Agnelli juve e lo scandalo biglietti alla ndrangheta

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà”

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà in cambio di tranquillità”. E ‘ndrangheta partecipava al business.

Juve, “dirigenti tolleravano bagarinaggio ultrà, dalle carte dell’inchiesta che l’1 luglio ha portato a 18 arresti emerge un “rapporto di soggezione e sudditanza” tra figure chiave della società e alcuni degli indagati. La vendita di biglietti a prezzi maggiorati era una “forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo”. L’ad Marotta fece avere ingressi a Saverio Dominello, ritenuto appartenente alla cosca Pesce-Bellocco di Rosarno

L’inchiesta

Le parole del gip Stefano Vitelli sono durissime. Parla di un “preoccupante scenario che vede alti esponenti di un’importantissima società calcistica a livello nazionale ed internazionale consentire di fatto un bagarinaggio abituale e diffuso come forma di compromesso con alcuni esponenti del tifo ultras”. Un legame di affari definito “pericoloso ed inquietante”. Questo quadro è emerso nell’ambito dell’inchiesta sulla presenza della ‘ndrangheta nelle province di Torino, Biella, Vercelli e Novara (si parla del “locale di Santhià”). Tra gli indagati figurano Saverio Dominello e suo figlio Rocco, ritenuti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Pesce-Bellocco di Rosarno e arrestati per l’accusa di associazione mafiosa, stessa accusa per cui sono stati condannati in primo e secondo grado Michele e Salvatore, fratelli di Rocco, catturati nel 2011 nell’operazione “Colpo di coda”. Mentre Michele e Salvatore affrontavano galera e processi, don Saverio e il figlio Rocco mantenevano il controllo violento dei nightclub, ma anche quello di un business che in questi anni ha fatto gola a molti criminali, il bagarinaggio per le partite del club più titolato d’Italia: “La potente famiglia Dominello è coinvolta nell’affare dei biglietti della Juventus che vengono ottenuti e poi venduti a prezzi altamente maggiorati”, come il biglietto di Juventus-Real Madrid da 140 euro, venduto da Rocco a un tifoso svizzero per 620 euro. “Guadagna sei volte…”, dice un indagato del più giovane dei Dominello.

Il ticket office e le “opportunità” per i Dominello
“Ho la percezione che abbia un’influenza abbastanza forte all’interno della curva”. Così parlava di Rocco Dominello Stefano Merulla, responsabile del “ticket office” della Juventus, al telefono con Fabio Germani, un ex ultras che nel 2008 ha abbandonato le curve per portare le famiglie con bambini allo stadio. Certi ambienti, però, non li avrebbe abbandonati: “L’hai portato tu, non l’ho portato io”, gli rimprovera Merulla. Come annota il gip, Germani avrebbe messo in connessione i Dominello “con alcuni dirigenti dei settori sicurezza e biglietteria” della Juventus “così creando loro opportunità di tipo economico-imprenditoriale in detto settore ed altresì in settori diversi, con specifico riferimento alla commercializzazione dei gadget”. Per queste ragioni Germani è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Lunedì mattina il suo avvocato, Michele Galasso, ha fatto istanza di scarcerazione al Riesame. 

Il security manager, i ganci con Marotta e il provino al baby calciatore
Anche il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, conosce bene Rocco. Ci parla al telefono e il giovane di origine calabrese gli dice di aver parlato con i Viking, tifoseria bianconera di Milano guidata da Loris Grancini, considerato vicino a Cosa nostra, alla ‘ndrangheta e alla destra milanese, un pezzo grosso del mondo ultras: “Ormai hanno paura Ale, hanno paura di me, capisci?”, si vanta Dominello. Al “security manager” poi chiede consigli su come rivolgersi al direttore generale e amministratore delegato Giuseppe Marotta: “Mi posso permettere di dirgli ‘Direttore quest’anno faccia così, non faccia come l’anno scorso’?”. I ganci con Marotta erano buoni al punto che, grazie a Germani, Dominello riceve una busta con i biglietti all’hotel “Principi di Piemonte” arrivata dal dg bianconero: “Massima riservatezza”, avrebbe scritto in un sms Marotta all’ex ultrà. Dominello, grazie a Germani, riesce anche a incontrarlo di persona il 15 febbraio 2014 nel bar Dezzutto. L’intenzione è proporgli il provino del figlio 17enne di tale Umberto Bellocco (non precisato, forse omonimo di un boss di Rosarno): “Devono prenderlo e basta”, dice una persona intercettata, Girolamo Fiumara, al padre del calciatore. “Invero, il ragazzo non risulta essere stato preso dal club della Juventus”, annota il gip.

Dalle conversazioni tra Dominello e D’Angelo emergerebbe una prassi adottata. In una telefonata del 20 febbraio 2014, giorno della partita col Trabzonspor e dello sciopero dei Drughi contro la diffida ricevuta per gli scontri a Bergamo, il security manager “si lasciava scappare chiaramente come il bagarinaggio ufficioso tollerato da alcuni dirigenti della società venisse permesso in cambio della tranquillità tra tifosi e società”. “Io voglio che voi state tranquilli e che noi siamo tranquilli e che viaggiamo insieme. Allora se il compromesso è questo a me va bene. Se gli accordi saltano… allora ognuno faccia la propria strada”.

Gli altri ultras e “I gobbi”
Non solo i Viking. Dominello e i suoi compari, come Fabio Farina (indagato per minacce, danneggiamento e detenzione di armi) e Giuseppe Sgrò (indagato per associazione mafiosa e spaccio), hanno contatti con Geraldo “Dino“ Mocciola, leader incontrastato del gruppo più forte, i Drughi, che dominano il secondo anello della curva sud intitolata a Gaetano Scirea. E poi ci sono Ercole e Domenico Lo Surdo, fratelli dell’ex leader degli Arditi Giacomo, condannato per associazione mafiosa per i processi Minotauro e San Michele. È in questo contesto di buoni legami con la società e con gli altri ultras che domenica 21 aprile 2013 alla curva sud esordisce un nuovo striscione de “I Gobbi” (termine dispregiativo per indicare i tifosi della Juve). Prende il posto dei “Bravi ragazzi”, gruppo del secondo anello falcidiato dalle inchieste giudiziarie, e si affianca ai “Drughi” di Mocciola, già condannato per tentato omicidio e “persona informata sui fatti” al momento irreperibile. Secondo i magistrati le ragioni vere della sua formazione non sarebbero legate alla fede calcistica, ma ai soldi che ruotano intorno alla rivendita dei biglietti e del merchandising: “E, se devo venire… Se prendiamo soldi sì, che cazzo me ne frega”, dice Giuseppe “Pippo” Selvidio a Farina che vuole sapere se sarà allo stadio quella domenica. Nella stagione 2013/2014 al loro posto compare il gruppo “delle Vallette”, quartiere periferico di Torino, ma anche quello del carcere cittadino. Dove ora stanno alcuni di loro.

Capo ultrà Juve suicida dopo essere stato sentito sulle infiltrazioni della ’ndrangheta allo JUVENTUS STADIUM

Irreperibile un altro leader del tifo bianconero. Un’inchiesta ha portato all’arresto di 18 persone ipotizzando un intreccio tra la malavita calabrese e tifo organizzato

                                                                                            

La prima domanda da farsi e’: ” COME FACEVANO A CREARE UN’AZIONE DI BAGARINAGGIO , CON I PACCHI DI BIGLIETTI DATI DALLA JUVENTUS AD ESPONENTI DELLA MALAVITA ORGANIZZATA SE OGGI I BIGLIETTI SONO TUTTI A NOMINATIVO? CIOE’ DEBBONO RIPORTARE IL NOME DELLO SPETTATORE CHE DEVE MOSTRARE PER BEN 2 VOLTE IL DOCUMENTO CHE ATTESTI DI ESSERE L’EFFETTIVO PROPRIETARIO?  LA DEDUZIONE E SEMPLICE, ALLO JUVENTUS STADIUM NON CONTROLLAVANO I BIGLIETTI, O SEGNAVANO I BIGLIETTI ED I CONTROLLORI SAPEVANO QUALI CONTROLLARE E QUALI NO. UN VERO SCANDALO IN UN AMBIENTE FERTILE PER CERTE COSE.

Un leader della curva bianconera morto suicida, un altro capo ultrà al momento irreperibile e sullo sfondo un’inchiesta della magistratura che ha portato all’arresto di 18 persone, ipotizzando un intreccio tra ‘ndrangheta e tifo organizzato. È mistero fitto sulla fine di Raffaello Bucci detto Ciccio, 41enne originario di San Severo di Foggia e con un ruolo di consulente all’interno della Juventus, precipitato giovedì 7 luglio dal viadotto della Torino-Savona che aveva già assistito al tragico volo di Edoardo Agnelli.

Capo dei Drughi

Bucci, capo riconosciuto del gruppo dei Drughi, tra i principali gruppi della tifoseria organizzata bianconera, era stato sentito il giorno prima dalla pm Monica Abbatecola nell’ambito dell’inchiesta che lunedì scorso ha coinvolto il clan Dominiello, con l’accusa di essere referente della ‘ndrangheta nella zona di Chivasso, alle porte di Torino. L’accusa per i 18 arrestati è quella di associazione mafiosa, e «Ciccio» era stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti per quanto riguarda i supposti intrecci tra i clan e la gestione dei biglietti all’interno delle curve, visto anche il suo ruolo di intermediario ufficiale tra la società bianconera e il tifo organizzato. Poi, 24 ore dopo, il salto giù dal cavalcavia dell’autostrada. 

