MILAN: L’ennesima ombra sull’imprenditore e politico Berlusconi

Certo che per uno come me che è tifosissimo del Milan, che votava PD e da parecchi anni vota ed è attivista Certificato del Movimento 5 Stelle, SIAMO IN PIENO CONFLITTO D’INTERESSI. 

MILAN: L’ennesima ombra sull’imprenditore e politico Berlusconi. Per quasi 25 anni mi sono alienato, non facendo l’equivalenza BERLUSCONI = MILAN, aiutandomi col pensiero che il Milan esisteva prima del NANO e continuerà ad esistere dopo il NANO.

Dopo aver visto SPOLPARE IL MIO MILAN negli ultimi 6 anni, pensavo che finalmente potevo tornare “normale” e tifare Milan e osteggiare il Berlusca.

Ma questo è come la gramigna, tutto quello che tocca rimane inquinato dai suoi geni e questa storia LO CONFERMA IN PIENO.

“Corriere della Sera Tutti i diritti sono del gruppo di cui fa parte”

Siamo a Shenzhen nel sud della Cina, 10 milioni di abitanti a ridosso di Hong Kong.

                                                                         

Ci sono un imprenditore, due banche e un tribunale: il cinese è titolare di una holding insolvente, le banche creditrici gli hanno fatto causa e il tribunale ha stabilito che, per saldare i debiti, il patrimonio della holding vada all’asta. Una storiella orientale apparentemente insignificante se il cinese con il patrimonio all’asta su Taobao (eBay cinese) non fosse Yonghong Li, l’imprenditore che ha pagato 740 milioni alla Fininvest per comprarsi il Milan.

L’ordine è arrivato dal tribunale del distretto di Futian: «Vendete all’asta il 2 febbraio» (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche.
 
Pochi giorni fa, inoltre, la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha comunicato l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding che si chiama «Shenzhen Jie Ande»: ha tenuto nascoste per mesi la sentenza e l’insolvenza.
IL DOCUMENTO+

Il Milan e la cassaforte vuota

In sostanza, mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere residente dal ’94 a Hong Kong chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi.

Ma molto riservato. La sua credibilità, storia e consistenza patrimoniale l’ha riassunta in un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, anche di recente, senza modifiche. Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande.

Occhio alle date: quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Parte immediato il ricorso della holding Jie Ande. Intanto a Milano, il 13 aprile 2017, il cinese di Hong Kong chiude con Fininvest (600 milioni di plusvalenza consolidata) l’acquisto da 740 milioni del Milan, dopo aver fatto «girare» centinaia di milioni off-shore e con un prestito da 300 milioni (a tassi fino all’11% con scadenza 15 ottobre prossimo) del fondo americano Elliott.

Le credenziali? Tutto ok

A metà maggio, dall’altra parte del mondo, il tribunale respinge il ricorso della holding di Li (gestita da un prestanome) confermando la vendita coattiva a favore della Banca Jiangsu. A default conclamato a Shenzhen, il nuovo proprietario del Milan presenta a giugno in Lega Calcio le credenziali su onorabilità e solidità. Tutto a posto. Il Milan è iscritto al campionato, e parte una faraonica campagna acquisti da 200 milioni.

Chiesta la liquidazione per bancarotta

Sotto Natale, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio l’asta di giudiziale. Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande. Nel frattempo dall’Italia lo avvisano delle notizie di presunte inchieste per riciclaggio, poi smentite, sulla compravendita del Milan. Li rompe il silenzio e garantisce che tutto si è svolto «con la massima trasparenza, regolarità e correttezza». A Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu. A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso «i soldi sono arrivati» e Li «ha rispettato tutti gli impegni».

L’operazione impossibile

«Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l’operazione», scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia. Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato? E può un oscuro finanziere, sconosciuto in Cina e altrove, che mai si è occupato di calcio neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi “gioielli” una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in un’operazione da un miliardo (campagna acquisti e aumenti di capitali compresi)? Non bisogna essere un banchiere della Rothschild per rispondere che non e’ possibile. Eppure lui ce l’ha fatta, con la Rothschild come consulente. E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlusconi.

 

I tre volti di Mister Li

A questo punto i casi sono tre: 1) Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i debiti perché è distratto; 2) Ha fregato tutti ed è un mitomane; 3) Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi; 4) l’importante è che il Milan non finisca su Taobao.

“Corriere della Sera Tutti i diritti sono del gruppo di cui fa parte”

Io sondaggio, Tu sondaggi, Lui sondaggia, Noi sondaggiamo, Voi sondaggiate, Loro sondaggiano.

Io sondaggio. Oggi è la ricorrenza di San Sondaggio, SOLDATO DI RARA POTENZA, CAPACE DI MANIPOLARE LE MENTI DEBOLI, FACENDO PASSARE PER COSA BUONA E DA SEGUIRE I NUMERI E NON LE IDEE, I PROGRAMMI E L’ONESTA’ DELLA POLITICA. L’unica cosa buona che ha l’Italia e che sono vietati da oggi fino alle elezioni. Alleluia.

La realtà è che sul territorio ci sono il 40 – 45% di persone (tra Indecisi e chi non vuole votare) e non ci sono sondaggi che tengono con una massa così grande di voti UTILI.

NOI ATTIVISTI E SIMPATIZZANTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE CHI VOGLIAMO ESSERE. La categoria 1 o la 2?

Io sondaggio. Oggi è la ricorrenza di San Sondaggio. Da oggi non è più possibile pubblicare sondaggi elettorali fino al voto del 4 marzo prossimo.

Questo non vuol dire che i sondaggi non vengano più realizzati, solo che non possono essere resi pubblici: si possono leggere in privato (i partiti ovviamente continuano a farlo), ma non possono essere resi noti a tutti.

Si possono continuare a citare invece i dati già noti, come quelli pubblicati ieri.

Ma i sondaggi elettorali quanto sono affidabili per prevedere il risultato delle urne? 

SECONDO ME NO,  o meglio, secondo me i risultati delle elezioni potrebbero subire modifiche MOLTO GRANDI.

La differenza la possono fare 2 tipi di cittadini italiani:

  1. QUELLI CHE HANNO SCELTO PER CHI VOTARE
  2. QUELLI CHE HANNO SCELTO PER CHI VOTARE MA CERCANO IN 2 SETTIMANE DI ATTIVISMO SFRENATO DI CONVINCERE GLI INDECISI E CHI NON VUOLE VOTARE.

NOI ATTIVISTI E SIMPATIZZANTI DEL MOVIMENTO 5 STELLE CHI VOGLIAMO ESSERE. La categoria 1 o la 2?

POCHE CHIACCHIERE, ABBIAMO 2 SETTIMANE PER FARE LA DIFFERENZA

VOGLIAMO ESSERE QUESTI?

 

 

 

 

 

 

 

 


O QUEST’ALTRI?

Adriano Celentano: “Sgarbis e il mondo dei dementi”

Adriano Celentano: “Sgarbis e il mondo dei dementi”

“Urlatore” – L’ultima scenata del critico-candidato
 

Lettera aperta di Adriano Celentano a Sgarbi

In questa “fiera elettorale”, dove tutto si vende a buon mercato e chiunque è pronto a svenarsi per qualche voto in più, non poteva mancare un “urlatore” come Sgarbis che, nonostante la sua dialettica, davvero invidiabile specie quando ci guida lungo i sentieri dell’ARTE, spesso poi si perde a causa di quel suo carattere di MERDA.

Carattere che lo sprofonda come un macigno nel mondo dei DEMENTI.

