Le nuove tecnologie in vari campi

Lega e Forza Italia comprano 24 mila mattoni per 50 milioni

Referendum Lombardia, i tablet per il voto inutilizzabili per gli alunni: “Sono voting machine e pesano due chili”. 50 MILIONI BUTTATI NEL CESSO.

ECCO GLI SPRECHI DEGLI INCOMPETENTI INFORMATICI MA GRANDI COMPETENTI NELLO SPENDERE 50 MILIONI PER OGGETTI INUTILIZZABILI. Quante cose si potevano comprare con 50 milioni? CIRCA 1.250.000 TABLET.

Un tablet di ultima generazione acquistato direttamente in Cina e presentandosi con 50 milioni d’investimento, costa tra i 35-40 euro.  Fatevi 2 conti e scoprirete a quanti studenti sarebbe andato un tablet con sistema Android. 

CIRCA 1.250.000 TABLET – INVECE CI RITROVIAMO UNA MONTAGNA DI “MATTONI INUTILIZZABILI”.

NON E’ FINITA QUI, SOLO 4000 BASTAVANO PER FARE I REFERENDUM (MA QUANTI REFERENDUM PENSANO DI FARE IN LOMBARDIA? 1 AL GIORNO?

PERCHE’ COMPRARE 20000 MATTONI IN PIU’??, PERCHE’ QUESTI SONO MATTONI LIMITATISSIMI E INGOMBRANTI.

IGNORANZA O MALAFEDE? – “È un investimento, non una spesa perché i tablet rimarranno in dotazione alle scuole come strumento didattico” aveva detto Roberto Maroni presentando le “voting machine” fornite dalla società Smartmatic. 

In realtà una spesa lo è sicuramente stata, visto che i 24.000 tablet sono costati 23 milioni di euro, a cui vanno aggiunti gli stipendi dei 7000 assistenti digitali formati appositamente che, insieme ai soldi spesi per la campagna e per gli agenti ai seggi, fanno un totale di circa 50 milioni di euro, cioè quasi il quadruplo di quanto speso dal collega Zaia per il referendum in Veneto col vecchio metodo carta e matita.

Questo è un Voting Machine, non un Tablet. Quanti referendum pensavate di fare? 1 al giorno? COSTO 1000 EURO. Cad. CIRCA

E l’investimento? Considerando che i tablet si trovano ancora ammassati nei laboratori scolastici in attesa che qualcuno trovi un modo di usarli, forse non è il termine esatto.

Così come dopotutto non lo è la stessa parola “tablet”. “Sono voting machine, meglio chiamarle con il proprio nome”, dice il dirigente scolastico Luciano Giorgi dell’Istituto comprensivo Erasmo da Rotterdam di Cisliano, uno dei 60 istituti (50 comprensivi e 10 scuole superiori) che hanno avuto in dotazione le prime 1500 macchine convertite per l’utilizzo scolastico.

“Non sono tablet e la conformazione è poco funzionale per gli alunni” spiega con un eufemismo, alludendo alla struttura elefantiaca dell’apparecchio “ma soprattutto il touchscreen è poco responsivo.

Stiamo pensando a un utilizzo come registro elettronico per i professori, magari attaccando un mouse alla porta Usb…”. 

Un tablet con il mouse è un controsenso in termini, ma i professori sono disperatamente alla ricerca di soluzioni creative per sfruttare il “regalo” di Roberto Maroni e le provano tutte.

“Se hai qualche idea ben venga…” aggiunge Paolo Camassa, responsabile tecnico del Liceo Volta di Milano. “Il problema – dice – è soprattutto il touchscreen, bambini delle primarie hanno addirittura difficoltà a premere con sufficiente forza sullo schermo”. 

Lenti, goffi e pesanti. Con i loro 2kg di peso e le dimensioni di circa 25 cm per lato, “i tablet” di Maroni non sono certo oggettini portatili ma – ci scherza su Alfonso Iannice, vicepreside dell’Istituto comprensivo Buonarroti di Corsico – “alla fine non tutto il male vien per nuocere: sicuramente non ce li ruba nessuno ed è difficile per un bambino farli cadere.

I veri problemi – continua Iannice – sono il touchscreen e il sistema operativo Ubuntu. Dobbiamo cercare programmi compatibili e non possiamo fare lezioni pratiche su Windows”.

Ubuntu è un sistema operativo open source distribuito con licenza GNU GPL che “non è proprio l’ideale per un processore Intel Atom Z8300 come quello presente nella voting-machine di Smartmatic” dice un ingegnere dell’UE specializzato su queste macchine.

“Probabilmente lo scarso feedback tattile – mi spiega – è dovuto anche al driver non ottimizzato, chi ha pianificato l’utilizzo di Ubuntu su una piattaforma del genere ha commesso un grosso errore“. Nelle specifiche tecniche della macchina, alla voce OS, si consigliano infatti Windows 10 x86 e Android 5.1.

Ammesso che potessero servire nei referendum (1 ogni 10 anni), perchè ne hanno comprato 20000 di più.

E chi ha deciso di utilizzare Ubuntu?

In Regione un tecnico che ha chiesto l’anonimato spiega che nel capitolato d’appalto era stato richiesto di installare un software open source per non pagare eventuali licenze commerciali.