La madre morta da poco

Un gesto forse legato alla recente scomparsa della madre di Bucci o forse agli inconfessabili intrecci sui quali indagano i pm: la Procura di Cuneo ha comunque aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Intanto, un altro leader storico dei Drughi, Gerardo Mocciola detto Dino, 52 anni, è irreperibile da alcuni giorni: anche lui doveva essere sentito come persona informata sui fatti per la stessa inchiesta che ha visto sfilare in procura Raffaello «Ciccio» Bucci.

COME FUNZIONA LA GESTIONE DEI BIGLIETTI. 

Gli strani "suicidi" al MPS e alla Juventus.

                                                      Agnelli agevolava il bagarinaggio, questa è l’accusa

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli accusato dal procuratore della Federcalcio, l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, di aver incontrato esponenti della criminalità organizzata scendendo a patti con loro per mantenere la quiete allo stadio. Come scrive  in esclusiva ‘Il Fatto Quotidiano’, la procura federale della Figc accusa la Juve e il suo presidente di illeciti con bagarini e ambienti criminali. La conclusione indagini della giustizia sportiva attribuisce però al numero uno bianconero anche rapporti personali con esponenti della malavita organizzata. Il Fatto Quotidiano in edicola pubblica l’inchiesta dei magistrati di Torino e della Figc che fa tremare la Juventus. Secondo Pecoraro, per garantire la pace e la quiete allo stadio, il club garantiva agli stessi ultras bagarinaggio esclusivo e sugli affari della malavita organizzata.

 Ecco quello che scrive il prefetto Pecoraro:”Con il dichiarato intento dimantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupatidai tifosi ‘ultras’, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti ‘gruppi ultras’, anche per il tramite econ il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. L’accusa più grave per Agnelli, però, è quella di aver “partecipato personalmente in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ‘ultras’”. La procura, come riferisce il quotidiano, cita poi un’intercettazione di Fabio Germani, un ex ultrà legato a un esponente della cosca mafiosa calabrese Pesce-Bellocco, che il 15 ennaio 2014 diceva:”Io vado a trovare il presidente Andrea Agnelli in ufficio ogni tre per due”. 

Marotta potrebbe essere sentito dall’Antimafia

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta – riferisce Tuttojuve.comcitando il QS – potrebbe essere sentito dalla Commissione Antimafia, allarmata da alcuni mesi per il suicidio di un capo ultrà juventino. La procura di Torino sta facendo luce (al pari della Federcalcio che da tempo ha avviato una indagine interna parallela) sul legame tra la curva e la ’ndrangheta. Non si esclude che possa essere invitato lo stesso amministratore delegato bianconero, sottolineano fonti parlamentari della Commissione, per fornire un aiuto ad inquadrare meglio l’accaduto. Ma si tenterà di capire, spiega un altro membro della commissione, anche qual è il legame tra alcuni capo tifosi del Napoli e la camorra. 

La replica della Juventus

Attraverso il proprio sito ufficiale la Juventus risponde agli articoli usciti in mattinata sull’inchiesta del procuratore federale Pecoraro. ” Juventus Football Club e il Presidente Andrea Agnelli, alla luce di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, comunicano di aver affidato ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità – si legge suin una nota della società pubblicata sul sito -. Si precisa che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato, e recentemente concluso, un’indagine su alcune famiglie ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta alle quali si contestano oltre a reati contro persone e patrimonio, anche il tentativo di infiltrazione in alcune attività di Juventus Football Club. Si ricorda inoltre che nessun dipendente o tesserato è stato indagato in sede penale. Si precisa altresì che, nel pieno rispetto delle indagini e degli inquirenti, la società ha sempre collaborato mantenendo uno stretto riserbo a tutela del segreto istruttorio. Per quanto attiene alla giustizia sportiva, la società ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”.

agnelli

Gli strani “suicidi” al MPS e alla Juventus.

Gli strani “suicidi” al MPS e alla Juventus. Avvisiamo le persone che l’articolo contiene immagini e video molto forti e che possono influenzare la suscettibilità di alcune persone.

Gli strani “suicidi” al MPS e alla Juventus. Avvisiamo le persone che l’articolo contiene immagini e video molto forti. L’italia è un paese dove sono accaduti fatti molto gravi che non hanno mai avuto una spiegazione logica ed hanno lasciato lati oscuri inquietanti.

  1. Ricordiamo velocemente il caso Sindona, morto avvelenato in carcere. Michele Sindona è stato un faccendiere, banchiere e criminale italiano. Sindona è stato un membro della loggia P2 e ha avuto chiare associazioni con Cosa Nostra e con la famiglia Gambino negli Stati Uniti.
  2. Gli strani "suicidi" al MPS e alla Juventus.

    corpo di roberto calvi

    Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars bridge, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi. E’ l’epilogo di una travagliata avventura finanziaria, cominciata laddove era finita quella di un altro banchiere,Michele Sindona.
    Ad accomunare i due, oltre all’iscri- zione alla Loggia P2, le loro capacità professionali nel sistema dei mille incroci societari, la politica delle “scatole vuote” acquistate e poi rivendute.Nel 1975 Roberto Calvi diventa presidente dell’Ambrosiano.

Oggi vogliamo parlare di 2 fatti recentissimi, anche se l’elenco è lunghissimi e ci torneremo in futuro

David Rossi, responsabile della Comunicazione dei Monti dei Paschi di Siena

La scomparsa di David Rossi, il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi volato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, è uno dei grandi misteri d’Italia.
Dapprima inquadrata come suicidio, la sua morte costellata di eventi e coincidenze inspiegabili è presto diventata oggetto di indagini.

Un nuovo filmato esclusivo sulla fine di David Rossi, responsabile della Comunicazione dei Monti dei Paschi di Siena nel periodo in cui ancora doveva essere reso noto il suo crack, mostra con tutta evidenza che parlare di s u i c i d i o è assurdo. (tale video è stato pubblicato ed analizzato anche dai media americani che mostrano tutti i loro sospetti, sulla dinamica delle caduta

 

La scomparsa di David Rossi, il responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi volato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, è uno dei grandi misteri d’Italia.
Dapprima inquadrata come suicidio, la sua morte costellata di eventi e coincidenze inspiegabili è presto diventata oggetto di indagini.

Ma oggi sembra si stia tornando al punto di partenza con una nuova richiesta di archiviazione da parte della procura: tale richiesta non ha convinto neppure la famiglia, che si è opposta. Il M5S ha presentato oggi una interpellanza urgente al governo affinché appuri, anche inviando un’ispezione, se la procura di Siena stia facendo tutto il possibile per arrivare alla verità sul presunto suicidio di Rossi.

Questo è ciò che ci hanno raccontato i primi due firmatari dell’interpellanza, Giulia Sarti e Daniele Pesco:

Il governo dovrebbe ripensarci e mandare gli ispettori. Lo scambio mail di due giorni prima, rispetto alla data della morte, tra Rossi e l’ex Ad Fabrizio Viola è stato acquisito, assieme a tutti gli altri contenuti della posta elettronica, in modo improprio dagli inquirenti. E che dire dei tabulati telefonici, le chiamate partite e ricevute dal cellulare del giornalista dopo la sua caduta? C’è il fatto, del tutto nuovo, che il telefono abbia addirittura agganciato una cella diversa successivamente al volo dalla finestra di Rossi, a dimostrazione che qualcuno lo ha spostato dalla sua stanza. Ci sono, infatti, tre celle vicine che vengono agganciate la sera del 6 marzo. E la cella solita di quando Rossi si trovava in ufficio viene riagganciata alle 20.09 dalle 19.16, come si evidenzia dalle chiamate dopo la morte.

Gli strani "suicidi" al MPS e alla Juventus.

Lo stranissimo suicidio di David Rossi

Sono tutti fatti ripresi tardivamente dai magistrati. Così come non sono stati fatti rilievi puntuali su eventuali tracce di altre presenze, in quel momento, nell’ufficio dell’ex capo comunicazione di Mps. Presenze che non possono essere dunque escluse. Per esempio i fazzoletti sporchi di sangue, reperto importantissimo trovato sempre nella stanza del giornalista, su cui si potevano effettuare ulteriori accertamenti. Fazzoletti che sono stati dissequestrati e successivamente distrutti già in fase di indagini preliminari. Un elemento chiave che doveva rimanere nella disponibilità delle parti per tutta la durata del procedimento e che ora non esiste più.

E poi la dinamica del volo, la natura delle lesioni sul corpo, la caduta dell’orologio dalla finestra, successiva al volo del corpo; e riflessi di luce, traffico di veicoli e di persone nel vicolo quando ancora Rossi è vivo, mille dettagli che non si possono liquidare in modo così frettoloso. Rossi sapeva molte cose, conosceva bene le attività di Mps. E appariva tentato dalla scelta di parlare con gli inquirenti. La famiglia, i senesi e tutti gli italiani hanno diritto di conoscere la verità.”

 


Gli strani “suicidi” al MPS e alla Juventus.

Capo ultrà Juve suicida dopo essere stato sentito sulle infiltrazioni della ’ndrangheta allo JUVENTUS STADIUM

Irreperibile un altro leader del tifo bianconero. Un’inchiesta ha portato all’arresto di 18 persone ipotizzando un intreccio tra la malavita calabrese e tifo organizzato

                                                                                            

La prima domanda da farsi e’: ” COME FACEVANO A CREARE UN’AZIONE DI BAGARINAGGIO , CON I PACCHI DI BIGLIETTI DATI DALLA JUVENTUS AD ESPONENTI DELLA MALAVITA ORGANIZZATA SE OGGI I BIGLIETTI SONO TUTTI A NOMINATIVO? CIOE’ DEBBONO RIPORTARE IL NOME DELLO SPETTATORE CHE DEVE MOSTRARE PER BEN 2 VOLTE IL DOCUMENTO CHE ATTESTI DI ESSERE L’EFFETTIVO PROPRIETARIO?  LA DEDUZIONE E SEMPLICE, ALLO JUVENTUS STADIUM NON CONTROLLAVANO I BIGLIETTI, O SEGNAVANO I BIGLIETTI ED I CONTROLLORI SAPEVANO QUALI CONTROLLARE E QUALI NO. UN VERO SCANDALO IN UN AMBIENTE FERTILE PER CERTE COSE.

