Agnelli juve e lo scandalo biglietti alla ndrangheta

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà”

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà in cambio di tranquillità”. E ‘ndrangheta partecipava al business.

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà, dalle carte dell’inchiesta che l’1 luglio ha portato a 18 arresti emerge un “rapporto di soggezione e sudditanza” tra figure chiave della società e alcuni degli indagati. La vendita di biglietti a prezzi maggiorati era una “forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo”. L’ad Marotta fece avere ingressi a Saverio Dominello, ritenuto appartenente alla cosca Pesce-Bellocco di Rosarno

L’inchiesta

Le parole del gip Stefano Vitelli sono durissime. Parla di un “preoccupante scenario che vede alti esponenti di un’importantissima società calcistica a livello nazionale ed internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo ultras”. Un legame di affari definito “pericoloso ed inquietante”. Questo quadro è emerso nell’ambito dell’inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara (si parla del “locale di Santhià”). Tra gli indagati figurano Saverio Dominello e suo figlio Rocco, ritenuti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Pesce-Bellocco di Rosarno e arrestati per l’accusa di associazione mafiosa, stessa accusa per cui sono stati condannati in primo e secondo grado Michele e Salvatore, fratelli di Rocco, catturati nel 2011 nell’operazione “Colpo di coda”. Mentre Michele e Salvatore affrontavano galera e processi, don Saverio e il figlio Rocco mantenevano il controllo violento dei nightclub, ma anche quello di un business che in questi anni ha fatto gola a molti criminali, il bagarinaggio per le partite del club più titolato d’Italia: “La potente famiglia Dominello è coinvolta nell’affare dei biglietti della Juventus che vengono ottenuti e poi venduti a prezzi altamente maggiorati”, come il biglietto di Juventus-Real Madrid da 140 euro, venduto da Rocco a un tifoso svizzero per 620 euro. “Guadagna sei volte…”, dice un indagato del più giovane dei Dominello.

Il ticket office e le “opportunità” per i Dominello
“Ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte all’interno della curva”. Così parlava di Rocco Dominello Stefano Merulla, responsabile del “ticket office” della Juventus, al telefono con Fabio Germani, un ex ultras che nel 2008 ha abbandonato le curve per portare le famiglie con bambini allo stadio. Certi ambienti, però, non li avrebbe abbandonati: “L’hai portato tu, non l’ho portato io”, gli rimprovera Merulla. Come annota il gip, Germani avrebbe messo in connessione i Dominello “con alcuni dirigenti dei settori sicurezza e biglietteria” della Juventus “così creando loro opportunità di tipo economico-imprenditoriale in detto settore ed altresì in settori diversi, con specifico riferimento alla commercializzazione dei gadget”. Per queste ragioni Germani è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lunedì mattina il suo avvocato, Michele Galasso, ha fatto istanza di scarcerazione al Riesame. 

Il security manager, i ganci con Marotta e il provino al baby calciatore
Anche il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, conosce bene Rocco. Ci parla al telefono e il giovane di origine calabrese gli dice di aver parlato con i Viking, tifoseria bianconera di Milano guidata da Loris Grancini, considerato vicino a Cosa nostra, alla ‘ndrangheta e alla destra milanese, un pezzo grosso del mondo ultras: “Ormai hanno paura Ale, hanno paura di me, capisci?”, si vanta Dominello. Al “security manager” poi chiede consigli su come rivolgersi al direttore generale e amministratore delegato Giuseppe Marotta: “Mi posso permettere di dirgli ‘Direttore quest’anno faccia così, non faccia come l’anno scorso’?”. I ganci con Marotta erano buoni al punto che, grazie a Germani, Dominello riceve una busta con i biglietti all’hotel “Principi di Piemonte” arrivata dal dg bianconero: “Massima riservatezza”, avrebbe scritto in un sms Marotta all’ex ultrà. Dominello, grazie a Germani, riesce anche a incontrarlo di persona il 15 febbraio 2014 nel bar Dezzutto. L’intenzione è proporgli il provino del figlio 17enne di tale Umberto Bellocco (non precisato, forse omonimo di un boss di Rosarno): “Devono prenderlo e basta”, dice una persona intercettata, Girolamo Fiumara, al padre del calciatore. “Invero, il ragazzo non risulta essere stato preso dal club della Juventus”, annota il gip.

