Il M5S candida la lotta alle “cosche”……gli altri candidano le “cosche”.

M5s, tra i candidati anche i testimoni di giustizia: l’imprenditore anti ‘ndrangheta e la prima collaboratrice di Borsellino.

In Calabria correrà per i 5 stelle Pino Masciari, mentre si lavora sul nome di Gaetano Saffioti, un altro simbolo della ribellione alle cosche.

In Sicilia Piera Aiello, la prima testimone di giustizia in Italia.

 

Poi oltre a professori e avvocati, tra cui un relatore del rapporto Ecomafia 2017, anche l’archeologa che denunciò la cementificazione di Capo Colonna e il chirurgo che raccontò del concorso “senza bando” nell’ateneo Tor Vergata

 

Emilia Romagna in campo con il M5s a Ferrara ci sarà l’ex magistrato Ezio Roi, in prima linea nella campagna per il no al Referendum Costituzionale

Testimoni di giustizia in Calabria, imprenditori che si sono ribellati alla ‘ndrangheta. Un’altra in Sicilia, collaboratrice di Paolo Borsellino. Ma anche la donna che denunciò la cementificazione di Capo Colonna e le irregolarità dello stadio “Ezio Scida” a Crotone. Poi il chirurgo romano che raccontò le pressioni da parte del rettore del suo Ateneo su un concorso. E a Ravenna uno dei relatori del rapporto Ecomafia 2017. Sono alcuni nomi dei candidati ai collegi uninominali del Movimento 5 stelle: una rosa che verrà annunciata lunedì 29 gennaio, termine di scadenza per la deposizione delle liste. Come Luigi Di Maio aveva annunciato, il M5s sta puntando su “nomi forti”. Oltre ai già noti, come il docente dell’università di Pretoria Lorenzo Fioramonti (aveva raccontato la sua storia di cervello in fuga a ilfattoquotidiano.it), il giornalista Gianluigi Paragone, il presidente del Forum disabili Vincenzo Zoccano e il giornalista Emilio Carelli, ci saranno altri professori, giornalisti, industriali e magistrati. Ma soprattutto ci saranno persone della società civile: simboli dell’antimafia, delle battaglie in difesa dei beni culturali o della correttezza di un concorso.

Pino Masciari, imprenditore con alle spalle una battaglia di più di 20 anni alla ‘ndragheta

 
 
 
 
 
Si parte dalla Calabria, dove i 5 stelle puntano sui testimoni di giustizia. Correrà Pino Masciari, imprenditore con alle spalle una battaglia di più di 20 anni alla ‘ndragheta. Originario di Catanzaro, Masciari diventa conosciuto a metà degli anni Novanta per essersi ribellato alle cosche, denunciando alcuni esponenti di spicco della malavita calabrese e i loro rapporti con la politica e le istituzioni. Le sue dichiarazioni hanno mandato in carcere diversi boss, ma hanno anche messo in pericolo di vita lui la sua famiglia. Per questo dal 1997 è sottoposto, insieme alla moglie e ai due figli, a un programma speciale di protezione.

Accanto a Masciari ci potrebbe essere un altro imprenditore dalla storia simile, Gaetano Saffioti. Per lui è pronto il collegio di Reggio-Gioa Tauro, ma pur apprezzando l’offerta non avrebbe ancora accettato. A inizio anni ’80 Saffioti ha fondato un’impresa di costruzioni e vinto vari appalti pubblici e privati, prima che la ‘ndrangheta iniziasse a minacciarlo e a sottoporlo a richieste di estorsione tramite minacce, intimidazioni e danneggiamenti. Saffioti ha deciso di denunciare tutto alla magistratura. Con le sue dichiarazioni ha mandato in carcere 48 esponenti delle famiglie mafiose dei Bellocco, Mazzagatti, Romeo, Nasone, Piromalli e Gallico. Da 16 anni vive a sotto scorta a Palmi.

Il Movimento 5 stelle ha pensato invece a un’altra testimone di giustizia in Sicilia, dove correrà Piera Aiello

La donna denunciò gli assassini del marito Nicolò Atria, il figlio del mafioso Vito che aveva sposato appena 18enne. Atria, come il padre, fu ucciso nel ristorante della Aiello nel 1991. Dopo quell’omicidio nella donna scattò qualcosa e divenne la prima testimone di giustizia in Italia, lavorando al fianco di Borsellino.