Un leader della curva bianconera morto suicida, un altro capo ultrà al momento irreperibile e sullo sfondo un’inchiesta della magistratura che ha portato all’arresto di 18 persone, ipotizzando un intreccio tra ‘ndrangheta e tifo organizzato. È mistero fitto sulla fine di Raffaello Bucci detto Ciccio, 41enne originario di San Severo di Foggia e con un ruolo di consulente all’interno della Juventus, precipitato giovedì 7 luglio dal viadotto della Torino-Savona che aveva già assistito al tragico volo di Edoardo Agnelli.

Capo dei Drughi

Bucci, capo riconosciuto del gruppo dei Drughi, tra i principali gruppi della tifoseria organizzata bianconera, era stato sentito il giorno prima dalla pm Monica Abbatecola nell’ambito dell’inchiesta che lunedì scorso ha coinvolto il clan Dominiello, con l’accusa di essere referente della ‘ndrangheta nella zona di Chivasso, alle porte di Torino. L’accusa per i 18 arrestati è quella di associazione mafiosa, e «Ciccio» era stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti per quanto riguarda i supposti intrecci tra i clan e la gestione dei biglietti all’interno delle curve, visto anche il suo ruolo di intermediario ufficiale tra la società bianconera e il tifo organizzato. Poi, 24 ore dopo, il salto giù dal cavalcavia dell’autostrada. 

La madre morta da poco

Un gesto forse legato alla recente scomparsa della madre di Bucci o forse agli inconfessabili intrecci sui quali indagano i pm: la Procura di Cuneo ha comunque aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Intanto, un altro leader storico dei Drughi, Gerardo Mocciola detto Dino, 52 anni, è irreperibile da alcuni giorni: anche lui doveva essere sentito come persona informata sui fatti per la stessa inchiesta che ha visto sfilare in procura Raffaello «Ciccio» Bucci.

COME FUNZIONA LA GESTIONE DEI BIGLIETTI. 

Gli strani "suicidi" al MPS e alla Juventus.

                                                      Agnelli agevolava il bagarinaggio, questa è l’accusa

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli accusato dal procuratore della Federcalcio, l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro, di aver incontrato esponenti della criminalità organizzata scendendo a patti con loro per mantenere la quiete allo stadio. Come scrive  in esclusiva ‘Il Fatto Quotidiano’, la procura federale della Figc accusa la Juve e il suo presidente di illeciti con bagarini e ambienti criminali. La conclusione indagini della giustizia sportiva attribuisce però al numero uno bianconero anche rapporti personali con esponenti della malavita organizzata. Il Fatto Quotidiano in edicola pubblica l’inchiesta dei magistrati di Torino e della Figc che fa tremare la Juventus. Secondo Pecoraro, per garantire la pace e la quiete allo stadio, il club garantiva agli stessi ultras bagarinaggio esclusivo e sugli affari della malavita organizzata.

 Ecco quello che scrive il prefetto Pecoraro:”Con il dichiarato intento dimantenere l’ordine pubblico nei settori dello stadio occupatidai tifosi ‘ultras’, (Agnelli) non impediva ai tesserati, dirigenti e dipendenti della Juventus di intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti ‘gruppi ultras’, anche per il tramite econ il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata, autorizzando la fornitura agli stessi di dotazione di biglietti e abbonamenti in numero superiore al consentito, anche a credito e senza presentazione dei documenti di identità dei presunti titolari, così violando disposizione di norme di pubblica sicurezza sulla cessione dei tagliandi per assistere a manifestazioni sportive e favorendo, consapevolmente, il fenomeno del bagarinaggio”. L’accusa più grave per Agnelli, però, è quella di aver “partecipato personalmente in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e della tifoseria ‘ultras’”. La procura, come riferisce il quotidiano, cita poi un’intercettazione di Fabio Germani, un ex ultrà legato a un esponente della cosca mafiosa calabrese Pesce-Bellocco, che il 15 ennaio 2014 diceva:”Io vado a trovare il presidente Andrea Agnelli in ufficio ogni tre per due”. 

Marotta potrebbe essere sentito dall’Antimafia

L’amministratore delegato della Juventus, Giuseppe Marotta – riferisce Tuttojuve.comcitando il QS – potrebbe essere sentito dalla Commissione Antimafia, allarmata da alcuni mesi per il suicidio di un capo ultrà juventino. La procura di Torino sta facendo luce (al pari della Federcalcio che da tempo ha avviato una indagine interna parallela) sul legame tra la curva e la ’ndrangheta. Non si esclude che possa essere invitato lo stesso amministratore delegato bianconero, sottolineano fonti parlamentari della Commissione, per fornire un aiuto ad inquadrare meglio l’accaduto. Ma si tenterà di capire, spiega un altro membro della commissione, anche qual è il legame tra alcuni capo tifosi del Napoli e la camorra. 

La replica della Juventus

Attraverso il proprio sito ufficiale la Juventus risponde agli articoli usciti in mattinata sull’inchiesta del procuratore federale Pecoraro. ” Juventus Football Club e il Presidente Andrea Agnelli, alla luce di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, comunicano di aver affidato ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità – si legge suin una nota della società pubblicata sul sito -. Si precisa che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato, e recentemente concluso, un’indagine su alcune famiglie ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta alle quali si contestano oltre a reati contro persone e patrimonio, anche il tentativo di infiltrazione in alcune attività di Juventus Football Club. Si ricorda inoltre che nessun dipendente o tesserato è stato indagato in sede penale. Si precisa altresì che, nel pieno rispetto delle indagini e degli inquirenti, la società ha sempre collaborato mantenendo uno stretto riserbo a tutela del segreto istruttorio. Per quanto attiene alla giustizia sportiva, la società ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”.

Gigio bacia la maglia

Juve – Milan. Quando si vuole uccidere uno sport, volutamente.

Juve – Milan. Quando si vuole uccidere uno sport, volutamente. Ieri sera si è consumato l’ennesimo atto di tentato omicidio verso il Calcio.

Juve – Milan. Quando si vuole uccidere uno sport, volutamente. L’accanimento terapeutico è una cosa negativa, ma i tentativi di allontanare sempre di più le persone dagli stadi è autolesionismo oppure IL NON VOLER RINUNCIARE a guidare ed indirizzare i risultati del campo. Che il calcio italiano versi in condizioni pietose (del resto, come tutto questo paese) è cosa risaputa, ma che la volontà ferrea applicata dai PADRONI DEL CALCIO di portare le persone a schifare questo bellissimo sport E’ INCOMPRENSIBILE.

                                                                                                 

LA COSA PIU’ INCREDIBILE? OGNI PARTITA E’ UNA TRUFFA ED UN’INGIUSTIZIA. Uno sport che il regolamento definisce basato su un tempo di 90 minuti, ha decine di migliaia di partite giocate nel mondo e nessuna viene giocata lo stesso tempo. Il caso di Juve – Milan ne è la prova INATTACCABILE, dare un rigore giusto o non giusto (non lo prendiamo in esame in questo caso) dopo che sono passati abbondantemente i 4 minuti di recupero, pongono queste persone spalle al muro. 

Mettere la moviola è costoso? NO, ESISTE GIA’ UNA REGIA CON OLTRE 20 TELECAMERE. 

MA UN CRONOMETRO COSTA 2 EURO. SI 2 EURO E BASTA DECIDERE LA MEDIA MONDIALE DELLA DURATA ATTUALE DELLE PARTITE IN BASE AL TEMPO EFFETTIVO E STABILIRE QUANDO TEMPO EFFETTIVO DEVE DURARE UNA PARTITA. Quando il tempo è scaduto, PUNTO, senza proteste o casini vari.

Ormai quasi tutti gli sport al mondo hanno applicato (in un mondo ipertecnologico) tutte le possibili risorse PER EVITARE LE INGIUSTIZIE, che di solito sono sempre a senso unico, SEMBRA CHE IL CALCIO DEBBA VIVERE SOLO DI POLEMICHE. 

Avere un’ingiustizia E’ AVVILENTE  e  avvantaggiarsi di un’ingiustizia non è EROICO. E’ solo una grande truffa che si consuma a favore dei potenti di turno, e massacra lo spirito sportivo delle persone e le allontanano. 

Ieri sera si è consumato l’ennesimo atto di tentato omicidio verso il Calcio.

Il numero uno rossonero rassicura i tifosi: "Gli investitori hanno versato caparre considerevoli a riprova della serietà delle loro intenzioni"

CLOSING MILAN, altra prova d’informazione italiana scadente.

CLOSING MILAN, altra prova d’informazione italiana scadente. Ormai è chiaro che l’informazione non fa più opera d’indagine, ma si limita solo a ricercare il colpo ad effetto, basato sul “si dice”. INSOMMA “GOSSIP”

CLOSING MILAN, altra prova d’informazione italiana scadente, CLOSING slitta, Closing non si spiega il perchè del ritardo e centinaia di articoli simili, CLOSING……CLOSING…….CLOSING……..

UNA PAROLA CHE ERA SCONOSCIUTA ed ora sulla bocca di milioni di persone ed addetti ai lavori.