Ma può un critico d’Arte essere un DEMENTE e al tempo stesso parlare bene come sai parlare tu quando la ragione non ti abbandona?…”. L’altra sera a Piazza pulita hai davvero oltrepassato il limite.

Quel limite che forse tu non hai mai avuto e senza il quale il “gioco” non ha alcun senso. E il tuo, di gioco, è sempre la stessa noiosa canzone: “Fascista, fascista, fascista”, con una nota in più stavolta, quella dello stronzo che più di tutti ti appartiene e tu, ingiustamente, l’hai rivolta a uno come Formigli, che invece dovresti ringraziare per il grande impegno che ci mette al servizio dei cittadini.

Quel servizio sulle baby gang che tu hai tanto criticato è stato una vera e propria mano santa al servizio dell’informazione.

Ci ha fatto capire fino a che punto lo STATO italiano se ne sbatte le PALLE dei cittadini. Fra poco, le armi a quei ragazzini che picchiano e uccidono senza una ragione arriveranno direttamente da Palazzo Chigi. E gli elettori, quelli che ancora non si sa per chi andranno a votare, ma andranno, lo stanno capendo grazie a uomini come Formigli. E tu gli dai dello stronzo?

Eh no, Sgarbis, lo stronzo sei tu. Formigli rischia la vita in Siria e tu, come se niente fosse, gli dai dello stronzo? Non avendo alcun rispetto non solo per quello che fa, ma per tutti quelli a cui sta a cuore la VERITÀ. E tu invece cosa fai: mentre lui è sotto i bombardamenti per cercare di raccontare agli italiani a che punto è la fine del mondo, gli dai dello stronzo?

E insisti: alzi la voce perché pensi che il volume del tuo rancoroso sbraitare possa convincere qualcuno, specie quando poi dici cazzate come quella che hai detto su Di Maio: “Allarme!!! A Di Maio è sfuggito un congiuntivo, non può diventare Presidente del Consiglio, è pericoloso”.

Ma quando l’hai pensata questa? È chiaro e lo sanno tutti, io sono un GRILLINO fin dalla prima ora, ma proprio per questo penso che a volte è meglio perderlo, un “congiuntivo”. Solo così si riesce a fare una squadra di governo come io credo che Luigi Di Maio abbia fatto.

Ma tu, Sgarbis, non puoi capire. Fra l’altro ti avverto e lo dico per il tuo bene: ancora un paio di alzate come quella che hai fatto a Piazza pulita e la tv per te rimarrà un lontano ricordo… nessuno più ti inviterà. Fra l’altro, così facendo, fai del male anche alla destra. Che, a parte te, non mi sembra si comporti male.

 

Lega e Forza Italia comprano 24 mila mattoni per 50 milioni

Referendum Lombardia, i tablet per il voto inutilizzabili per gli alunni: “Sono voting machine e pesano due chili”. 50 MILIONI BUTTATI NEL CESSO.

ECCO GLI SPRECHI DEGLI INCOMPETENTI INFORMATICI MA GRANDI COMPETENTI NELLO SPENDERE 50 MILIONI PER OGGETTI INUTILIZZABILI. Quante cose si potevano comprare con 50 milioni? CIRCA 1.250.000 TABLET.

Un tablet di ultima generazione acquistato direttamente in Cina e presentandosi con 50 milioni d’investimento, costa tra i 35-40 euro.  Fatevi 2 conti e scoprirete a quanti studenti sarebbe andato un tablet con sistema Android. 

CIRCA 1.250.000 TABLET – INVECE CI RITROVIAMO UNA MONTAGNA DI “MATTONI INUTILIZZABILI”.

NON E’ FINITA QUI, SOLO 4000 BASTAVANO PER FARE I REFERENDUM (MA QUANTI REFERENDUM PENSANO DI FARE IN LOMBARDIA? 1 AL GIORNO?

PERCHE’ COMPRARE 20000 MATTONI IN PIU’??, PERCHE’ QUESTI SONO MATTONI LIMITATISSIMI E INGOMBRANTI.

IGNORANZA O MALAFEDE? – “È un investimento, non una spesa perché i tablet rimarranno in dotazione alle scuole come strumento didattico” aveva detto Roberto Maroni presentando le “voting machine” fornite dalla società Smartmatic. 

In realtà una spesa lo è sicuramente stata, visto che i 24.000 tablet sono costati 23 milioni di euro, a cui vanno aggiunti gli stipendi dei 7000 assistenti digitali formati appositamente che, insieme ai soldi spesi per la campagna e per gli agenti ai seggi, fanno un totale di circa 50 milioni di euro, cioè quasi il quadruplo di quanto speso dal collega Zaia per il referendum in Veneto col vecchio metodo carta e matita.

Questo è un Voting Machine, non un Tablet. Quanti referendum pensavate di fare? 1 al giorno? COSTO 1000 EURO. Cad. CIRCA

E l’investimento? Considerando che i tablet si trovano ancora ammassati nei laboratori scolastici in attesa che qualcuno trovi un modo di usarli, forse non è il termine esatto.

Così come dopotutto non lo è la stessa parola “tablet”. “Sono voting machine, meglio chiamarle con il proprio nome”, dice il dirigente scolastico Luciano Giorgi dell’Istituto comprensivo Erasmo da Rotterdam di Cisliano, uno dei 60 istituti (50 comprensivi e 10 scuole superiori) che hanno avuto in dotazione le prime 1500 macchine convertite per l’utilizzo scolastico.

“Non sono tablet e la conformazione è poco funzionale per gli alunni” spiega con un eufemismo, alludendo alla struttura elefantiaca dell’apparecchio “ma soprattutto il touchscreen è poco responsivo.

Stiamo pensando a un utilizzo come registro elettronico per i professori, magari attaccando un mouse alla porta Usb…”. 

Un tablet con il mouse è un controsenso in termini, ma i professori sono disperatamente alla ricerca di soluzioni creative per sfruttare il “regalo” di Roberto Maroni e le provano tutte.

“Se hai qualche idea ben venga…” aggiunge Paolo Camassa, responsabile tecnico del Liceo Volta di Milano. “Il problema – dice – è soprattutto il touchscreen, bambini delle primarie hanno addirittura difficoltà a premere con sufficiente forza sullo schermo”. 

Lenti, goffi e pesanti. Con i loro 2kg di peso e le dimensioni di circa 25 cm per lato, “i tablet” di Maroni non sono certo oggettini portatili ma – ci scherza su Alfonso Iannice, vicepreside dell’Istituto comprensivo Buonarroti di Corsico – “alla fine non tutto il male vien per nuocere: sicuramente non ce li ruba nessuno ed è difficile per un bambino farli cadere.

I veri problemi – continua Iannice – sono il touchscreen e il sistema operativo Ubuntu. Dobbiamo cercare programmi compatibili e non possiamo fare lezioni pratiche su Windows”.

Ubuntu è un sistema operativo open source distribuito con licenza GNU GPL che “non è proprio l’ideale per un processore Intel Atom Z8300 come quello presente nella voting-machine di Smartmatic” dice un ingegnere dell’UE specializzato su queste macchine.

“Probabilmente lo scarso feedback tattile – mi spiega – è dovuto anche al driver non ottimizzato, chi ha pianificato l’utilizzo di Ubuntu su una piattaforma del genere ha commesso un grosso errore“. Nelle specifiche tecniche della macchina, alla voce OS, si consigliano infatti Windows 10 x86 e Android 5.1.

Ammesso che potessero servire nei referendum (1 ogni 10 anni), perchè ne hanno comprato 20000 di più.

E chi ha deciso di utilizzare Ubuntu?

In Regione un tecnico che ha chiesto l’anonimato spiega che nel capitolato d’appalto era stato richiesto di installare un software open source per non pagare eventuali licenze commerciali.