 

 

L’avvocato David Zanforlini candidato per la Camera al collegio di Ravenna. Zanforlini, ferrarese e molto conosciuto in città, è stato di recente relatore del rapporto Ecomiafia 2017

 

In Emilia Romagna in campo con il M5s a Ferrara ci sarà l’ex magistrato Ezio Roi, in prima linea nella campagna per il no al Referendum Costituzionale, mentre a Ravenna è

stato scelto David Zanforlini, avvocato presidente nazionale dei centri di azione giuridica di Legambiente e relatore del rapporto Ecomafia 2017. Nelle Marche per la Camera nel collegio di Ascoli Piceno verrà scelto secondo Il Corriere della Sera Roberto Cataldi, legale che dirige una rivista telematica di informazione giuridica. Ad Ancona invece Mauro Coltorti, professore ordinario alla Facoltà di Scienze Ambientali dell’Università di Siena. Un altro accademico a Torino, dove per il Senato ci sarà Giuseppe Mastruzzo, direttore dell’International University College of Turin. Nel 2011, insieme a Stefano Rodotà, ha condiviso la battaglia referendaria per l’acqua bene comune. Un ingegnere, scrive sempre il Corriere, correrà infine a Matera: è Gianluca Rospi, presidente dell’ordine provinciale.

 

“Il Movimento 5 Stelle?: Non fa nulla.” (Post 1)-“2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA”

Rubrica: “IL MOVIMENTO 5 STELLE?: NON FA NULLA”. Ogni articolo di questa rubrica, analizzerà il lavoro dei rappresentanti del M5S, così vedremo cosa ha fatto e se sono incapaci come “dicono certe persone”.

Prima Puntata:     Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA

Prima Puntata:     Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA

SENZA IL M5S, LE NOSTRE AZIENDE NON AVREBBERO POTUTO STORNARE SUBITO I CREDITI, MA ATTENDERE 6/8 ANNI PER IL RIMBORSO.

NIENTE CARTELLE EQUITALIA PER CHI HA CREDITI CON LO STATO. https://lnkd.in/ezaMm2r

5 febbraio 2014. E’ stata approvata la norma M5S – a prima firma di Mattia Fantinati – all’interno del decreto “Destinazione Italia” del governo Letta che blocca le cartelle del Fisco a fronte di crediti verso la Pubblica Amministrazione: a partire dal 2014 saranno quindi sospese le cartelle esattoriali a carico del contribuente che al tempo stesso vanta un credito di importo pari o superiore nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Chi è imprenditore sa che si tratta di una importante boccata d’ossigeno soprattutto per le piccole e medie imprese tartassate dal Fisco e asfissiate dai crediti non pagati dalle Pubbliche Amministrazioni.

Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale a ottobre 2014 e sono sempre di più gli imprenditori che stanno sfruttando questa opzione.

La compensazione riguarda adesso i debiti (che siano pari o inferiori ai crediti) iscritti a ruolo fino al 31 marzo scorso, mentre il termine precedente era il 31 dicembre 2012. In sostanza si tratta di: tributi erariali, regionali e locali, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali.

crediti dovranno invece essere non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, maturati nei confronti delle Pubblica amministrazione.

Molti sapranno che sono un attivista certificato del Movimento 5 Stelle e siccome vedo molta confusione sulle leggi ed iniziative FATTE APPROVARE dal M5S, in relazione al lavoro e alle aziende (le aziende sono il punto centrale del programma M5S, specialmente le medio-piccole).

Visto questo, pubblicherò una rubrica sulle cose fatte dal M5S:  Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA https://lnkd.in/ezaMm2r

GAME OVER

Mancano i soldi per comprarsi i voti.

Mancano i soldi per comprarsi i voti. Per rispettare gli impegni con gli alleati arriva il via libera a emendamenti per le famiglie, le fasce deboli, i risparmiatori truffati. Con stanziamenti così bassi che chi aveva chiesto le modifiche protesta. In compenso abbondano le promesse (che non costano). Come gli 80 euro per tutte le famiglie con figli e le pensioni minime a 1000: servirebbero molti miliardi.