Non un giornalista ha mai spiegato un fatto reale: LA CINA AD OTTOBRE 2016 HA RADICALMENTE CAMBIATO E REGOLARIZZATO L’USCITA DI DANARO DAL PAESE.

Negli ultimi giorni si sta facendo un gran parlare delle autorizzazioni necessarie per l’acquisto delle quote dell’AC Milan. Il problema è che tutti ne parlano ma nessuno ci spiega come stanno realmente le cose. E questo alimenta dubbi e tesi alquanto discutibili. Per questo motivo l’Avvocato del Diavolo ci ha voluto vedere chiaro e, dopo un infaticabile lavoro di ricerca, siamo riusciti a trovare la legislazione cinese di riferimento, nonché articoli specialistici a supporto. Pertanto cercheremo di chiarirvi tutto.

Il numero uno rossonero rassicura i tifosi: "Gli investitori hanno versato caparre considerevoli a riprova della serietà delle loro intenzioni"

QUESTA E’ LA REALTA’. Il numero uno rossonero rassicura i tifosi: “Gli investitori hanno versato caparre considerevoli a riprova della serietà delle loro intenzioni”

Da circa due anni, con lo scopo di soddisfare la crescente domanda di investimenti in uscita e facilitare quindi l’ingresso delle imprese cinesi nei mercati d’oltreoceano, il regime normativo cinese relativo alle autorizzazioni per gli investimenti esteri è stato modificato e snellito rispetto al passato. 

QUESTA E’ L’INFORMAZIONE RIDICOLA FATTA ADDIRITTURA DA REPUBBLICA

Secondo le disposizioni del Foreign Exchange Administration of the Overseas Direct Investment of Domestic Institutions rilasciate dallo State Administration of Foreign Exchange (“SAFE”), per investimenti esteri diretti ci si riferisce alla formazione all’estero di un’impresa o di un progetto relativo all’acquisizione della proprietà, della partecipazione o la gestione aziendale attraverso la creazione (esistente nella forma di investimento esclusivo, investimenti congiunti o di cooperazione), fusione, acquisizione o l’acquisto di azioni.

In generale, qualsiasi investimento estero da parte di una impresa cinese deve essere approvato, verificato o registrato dal competente dipartimento per gli affari esteri prima che esso venga effettivamente smobilitato. Il dipartimento competente del governo cinese è il Ministero del Commercio (“MOFCOM”). Tuttavia il processo di approvazione degli investimenti in uscita può coinvolgere anche il National Development and Reform Commission ( “NDRC”) e lo State Administration of Foreign Exchange (“SAFE”).
A ciò va aggiunto che se l’impresa è statale oppure quotata in borsa, l’approvazione degli investimenti in uscita può coinvolgere anche lo State-owned Assets Supervision and Administration Commission of the State Council (“SASAC”) e la China Securities Regulatory Commission (“CSRC”).
Ciascuno di questi cinque organismi, se del caso, deve rilasciare le proprie autorizzazioni secondo diversi requisiti che variano a seconda del dipartimento che se ne occupa, della tipologia dell’investimento, il suo ammontare e altri fattori.
 
Innanzitutto gli investimenti esteri da parte di una impresa cinese devono essere approvati dal National Development and Reform Commission (” NDRC”) o dal LDRC locale. 
Negli ultimi anni, come detto, è stato effettuato un progressivo processo di decentralizzazione di queste autorizzazioni, tant’è che a seconda dell’ammontare dell’investimento estero sarà necessaria l’approvazione dell’autorità locale (la maggior parte) anziché dello State Council (autorità centrale). Questa normativa è entrata in vigore nel 2014 (“Measures for the Administration of Approval and Recordation of the Overseas Investment Projects“) ed ha sostituito la vecchia legge del 2004.
Lo snellimento di cui parliamo si traduce nella situazione che segue (moneta dollaro americano). 

CAPITALI 

1) Investimenti pari o superiori a 2 miliardi di USD: esame dello NDRC e successiva approvazione/conferma dello State Council;
 
2) Investimenti pari o superiori a 1 miliardo di USD / investimenti di società a partecipazione statale / progetti di imprese locali tra 300M e 1 miliardo di USD: approvazione della NDRC;
 
3) Investimenti pari o inferiori a 300M di USD: approvazione della LDRC locale

TEMPISTICHE MASSIME 

1) NDRC: 30/40 giorni.
2) MOFCOM: 15/20 giorni.
3) SAFE: 20 giorni
4-5) CSRC (per le aziende quotate) / SASAC (per le aziende statali): possono chiedere ulteriore documentazione e le aziende hanno 30 giorni di tempo per rispondere. 

Come si può notare, quindi, maggiore è l’investimento all’estero, più penetrante è il controllo dell’apparato centrale e maggiori saranno i tempi necessari ad ottenere le autorizzazioni. Stando così le cose, abbiamo già risposto a due delle domande più gettonate degli ultimi tempi: 

– “Quindi lo Stato cinese, coinvolto con determinate aziende, avrebbe problemi ad auto-concedersi le autorizzazioni?”
Risposta: Il rilascio delle autorizzazioni non ha delle scorciatoie (tipica mentalità italiana), ma le aziende statali devono passare attraverso le normali procedure di controllo che, anzi, per loro prevede un apparato a ciò preposto: il SASAC.
 
– “Come mai questi cinesi sono riusciti ad esportare così facilmente 100M (quelli della caparra), mentre ci stanno mettendo tutto questo tempo per la restante parte? Non è che forse non hanno i restanti soldi?”.  
Risposta: la caparra è stata versata in due tranche: 15M all’atto della firma del preliminare e successivi 85M circa un mese dopo: entrambe queste cifre sono bel al di sotto dei 300M e dunque le autorizzazioni necessarie erano soltanto quelle locali che richiedevano tempi molto più brevi rispetto all’espatrio di 420M (equity) + 100M (all’atto del closing). In questo caso, invece, nella peggiore delle ipotesi parliamo di circa 120 giorni, ossia proprio il tempo che intercorre tra la firma del preliminare del 5 agosto e il 2/13 dicembre 2016.
Infatti nella cordata del Milan, stando alle indiscrezioni, dovrebbero essere presenti delle aziende statali e anche aziende quotate in borsa.
Ciò vuol dire che servirebbe l’approvazione di ben 5 diversi dipartimenti del governo cinese e questo allungherebbe inevitabilmente il rilascio delle autorizzazioni che, tuttavia, salvo ritardi non preventivabili, dovrebbero arrivare entro la data prestabilita: 13 dicembre 2016.
 
E’ bene sottolineare, infatti, che il periodo relativo all’esame e all’approvazione dei vari organismi non include quello utilizzato per l’ausilio di consulenti e le consultazioni con altri dipartimenti o con le relative ambasciate. Quindi parliamo di tempistiche al lordo di queste ulteriori approfondimenti. Non a caso CITIC ha impiegato 8 mesi per ottenere il rilascio della autorizzazioni necessarie ad esportare i 400M necessari ad acquistare il 13% del Manchester City.
 

Quindi, tornando a noi, è presumibile ipotizzare che:
1) nel corso dell’estate i cinesi abbiano ottenuto preventivamente l’approvazione dei primi 15M, transitati già in Europa;
2) all’atto della firma del preliminare abbiano versato subito 15M e nel contempo avviato le procedure relative allo sblocco dei successivi 85M, arrivati puntualmente dopo 35 giorni; 
3) contestualmente al versamento degli 85M, come da accordi, abbiano avviato lo sblocco per l’espatrio della restante parte, ben superiore ai primi spiccioli;

Per questi motivi, a meno che non si siano già avviati qualche giorno fa o non abbiano smobilitato a settembre ben più di 85M (es. 200M) usufruendo quindi delle procedure più snelle, è difficile che i cinesi possano far uscire altri 100M per una seconda caparra perché servirebbe comunque un mese per lo sblocco. Più verosimile, quindi, che in caso di proroga Fininvest debba accontentarsi di vedere i soldi su un conto vincolato ad Hong Kong, contestualmente allo svelamento dei soci finali (stendiamo un velo pietoso sulla rinegoziazione dell’influenza di Berlusconi che deciderebbe schemi e mercato). 

Ciò lascia presupporre che, ovviamente, la cifra totale sia stata già trovata. O pensate che questi cinesi siano dei filantropi che hanno deciso di versare la caparra senza aver prima trovato tutti i soldi, col rischio di buttare 100M? Non scherziamo. 

Il vero dilemma è che nessuno sa quale sia la cifra esatta che i cinesi hanno deciso di smobilitare. Chi ci dice, infatti, che non abbiano voluto tirar fuori dalla Cina anche gli investimenti relativi allo stadio? E i 350M pattuiti nel preliminare, di cui 100 all’atto del closing? In ogni caso la cifra dovrebbe essere inferiore a 2 miliardi di dollari. Quindi lo State Council (governo centrale) al 99% non metterà becco nelle varie autorizzazioni che, tuttavia, dovranno essere rilasciate da altri organismi pur sempre statali anche se di grado inferiore. Quelli “regionali”, infatti, sono serviti soltanto per la caparra. Ricordate che l’8 agosto (3 giorni dopo il preliminare) uscì il comunicato del governo della “contea” di Changxing, dov’è sorta la Sino-Europe?  Beh, adesso tutto dovrebbe essere più chiaro. 

Sperando di aver fatto cosa gradita ai più curiosi e, perché no, ai diversi organi di informazione che ultimamente non fanno che alimentare dubbi e confusione. 
 

Un saluto a tutti

Gigio Donnarumma compie 18 anni, cari auguri campione.