“Fatto sta che così, tra hardware e software, i tablet sono inutili per gli studenti” dico. “Perché non sono tablet – mi risponde il tecnico – tablet ce li avete chiamati voi della stampa, sono voting machine“. “In realtà tablet li ha chiamati Maroni”, facciamo notare “ma se sono voting machine e quindi inutilizzabili come semplici tablet, che ci fanno in una scuola?”, “non voglio entrare in discussioni politiche – taglia corto –, vedremo come risolvere il problema dopo un incontro con i dirigenti scolastici”.

L’incontro, nei piani, dovrebbe avvenire ai primi febbraio. Maroni ha infatti spiegato che l’attuale fornitura di tablet è una sperimentazione che durerà fino a gennaio, poi si farà il punto della situazione per distribuire le altre 20.000 che al momento si trovano nei magazzini di Smartmatic.

Quattromila dovrebbero invece restare in Regione per i referendum sulle fusioni dei piccoli comuni.

“Consegniamo queste voting machine a voi, affinché ci diciate come funzionano, cosa serve di più, che cosa fare” sono state le sue parole ai dirigenti scolastici durante la consegna. 

Visti i feedback è possibile anticipare le risposte: funzionano male, e difficilmente qualche accorgimento software cambierà la situazione.

Forse soltanto la sostituzione del sistema operativo potrebbe giovare un po’, ma vorrebbe dire sborsare altri soldi per le licenze (se non per l’OS, per gli applicativi).

Quelle macchine sono infatti il modello VIU-800 di Smartmatic e sono voting machine dotate di una stampante termica e utilizzate anche per la registrazione biometrica, con tanto di sensori preposti.

Insomma, non sono tablet. D’altronde se a nessun altro paese finora era venuto in mente di utilizzarli come tali un motivo ci sarà.

Far passare queste macchine come utili alle scuole sembrerebbe piuttosto una scusa per far accettare una decisione insensata come il voto elettronico. Tra l’altro l’utilizzo di tali dispositivi, che gli istituti dovranno restituire in caso di nuove votazioni, comporta un rapporto continuativo con la società Smartmatic, che dovrà tornare per installare il software adatto.

 

Poco Facebook, TANTO contatto diretto. E’ l’unica ricetta.

Poco Facebook, tanto contatto diretto. Lo fanno Di Maio, Di Battista e tanti altri, perchè noi no? E’ l’unica ricetta per farci fare quel salto DECISIVO. Ogni occasione deve essere sfruttata per convincere un indeciso o uno che non vota. NON CI SONO ALTERNATIVE.

Poco Facebook, tanto contatto diretto, lo fanno Di Maio, Di Battista e tanti altri, perchè noi no?

Giuseppe Pompili – Attivista Certificato

E’ inutile nasconderlo: il 4 Marzo sarà il momento in cui i cittadini italiani potranno presentare il conto ai partiti e alla politica.

Sarà il momento nel quale ogni italiano potrà esprimere il proprio dissenso verso i politici e i partiti che hanno portato in circa 20 anni lì’Italia al disastro economico, sociale, produttivo ed etico nel quale si trova.

Sarà il momento in cui poter esprimere un vero e proprio verdetto di condanna, senza appello, verso i ladri, verso le caste, verso gli affaristi, verso i corrotti, verso i lobbisti e i mafiosi che hanno occupato le poltrone nazionali, facendo soltanto i loro interessi personali e riducendo la gente alla povertà come mai era successo prima.

Ricordiamoci il 4 Marzo di non dare alcuna ulteriore possibilità a chi ha tradito la Costituzione e la Repubblica di poter tornare a sedersi in Parlamento e al Governo e che oggi pretenderebbe di ripetere il disastro a suon di promesse elettorali mai mantenute indirizzate a cittadini che loro stessi dimostrano di ritenere incapaci di giudicare ritenendoli sottosviluppati intellettualmente.

Andiamo tutti a votare, convincere a votare per cambiare e diamo il nostro consenso a chi non ha mai avuto a che fare con questa politica fino ad oggi, a chi ha le mani pulite per davvero, a chi non racconta favole e crede nella Democrazia e nella Costituzione: IL MOVIMENTO 5 STELLE

 

 

Grande discorso di Di Maio all’incontro con gli imprenditori marchigiani.

Grande discorso di Di Maio all’incontro con gli imprenditori marchigiani.

Poco Facebook, tanto contatto diretto. Lo fanno Di Maio, Di Battista e tanti altri, perchè noi no? 

Grande discorso di Di Maio all’incontro con gli imprenditori marchigiani.

                                                                         

E’ inutile nasconderlo: il 4 Marzo sarà il momento in cui i cittadini italiani potranno presentare il conto ai partiti e alla politica.

Sarà il momento nel quale ogni italiano potrà esprimere il proprio dissenso verso i politici e i partiti che hanno portato in circa 20 anni lì’Italia al disastro economico, sociale, produttivo ed etico nel quale si trova.

Sarà il momento in cui poter esprimere un vero e proprio verdetto di condanna, senza appello, verso i ladri, verso le caste, verso gli affaristi, verso i corrotti, verso i lobbisti e i mafiosi che hanno occupato le poltrone nazionali, facendo soltanto i loro interessi personali e riducendo la gente alla povertà come mai era successo prima.

Ricordiamoci il 4 Marzo di non dare alcuna ulteriore possibilità a chi ha tradito la Costituzione e la Repubblica di poter tornare a sedersi in Parlamento e al Governo e che oggi pretenderebbe di ripetere il disastro a suon di promesse elettorali mai mantenute indirizzate a cittadini che loro stessi dimostrano di ritenere incapaci di giudicare ritenendoli sottosviluppati intellettualmente.

Andiamo tutti a votare, convincere a votare per cambiare e diamo il nostro consenso a chi non ha mai avuto a che fare con questa politica fino ad oggi, a chi ha le mani pulite per davvero, a chi non racconta favole e crede nella Democrazia e nella Costituzione: IL MOVIMENTO 5 STELLE

 

 

4 Marzo, è arrivato il tempo del MASSIMO impegno.

4 Marzo, è arrivato il tempo del MASSIMO impegno. Basta limitarsi a postare solo su Facebook o su altri social, ora le cose diventano estremamente serie. Ci sono gli indecisi e chi non vota e con loro dobbiamo assolutamente parlare. L’impegno fa il risultato, POI NON CI SARANNO SCUSE.

 

Cari amici e cari italiani, non pensiamo che questa sia la solita campagna elettorale e le solite elezioni.

In queste elezioni il popolo italiano si deve ricordare CHIARAMENTE, che le elezioni politiche non sono una prassi che a molti rompe anche le scatole rispettare.

Se il popolo italiano ha sempre affrontato le elezioni, avendo in testa i soliti luoghi comuni, si sbaglia.

Il 30-40% degli Italiani è indeciso su cosa votare. Tra questi la maggior parte è però decisa a non votare affatto e in questi casi le scuse che vengono avanzate sono a volte esilaranti.

Tra chi ha interpretato la politica come una religione e quindi “non crede” e chi invece non trova più la tessera elettorale, alcuni Italiani sono riusciti a inventare delle spiegazioni che sono al limite dell’assurdo.

QUANDO ANDIAMO A PARLARE CON LE PERSONE, le migliori scuse che i cittadini espongono ad amici e parenti per giustificare la tessera elettorale vuota. ECCO LA CLASSIFICA e le possibili risposte da dare: 

1) Non ci credo più ormai!

L’abbiamo sentita tutti almeno una volta nella vita, pronunciata dall’amico che ha deciso di votarsi ad una nuova religione: l’astensione!
La domanda da fare a questo punto sarebbe: non credi più in cosa?