GAME OVER

GAME OVER

I soldi non ci sono. Ma occorre mandare segnali agli alleati di maggioranza e agli elettori. E la manovra è l’ultimo treno disponibile: poi le Camere verranno sciolte.

Così la legge di Bilancio, ancora ferma in commissione al Senato, procede a rilento e si gonfia di impegni a basso costo. Bonus bebè, fondo per i caregiver familiari, taglio del superticket, rimborsi alle vittime dei crac bancari: basta la parola, poco importa se a ben guardare le cifre stanziate sono così basse che il beneficio sarà minimo o la platea molto limitata.

Tanto che chi aveva sollecitato le misure è tutt’altro che soddisfatto. Nel frattempo resta ancora al palo l’ammorbidimento dei requisiti per accedere all’Ape social e l’estensione a tutto il 2018 della finestra per chiedere l’uscita anticipata dal lavoro pagata dallo Stato.

L’emendamento del governo non è ancora arrivato, sempre per questioni di risorse. Per le promesse, invece, non servono coperture e si va a ruota libera. Dagli “80 euro a tutte le famiglie con figli” sognati da Matteo Renzi, che costerebbero circa 6 miliardi l’anno, alle pensioni minime a mille euro “doverose” per Silvio Berlusconi: qui il conto lievita a doppia cifra, ben oltre i 10 miliardi annui.

Caro Bambino, sei fottuto appena nato.

Caro Bambino, sei fottuto appena nato.

Il bonus bebè dimezzato dal 2019 – Gli alfaniani a inizio novembre avevano minacciato di non votare la manovra se non fosse stato rifinanziato il contributo di 960 euro annuiriconosciuto dal 2015 alle famiglie a cui nasce (o che adottano) un figlio e che hanno un Isee non superiore ai 25mila euro. Una misura irrinunciabile di sostegno alla natalità, per Alternativa popolare.

Richiesta accolta da Matteo Renzi, che durante la conferenza programmatica del Pd ha definito “priorità assoluta” gli aiuti alle famiglie, per le quali nella versione iniziale della manovra il governo Gentiloni aveva trovato solo 100 milioni di euro, poco più di 4 euro all’anno per ogni nucleo. Detto, fatto: l’assegno è stato reso permanente. Solo che i 185 milioni necessari ci sono per il 2018 ma non per gli anni successivi della programmazione triennale su cui è imperniata la legge di Bilancio.

Risultato: nel 2019 l’importo mensile dell’assegno sarà dimezzato. Da 80 a 40 euro, per un totale di 480 euro annui. Proprio martedì l’Istat ha fatto sapere che nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12mila in meno rispetto al 2015 e 100mila in meno rispetto al 2008. 

Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Ap, non fa i salti di gioia e assicura che “Nel passaggio del provvedimento alla Camera lavoreremo per trovare le risorse che servono a un suo rifinanziamento totale”.

Resta il SUPER TICKET sulla salute.

Resta il SUPER TICKET sulla salute.

Stop al superticket? Solo per chi ha redditi sotto i 15mila euro. “Beffa” – Figura ancora più magra sul fronte dell’invocata abolizione del superticket di 10 euro su visite specialistiche e prestazioni diagnostiche. “E’ arrivata la beffa“, ha commentato la senatrice di Articolo 1 – Mdp Lucrezia Ricchiuti. Il suo partito chiedeva di eliminare del tutto il balzello introdotto nel 2007 dal governo Prodi e reso operativo da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti con la Finanziaria 2011.

Ma sarebbe costato almeno 600 milioni di euro, senza contare che sono le singole regioni a decidere se applicarlo o meno e alcune – Valle d’Aosta, Sardegna, Basilicata, Province autonome del Trentino Alto Adige, Lazio da metà del 2017 – non lo richiedono.

In ogni caso i 600 milioni non ci sono. L’emendamento di Campo Progressista approvato dalla commissione Bilancio del Senato ne stanzia un decimo: 60 milioni annui che andranno a finanziare un Fondo per la riduzione della quota fissa sulla ricetta.

Risorse che gli enti locali potranno usare per escludere dalla compartecipazione alla spesa tutti i minorenni che frequentano la scuola dell’obbligo e chi ha un reddito inferiore a 15mila euro.