Gigio Donnarumma compie 18 anni, per festeggiare i diciotto anni del portiere i famigliari gli hanno preparato una torta speciale dal significato simbolico per celebrare la maggiore età ma anche i traguardi già raggiunti. Auguri e tanti regali circondato dall’affetto della famiglia e del mondo rossonero.

Gigio Donnarumma compie 18 anni, una torta speciale  per un compleanno speciale

Gigio Donnarumma compie 18 anni - La torta

La torta di Gigio e i 18 anni

Gigio Donnarumma compie 18 anni, dopo i festeggiamenti in campo dopo la vittoria del suo Milan contro il Sassuolo, Gianluigi Donnarumma è tornato a Milano e insieme alla sua famiglia ha continuato con i festeggiamenti.

Con lui la famiglia, la fidanzata e – nella tarda serata – anche i compagni di squadra, Montella, Galliani e il suo procuratore Mino Raiola.

Tanti i regali ricevuti, tra cui anche una torta… speciale. Il portiere rossonero infatti ha spento le sue diciotto candeline su una riproduzione di San Siro, creata per l’occasione dal cognato del calciatore.

Una torta che rappresenta la conquista dello stadio in cui gioca il numero uno della squadra di Vincenzo Montella, la Nazionale – con cui ha esordito proprio nello stadio ‘di casa’ e della Supercoppa vinta a Doha, il primo trofeo della sua carriera. Gigio ha poi anche cantato alcune canzoni insieme ai tanti amici presenti e ha poi “ricevuto” un’altra torta in faccia per concludere la serata; il tutto mentre Raiola versava lo champagne.

Tanti i sorrisi, tanti gli auguri ricevuti, davanti ai compagni Donnarumma ha poi brindato alla maggiore età con una bottiglia personalizzata dal numero ’18’ a strisce rossonere. “Sono stati dei giorni bellissimi per me – ha dichiarato lui stesso prima di entrare nel locale in cui si è svolta la festa – non mi resta che festeggiare con i miei amici, con la mia fidanzata e con la famiglia”.

Ora stiamo aspettando che si chiuda L’INCREDIBILE TELENOVELA del passaggio di proprietà ed il rinnovo di Gigio.

                                                                                                 

 

Stadio Roma

Stadio Roma, una vittoria su tutta la linea.

Stadio Roma – Il nuovo stadio della Roma si farà a Tor di Valle. È questo l’esito dell’incontro tra il club giallorosso e la sindaca Virginia Raggi, tenutosi al Campidoglio in serata. L’accordo è stato raggiunto con termini ben diversi rispetto a quelli previsti dal progetto originario.

Come sarà la zona stadio della Roma

Come sarà la zona stadio della Roma

Stadio Roma La decisione di ieri ha messo in evidenza molti aspetti IMPORTANTISSIMI.

Una campagna di accerchiamento durata settimane che aveva come argomento TUTTO ED IL CONTRARIO DI TUTTO. Una campagna mediatica con L’IPOCRISIA E L’INCOERENZA  a fare da prime attrici, ogni stupidaggine andava bene, l’importante che fosse contro Raggi e M5S.

Parlavano di stadio pure persone che non avevano mai visto uno stadio o una partita, che non avevano sentito mai la parola “cubatura” “piano regolatore” ecc.ecc.

Siccome il TEMPO è galantuomo, non ci ha messo molto “TEMPO” a smontare una marea di vomitazioni giornaliere. Adesso scompariranno nelle loro buche a preparare la loro guerra a colpi di fango. Ma è successa una cosa per la quale erano e sono “TERRORIZZATI”, cioè:

  • ABBIAMO DIMOSTRATO DI SAPER GOVERNARE BENE E NON CI VOGLIONO DEI GENI, ma solo libertà di decisione e un minimo di discernimento. (cosa inesistente negli altri che hanno governato prima, PRIGIONIERI DEL LORO ESSERE CORROTTI E CORRUTTIBILI)
  • Abbiamo dimostrato che si può governare con onestà
  • Che le cose si possono fare nel rispetto della legge e della DECENZA
  • Che sappiamo dire SI, se la cosa è ragionevole e legale.
  • Che sappiamo mediare e trovare una ragionevole soluzione se la controparte si mostra ragionevole
  • CHE SAPPIAMO ESSERE INTRANSIGENTI, NEI CONFRONTI DI COSE COME QUEL’INCREDIBILE SPECULAZIONE, ALLA QUALE IL SINDACO MARINO AVEVA DATO LA SUA BENEDIZIONE, SENZA NEANCHE GUARDARLO IL PROGETTO.
  • Abbiamo ottenuto la bonifica e messa in sicurezza di una zona a rischio, SENZA CHE UN EURO SIA A CARICO del cittadino romano o italiano
  • Abbiamo dimostrato che metteremo a posto LE PORCHERIE COMMESSE DAGLI ALTRI PARTITI, CON LA SUDDITANZA DEI MEDIA E DELL’INFORMAZIONE

La baraonda mediatica dello stadio è finita. ORA ASPETTIAMO LA PROSSIMA STUPIDAGGINE, CON LA QUALE CERCANO DI FERMARE LA LEGALITA’ ED ONESTA’ CHE DOVREBBE ESSERE FONDAMENTALE NEL GOVERNARE UN PAESE. 

 

 

nuova ZONA-STADIO

Vince Virginia, tagliati i grattacieli e la cubatura

VINCE VIRGINIA E LA LEGALITA’. Contenta anche il presidente Pallotta e la Roma Calcio. Stadio della Roma, accordo tra Comune, società e costruttore: cubature tagliate del 50%. Raggi: “Nuovo progetto 2.0”

Come sarà la zona stadio della Roma

Come sarà la zona stadio della Roma

INNANZITUTTO COME ATTIVISTA CERTIFICATO MI RITENGO SODDISFATTO DEL RISULTATO RAGGIUNTO. LE MIE PAURE SONO STATE FUGATE. Se qualche consigliere romano ancora non ha capito che la politica è anche compromesso, bisogna che lo capiscano presto, in questo caso abbiamo ottenuto il massimo possibile. 

Virginia ha cosi spiegato: “Si tratta di un nuovo progetto ecocompatibile ed ecosostenibile – ha annunciato la prima cittadina al termine dell’incontro – da un milione di metri cubi siamo scesi di oltre la metà”. Ci sarà la “completa messa in sicurezza” dell’area, verrà realizzata una nuova fermata Roma-Lido, sarà riqualificata la viabilità della via Ostiense”. Ma non solo: “Via le torri, ci saranno edifici bassi”.                  

L’accordo è arrivato. Dopo le polemiche, le riunioni, gli appelli e le proteste dei tifosi. Lo stadio della Roma si farà, e sì farà a Tor di Valle. L’incontro tra la sindaca Virginia Raggi, il vicesindaco Marcello De Vito, il costruttore Luca Parnasi e il direttore generale della squadra giallorossa Mauro Baldissoni, in rappresentanza del presidente James Pallotta, si è concluso con una stretta di mano e un bagno di folla in piazza del Campidoglio. L’intesa prevede un taglio superiore del 50% delle cubature previste dal progetto originario. Il rischio che il progetto si trasformasse in una “colata di cemento” preoccupava                                                                                                                                                         moltissimo la base del Movimento. Tanto che Beppe Grillo, arrivato a Roma per qualche giorno,                                                                                                                                                                        aveva garantito che i problemi sarebbero stati risolti. 

COME DOVREBBE ESSERE LA ZONA STADIO

COME ERA PRIMA. UN MARE DI CEMENTO

“Si tratta in pratica di un nuovo progetto ecocompatibile ed ecosostenibile – dice Virginia Raggi al termine dell’incontro, al fianco di Mauro Baldissoni in piazza del Campidoglio – di un milione di cubature siamo scesi di oltre la metà”. Addirittura “il 60% in meno per la parte relativa al Business Park – ha spiegato la sindaca – abbiamo elevato gli standard di costruzione a classe A4, la più alta al mondo, metteremo in sicurezza il quartiere di Decima che non sarà piu soggetto ad allagamenti; realizzeremo una stazione nuova per la ferrovia Roma-Lido”. Ma non solo: “Via le torri, ci saranno edifici bassi rispettosi”.

Un “progetto 2.0” come lo chiama la prima cittadina pentastellata, che ha ricordato come la sua amministrazione si fosse impegnata a garantire “il rispetto delle norme e delle leggi. Avevamo detto che lo stadio si sarebbe fatto nel rispetto della legge e lo abbiamo ottenuto, grazie anche alla disponibilità della nostra controparte, ora alleata per andare avanti in un progetto ecosostenibile e nell’interesse dei cittadini”. “A nome di Pallotta voglio ringraziare il sindaco, è stato un segnale importante vederla qui oggi – le parole di Baldissoni – siamo molto felici di questo accordo che migliora il progetto. Questo è un giorno storico, non solo per la Roma, ma anche per la città. È un progetto ambizioso”. E il presidente Pallotta ha affidato il proprio pensiero ad una nota: “The next chapter begins (“Comincia il prossimo capitolo). Forza Roma“.

In un post su Facebook i dettagli del progetto: “Tre torri eliminate; cubature dimezzate, addirittura il 60% in meno per la parte relativa al Business Park; abbiamo elevato gli standard di costruzione a classe A4, la più alta al mondo; mettiamo in sicurezza il quartiere di Decima che non sarà più soggetto ad allagamenti; realizzeremo una stazione nuova per la ferrovia Roma-Lido. Abbiamo rivoluzionato il progetto dello stadio della Roma e lo abbiamo trasformato in una opportunità per Roma. Abbiamo sempre detto di essere favorevoli alla realizzazione dello stadio ma nel rispetto della legge e per il bene della nostra città. Ci siamo riusciti. Abbiamo evitato – si legge nel post #UnoStadioFattoBene – il progetto monstre ereditato dalla precedente amministrazione. A Tor di Valle nascerà uno stadio ma moderno, ecocompatibile, all’avanguardia dal punto di vista delle tecnologie ma soprattutto sarà un’opera che rispetterà molto di più l’ambiente e il territorio. E abbiamo previsto una convenzione con i costruttori: avranno priorità le opere di urbanizzazione utili alla città e ai romani, come la messa in sicurezza dell’area di Decima o il potenziamento della ferrovia Roma-Lido grazie a cui si accorceranno i tempi per andare e venire dal litorale di Ostia”.                             

