Lo zoccolo duro del Movimento 5 Stelle

Il caso Ue non scalfisce M5S anzi torna ad essere il primo partito in Italia con il 30,9, il PD al 30,1. Solo il 22% degli elettori pensa che Renzi si riprenderà presto. Analizziamo il perchè di una tenuta (anzi di una crescita) del M5S e del pericoloso effetto budino.

 

Lo zoccolo duro, nel caso dei 5 Stelle si aggiunge un ulteriore elemento, evidenziato dal politologo Paolo Natale, riguardante la composizione dell’elettorato grillino, la cui provenienza è molto trasversale. Il sopracitato effetto budino (cioè l’oscillazione classica del budino che occupa uno spazio maggiore con la stessa dimensione). La coesistenza di anime diverse porta a compensare le eventuali defezioni causate da prese di posizione eclatanti, che suscitano delusione, con l’ingresso di nuovi elettori. Ad esempio, la proposta di espellere gli immigrati irregolari determina una diminuzione di elettori provenienti da sinistra e fa aumentare gli elettori provenienti da destra (tipico caso di effetto budino). Insomma un gioco a somma zero che consente al Movimento di mantenersi sostanzialmente stabile negli orientamenti di voto. L’eterogeneità dell’elettorato rappresenta quindi una risorsa per il M5S che si può permettere di avanzare proposte che non brillano per coerenza, senza pagare dazio in termini elettorali. Tuttavia rimane il superamento della prova del budino: quando si governa, le cose cambiano ed il M5S dovrà essere bravo a tenere legate le anime trasversali che potenzialmente potrebbero dare molti più voti. LA PIU’ GRANDE SFIDA che in presenza di ideologie dure a morire, influenzerà molto le scelte politiche del Movimento.

In uno scenario elettorale granitico, dove gli elettori appaiono sempre più simili ai tifosi, il Movimento 5 Stelle torna ad essere il primo partito in Italia. Ciò malgrado le recenti vicissitudini dei grillini, dalle inchieste romane fino al ‘pasticciaccio europeo‘ che ha visto M5S impantanarsi nel tentativo di cambiare gruppo al Parlamento di Strasburgo. Fermo di fronte alle avversità, l’elettorato pentastellato continua a dare fiducia al Movimento, che registra un aumento (+0,9%) negli orientamenti di voto rispetto a dicembre, attestandosi al 30,9%. Il Partito democratico è secondo con il 30,1% (in flessione di 0,2%)

                                                                                                                                 GUARDA IL GRAFICO del sondaggio

Il 33% approva il governo Gentiloni  Superata la freddezza iniziale, ora un terzo degli italiani esprime una valutazione positiva dell’operato dell’esecutivo contro il 44% che ne dà un giudizio negativo. Il primo mese di lavoro del governo Gentiloni – appena dimesso dall’ospedale e tornato subito al lavoro – viene giudicato in modo positivo dal 33%. Il 23% non sa o non risponde

Diminuisce di 8 punti (da 48% a 40%) la quota di coloro che vorrebbero elezioni subito mentre aumenta di 4 punti (da 25% a 29%) quella di chi auspica un ritorno alle urne a giugno o a settembre, dopo l’approvazione di una nuova legge elettorale. Se un mese fa, si legge nell’indagine, i sostenitori delle elezioni immediate prevalevano sugli altri per 48% a 41%, oggi gli “attendisti” prevalgono per 44% a 40%.

Renzi, sconfitto o pronto alla rivincita? La maggioranza relativa degli intervistati (38%) ritiene che l’ex premier sia in difficoltà e per potersi riprendere debba creare alleanze dentro e fuori il Pd; il 30% lo considera un leader sconfitto, senza prospettive politiche mentre il 22%, al contrario, ritiene che saprà riprendersi rapidamente dalla sconfitta referendaria e continuerà ad avere un ruolo centrale.

L’elettorato pentastellato appare ‘tetragono‘ (cioè costante e resistente di fronte a ogni contrarietà), osserva Pagnoncelli, insensibile alle vicende che riguardano il Movimento. Il caso europeo, ad esempio, è stato seguito in dettaglio o sui fatti principali dal 45% degli elettori e solo l’8% ritiene che il M5S perderà consenso e non riuscirà a recuperarlo, per il 27% lo recupererà con fatica, mentre il 40% (cifra che sale al 71% tra gli elettori grillini) non prevede una perdita di consenso (14%) o immagina un recupero a breve, come già avvenuto in passato (26%). Insomma, nulla sembra smuovere la fiducia della base grillina che, soprattutto sul web, appare talvolta scontenta della gestione dei vertici.

In Europa M5S ha tentato di cambiare collocamento al Parlamento, lasciando gli euroscettici dell’Ukip per unirsi coi liberali di Guy Verhofstadt nel gruppo Alde. Quest’ultimo tuttavia, dopo aver già sottoscritto un’intesa, ci ha ripensato e ha sbarrato la porta. M5S è stato quindi costretto a tornare nel gruppo con Nigel Farage, accettando dure condizioni.

Scenario granitico e tifo da stadio. La trasversalità dei grillini è anche la forza di M5S? A dispetto dell’attualità politica, lo scenario elettorale è sempre più granitico. E la spiegazione va cercata nella radicalizzazione degli elettorati e negli atteggiamenti difensivi, sempre più spesso paragonabili a quelli dei tifosi, in particolare di quelli che tifano «contro».