Si noti che bambini e anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui erano già esenti così come disoccupati, pensionati sociali e pensionati al minimo e i loro familiari a carico con basso reddito, malati cronici e cittadini affetti da malattie rare in possesso dell’attestato dell’Asl, invalidi civili, di guerra, per lavoro e servizio.

Una delle banche del PD

Una delle banche del PD

Per i truffati dalle banche 25 milioni. “Insulto” – Che dire poi dei 25 milioni di euro di dotazione del Fondo di ristorofinanziario a favore “dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, non altrimenti risarcito o indennizzato, in violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” previsti dal Testo unico bancario?

Al netto della necessità di valutare quando c’è stato misselling – il Tesoro dovrà emanare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della manovra un apposito decreto attuativo – con la cifra prevista dall’emendamento dei relatori sarà difficile rimborsare i miliardi bruciati dagli azionisti e obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Mps, Carige, Popolare di Bari… 

La donna bionica del conflitto d'interesse.

La donna bionica del conflitto d’interesse.

Secondo la firmataria dell’emendamento (ancora da votare) Laura Puppato (Pd), che a ilfattoquotidiano.itaveva raccontato di essere piccola azionista di Veneto Banca si tratta comunque di un “atto di grande sensibilità del governo e del parlamento italiano per lenire almeno in parte gli effetti di una truffa che è diventata spesso tragedia”.

Le coperture arriveranno per due terzi dai conti dormienti, quelli non movimentati da oltre 10 anni, e per un terzo dal Fondo speciale di Garanzia. Per la Lega è un “insulto“, visto che “per archiviare questo vergognoso capitolo della storia bancaria italiana serve almeno 1 miliardo”.

Il Nuovo Gioco della Torre

Da quando Eugenio Scalfari ha fatto il gioco delle Torre, tra Di Maio e Berlusconi, impazza tra i “giornalai” e a chiunque hanno a portata di mano, si dilettano a fare domande simili.

Il Nuovo Gioco della Torre, inaugurato dall’assurda scelta del più grande nemico di Berlusconi, Eugenio Scalfari, che dal suo giornale Repubblica, mandava bordate contro il Berlusca.

Oggi che #scalfari ha scelto di compiere questa giravolta a 360 gradi (di cui comunque gli addetti ai lavori, politici e giornalisti, non si sono poi tanto stupiti), risulta utile ricordare i tempi in cui, con i suoi editoriali al curaro, il Fondatore non faceva sconti al tycoon di Arcore.

                                                         

Titoli e articoli di questo genere N.B. SONO SOLO UNA PICCOLISSIMA PARTE:

L'ipocrisia fatta persona. "cane non mangia cane"

L’ipocrisia fatta persona. “cane non mangia cane”

1990: la guerra di Segrate

La storia degli editoriali scalfariani contro il padrone della Fininvest si apre il 13 gennaio 1990, quando Scalfari scrive un fondo dal titolo “Mackie Messer ha il coltello ma non lo fa vedere”. Il corollario della storia è la cosiddetta ‘guerra di Segrate’, combattuta a quei tempi a colpi di avvocati e carte bollate da Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi [VIDEO]per il controllo della Mondadori.

La discesa in campo di Berlusconi, il ‘ragazzo Coccodè’

rapporti tra Berlusconi e Scalfari peggiorano nuovamente tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, quando il patron della Fininvest decide di scendere personalmente nel campo della politica fondando Forza Italia. Diciamo che Scalfari non la prende bene e il 27 gennaio 1994 scrive un pezzo dal titolo inequivocabile: “Scende in campo il ragazzo Coccodè” (le ragazze Coccodè sono quelle inventate per il suo programma da Renzo Arbore)

Il paragone tra Berlusconi e Mussolini

Dall’infinita teoria di articolesse scalfariane antiberlusconiane estraiamo, per motivi di spazio, solo alcune perle. Silvio Berlusconi, scrive Scalfari il 14 maggio 1995, “appartiene a quel genere di uomini che fanno la fortuna di un’impresa e la rovina di un paese, quel genere di uomini pericolosi per definizione”. Da scolpire negli annali il paragone con Benito Mussolini, vergato il 22 marzo 2009. “Berlusconi è un uomo di gomma, laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro”, scrive Scalfari secondo il quale, anche se tra i due “il fine è analogo”, ovvero “un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad essere popolo”, le differenze sono profonde perché, mentre Mussolini “distrusse la democrazia”, Berlusconi “galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata”. Il 28 febbraio 2010, poi, Scalfari accusa il berlusconismo di essere una “furia mirata ad abbattere lo spirito stesso della Costituzione repubblicana”. Il 5 giugno 2011, infine, il Fondatore di Repubblica parla di Berlusconi come di un uomo che “ha una concezione autoritaria della democrazia”.