Prima del vertice la prima cittadina era stata lungamente a colloquio con i consiglieri M5s della maggioranza per confrontarsi su un progetto non visto di buon occhio da tutti i pentastellati, anche per una serie di problemi riguardanti il rischio di esondazione nell’area dell’ex Ippodromo. Un incontro a dir poco tumultuoso – a quanto apprende IlFattoQuotidiano.it – quello tra la sindaca e i consiglieri.

Raggi ha dapprima illustrato il nuovo progetto ai presenti, tra i 20 e i 25 consiglieri secondo fonti ben informate. Data l’esistenza di una fronda contraria alla realizzazione dell’impianto e la difficoltà di convincerne i membri, la sindaca ha deciso di andare alla conta: a quel punto in 2 sono andati via, 4 hanno votato contro, uno si è astenuto. Tra gli assenti, almeno due erano contrari al progetto. In pratica almeno 8 consiglieri si sono opposti. Ora, poiché il M5S ha 29 consiglieri e la maggioranza in Assemblea Capitolina la si raggiunge a quota 25, il sindaca potrebbe trovarsi ad aver bisogno dei voti delle opposizioni, Pd in testa, per il via libero definitivo.

 

COME DOVREBBE ESSERE LA ZONA STADIO

Stadio della Roma: Raggi attenta alle fregature.

Stadio della Roma: Raggi attenta alle fregature. Per il M5S e soprattutto per i romani. Si ritroveranno con 3 grattacieli che deturperanno per sempre la città di Roma. UN DANNO INCALCOLABILE.

COME DOVREBBE ESSERE LA ZONA STADIO

COME DOVREBBE ESSERE LA ZONA STADIO

COME AL SOLITO IL M5S E La RAGGI PECCANO DI COMUNICAZIONE.

Si sta sfruttando per l’ennesima volta, la scarsissima tendenza della Raggi a parlare con la gente e spiegare, attraverso la quale i giornalisti prezzolati SGUAZZANO ALLA GRANDE.

Onestamente non è facile capire come stanno realmente le cose, ve lo dico non da attivista ma da cittadino qualunque.

Nell’articolo de IL FATTO QUOTIDIANO, che potete leggere “qui sotto” potete apprezzare come si possano far passare notizie sbagliate. Il giornalista che ha fatto questo articolo, di certo non aiuta a capire.

Lo stesso Fatto Quotidiano negli ultimi 15 gg ha fatto tantissimi articoli ed ognuno slegato dal quadro generale.

CERCHIAMO DI RICAPITOLARE NOI.

  1. Tempo fa la giunta si è espressa in modo negativo, in relazione al progetto presentato dalla società costruttrice.
  2. Motivo della decisione negativa e l’IMMENSA QUANTITA’ DI CEMENTIFICAZIONE prevista, per un totale di 1.000.000 metri cubi e per i 3 grattacieli che facevano a pugni con Roma e la sua storia.
  3. Quindi la giunta chiama la società appaltatrice e la Roma Calcio dicendo loro che non è possibile accettare quel progetto che prevede 1.000.000 metri cubi di fabbricati (dei quali lo stadio rappresenta solo il 15%). Quindi chiama la Roma Calcio e la suddetta ditta, per trovare una soluzione accettabile.
  4. Non iniziano nemmeno le discussioni, che interviene la SOVRAINTENDENZA belle arti e toglie di mano dalla Raggi e dal comune ogni possibile decisione e avoca a se stessa la decisione e cioè che quella zona e soggetta a vincolo già dal 2008 rinnovato da Marino nel 2014.
  5. A QUESTO PUNTO INIZIA LA PARTE CHE POTREBBE CREARE LA SCAPPATOIA PER PERMETTERE AGLI SPECULATORI DI “TRAFFICARE”.
  6. Entro il 3 Marzo scade il parere positivo dato da Marino e dal comune, per la costruzione delle stadio.
  7. In questi giorni è scattata la PRESSIONE SULLA RAGGI E GIUNTA che spingono a prendere una decisione SULLA BASE DEL NULLA DI CERTO.
  8. Infatti se dicono di NO, faranno passare come se fosse stato il M5S e la Raggi a NON VOLERE LO STADIO. NON RESISTENDO ALLE PRESSIONI E PER EVITARE CIO’, LA RAGGI E LA GIUNTA NON SI METTONO AL SICURO DA RESPONSABILITA’ MA CREERANNO UN VERO DISASTRO. Ho la sensazione che il Comune si dichiari d’accordo allo stadio, senza aver potuto discutere delle questioni di una mastodontica speculazione. PENSANDO DI ESSERE AL SICURO E CHE LA Sovraintendenza (CHE HA BLOCCATO TUTTO.) agisca come garante di speculazioni e costruzione selvaggia.
  9. E QUI SCATTA IL TRAPPOLONE: LA GIUNTA CONFIDA SUL CONTROLLO E LA RESPONSABILITA’ DELLA DECISIONE DA PARTE DELLE BELLE ARTI
  10. FATTO QUESTO, DALLE BELLE ARTI PREVEDO UN BEL VOLTAFACCIA E DICHIARI AMMISSIBILE COSTRUIRE IN QUELLA ZONA, ED ECCO A VOI CARI ROMANI UNA BELLISSIMA GETTATA DI CEMENTO CON 3 GRATTACIELI CHE DETURPANO ROMA E TANTI SOLDI DA SPARTIRSI. spero di sbagliarmi maaaaa.

CARA RAGGI SE DOBBIAMO SUBIRE L’ENNESIMO ATTACCO INSENSATO DEI GIORNALISTI, FAI CHE SIA PER UNA COSA POSITIVA: AVER EVITATO UNA SPECULAZIONE EDILIZIA DI DIMENSIONI IMMENSE.


ARTICOLO DEL FATTO QUOTIDIANO.

Si arena ulteriormente il progetto sullo stadio della Roma a Tor di Valle. A quanto apprende l’Adnkronos si va verso lo stop alla delibera Marino che stabilisce la pubblica utilità dello stadio dei giallorossi. La sindaca Virginia Raggi, infatti, dovrebbe inviare già in giornata la comunicazione agli uffici competenti – alla luce delle criticità emerse, in primis dalla Sopraintendenza e dall’Avvocatura capitolina – in cui chiede loro di prendere posizione, avviando la verifica della sussistenza dei presupposti per proseguire o al contrario optare per l’annullamento, la revoca o la modifica. La decisione, viene spiegato, è in via cautelativa, per non esporre il Comune a responsabilità. Intanto è slittato a venerdì l’incontro in programma oggi tra i proponenti del nuovo stadio della Roma e il Campidoglio. Tuttavia, come precisano fonti del Campidoglio all’Ansa, “non è stata presa ancora alcuna decisione da parte dell’amministrazione sullo stadio della Roma”.

 A complicare le cose le divisioni all’interno dei Cinquestelle sull’operazione stadio. Una spaccatura in maggioranza che Paolo Ferrara, il capogruppo M5s, dice che bisogna chiamare “differenza di opinione”. “Comunque – rassicura Ferrara – è stata superata molto rapidamente. Il gruppo è unito e prenderà una decisione in modo compatto”. In questo momento, ha spiegato Ferrara, “si stanno facendo tutte le valutazioni, le carte ci sono tutte. Noi abbiamo sempre detto di voler fare uno stadio nel rispetto della legge, se nell’ambito di queste valutazioni si troveranno i requisiti per poterlo fare lo faremo. Prenderemo presto una decisione”. Per quanto riguarda i tempi, “non sono dettati da noi ma dalla conferenza dei servizi che si chiude il 28 febbraio, quindi bisognerà essere rapidi”.

Ad ogni modo, se davvero la delibera sarà annullata, le opposizioni all’Assemblea Capitolina chiedono che la decisione passi per l’aula e sia presa soltanto dopo il voto di tutti i consiglieri e non con una delibera di giunta. La capogruppo del Pd in consiglio, Michela Di Biase, incalza: “Il sindaco Raggi – sottolinea – ancora non ha detto se vuole o non fare lo stadio. L’unico dato certo al momento, è il parere negativo che il comune di Roma ha inviato alla conferenza dei servizi che si chiuderà il 3 marzo. Sono mesi che si parla della vicenda stadio, negli ultimi giorni il dibattito si è fatto più serrato. Al di là delle sortite ridicole e qualunquiste di Grillo, nulla sappiamo su come il Comune intende procedere”. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini commenta: “Roma e l’Italia muoiono di no, quindi se c’è qualche imprenditore che vuole recuperare spazi degradati facendo anche business ovviamente, ben venga”. “Non penso che gli italiani e i romani – conclude -abbiano votato i Cinquestelle solo per dire no, no e no”.

La senatrice Paola Taverna, sempre vicina alle questioni romane e della giunta M5s, dice però di non sapere nulla della delibera: “Me ne state parlando voi, io ero da Grillo per parlare della funzione Activism sulla piattaforma Rousseau”. La Taverna insiste che lo stadio “vogliamo farlo e farlo nelle regole: non vogliamo privare Roma di un’opera così importante. Noi ce la stiamo mettendo tutta e non vogliamo né una cementificazione né speculazioni. Se riuscissimo a dare uno stadio alla città, perché dire no?”.