“Fatto sta che così, tra hardware e software, i tablet sono inutili per gli studenti” dico. “Perché non sono tablet – mi risponde il tecnico – tablet ce li avete chiamati voi della stampa, sono voting machine“. “In realtà tablet li ha chiamati Maroni”, facciamo notare “ma se sono voting machine e quindi inutilizzabili come semplici tablet, che ci fanno in una scuola?”, “non voglio entrare in discussioni politiche – taglia corto –, vedremo come risolvere il problema dopo un incontro con i dirigenti scolastici”.

L’incontro, nei piani, dovrebbe avvenire ai primi febbraio. Maroni ha infatti spiegato che l’attuale fornitura di tablet è una sperimentazione che durerà fino a gennaio, poi si farà il punto della situazione per distribuire le altre 20.000 che al momento si trovano nei magazzini di Smartmatic.

Quattromila dovrebbero invece restare in Regione per i referendum sulle fusioni dei piccoli comuni.

“Consegniamo queste voting machine a voi, affinché ci diciate come funzionano, cosa serve di più, che cosa fare” sono state le sue parole ai dirigenti scolastici durante la consegna. 

Visti i feedback è possibile anticipare le risposte: funzionano male, e difficilmente qualche accorgimento software cambierà la situazione.

Forse soltanto la sostituzione del sistema operativo potrebbe giovare un po’, ma vorrebbe dire sborsare altri soldi per le licenze (se non per l’OS, per gli applicativi).

Quelle macchine sono infatti il modello VIU-800 di Smartmatic e sono voting machine dotate di una stampante termica e utilizzate anche per la registrazione biometrica, con tanto di sensori preposti.

Insomma, non sono tablet. D’altronde se a nessun altro paese finora era venuto in mente di utilizzarli come tali un motivo ci sarà.

Far passare queste macchine come utili alle scuole sembrerebbe piuttosto una scusa per far accettare una decisione insensata come il voto elettronico. Tra l’altro l’utilizzo di tali dispositivi, che gli istituti dovranno restituire in caso di nuove votazioni, comporta un rapporto continuativo con la società Smartmatic, che dovrà tornare per installare il software adatto.

 

Gli 8 uomini più ricchi del mondo

Gli 8 uomini più ricchi del mondo? Valgono quanto la metà più povera del Pianeta Terra. Ecco i grandi risultati del neo liberismo, della globalizzazione e del regno del libero mercato. Un mercato veramente “libero” (perche liberamente si arricchiscono con metodi non proprio leciti), solo per pochissime persone al mondo, che hanno la possibilità di speculare su fatti e dati che i poveri mortali non conoscono e che sono la loro carne da cannone, in investimenti dove se loro guadagnano, miliardi di persone perdono. Perdono perchè al di sotto di questi DEI c’è il SISTEMA, il governo della grande finanza, una longa manus alle cui estremità c’è la politica e le banche. Da avanti in poi c’è chi alimenta la ricchezza di tutti quelli nominati, IL POPOLINO STUPIDO che arriva ad amare il suo BOIA, attraverso il lavaggio di cervello dei “media”.

 

8 come 3,6 miliardi di persone

8 come 3,6 miliardi di persone, così questo mondo può funzionare?

Ecco chi sono gli otto uomini più ricchi al mondo per patrimonio personale:

  1. Bill Gates: Usa, fondatore di Microsoft (patrimonio netto 75 miliardi di dollari)
  2. Amancio Ortega: Spagna, fondatoere di Inditex, proprietaria della catena Zara (patrimonio netto 67 miliardi di dollari)
  3. Warren Buffett: Usa, CEO e maggor azionista di Berkshire Hathaway (patrimonio netto 60.8 miliardi di dollari)
  4. Carlos Slim Helu: Messico, proprietario di Grupo Carso (patrimonio netto 50 miliardi di dollari)
  5. Jeff Bezos: Usa, fondatore presidente e Ceo di Amazon (patrimonio netto 45.2 miliardi di dollari)
  6. Mark Zuckerberg: Usa, presidente Ceo e co-fondatore di Facebook (patrimonio netto 44,6 miliardi di dollari)
  7. Larry Ellison: Usa, co-fondatore e Ceo di Oracle (patrimonio netto 43,6 miliardi di dollari)
  8. Michael Bloomberg: Usa, fondatore propietario e Ceo di Bloomberg LP (patrimonio netto 40 miliardi di dollari)

Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone. Ed è dal 2015 che l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%. L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Sono alcuni dei dati sulla disuguaglianza contenuti nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica Oxfam, diffusi alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera.

Un documento accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi: dallo stop alla concorrenza fiscale al ribasso fino al sostegno di modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto, ma anche la promozione dello sviluppo non solo in base al Pil, ma anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini.

Il dossier analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando sempre più. “Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza – spiega il rapporto – facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica”. Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno”.  Poi appunto c’è il caso limite: la metà più povera della popolazione mondiale possiede le stesse risorse che sono a disposizione degli 8 miliardari più ricchi del pianeta. Per la rivista Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg.

I DATI MONDIALI – Sono passati quattro anni da quando il Forum Economico Mondiale ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale. Eppure, da allora, nonostante i leader mondiali abbiano sottoscritto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quello di riduzione della disuguaglianza, il divario tra i ricchi e il resto dell’umanità si è allargato. Secondo le nuove stime, la metà più povera del pianeta, lo è ancora di più rispetto al passato. Così nel biennio 2015/2016 dieci tra le più grandi multinazionali hanno realizzato complessivamente profitti superiori a quanto raccolto dalle casse di 180 Paesi del pianeta. Il divario, però, ha radici più profonde. Sette persone su dieci vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto. Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse “guadagna in un anno tanto quanto 10mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam.

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