Di certo non andare a votare non potrà portare alcun giovamento allo Stato o al società in cui si vive, ma lui comunque vi dirà che non crede e che non si recherà alle urne.

2) Non mi è mai arrivata la tessera elettorale

 

Sembra assurda, forse la più assurda della lista, ma vi giuro di aver sentito questa spiegazione personalmente e di essere rimasto allibito per la sua assurdità.
La persona in questione affermava di non aver mai ricevuto la tessera elettorale a casa e quindi di essere impossibilitata a votare.

Il sopruso, compiuto da Poste Italiane e dal Governo, andava avanti da ben 6 anni e lui non sapeva come rimediare a questa incredibile congiura contro la sua persona.

Di certo non sarà mai incappato nel nostro articolo Tessera elettorale: come rinnovarla o chiedere il duplicato, ma forse mi avrebbe risposto che per una congiura di Telecom non ha ancora la possibilità di accedere ad internet.

3) Tanto non cambia nulla

 

4) Non mi interessa

La classica frase che si pronuncia quando ti bussano alla porta di casa per proporti l’ultimo modello di folletto. 
Del resto è giusto che non ti interessi in che modo viene amministrato il Paese in cui vivi, di chi sia al governo e quali piani ha per il futuro dell’Italia e del tuo futuro.

5) Ma è bel tempo!

Questa scusa è molto stagionale e viene usata soprattutto quando si vota verso l’inizio dell’estate. Chi si astiene, nelle belle giornate assolate ed afose di inizio estate, non riesce a trovare mai tempo per recarsi alle urne.

Del resto i seggi sono aperti solo dalle 7:00 alle 22:30, come riuscire a trovare un momento libero per recarsi dietro casa e mettere una crocetta? Un’impresa davvero impossibile!

6) È uno spreco di soldi

 
Arriviamo adesso al genio della finanza, che decide di non partecipare alle votazioni dal momento che per organizzarle si sono spesi troppi soldi. In linea di principio potrebbe anche essere condivisibile, difatti i costi potrebbero essere abbattuti accorpando le votazioni.

7) Forse vado, non so, vedo bene, mi informo

L’indeciso cronico, che non saprà mai cosa fare, non saprà come muoversi, ma alla fine una decisione la prenderà: l’astensione.
L’elettore indeciso tergiversa fino alla fine, non sa come muoversi, quale candidato scegliere, se votare questo o quello e infine decide di non recarsi alle urne, tanto alla fine “non cambia nulla”.

8) Non ci capisco nulla, bisogna essere degli specialisti

Non è sufficiente informarsi, leggere il testo della proposta o i programmi elettorali dei candidati, si deve essere degli specialisti in materia. Va bene che durante le elezioni si sentono tutti dei grandi costituzionalisti ed esperti di politica, ma non votare perché non si dei professori della materia è un po’ troppo.

9) Non mi sento rappresentato

È questa l’unica scusa degna di essere apprezzata, dal momento che in molti casi ci troviamo a votare il “meno peggio”. L’astensioni in questi casi viene praticata come uno strumento di ribellione e un segnale alla classe dirigente per cambiare il modo di operare.

Bisogna però dire che tra due candidati ci sarà sempre uno con un programma migliore di un altro e da decenni ormai questo metodo non porta alcun tipo di cambiamento.
Si pensi solo che lo slogan del 1976 della DC fu: Turatevi il naso ma votate Dc.    E la gente lo fece come tante pecorelle alla pecorina.

10) Vado contro i poteri forti e non voto

Un modo molto simile di vedere la questione voto al tipo di astensione di cui abbiamo parlato prima, un grido contro un potere che non rappresenta i cittadini. 
Anche in questo caso però i poteri forti non cambiano di una virgola e le rivoluzione sarà fallita.

Che poi come si dovrebbe contrastare i “poteri forti” se non votando un candidato scomodo, qualcuno che tutta la classe politica non ama?

11) Tanto sono tutti uguali.

Anche questa una delle più gettonate, strano che per dire che sono tutti uguali, bisogna conoscerli tutti, ed è un’impresa NON DA POCO.

Se poi al profondo conoscitore della politica, delle idee, delle iniziative, dei nomi, delle leggi fatte o non fatte, dei problemi di pensioni o quant’altro, GLI FAI UNA DOMANDA su questi temi, scopri che è all’oscuro della maggior parte delle cose. Se è un furbo corre subito alla busta n°3 ” TANTO NON CAMBIA NULLA”.

 

Si vota anche all’estero. SONO 5 MILIONI DI CONNAZIONALI.

URGENTISSIMO  Si vota anche all’estero.  SONO 5 MILIONI I NOSTRI CONNAZIONALI.  I TEMPI SONO PIU’ BREVI.  Contattiamo i nostri connazionali, ISCRIVIAMOCI NEI LORO GRUPPI e comunichiamo con loro.

Al Referendum, i nostri avversari sono andati perfino in giro per il mondo e hanno fatto pure la furbata dei nomi dei residenti all’estero che avevano solo loro e scrissero a loro direttamente, a SPESE NOSTRE.

Ora dobbiamo impegnarci di più, dobbiamo iscriverci nei loro gruppi (io l’ho già fatto ) e cominciamo a condividere con loro la necessita di votare M5S.

Facciamo capire loro il nostro programma e ed i motivi per scegliere il Movimento 5 stelle.

Facciamo conoscere loro l’incredibile situazione politica in cui versa il LORO Paese, in mano alle solite facce e partiti.

Riporto di seguito l’elenco dei gruppi. BASTA CLICCARE SUL NOME:

QUESTO E’ UN MESSAGGIO STANDARD CHE USO PER FARMI ACCETTARE.

 

 

 

 

Svelati i programmi di F.I. Lega e PD, fare un albero di Natale bello.

Svelati i programmi di F.I. Lega e PD, fare un albero di Natale bello. I restanti 364 giorni li userebbero per distruggere ulteriormente questo paese.

Impazza la ridicola gazzarra contro l’albero di Natale di Roma e si dimentica che abbiamo 10 milioni e mezzo di poveri in Italia.

L'albero di Natale di Berlino

L’albero di Natale di Berlino

L’albero di Natale di Roma, le luci sono a basso consumo e l’abete, alto 21 metri e abbellito con oltre 600 sfere e tremila metri di luci a led, è certificato FSC (Forest Stewardship Council) e quindi è anche conforme ai più rigorosi standard ambientali. Capisco che gli italiani non interessa ragionare proiettati nel futuro, MA TANT’E’.

Dopo l’ennesima e strumentale “risarella che colpisce i rosiconi” sull’albero di Natale che è stato piazzato e addobbato a Roma, in Piazza Venezia, è intervenuta la sindaca Virginia Raggi. Con un post sul suo profilo Facebook la prima cittadina difende il Natale della Capitale, sottolineando che decorazioni e luci sono all’insegna della “sostenibilita’”, “semplicità e raffinatezza”, come per il tradizionale albero di Natale in piazza Venezia. Albero che anche quest’anno non è piaciuto ai romani che lo hanno ribattezzato “spelacchio” sui social, ironizzando anche sulle scarse luminarie per le vie del centro.

Virginia Raggi: “Roma si prepara per le feste di Natale: sarà un periodo ricco di iniziative e sorprese per i cittadini e i turisti che trascorreranno parte delle loro vacanze tra le nostre bellezze storiche e architettoniche. 
Ieri, come tradizione, abbiamo inaugurato luci e decorazioni.