LO stadio della Roma

Lo stadio della Roma? Finalmente qualcuno fa chiarezza.

Lo stadio della Roma? Finalmente qualcuno fa chiarezza. I giornalisti perdono l’ennesima occasione per fare il LORO LAVORO e continuano a perseguire e costruire notizie false, ai danni del M5S e della Raggi.

Bisogna chiedersi: come fanno giornali di Roma e giornalisti di Roma a non sapere certe cose. Roma, la città che se decidi di piantare una piantina nel tuo giardino o orto, potresti scoprire un’altra “Domus Aurea”.

Come fanno questi geni dell’informazione a non indagare se tutte le regole su come si costruiste a Roma sono state RISPETTATE. MA LE CONOSCONO QUESTE COSE O SONO IN MALAFEDE? 

Praticamente (tra le moltissime trafile) c’è n’è una che non è stata neanche guardata: «Le indagini di archeologia preventiva: erano state chieste e non sono state avviate. Nell’archeologia preventiva le procedure prevedono che venga fatto un piano di indagini, approvato dalla Soprintendenza e poi eseguito. Un piano che normalmente precede i progetti e non che venga seguito in corso d’opera. Insomma, ogni fase del progetto ha il suo livello di indagini».

 

Per capire tutto il quadro generale, riportiamo l’intervista di Margherita Eichberg, da quasi due anni alla guida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma, che ha vergato venti pagine di osservazioni sul progetto dello stadio a Tor di Valle.

Soprintendente Arch Margherita Eichberg

Soprintendente Arch Margherita Eichberg

«Un parere fortemente critico». Il parere negativo all’affairstadio della Roma arriva pesante come un macigno. A firmarlo venerdì, Margherita Eichberg, da quasi due anni alla guida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma, che ha vergato venti pagine di osservazioni sul progetto dello stadio a Tor di Valle.

Soprintendente Eichberg, ci spieghi le ragioni di questo “motivato dissenso”.

«Abbiamo analizzato tutti gli aspetti possibili. Dalla questione delle visuali, alla storia agricola del sito alle fasi di bonifica. In ballo ci sono ragioni di carattere paesaggistico perché il progetto prevede una forte artificializzazione dell’area agricola, inoltre le sponde del Tevere vengono coinvolte da una serie di infrastrutture e ponti, viene realizzato un grosso raccordo stradale e decine e decine di ettari di parcheggio. Ma nelle nostre analisi sono rientrate anche procedure che non sono state seguite in maniera impeccabile».

Scusi, soprintendente, a cosa si riferisce?

«Le indagini di archeologia preventiva: erano state chieste e non sono state avviate. Nell’archeologia preventiva le procedure prevedono che venga fatto un piano di indagini, approvato dalla Soprintendenza e poi eseguito. Un piano che normalmente precede i progetti e non che venga seguito in corso d’opera. Insomma, ogni fase del progetto ha il suo livello di indagini».

Ma come avete lavorato per arrivare a questo “verdetto”?

«Abbiano consultato tutti i comitati tecnici di settore in seduta congiunta, da quello per la tutela del paesaggio alle Belle Arti, dalla tutela per l’architettura contemporanea all’archeologia e tutti si sono espressi negativamente. Pensi che ha partecipato persino Giovanni Carbonara, il presidente del comitato tecnico per il paesaggio nonché figlio di colui che ha scritto il famoso manuale di architettura pratica che già negli anni ‘60 aveva censito l’Ippodromo di Julio Lafuente come esempio di architettura ben riuscita, come una struttura di particolare rilievo»

Si prende una responsabilità non da poco in questa fase della vicenda. Sono sempre le Soprintendenze che si mettono di traverso?

«Vorrei ricordate che il Comune di Roma aveva già tutelato le tribune dell’Ippodromo nella cosiddetta Carta della qualità, l’appendice alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore del 2008. La norma comunale, in sostanza, inserisce le Tribune di Tor di Valle, progettate da Julio Lafuente tra le architetture da tutelare e prevede almeno una ristrutturazione ma non la demolizione. Non a caso, con la delibera del 2014 che avrebbe previsto una deroga alla Carta della qualità, la Sovrintendenza capitolina aveva rilevato la non conformità alle norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore».

Ma il parere negativo della Soprintendenza statale a questo punto è vincolante per il futuro del progetto dello stadio?

«Noi, come ministero, possiamo fare opposizione. Le spiego: il parere della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio viene ora filtrato dal rappresentante unico del Consiglio dei ministri, che accoglie i pareri degli altri soggetti statali che si esprimono sul progetto. In caso di un verdetto trasformato in un parere favorevole con prescrizioni, noi possiamo fare opposizione come ministero».

Insieme al parere sul progetto dello stadio a Tor di Valle, lei ha firmato il 15 febbraio scorso anche l’avvio del procedimento di vincolo per l’Ippodromo realizzato nel 1959 su progetto dell’architetto spagnolo Julio Lafuente, considerato un maestro delle strutture “sospese”, quasi travolte dalla loro apparente leggerezza. Un architetto che nella Roma del secondo dopoguerra e nell’epopea degli anni Sessanta ha lasciato il segno in molti edifici innovativi.

«Un passaggio dovuto per il rilevante interesse di questo esempio straordinario di architettura e ingegneria contemporanea. Un esempio di virtuosismo costruttivo dal design innovativo e all’avanguardia. L’apposizione del vincolo è un’azione della Soprintendenza, quindi nell’autonomia del ministero dei Beni culturali, fatta in accordo congiunto con tutti i comitati tecnici di settore, e condivisa con le direzioni generali del ministero».

Il vincolo avrà un peso specifico notevole. Perché questa decisione?

«Il vincolo è stato esplicitamente richiesto dai comitati di settore dopo aver rilevato che questo esempio prestigioso di architettura, nel progetto dello stadio, veniva trattato con una certa superficialità. Le ragioni di tutela ci hanno spinto ad intraprendere un’azione incisiva proprio per indirizzare le scelte degli enti locali coinvolti, Comune di Roma e Regione Lazio».

L’iter del vincolo sarà determinante. Qual è lo scenario che si prospetta e quali sono i tempi tecnici?

«Tecnicamente la società Eurnova ha ottanta giorni per esprimere osservazioni e presentare opposizioni, ma già da ora scattano le misure di salvaguardia per l’ippodromo, e entro 120 giorni dalla data di firma dell’avvio del procedimento, il vincolo dovrà essere prodotto».

Due settimane fa la sua Soprintendenza ha espresso il parere per la valutazione di impatto ambientale dello stadio, e negli ultimi cinque giorni ha firmato il parere complessivo e l’iter per il vincolo. Insomma, il progetto di Tor di Valle è stato impegnativo.

«Lo ammetto: per questa procedura, il nostro ufficio si è speso senza risparmiare fatica. Cinque funzionari si sono dedicati a questa complessa istruttoria fin da settembre, da quando c’è stata avviata la conferenza dei servizi, sempre in accordo con la Direzione generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del ministero».

Il nuovo decreto di riforma dei Beni culturali ha di fatto soppresso la sua Soprintendenza, per accorparla con la Soprintendenza per l’area centrale di Roma guidata da Francesco Prosperetti. Il vincolo rischia di essere delegittimato?

«Noi lo abbiamo avviato, e lo potremmo concludere sempre noi se la Soprintendenza vivrà arrivando almeno a superare gli 80 giorni previsti perché la società Eurnova possa produrre le sue osservazioni. Altrimenti l’iter sarà concluso dalla Soprintendenza di Prosperetti. Sarà comunque concluso perché la procedura è stata ampiamente condivisa con i comitati tecnici di settore».

ORA CHIARAMENTE CI ASPETTIAMO CHE QUALCUNO DIA, IN UN MODO MACCHIAVELLICO O ADDIRITTURA FOLLE, LA COLPA ALLA RAGGI ED AL M5S.

SVEGLIA SIGNORI, QUESTA E’ MERDA VOSTRA, IL COMUNE GIA’ NEL 2008 (E ULTERIORMENTE PRECISATO NEL 2014), AVEVA BLOCCATO LO SPAZIO DI TOR DI VALLE.

Death Road Bolivia, solo per bikers folli

Death Road Bolivia, solo per bikers folli. Continuiamo la strada visitando i posti più estremi del mondo DOVE FARE LE COSE PIU’ ADRENALINICHE.

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

Bike Death Road in Bolivia – Come dice il nome stesso, la Bike Death Road in Bolivia non promette nulla di buono.

Non si tratta, insomma, della classica “scampagnata” della domenica, ma occorre preparasi a 4/5 ore di guida con braccia tese e nocche delle mani bianche dallo sforzo di rimanere in sella.

Evoca il tuo coraggio e conquista la strada più pericolosa del mondo. Un esaltante tour in mountain bike sul sentiero Boliviano.

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

Seguire una guida professionale in discesa per 40 miglia su una strada sottile e tortuosa scavata nella montagna.

Ammirate splendide vedute di neve soffocato picchi andini e fitta giungla amazzonica lungo la strada.

Godere di un meritato riposo a La Senda Verde Ecoturismo Resort per rivitalizzare con pranzo e osservare la fauna selvatica in salvo.

 

Optare per il pernottamento nella sistemazione invitante di La Senda Verde o Coroico. Oppure tornare a La Paz in un veicolo confortevole nello stesso giorno.

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

DEATH ROAD: MOUNTAIN BIKE TOUR

Vivere un’avventura in mountain-bike sul ‘strada più pericolosa del mondo partenza da La Paz.  