Il Movimento 5 Stelle? : Non fa niente. Post.3 – Whistleblowing: Un’altra vittoria del M5S

Whistleblowing: Un’altra vittoria del M5S. Dopo 4 anni, la proposta di legge della nostra rappresentante Francesca Businarolo (M5S) è stata finalmente tramutata in legge.

Il Movimento 5 Stelle? : Non fa niente. Post.3

Whistleblowing: Un’altra vittoria del M5S.  E’ un giorno di festa per il mondo dell’anticorruzione italiana. 

Francesca Businarolo

Francesca Businarolo

Finalmente, anche il nostro Paese si è dotato di una legge sul cosiddetto whistleblowing, una legge per tutelare chi, imbattendosi in un fatto illecito nell’ambito della propria attività lavorativa, fa la cosa giusta: segnala la condotta e i nomi di chi ne appare responsabile e ogni altra informazione in suo possesso alle autorità competenti perché verifichino l’accaduto, accertino l’eventuale effettiva violazione delle regole e sanzionino i responsabili.

In Italia, i whistleblower fino a ieri erano martiri dell’anti-corruzione, come Andrea Franzoso o Vito Sabato, o dovevano essere pronti a divenirlo perché lo Stato li lasciava sostanzialmente soli davanti a ogni genere di ritorsione dovuta alla loro segnalazione.

Ci abbiamo creduto dal 2013, quando appena entrati in Parlamento, abbiamo presentato la nostra proposta di legge a prima firma e promossa da Francesca Businarolo. Non ci siamo mai arresi nonostante le difficoltà e alla fine, insieme, abbiamo vinto: oggi viene approvata, con il voto definitivo alla Camera, la nostra legge sul whistleblowing, una legge anticorruzione che permetterà ai testimoni di illeciti gravi, di segnalare i casi a cui assistono sul posto di lavoro, pubblico e privato, protetti dal rischio di subire ritorsioni o addirittura perdere il proprio posto di lavoro.

Non senza qualche difficoltà, alla fine ce l’abbiamo fatta.

Questa legge è una pietra miliare in Italia nella lotta alla corruzione: dopo 4 anni di battaglie, e grazie a continue pressioni e al sostegno della società civile – su tutti, di Transparency International e Riparte il futuro – viene prevista una tutela per quei cittadini che decidono di segnalare illeciti o fatti di corruzione: sono i whistleblower (dall’inglese, letteralmente i “soffiatori di fischietto”), cioè tutti quei lavoratori che nella loro attività si imbattono in una possibile frode, un illecito o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa. Naturalmente la legge da oggi si applica tanto ai dipendenti delle aziende pubbliche, quanto a quelli delle aziende private.

Le persone coraggiose e oneste non sono mai mancate, ma non di rado sono state sottoposte, per aver fatto il loro dovere, a mobbing, se non addirittura licenziate. La legge del Movimento 5 Stelle mette nero su bianco il divieto di sottoporre a sanzioni, demansionare, licenziare, trasferire o sottoporre i segnalatori di illeciti a misure organizzative che abbiano un effetto negativo sulle condizioni di lavoro.

Chi dovesse essere licenziato per aver segnalato un atto di corruzione deve essere reintegrato nel posto di lavoro da parte del giudice, avere un risarcimento del danno che ha subito e il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali dalla data di licenziamento a quella del suo reintegro.

Non solo!

Se l’Autorità Anticorruzione (Anac) accerta che il dipendente ha subito misure discriminatorie, abbiamo previsto una sanzione a carico del responsabile fino a 30.000 euro, oltre gli altri profili di responsabilità. Se le procedure non sono conformi o mancano del tutto, nella gestione delle segnalazioni, ci sarà una sanzione fino a 50.000 euro. Infine, nel caso in cui non siano state svolte verifica e analisi delle segnalazioni, è stato introdotto un nuovo illecito: l’ANAC applica la sanzione da 10.000 a 50.000 euro a carico del responsabile che deve controllare le segnalazioni.         