Dalle conversazioni tra Dominello e D’Angelo emergerebbe una prassi adottata. In una telefonata del 20 febbraio 2014, giorno della partita col Trabzonspor e dello sciopero dei Drughi contro la diffida ricevuta per gli scontri a Bergamo, il security manager “si lasciava scappare chiaramente come il bagarinaggio ufficioso tollerato da alcuni dirigenti della società venisse permesso in cambio della tranquillità tra tifosi e società”. “Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme. Allora se il compromesso è questo a me va bene. Se gli accordi saltano… allora ognuno faccia la propria strada”.

Gli altri ultras e “I gobbi”
Non solo i Viking. Dominello e i suoi compari, come Fabio Farina (indagato per minacce, danneggiamento e detenzione di armi) e Giuseppe Sgrò (indagato per associazione mafiosa e spaccio), hanno contatti con Geraldo “Dino“ Mocciola, leader incontrastato del gruppo più forte, i Drughi, che dominano il secondo anello della curva sud intitolata a Gaetano Scirea. E poi ci sono Ercole e Domenico Lo Surdo, fratelli dell’ex leader degli Arditi Giacomo, condannato per associazione mafiosa per i processi Minotauro e San Michele. È in questo contesto di buoni legami con la società e con gli altri ultras che domenica 21 aprile 2013 alla curva sud esordisce un nuovo striscione de “I Gobbi” (termine dispregiativo per indicare i tifosi della Juve). Prende il posto dei “Bravi ragazzi”, gruppo del secondo anello falcidiato dalle inchieste giudiziarie, e si affianca ai “Drughi” di Mocciola, già condannato per tentato omicidio e “persona informata sui fatti” al momento irreperibile. Secondo i magistrati le ragioni vere della sua formazione non sarebbero legate alla fede calcistica, ma ai soldi che ruotano intorno alla rivendita dei biglietti e del merchandising: “E, se devo venire… Se prendiamo soldi sì, che cazzo me ne frega”, dice Giuseppe “Pippo” Selvidio a Farina che vuole sapere se sarà allo stadio quella domenica. Nella stagione 2013/2014 al loro posto compare il gruppo “delle Vallette”, quartiere periferico di Torino, ma anche quello del carcere cittadino. Dove ora stanno alcuni di loro.

Capo ultrà Juve suicida dopo essere stato sentito sulle infiltrazioni della ’ndrangheta allo JUVENTUS STADIUM

Irreperibile un altro leader del tifo bianconero. Un’inchiesta ha portato all’arresto di 18 persone ipotizzando un intreccio tra la malavita calabrese e tifo organizzato

                                                                                            

La prima domanda da farsi e’: ” COME FACEVANO A CREARE UN’AZIONE DI BAGARINAGGIO , CON I PACCHI DI BIGLIETTI DATI DALLA JUVENTUS AD ESPONENTI DELLA MALAVITA ORGANIZZATA SE OGGI I BIGLIETTI SONO TUTTI A NOMINATIVO? CIOE’ DEBBONO RIPORTARE IL NOME DELLO SPETTATORE CHE DEVE MOSTRARE PER BEN 2 VOLTE IL DOCUMENTO CHE ATTESTI DI ESSERE L’EFFETTIVO PROPRIETARIO?  LA DEDUZIONE E SEMPLICE, ALLO JUVENTUS STADIUM NON CONTROLLAVANO I BIGLIETTI, O SEGNAVANO I BIGLIETTI ED I CONTROLLORI SAPEVANO QUALI CONTROLLARE E QUALI NO. UN VERO SCANDALO IN UN AMBIENTE FERTILE PER CERTE COSE.

Un leader della curva bianconera morto suicida, un altro capo ultrà al momento irreperibile e sullo sfondo un’inchiesta della magistratura che ha portato all’arresto di 18 persone, ipotizzando un intreccio tra ‘ndrangheta e tifo organizzato. È mistero fitto sulla fine di Raffaello Bucci detto Ciccio, 41enne originario di San Severo di Foggia e con un ruolo di consulente all’interno della Juventus, precipitato giovedì 7 luglio dal viadotto della Torino-Savona che aveva già assistito al tragico volo di Edoardo Agnelli.