Abbraccio della montagna come si guida prevalentemente in discesa per 40 miglia su una discesa con dislivello di circa 4000 metri.

Fermarsi ad ammirare spettacolari paesaggi mutevoli, dalle montagne innevate alle giungla tropicale.

Rilassatevi presso La Senda Verde Ecoturismo Resort, e godere di un pranzo a buffet. Osservare le scimmie, pappagalli e altri animali selvatici soccorsi in La Senda Verde. 

Come dice il nome stesso, la Bike Death Road in Bolivia non promette nulla di buono.

Non si tratta, insomma, della classica “scampagnata” della domenica. Ma occorre preparasi a 4/5 ore di guida con braccia tese e nocche delle mani bianche dallo sforzo di rimanere in sella

 

 

MEDIASET non ha più soldi e…..perde la Champions.

Mediaset, che avesse gravi problemi di soldi è una cosa risaputa da molto tempo e che il folle contratto per i diritti sulla Champions, abbia ulteriormente aggravato la situazione è altrettanto risaputo e la perdita dei diritti sul calcio sembra ormai data per scontata dai vertici Mediaset.

Mediaset ha gravi problemi finanziari, e la cosa avviene ormai da anni. Anche se per qualche anno in borsa il titolo è andato bene (ricordandoci che la società era talmente piena di debiti che non avrebbe potuto entrare in Borsa. Per GRAZIA DIVINA ci riesce, alla faccia dei controlli della Consob e dell’Ente di controllo). Ripercorriamo un pò di storia, per fare mente locale.

Nel 1990 la situazione del biscione è già disperata e si tiene a galla,  grazie all’amico Bettino Craxi. Con la caduta del protettore, a Mediaset capiscono che devono entrare in politica per fare DIRETTAMENTE I PROPRI INTERESSI.  la cosa riesce talmente bene che gli Italiani vengono “letteralmente COLPITI” dal sogno “americano” di Berlusconi e la parola d’ordine era: “BENVENUTO AL MESSIA CHE SI E’ FATTO DA SOLO E FUORI I POLITICANTI DI PROFESSIONE”. 

Mai a cosa più stupida e falsa avrebbero potuto credere gli Italiani. Popolo notoriamente poco incline al controllo, poco incline alla partecipazione politica e all’impegno politico, ma in compenso molto LAMENTOSI quando si accorgono di aver commesso un grave errore che magicamente scompare dopo pochi giorni e rientrano nel loro perenne torpore menefreghista.

In compenso l’italiano è un popolo molto incline a seguire il primo losco individuo che si propone di risolvere i loro problemi e FIRMANO IL SOLITO ASSEGNO IN BIANCO e come”topi seguono il pifferaio magico” nel baratro.

Nel suo nuovo ruolo di leader politico, la prima cosa che fa Berlusconi è arricchirsi: con la legge Tremonti guadagna 250 miliardi di lire per minori tasse versate, nei suoi primi 6 mesi di governo. Nel frattempo ha venduto la Standa che ha perduto gran parte del suo valore nel corso degli anni, per avere altra liquidità. Ma i suoi debiti restano cospicui.

E allora, grazie alle garanzie politiche di D’Alema, ottiene che la neonata Mediaset venga quotata in Borsa, anche se le leggi lo impediscono a causa dell’elevata quantità di debiti. La quotazione in Borsa consente a Berlusconi di guadagnare abbastanza da ripianare gran parte dei suoi debiti; e la successiva nomina a Presidente del Consiglio gli consente di aumentare le entrate pubblicitarie di Mediaset.

Nel frattempo dimostra la sua incapacità comprando Endemol, la società che ha creato tutti i migliori reality dell’ultimo ventennio. Spende 2,7 miliardi di euro per l’acquisto e la vende dopo pochi anni per 69 milioni. 

L’unica fonte di denaro resta quindi Mediaset. Ma è una fonte che regge finchè c’è la politica e gli scambi di affari dietro il suo mantello. E il potere di Berlusconi come politico – nonostante gli aiuti continui fornitigli dal centrosinistra fino a pochi mesi fa – si comincia a sgretolare dopo il 2009.

Prima lo scandalo di Noemi Letizia (la 18enne napoletana al cui compleanno Berlusconi andò disertando la Fiera del Mobile di Milano, una delle più importanti in Italia). Poi Veronica Lario che chiede la separazione, poi la vicenda giudiziaria di “Ruby Rubacuori”, prostituta all’epoca minorenne.

In politica, la sua maggioranza si sfalda, prima con la lite con Gianfranco Fini, poi con la perdita della maggioranza alla Camera, fino alle dimissioni da Presidente del Consiglio. Nel frattempo Berlusconi comincia ad avere problemi di liquidità. Quindi comincia prima a lasciar andare il Milan per i fatti suoi (è dal 2010 che compra solo giovani di belle speranze a 4 soldi e giocatori anziani con contratto scaduto). Poi a vendere alcune delle sue proprietà immobiliari.

E infine a vendere il Milan. (O meglio sta tentando di vendere il Milan alle condizioni dei cinesi) e se il 3 Marzo non c’è il closing e non arrivano i 340 milioni che mancano saranno guai grossi. Perchè i cinesi lo stanno comprando a rate, ben sapendo che Berlusconi non ha via d’uscita. (n.d.r. Per un milanista come me spero si chiuda una telenovela con la quale Silvio Berlusconi si è giocato il prestigio sportivo conquistato. UNA FINE MISEREVOLE che negli ultimi 6 anni ha massacrato l’A.C.MILAN, vergogna….).
La stessa cosa sta subendo da Vivendi, che prima doveva comprare IL CARROZZONE “PREMIUM” pieno di debiti, a tal punto che sembra possa perdere l’esclusiva CALCIO (Champions) per mancati pagamenti delle rate. Vivendi li hanno presi in giro e di soppiatto ha fatto la scalata al gruppo, rastrellando azioni in grandi quantità e raggiungendo oltre il 20% del capitale sociale. una spina nel fianco di Mediaset. Non sappiamo quanti altri “gioielli di famiglia) abbiano da vendere e se bastano per fermare il dissanguamento.

INCREDIBILMENTE la grave crisi mondiale ed italiana, ha talmente ridotto le possibilità delle persone di accedere a piattaforme a pagamento (come SKY) dove la ricchezza di generi d’informazione sono immensi. Infatti la gente che si è sempre più impoverita è costretta a vedere reti televisive penose (come Rai1 – Rai2 – Rai3 – Rete4 – Italia1 – Canale5 – La7). Queste non avendo una situazione economica “florida” hanno dei palinsesti da terzo mondo. UNA VERA PRIGIONE PER MILIONI DI PERSONE DOVE SUBISCONO I PEGGIORI LAVAGGI DEL CERVELLO E DOVE PROGRAMMI DI CULTURA (che dovrebbero essere obbligatori in RAI) SONO UNA PIA ILLUSIONE.

Michael Schumacher

Schumacher, 3 anni dal giorno maledetto.

Schumacher, 3 anni dal giorno maledetto.

Schumacher Sono passati 3 anni dal giorno in cui, sulle nevi di Meribel (alta Savoia), il pluricampione del mondo e mito della Formula 1, ebbe il tragico incidente.  La caduta, i soccorsi, il ricovero, la paura, il coma; poi le dimissioni, il ritorno a casa nella sua villa di Gland, la lunghissima degenza e un recupero difficile ai limiti dell’impossibile. Poi il lento tentativo di recupero con anni di riabilitazione, nella villa sul Lago di Ginevra.

Il luogo dell'incidente di Schumacher

Il luogo dell’incidente di Schumacher

In questi anni le speculazioni sullo stato di salute di Michael, si sono sbizzarrite, passando dal pessimismo all’ottimismo, senza nessuna reale prova. Da quello che hanno fatto sapere i familiari, ad oggi Michael, non cammina e non si regge in piedi se non sostenuto dalla schiera di dottori, fisioterapisti e infermieri che lo seguono ogni giorno. 

Michael “non può camminare e non riesce nemmeno ad alzarsi in piedi con l’aiuto degli specialisti che lo seguono”, sono le ultime notizie che hanno riguardato l’ex iridato, riportate nel settembre scorso da Felix Damn, avvocato dell’ex campione in risposta all’ennesima speculazione, rilanciata da una rivista tedesca, in cui si sosteneva che il 47enne ex pilota aveva ripreso a camminare.

Riguardando le immagini del luogo, scappa ancora a distanza di anni una polemica. 

Luogo dell'incidente

Luogo dell’incidente Non una sola transenna o segnale di pericolo

Transenne o segnalazioni, zero. Né prima né dopo. Sono io il primo a dire che in Italia siamo al parossismo, con reti e protezioni in ogni dove, piste come biliardi (se no rimangono chiuse). Però, ammetto che quando ci si abitua così, non è male. Diciamolo: in Italia potresti sciare a occhi chiusi e non ti succede niente. In Francia no. Per me lì nel tratto ‘Schumacher’ un cordino, al limite anche solo qualche paletto ci sarebbe stato bene (a posteriori anche per una questione di buon gusto). E’ vero che la zona è chiaramente visibile, ma in caso di nebbia uno ‘per sbaglio’ potrebbe finirci dentro facilmente. D’altronde è risaputo che in Francia la concezione dello sci turistico è lontana anni luce dalla nostra, come accennato poc’anzi. E’ anche un fatto di mentalità. Ognuno è libero di andare dove gli pare, più o meno. La libertà dell’individuo sportivo, prima di tutto. Diverso è ovviamente l’approccio culturale, la mentalità, come diverso è il sistema delle assicurazioni e delle responsabilità.