni societarie fatte dal padre Francantonio, pure lui indagato, per riciclare, complessivamente, circa 30 milioni di euro. 

Il giovane Luigi – scrivono i giudici del Tribunale di Messina – “è il prestanome e beneficiario dell’operazione” compiuta dal padre “per sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi e sul valore aggiunto” nonché “di interessi e sanzioni amministrative comminate dalla Commissione Tributaria” per un ammontare complessivo di oltre sedici milioni di euro. 

Di cosa sono accusati Genovese padre e figlio

I reati ipotizzati a carico dei due e di altri familiari sono riciclaggio ed evasione fiscale, come recita l’avviso di garanzia recapitato oggi ai Genovese. Francantonio è già stato condannato a 11 anni di reclusione per lo scandalo della formazione professionale in Sicilia, e secondo gli inquirenti il politico, ex Pd e oggi Fi, avrebbe provato a sottrarre al fisco, ma anche al sequestro, l’ingente patrimonio di famiglia. I soldi sono stati sequestrati su diversi conti all’estero, ma anche in Italia.

Le indagini hanno inizialmente consentito di trovare fondi esteri per un ammontare pari a oltre 16 milioni di euro, schermati da una polizza accesa attraverso un conto svizzero presso la società Credit Suisse Bermuda. I fondi sono in parte transitati presso una banca di Montecarlo e intestati ad una società panamense (Palmarich Investments) controllata da Francantonio Genovese e dalla moglie Chiara Schirò; in parte (per oltre 6 milioni) sono stati trasferiti in contanti in Italia direttamente a Genovese attraverso “spalloni”. In questo modo i Genovese avrebbero cercato di renderli irrintracciabili.

Da qualche giorno, quell’eredità ha un riscontro concreto: Genovese junior, pezzo grosso di Forza Italia da quelle parti.

Per gli inquirenti, le verifiche sui redditi di Francantonio Genovese, che ha sostenuto che il denaro fosse di suo padre, hanno accertato che il patrimonio di famiglia non è compatibile con le entrate dichiarate. Da qui la contestazione di riciclaggio per denaro derivante da reato, quantomeno da evasione fiscale.

Dopo che la moglie del deputato nazionale ha aderito alla voluntary disclosure per la parte di sua competenza e ai limitati effetti delle sanzioni previste dalla annualità in corso di accertamento, sono emersi altri illeciti.

A partire dal 2016, a Genovese erano stati notificati da parte dell’Agenzia delle Entrate alcuni avvisi di accertamento per oltre 20 milioni di euro derivanti dalla conclusione di verifiche fiscali condotte nei suoi confronti: le indagini hanno messo in luce una complessa attività di ulteriore riciclaggio finalizzata anche a frodare il fisco. È emerso infatti che gli indagati, anche avvalendosi di alcune società a loro riconducibili, hanno condotto operazioni immobiliari volte a trasferire ad altri beni immobili e disponibilità finanziarie per eludere il possibile sequestro dei 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro.

Luigi Genovese “prestanome del padre e beneficiario dell’operazione”

Per la Guardia di Finanza i Genovese avrebbero usato quella che nel gergo si chiama la “tecnica dell’altalena”. Per mettere al riparo i 16 milioni provento del riciclaggio e per sottrarsi fraudolentemente al pagamento delle imposte e delle sanzioni amministrative collezionate, che hanno raggiunto circa 25 milioni di euro, Francantonio Genovese si è spogliato di tutto il patrimonio finanziario, immobiliare e mobiliare a lui riconducibile, attraverso la società schermo GE.FIN. s.r.l. (ora L&A Group s.r.l.) e Ge.Pa. s.r.l., di cui deteneva il 99% ed il 45% delle quote sociali, trasferendolo al figlio Luigi insieme a denaro proveniente dal precedente riciclaggio.

Le partecipazioni societarie sono state dismesse attraverso strumentali operazioni: è stata deliberata, infatti, la riduzione del capitale sociale delle società, al di sotto della soglia di legge prevista dalla legge, per far fronte alle perdite artificiosamente generate dagli stessi indagati. Poi è stato disposto il ripianamento delle società attraverso un nuovo versamento di capitale a carico dei soci.

Anziché provvedere in prima persona, nonostante ne avesse le possibilità finanziarie, Francantonio Genovese ha dichiarato di rinunciare alla qualità di socio per mancanza dei fondi necessari, poche decine di migliaia di euro, per partecipare all’aumento di capitale, permettendo così, ex novo, l’ingresso in società del figlio, Luigi, privo di risorse economiche proprie.

Questo ha permesso a Genovese di vanificare gli effetti del pignoramento che sulle sue quote era stato effettuato da Riscossione Sicilia. Egli infatti ha partecipato come custode delle quote alle assemblee nelle quali si è deciso di azzerare il valore delle proprie azioni – dell’importo di svariati milioni di euro – e di consentire al figlio Luigi di subentrare – con la sottoscrizione di strumentali aumenti di capitale – nella titolarità piena della società eludendo il pignoramento.

Le finalità illecite delle condotte sono state dimostrate dal fatto che Luigi Genovese, ha versato la propria quota di capitale con denaro ricevuto tramite bonifico, nei giorni immediatamente precedenti alle operazioni, dal padre.

Già quattro indagati nell’Assemblea siciliana

Genovese jr è già il quarto deputato della neoeletta Assemblea siciliana a essere indagato. Il primo – poi scarcerato – è stato Cateno De Luca, eletto nelle fila dell’Udc: dopo l’arresto per evasione e la successiva scarcerazione, De Luca ha promesso denunce per tutte. Poi è toccato a Edy Tamajo, che ha corso con “Sicilia futura” (formazione che fa capo all’ex ministro Salvatore Cardinale) a sostegno del candidato del centrosinistra Fabrizio Micari. Per lui l’accusa di compravendita di voti, che lui respinge. E ancora, Riccardo Savona, deputato regionale eletto a Palermo nella lista di Forza Italia: indagato per truffa e appropriazione indebita.

E poi dite che Forza Italia non punta sui giovani. 

AH DIMENTICAVO LA SUA PERLA DI SAGGEZZA: “Io e mio padre facciamo solo del bene……………………………………………………….a noi stessi”

                                                                                                   

 
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