                                                                                                 

Questa è una normativa che mette l’Italia al passo con i Paesi più civili, che adempie alla convenzione Onu del 2003 contro la corruzione e che finalmente dà un’arma ai comuni cittadini contro quella che è una pratica tanto silenziosa quanto diffusa nella nostra società: la corruzione.

Ora abbiamo la legge, lo strumento esiste e con esso la possibilità concreta di rendere il nostro un Paese migliore. Il resto tocca a noi. A ciascuno di noi, nessuno escluso e tutti compresi.

Sondaggio del 15 Settembre

Sondaggio Ixè: “Crollo del Pd: in un mese persi 4 punti.”

Sondaggi, crollo del Pd: in un mese persi 4 punti. M5s stabile sopra al 27. Travaso di voti tra Lega Nord e Forza Italia. Secondo i dati di Ixè il Partito democratico frana sotto al 23: 4 punti in meno rispetto a luglio. I Cinquestelle sono di gran lunga il primo partito. Centrodestra unito al 34 percento: non basta per una maggioranza

In un mese il Pd ha perso quasi 4 punti. Lo dice un sondaggio Ixèin collaborazione con Radio 1 Rai, secondo il quale i democratici, ad oggi, hanno un consenso del 23,8 per cento degli intervistati. Una cifra che sarebbe la più bassa mai registrata dal Pd durante le segreterie di Matteo Renzi e più bassa addirittura del risultato delle elezioni “non vinte” da Pierluigi Bersani nel 2013. Secondo Ixè il 10 ottobre il Pd era al 27,4 per cento, un patrimonio dilapidato in parte a beneficio dell’area di sinistra.

Sondaggio del 15 Settembre

Sondaggio del 15 Settembre

In questo quadro il Movimento Cinque Stelle cresce di mezzo punto nello stesso mese, sfiorando ora il 28 per cento, ma lo stato di salute è dato dall’andamento degli ultimi 4 mesi, praticamente stabile tra il 27 e il 28. 

E’ Forza Italia che effettua un balzo in avanti di quasi 2 punti e arriva al 15,5 con la Lega che invece ne perde 2 e si attesta al 13,5 (un travaso che comunque non indebolisce l’intera coalizione).

Fratelli d’Italia crescono negli ultimi 4 mesi di quasi un punto e ora sfiorano il 5. Il centrodestra, tutto insieme, raggiunge quasi il 34 per cento dei voti che comunque non è sufficiente per avere un numero di seggi che dia la maggioranza parlamentare.

Detto che Alternativa Popolare resta lontana dalla soglia di sbarramento, a sinistra Mdp e Sinistra Italiana prenderebbero insieme una cifra intorno al 6 per cento alla quale può essere aggiunta una parte del 4 per cento degli “altri di centrosinistra”. Chi ha dichiarato di voler andare sicuramente al voto rappresenta il 54 per cento degli intervistati.

 

Rassegna stampa di oggi 30 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 17 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 16 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 15 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 14 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 13 Marzo

Cari amici abbiamo fatto questo blog per aiutare il M5S, raccogliendo fondi con la pubblicità che speriamo di attirare presto, MA abbiamo bisogno del vs. aiuto. Vedete la rassegna stampa e gli altri articoli, mettete il vostro commento sotto l’articolo e condivideteli ad altre persone, incitandoli a fare la stessa cosa. Dimostrando di essere in tanti a frequentare il nostro blog, avremo sostegni economici che doneremo al M5S NELLA MASSIMA TRASPARENZA.

Con i nostri click, facciamo arricchire Facebook, perchè non aiutare il M5S?. Grazie.   Attivista M5S

  Rassegna stampa di oggi 13 Marzo        

 

              

                                                                                                         

Rassegna stampa di oggi 2 Marzo

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  Rassegna stampa di oggi 2 Marzo        

 

              

                                                                                                         

Rassegna stampa di oggi 1 Marzo

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Rassegna stampa di oggi 28 Febbraio

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