Capo dei Drughi

Bucci, capo riconosciuto del gruppo dei Drughi, tra i principali gruppi della tifoseria organizzata bianconera, era stato sentito il giorno prima dalla pm Monica Abbatecola nell’ambito dell’inchiesta che lunedì scorso ha coinvolto il clan Dominiello, con l’accusa di essere referente della ‘ndrangheta nella zona di Chivasso, alle porte di Torino. L’accusa per i 18 arrestati è quella di associazione mafiosa, e «Ciccio» era stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti per quanto riguarda i supposti intrecci tra i clan e la gestione dei biglietti all’interno delle curve, visto anche il suo ruolo di intermediario ufficiale tra la società bianconera e il tifo organizzato. Poi, 24 ore dopo, il salto giù dal cavalcavia dell’autostrada. 

La madre morta da poco

Un gesto forse legato alla recente scomparsa della madre di Bucci o forse agli inconfessabili intrecci sui quali indagano i pm: la Procura di Cuneo ha comunque aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Intanto, un altro leader storico dei Drughi, Gerardo Mocciola detto Dino, 52 anni, è irreperibile da alcuni giorni: anche lui doveva essere sentito come persona informata sui fatti per la stessa inchiesta che ha visto sfilare in procura Raffaello «Ciccio» Bucci.

COME FUNZIONA LA GESTIONE DEI BIGLIETTI. 

Gli strani "suicidi" al MPS e alla Juventus.

                                                      Agnelli agevolava il bagarinaggio, questa è l’accusa

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli accusato dal procuratore della Federcalcio, l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, di aver incontrato esponenti della criminalità organizzata scendendo a patti con loro per mantenere la quiete allo stadio. Come scrive  in esclusiva ‘Il Fatto Quotidiano’, la procura federale della Figc accusa la Juve e il suo presidente di illeciti con bagarini e ambienti criminali. La conclusione indagini della giustizia sportiva attribuisce però al numero uno bianconero anche rapporti personali con esponenti della malavita organizzata. Il Fatto Quotidiano in edicola pubblica l’inchiesta dei magistrati di Torino e della Figc che fa tremare la Juventus. Secondo Pecoraro, per garantire la pace e la quiete allo stadio, il club garantiva agli stessi ultras bagarinaggio esclusivo e sugli affari della malavita organizzata.

 Ecco quello che scrive il prefetto Pecoraro:”Con il dichiarato intento dimantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupatidai tifosi ‘ultras’, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti ‘gruppi ultras’, anche per il tramite econ il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. L’accusa più grave per Agnelli, però, è quella di aver “partecipato personalmente in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ‘ultras’”. La procura, come riferisce il quotidiano, cita poi un’intercettazione di Fabio Germani, un ex ultrà legato a un esponente della cosca mafiosa calabrese Pesce-Bellocco, che il 15 ennaio 2014 diceva:”Io vado a trovare il presidente Andrea Agnelli in ufficio ogni tre per due”. 

Marotta potrebbe essere sentito dall’Antimafia

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta – riferisce Tuttojuve.comcitando il QS – potrebbe essere sentito dalla Commissione Antimafia, allarmata da alcuni mesi per il suicidio di un capo ultrà juventino. La procura di Torino sta facendo luce (al pari della Federcalcio che da tempo ha avviato una indagine interna parallela) sul legame tra la curva e la ’ndrangheta. Non si esclude che possa essere invitato lo stesso amministratore delegato bianconero, sottolineano fonti parlamentari della Commissione, per fornire un aiuto ad inquadrare meglio l’accaduto. Ma si tenterà di capire, spiega un altro membro della commissione, anche qual è il legame tra alcuni capo tifosi del Napoli e la camorra. 

La replica della Juventus

Attraverso il proprio sito ufficiale la Juventus risponde agli articoli usciti in mattinata sull’inchiesta del procuratore federale Pecoraro. ” Juventus Football Club e il Presidente Andrea Agnelli, alla luce di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, comunicano di aver affidato ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità – si legge suin una nota della società pubblicata sul sito -. Si precisa che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato, e recentemente concluso, un’indagine su alcune famiglie ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta alle quali si contestano oltre a reati contro persone e patrimonio, anche il tentativo di infiltrazione in alcune attività di Juventus Football Club. Si ricorda inoltre che nessun dipendente o tesserato è stato indagato in sede penale. Si precisa altresì che, nel pieno rispetto delle indagini e degli inquirenti, la società ha sempre collaborato mantenendo uno stretto riserbo a tutela del segreto istruttorio. Per quanto attiene alla giustizia sportiva, la società ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”.