Abbiamo acceso le luci dell’albero in piazza Venezia e, contemporaneamente, chilometri di luminarie lungo tutta la città: via del Corso, piazza del Popolo e le altre piazze storiche del centro. Quest’anno, inoltre, abbiamo voluto illuminare tante strade anche in tutti i municipi della città: un albero per ognuno delle piccole 15 città che compongono Roma.

L’illuminazione é stata realizzata grazie alla sponsorizzazione di Acea. Mentre tutte le operazioni di montaggio e smontaggio sono espletate dal personale del Servizio Giardini.

Vogliamo che sia anche un Natale all’insegna della sostenibilità. Per questo le luci sono a basso consumo e l’abete, alto 21 metri e abbellito con oltre 600 sfere e tremila metri di luci a led, è certificato FSC (Forest Stewardship Council) e quindi è anche conforme ai più rigorosi standard ambientali e addobbato con semplicità e raffinatezza.”

Ma aggiungo io, come attivista mi informo SEMPRE prima di parlare e ho controllato l’albero fatto dalla nazione e dalla città più ricca d’ Europa, LA GERMANIA E BERLINO. 

MA GUARDA CHE SORPRESA!!!!!!!!!!!!!

ECCO LE FOTO ED IL VIDEO CHE HO FATTO. Siete pregati di confrontare e commentare.

                                                                                             

PD condanna i vaccini: “I cittadini sono stati “sacrificati”.

PD condanna i vaccini. ECCO IL PENSIERO CHE FINO A 4 GIORNI FA AVEVA IL PD SUI VACCINI, ECCO LE ALLUCINANTI PROVE. Il PD presenta una legge che condanna i morti dei vaccini, istituendo addirittura 1 giorno di “FESTA NAZIONALE”.

PD condanna i vaccini, ecco l’atroce LEGGE, la potete leggere tutta, non è rinnegabile, è la numero 1023.  Il M5S NON E’ CONTRO I VACCINI, Noi non siamo contro i vaccini, noi chiediamo una commissione libera di cui si conoscono i componenti che facciano degli incontri televisivi che permettano ai cittadini di capire la realtà delle cose. 

LA GENTE DEVE SAPERE COS’E’ UN VACCINO E QUALI RISCHI SI CORRONO “SE MI VACCINO” O “SE NON MI VACCINO”. 

E’ COSI’ DIFFICILE CAPIRE UNA COSA SEMPLICE COME QUESTA?

PD condanna i vaccini

                                   La realtà e che il PD fino a 4 giorni fa pensava altre cose sui vaccini.

Le immani stupidaggini che un partito eternamente diviso e senza una chiara identità ne politica ne ideologica, ha seminato tante stronzate ed incapacità a governare cose che sono “MINE POLITICHE”.

Siccome ne hanno sotterrate talmente tante, ogni tanto qualcuna esplode e da luogo ad arresti, avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e condanne. UN PARTITO VERAMENTE AFFIDABILE. non cambiano mai.

Certo che un’autogol così clamoroso non si era MAI visto al PD, eh si che loro sono dei maestri nelle figure di merda. Ebbene hanno superato se stessi. 

Mi direte: “E cosa avranno mai fatto stavolta?”  Nulla se non fosse che in questi giorni in cui Renzi da un ordine perentorio ai suoi “sottoposti” e cioè: “ATTACCARE IL M5S SUI VACCINI, QUESTI DOVRANNO ESSERE LA LORO BANCA ETRURIA”,  peccato, peccato,quasi mi fà pena e tenerezza dove arrivi la sua incapacità, ma è proprio sfiga penso io. MA NON SI VANNO a scordare di aver presentato una PROPOSTA DI LEGGE “particolare” e fate bene attenzione a quello che c’è scritto. ALLUCINANTE.   

 

PD e Vaccini.

PD e i Vaccini. Siamo governati da pazzi, ora è certo.

PD e i Vaccini. Siamo governati da pazzi, ora è certo. Giovanni Burtone, una delle migliaia di mine inesplose sul terreno politico del PD.

PD e i Vaccini. Siamo governati da pazzi, ora è certo. Non si spiega altrimenti che soprattutto il PD attaccano a testa bassa il M5S su tutto e FANNO DELLE INCREDIBILI FIGURE DI MERDA.

Catanese, 59 anni, con quattro legislature alle spalle, frequenta e sente spesso “il presidente”. Che conosce da più di 30 anni. Adesso in tanti lo inseguono, sperando magari di essere introdotti e poter parlare con Mattarella. CHI E’ COSTUI?? è Giovanni Burtone, una delle migliaia di mine inesplose sul terreno politico del PD. Siccome ne hanno sotterrate talmente tante, ogni tanto qualcuna esplode e da luogo ad arresti, avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e condanne. UN PARTITO VERAMENTE AFFIDABILE. non cambiano mai.

PD e i Vaccini. Siamo governati da pazzi, ora è certo.

Giovanni Burtone – Il genio del PD

E’ colui che ha SPEZZATO LE RENI A RENZI, al PD e a tutte le forze politiche che percorrono le strade, anche più IGNOTE E PERICOLOSE, per tentare di fare del male al M5S.

Certo che un’autogol così clamoroso non si era MAI visto al PD, eh si che loro sono dei maestri nelle figure di merda. Ebbene hanno superato se stessi. 

Mi direte: “E cosa avranno mai fatto stavolta?”  Nulla se non fosse che in questi giorni in cui Renzi da un ordine perentorio ai suoi “sottoposti” e cioè: “ATTACCARE IL M5S SUI VACCINI, QUESTI DOVRANNO ESSERE LA LORO BANCA ETRURIA”,  peccato, peccato,quasi mi fà pena e tenerezza dove arrivi la sua incapacità, ma è proprio sfiga penso io. MA NON SI VANNO a scordare di aver presentato una PROPOSTA DI LEGGE “particolare” e fate bene attenzione a quello che c’è scritto. ALLUCINANTE.   

                        ALLUCINANTE E FOLLE

PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa del deputato BURTONE
Istituzione della Giornata in ricordo delle persone decedute o rese disabili a causa di vaccinazioni
Presentata il 21 maggio 2013      
     Onorevoli Colleghi! Con la legge 25 febbraio 1992, n. 210, il Parlamento ha ritenuto di dover riconoscere un indennizzo a coloro che, a causa della somministrazione di vaccinazioni obbligatorie, hanno perso la vita o sono rimasti lesi in modo irreversibile e permanente.
      Con la successiva legge 29 ottobre 2005, n. 229, il Parlamento ha inteso riconoscere un ulteriore indennizzo a coloro che, sacrificando la loro vita, hanno contribuito alla tutela della salute pubblica.
      Non dimentichiamo, infatti, che queste vittime sono state o sono nella maggior parte dei casi bambini, «usati legittimamente» per preservare la salute della collettività. Sono vittime le cui famiglie sono state tenute all’oscuro del rischio reale in cui i loro cari sarebbero incorsi. Sono cittadini ai quali il diritto ad avere una vita normale è stato negato per tutelare il bene supremo della salute.
      Ricordiamoci, inoltre, che se i danneggiati dalla somministrazione di vaccini si trovano in questa situazione la colpa è da ricercare in chi ha compiuto una valutazione degli interessi collettivi al limite di quelle che sono state denominate le «scelte tragiche del diritto». Essi sono stati le vittime preventivabili in astratto di tali scelte, perché statisticamente rilevato. La stessa Corte costituzionale ha considerato i danneggiati dalla somministrazione di vaccini «come coloro che vanno in guerra e sacrificano la loro vita per il bene della popolazione».
      Per queste ragioni si ritiene di assumere il 29 ottobre, data in cui i familiari dei danneggiati dalla somministrazione di vaccini ricordano i loro cari deceduti o resi disabili a causa di vaccinazioni, quale giornata annuale della memoria collettiva.
      La presente proposta di legge, già presentata nel corso della precedente legislatura dal sottoscritto e dai colleghi Codurelli e Duilio, è molto sintetica: un unico articolo che dichiara il 29 ottobre «Giornata in ricordo delle persone decedute o rese disabili a causa di vaccinazioni». 

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
      1. La Repubblica dichiara il giorno 29 ottobre «Giornata in ricordo delle persone decedute o rese disabili a causa di vaccinazioni», al fine di onorare la memoria di quanti hanno contribuito, con il loro sacrificio, a tutelare il diritto alla salute dell’intera collettività.
      2. La giornata di cui al comma 1 non determina gli effetti civili previsti dalla legge 27 maggio 1949, n. 260.

http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=17PDL0008020

IL PD IERI SI E’ LETTERALMENTE SCAPICOLLATO NEL RITIRARE IL DISEGNO DI LEGGE, MA LA FIGURA DI MERDA ERA GIA’ STATA FATTA.  E CHE FIGURACCIA DI MERDA.!!!!!
                                                                                                   

“Vaccini, famiglie tenute all’oscuro del rischio”

“Vaccini, famiglie tenute all’oscuro del rischio”. Il M5S insiste sulla pericolosità dei vaccini? NO, è il PD a fare queste dichiarazioni, in un suo Disegno di Legge. Un’autogol IN CRE DI BI LE.

“Vaccini, famiglie tenute all’oscuro del rischio” Nel 2013 il Piddino Burtone chiese di istituire una “giornata delle vittime dei vaccini”. La proposta è stata ritirata ieri dopo lo scontro NyTimes-5 stelle. Renzi ai suoi: “I vaccini devono essere la banca Etruria dei grillini”

Presentato nel 2013 e “ritirato di gran carriera il 3 Maggio 2017. 

CARO PD E SOCI, COME DICEVA EMILIO : ” CHE FIGURA DI MERDA!!”

Scoppia la polemica, e il ddl scompare. Stanno perdendo quel poco di testa che è loro rimasta, tale è l’ossessione contro il M5S.

Non è sopravvissuta alla necessità politica la proposta di legge di Giovanni Burtone. Medico legale, è anche deputato del Pd. Il 21 maggio 2013 deposita un progetto di legge per l’istituzione della “Giornata nazionale in ricordo delle vittime dei vaccini”. Nella sua proposta Burtone parla di vittime “le cui famiglie sono state tenute all’oscuro del rischio reale dei vaccini”. Ma nel frattempo la priorità è appioppare il nomignolo di “anti-vaccini” ai 5 stelle. A costo di avere amnesie selettive e abiurare le posizioni scettiche, trasversali a tutto l’arco costituzionale.

La proposta è stata ritirata ieri dopo lo scontro NyTimes-5 stelle. DOPO CHE Renzi AVEVA ORDINATO ai suoi: “I vaccini devono essere la banca Etruria dei grillini”

"Famiglie tenute all'oscuro dei vaccini"

ECCO IL CLAMOROSO DISEGNO DI LEGGE DEL PD

 Nel 2013 l’onorevole dem Burtone chiese di istituire una “giornata in memoria delle vittime”. La legge, mai discussa, è stata ritirata giusto ieri, in piena polemica anti-M5s. E c’è chi come il ministro Pinotti ha dichiarato, interrogata dai colleghi parlamentari che “non esiste allo stato, anche per i vaccini, la garanzia assoluta che siano innocui”. Per non dire delle vaccinazioni obbligatorie nelle scuole, osteggiate trasversalmente tanto dal candidato alla segreteria Emiliano che da consiglieri regionali di FdI nel Lazio
 

Ma la brutta figura la fanno tutti i partiti, che abituati a sconfessare qualsiasi cosa dica il M5S, NON SI RICORDANO DELLE LORO PAROLE DETTE NEL RECENTE PASSATO.

LEGGETE SIGNORE E SIGNORI, QUANTE FIGURE DI MERDA HANNO FATTO LE PERSONE CHE PARLANO PER PARTITO PRESO CONTRO IL M5S.

“Ritirato il 3 maggio 2017”. Non è sopravvissuta alla necessità politica la proposta di legge dell’onorevole Giovanni Burtone. Burtone è un medico chirurgo, di professione medico legale. E’ anche deputato del Partito Democratico. Il 21 maggio 2013, a legislatura appena iniziata, deposita a sua firma un progetto di legge che prevede l’istituzione della “Giornata nazionale in ricordo delle vittime dei vaccini”. Non era facile ignorare la circostanza, visto che è una delle poche menzioni riportate perfino da Wikipedia sull’attività del parlamentare. Ma i vaccini non fanno male e neppure vittime, chi lo dice è uno spergiuro populista, è la linea del partito. Che soffre evidentemente di amnesie selettive: nella sua proposta Burtone parla di vittime “le cui famiglie sono state tenute all’oscuro del rischio reale in cui i loro cari sarebbero incorsi. Sono cittadini ai quali il diritto ad avere una vita normale è stato negato per tutelare il bene supremo della salute”. Per il deputato dem, la colpa “è da ricercare in chi ha compiuto una valutazione degli interessi collettivi al limite di quelle che sono state denominate le scelte tragiche del diritto”. Cosa è successo tra il 21 maggio 2013 e il 3 maggio 2017 per arrivare a ritirare il testo?

Scorre il sangue, politicamente parlando, sulla questione vaccini. Dopo Report, dopo l’attacco del New York Times sulle “epidemie colpa dei populisti come Grillo” in Italia si è scatenata la corsa ad appioppare il nomignolo di “partito anti-vaccini” ai Cinque Stelle, che non hanno mai fatto mistero dei loro dubbi in materia e hanno incaricato l’immunologo Guido Silvestri di chiarirgli le idee e scrivere per loro (senza compenso) un piano strategico per la prevenzione e il contrasto tramite terapia vaccinale che sarà presentato oggi. La polemica politica divampa. Renzi va all’attacco con post e tweet e ai suoi dice: “Ragazzi, dobbiamo inchiodare i grillini sui vaccini, deve essere la Banca Etruria”. Detto, fatto. Oggi tanti rilanciano e vanno a scandagliare i vecchi video di Grillo e le proposte di legge firmate dai Cinque Stelle che proverebbero definitivamente da che parte soffia il vento irrazionale di diffidenza verso la medicina. Tutto lecito. Salvo scoprire poi che il partito anti vaccini in Italia è molto trasversale e annovera, tra gli altri, anche esponenti e onorevoli dello stesso Pd che oggi vuol monetizzare (o dimenticare) il caso.

E non c’è solo Burtone: “Anche per i vaccini non esiste la garanzia assoluta e inequivoca che siano innocui”. Così rispondeva così il ministro Pinotti (Pd) a una interrogazione parlamentare. Il 30 settembre 2014 Silvia Amato, altra deputata democratica, la interroga sul caso di un militare deceduto per un linfoma non-Hodgkin per il quale il giudice ha riconosciuto un nesso di causalità tra le patologie, anche mortali e le modalità di somministrazione dei vaccini. Risponde il ministro, non proprio l’ultimo esponente dem: “Come per molti medicinali non esiste allo stato, anche per i vaccini, la garanzia assoluta e inequivoca che siano innocui”. Cita anche i risultati di uno studio del Comitato di verifica per le cause di servizio che opera presso il Mef che indica effetti collaterali di modesta entità (un caso ogni cento). Gli stessi al centro della controversa puntata di Report. Ma la risposta del ministro è del luglio 2015, quando la polemica è lontana. Oggi, forse, sarebbe diversa. In ogni caso è stata dimenticata.

Archiviata anche la posizione di Michele Emiliano che ha appena conteso la leadership del Pd a Renzi. Quando le Regioni, a partire dall’Emilia, hanno iniziato a legiferare sull’obbligatorietà del vaccino per l’iscrizione scolastica, il governatore pugliese è andato contro la proposta proveniente dalla sua stessa maggioranza, scatenando un putiferio. Fu accusato allora, specie dai democratici renziani, di alimentare per qualche voto la suggestione della cultura antivaccinale. Accusa grave, che nessuno ricorda più.

​Prove libere di confusione si registrano anche a destra. D​opo l’attacco del New York Times ​Giorgia Meloni accusa: ​”L’​M5S giochi coi pomodori mutanti e scie chimiche ma non speculi sulla salute​”. Salvo scoprire che due pretoriani del suo partito in Regione Lazio, Giancarlo Righini e Fabrizio Santori, solo tre mesi fa si opponevano alla delibera in materia di vaccinazioni obbligatorie per l’accesso agli asili. “I vaccini sono dei farmaci e come tali possono comportare rischi anche gravi per la salute dei soggetti che vi si sottopongono​ (…) l’obbligo vaccinale non può trasformarsi in una battaglia politica su cui invece si deve agire nell’esclusiva tutela della salute dei cittadini e nella salvaguardia dei loro diritti”​.

 

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Sansa

Sansa ed il Fatto, scoprono l’acqua calda.

Sansa ed il Fatto, scoprono l’acqua calda. E si arrabbiano pure al punto che al “giornalista” Sansa viene il sangue agli occhi per colpa di Luigi Di Maio.  Sansa non si è informato, noi del M5S lo abbiamo fatto.

Sansa ed il Fatto, scoprono l’acqua calda. Nel corso della trasmissione TAGADA’ , il sig. Sansa “sbarella” in modo inaudito, pronunciando parole forti contro Di Maio, reo di aver chiesto chiarimento sulle notizie che sono uscite sui giornali.

                                   

Si parla di navi di alcune ONG (Organizzazioni Non Governativa) (praticamente organizzazioni private) che si spingono in maniera molto strana fino a pochissime miglia in mare libico a caricare emigranti (PRIMA “STRANEZZA”) e SECONDA “STRANEZZA” non li portano, come parla la legge MONDIALE sui salvataggi in mare, nel porto più vicino CHE E’ IN TUNISIA. non lo vuoi portare in Tunisia?, allora li porti a Malta, secondo porto più vicino. Le navi costeggiano Malta ma non si fermano minimamente e li portano in Sicilia. PERCHE’? ABBIAMO DIRITTO DI SAPERE PERCHE? HA DIRITTO IL PARLAMENTARE E CITTADINO DI MAIO, DI SAPERE PERCHE’ SUCCEDE QUESTO??? SIG. SANSA DECIDE LEI SE ABBIAMO DIRITTO DI SAPERE SU UNA COSA DI CUI SI DISCUTE DA MESI?? O IL “SANGUE AGLI OCCHI LO HA ACCECATO??

Secondo il Sig. Sansa, non abbiamo diritto di sapere: 1) Come mai nonostante andiamo a prenderli in Libia, i morti sono aumentati in modo VERTIGINOSO??   2) Perchè le navi fanno viaggi lunghissimi e dispendiosi, invece di portarli in Tunisia o Malta e potrebbero fare più viaggi e salvarne di più???  SIG. SANSA CE L’HO SPIEGHI LEI. 

Sig. Sansa e FATTO QUOTIDIANO, quando si parlava di queste stranezze comportamentali DI ALCUNE NAVI DELLE “ONG”, SE NE E’ PARLATO AL PARLAMENTO DI BRUXELLES A Novembre 2016, ne ha parlato mesi fa il FINANCIAL TIMES e tanti altri giornali, sono stati fatti tantissimi video su questa “strana pratica”. TU ED IL TUO GIORNALE DOVE ERAVATE RINTANATI. Guardati queste immagini.

Noi del M5S vogliamo salvare i profughi in mare, vogliamo un’accelerazione dei controlli su chi ha diritto a rimanere in Italia ed un’accelerazione dei rimpatri. Coloro che hanno i requisiti a rimanere debbono essere distribuiti in relazione al numero di abitanti ed alle possibilità tra tutti i 28 Paesi dell’Unione.

Inoltre PENSIAMO CHE IL PROBLEMA DEBBA ESSERE RISOLTO A CASA DELLE PERSONE, AIUTARLI LI A FAR CRESCERE LORO ED IL LORO PAESE. SE NON COMINCIAMO MAI, MAI PROVEREMO A RISOLVERE “VERAMENTE” IL PROBLEMA.

NON FACCIAMO GLI IPOCRITI, I PROBLEMI LI VOGLIAMO AFFRONTARE E TUTTA LA COMUNITA’ MONDIALE PIU’ SVILUPPATA DEVE RENDERSENE CONTO. ASPETTARE NON PORTERA’ NULLA DI BUONO. LA GENTE AFFAMATA, MALATA, “MESSA ALL’ANGOLO” PRIMA O POI SI RIBELLERA’.

Nel prossimo articolo faremo una ricostruzione cronologica dei fatti, COSI’ PURE IL SIG SANSA ED IL FATTO QUOTIDIANO SCOPRIRANNO COME STANNO LE COSE.

 

 

 

 

Di Maio: Saviano parla per sentito dire

Di Maio: Saviano parla per sentito dire

Di Maio: Saviano parla per sentito dire, viene smentito pure da Zuccaro, il procuratore di Catania: “Ci sono telefonate con chi organizza gli sbarchi e gruppi finanziati da personaggi discutibili. Ma deve intervenire la politica”

Di Maio: “Saviano parla per sentito dire”, viene smentito pure da Zuccaro, il procuratore di Catania: “Ci sono telefonate con chi organizza gli sbarchi e gruppi finanziati da personaggi discutibili. Ma deve intervenire la politica”

di Luigi Di Maio

Saviano parla per sentito dire.

Saviano cerca di riavvicinarsi alla mafia

IL MODO MAFIOSO DI SAVIANO che accosta il Sanguinario Pinochet a Di Maio. Anche Saviano fa parte della pochezza di argomenti di persone che si rifanno perennemente ad un piccolissimo errore di Di Maio. SAVIANO CERCA DI FAR PACE CON LE COSCHE MAFIOSE, SMENTENDO CHE SI STA SVILUPPANDO UN’AZIONE DI SCAMBIO MAFIOSO.

Affronta il tema dei migranti come se fosse una sceneggiatura per una serie di successo, non per quello che è, ossia un problema serio che costa migliaia di vite umane ogni anno. Ci sono alcuni dati che non possono essere ignorati se vogliamo parlare con cognizione di causa della questione.

1) Definire taxi le imbarcazioni delle ONG non è un mio copyright. Prima di me, e a ragione, lo ha detto l’agenzia dell’UE Frontex nel suo rapporto “Risk analysis 2017“. Saviano questo lo ignora e parla a vanvera.

2) Saviano ignora anche che sempre Frontex ha affermato, dati alla mano, che “proprio il sovraffollamento sui barconi sta provocando più decessi” e che “i trafficanti, aspettandosi di trovare navi che salvino i migranti più vicine, forniscono poca acqua e scarsissimo cibo e carburante“. Quindi le ONG, che Saviano difende senza sapere neppure di cosa parla, stanno causando più confusione e più morti in mare.

3) Le Ong non hanno ridotto il numero di morti in mare. Il procuratore di Catania ha spiegato che “Le Ong lavorano spesso in prossimità del territorio e delle coste libiche. Abbiamo calcolato che negli ultimi quattro mesi del 2016 il 30% dei salvataggi con approdi a Catania è stato effettuato da quelle organizzazioni; nei primi mesi del 2017 quella percentuale è salita ad almeno il 50%. E accanto a questo dato emerge che il numero dei morti non è diminuito. Registriamo un dato che ci desta preoccupazione: il numero di morti in mare nel 2016 ammonta a 5000; nel triennio 2013-2015 le vittime di cui si è occupata la Procura di Catania sono state 2000: il che mi fa ritenere che la presenza di queste organizzazioni, a prescindere dagli intenti per cui operano, non ha attenuato il numero delle tragedie in mare“.

Io non cerco i voti di chi vuole i migranti in fondo al mare, Saviano invece sostiene chi materialmente ne è causa. Consiglio a Saviano di informarsi prima di parlare per evitare figuracce.


Di Giuseppe Pompili

Saviano dovrebbe spiegare gli stranissimi movimenti delle navi (anche delle ONG) che arrivano vicinissime alle coste libiche a caricare gli immigrati. Guardatevi questo VIDEO.                                                  


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Da questo video potrete osservare come ormai ai criminali – cosiddetti scafisti – basti una moto d’acqua per scortare i migranti sulla prima nave disponibile per l’Italia. Le navi delle autorità italiane dall’estate scorsa non si portano più a ridosso delle acque libiche, adesso si trovano in una posizione arretrata. Alcune navi ONG invece sembrerebbero essere a portata di acquascooter.

Le morti nel Mediterraneo non diminuiscono, bensì aumentano. Il perché ce lo spiega con una chiarezza disarmante il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. A Roberto Saviano che anche stamattina mi attacca dalle colonne della solita Repubblica – prestandosi chiaramente al gioco di chi vorrebbe far calare il silenzio su questa vicenda – consiglio di ascoltare sempre le procure e la magistratura, non solo quando parla (meritoriamente) di camorra nei suoi saggi e nei suoi film. Gli consiglio anche di leggere le inchieste fatte da questo quotidiano che è del gruppo editoriale per cui scrive. Il MoVimento 5 Stelle vuole verità sulle ONG e andrà fino in fondo sia nelle sedi italiane che in quelle europee. Ci aiutino anche quelle ONG che non hanno niente a che fare con ombre.

LEGGETE attentamente le parole di Zuccaro, dall’intervista a La Stampa e fatevi la vostra idea:

“È una storia che comincia nel 2012. All’epoca la Marina militare che intercettava in acque internazionali i barconi e identificava spesso gli scafisti. Molti furono gli arresti. «All’epocaha raccontato Zuccaro – il meccanismo prevedeva la navi-madre per attraversare il Mediterraneo; i migranti scendevano su barchini solo all’ultimo. Noi abbiamo fissato il principio che si poteva intervenire già in alto mare. Abbiamo intercettazioni tra la nave e l’organizzatore, con quest’ultimo che li tranquillizza: finchè state lì, gli italiani non possono fare niente. E invece…».
Archiviate le navi-madre, gli scafisti passarono ai «facilitatori», ossia chi accompagnava il viaggio dei disperati. «Li precedevano, segnavano la rotta, predisponevano le vettovaglie». Ma anche questi complici spesso venivano individuati dalla Marina militare e intercettati.
La missione italiana Mare Nostrum finì e ne subentrò una europea detta Eunavoformed-Sophia. Zuccaro ha raccontato un retroscena fondamentale. «Inizialmente le navi militari erano troppo vicine alle acque territoriali libiche, così i “facilitatori” non servivano più». La nuova missione europea rischiava di diventare controproducente. «Ho fatto presente il problema e con l’ammiraglio Berutti Bergotti (in carica dal giugno 2016, ndr) abbiamo concordato un nuovo assetto, più distante dalle acque libiche».
Con le navi militari che arretrano nell’estate del 2016, per gli scafisti torna la necessità dei «facilitatori». Ma d’improvviso la procura registra l’irruzione, su cui nutre molti sospetti, di nuovi soggetti: le Ong. A partire da settembre, infatti, molte organizzazioni umanitarie, alcune nate per l’occasione, si schierano in mare. Nasce dal nulla una flotta di ben 13 navi e due droni. Sono quelle stesse Ong che anche Frontex osserva con molta irritazione.
La procura indaga sulle loro enormi spese. Soltanto per i droni, l’associazione tedesca Moas spende 400 mila euro al mese. Zuccaro non trae ancora conclusioni, ma butta lì: «Nei primi mesi del 2017 la percentuale dei loro salvataggi è salita ad almeno il 50%». E intanto il numero dei morti non diminuisce perché gli scafisti approfittano della situazione per inzeppare i gommoni all’inverosimile.
Conclude Zuccaro: «Domando: è consentito a organizzazioni private sostituirsi alla volontà delle Nazioni?».

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S.

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S.

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S. Il direttore , in seguito all’intervista che Beppe Grillo ha rilasciato al suo giornale, ammette che per 3/4 dei temi sono uguali al programma del M5S.

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S. «Io non uso il mio mestiere per convincere. Sono semplicemente Beppe Grillo. Con le mie passioni, con i miei limiti, con le mie intuizioni. Lascio che tutto traspaia ed emerga per come è, evitando di vivere nell’enorme vergogna di ciò che ero prima di essere un politico. Un comico può permettersi di fingere, un politico no». Ascoltiamo un autoritratto inedito, autoironico e, a tratti, autocritico. Un po’ come nel suo ultimo spettacolo. Ma è la prima volta che Grillo racconta così Grillo a un giornale: una lunga riflessione quasi ‘privata’ con immagini che si rincorrono le une con le altre per raccontare l’uomo e il Movimento a cui ha dato origine e che guida con decisione. «Ho lavorato, e si sa; ho vissuto, e si vede. È incredibile, ma tutto ciò che mi trova impegnato come padre, come riferimento per la famiglia, mi scopre più in difficoltà di prima, di 20 anni fa…». Ora la vita del comico che si è reinventato politico si lega alle trasformazioni che nell’ultimo quarto di secolo hanno scosso la società. «C’è stata una strage della decenza. Della lealtà. Della gratitudine. Del perdono », scandisce Grillo. «La strage di soldi, di proprietà e di sovranità messa in atto dalle banche è stata preceduta dal massacro dei valori che si è compiuto, in Italia, nell’era del berlusconismo. Bisogna sempre tenerlo a mente, restando concentrati su quello che è successo». Le domande lo inseguono, ma Grillo le precede e le esorcizza. Niente concessioni alla cronaca. Niente stretta attualità. Il ‘patto’ diventa questo: non è l’intervista per svelare un disegno sulla legge elettorale o per fare il punto sui guai e i punti di forza del Movimento. Per questi temi ci sarà una seconda puntata. Il gran capo del Movimento 5 Stelle oggi vuole provare a dire qualcosa che non può, e non vuole, dire solo con un tweet.

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S.

Avvenire parla delle convergenze del M5S

L’intervista di Grillo a L’Avvenire

Grillo, il suo atto d’accusa contro Berlusconi è spietato. Ma tra il 1994 e il 2013 non ha governato solo lui…

«È stato il tranviere più noto tra quelli che hanno portato l’Italia verso il precipizio della cosiddetta Seconda repubblica. Poi, ogni tanto ha messo il volante in mano a qualcuno della ‘sinistra frou frou’. E così siamo entrati nell’euro senza chiederlo ai cittadini…»

Anche lei e il Movimento avete commesso errori. Potremmo metterne in fila più di uno…

«Le mie debolezze sono le ