Gli 8 uomini più ricchi del mondo

Gli 8 uomini più ricchi del mondo? Valgono quanto la metà più povera del Pianeta Terra. Ecco i grandi risultati del neo liberismo, della globalizzazione e del regno del libero mercato. Un mercato veramente “libero” (perche liberamente si arricchiscono con metodi non proprio leciti), solo per pochissime persone al mondo, che hanno la possibilità di speculare su fatti e dati che i poveri mortali non conoscono e che sono la loro carne da cannone, in investimenti dove se loro guadagnano, miliardi di persone perdono. Perdono perchè al di sotto di questi DEI c’è il SISTEMA, il governo della grande finanza, una longa manus alle cui estremità c’è la politica e le banche. Da avanti in poi c’è chi alimenta la ricchezza di tutti quelli nominati, IL POPOLINO STUPIDO che arriva ad amare il suo BOIA, attraverso il lavaggio di cervello dei “media”.

 

8 come 3,6 miliardi di persone

8 come 3,6 miliardi di persone, così questo mondo può funzionare?

Ecco chi sono gli otto uomini più ricchi al mondo per patrimonio personale:

  1. Bill Gates: Usa, fondatore di Microsoft (patrimonio netto 75 miliardi di dollari)
  2. Amancio Ortega: Spagna, fondatoere di Inditex, proprietaria della catena Zara (patrimonio netto 67 miliardi di dollari)
  3. Warren Buffett: Usa, CEO e maggor azionista di Berkshire Hathaway (patrimonio netto 60.8 miliardi di dollari)
  4. Carlos Slim Helu: Messico, proprietario di Grupo Carso (patrimonio netto 50 miliardi di dollari)
  5. Jeff Bezos: Usa, fondatore presidente e Ceo di Amazon (patrimonio netto 45.2 miliardi di dollari)
  6. Mark Zuckerberg: Usa, presidente Ceo e co-fondatore di Facebook (patrimonio netto 44,6 miliardi di dollari)
  7. Larry Ellison: Usa, co-fondatore e Ceo di Oracle (patrimonio netto 43,6 miliardi di dollari)
  8. Michael Bloomberg: Usa, fondatore propietario e Ceo di Bloomberg LP (patrimonio netto 40 miliardi di dollari)

Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone. Ed è dal 2015 che l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%. L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Sono alcuni dei dati sulla disuguaglianza contenuti nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica Oxfam, diffusi alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

Un documento accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi: dallo stop alla concorrenza fiscale al ribasso fino al sostegno di modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto, ma anche la promozione dello sviluppo non solo in base al Pil, ma anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini.

Il dossier analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando sempre più. “Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza – spiega il rapporto – facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica”. Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno”.  Poi appunto c’è il caso limite: la metà più povera della popolazione mondiale possiede le stesse risorse che sono a disposizione degli 8 miliardari più ricchi del pianeta. Per la rivista Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg.

I DATI MONDIALI – Sono passati quattro anni da quando il Forum Economico Mondiale ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale. Eppure, da allora, nonostante i leader mondiali abbiano sottoscritto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quello di riduzione della disuguaglianza, il divario tra i ricchi e il resto dell’umanità si è allargato. Secondo le nuove stime, la metà più povera del pianeta, lo è ancora di più rispetto al passato. Così nel biennio 2015/2016 dieci tra le più grandi multinazionali hanno realizzato complessivamente profitti superiori a quanto raccolto dalle casse di 180 Paesi del pianeta. Il divario, però, ha radici più profonde. Sette persone su dieci vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto. Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse “guadagna in un anno tanto quanto 10mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam.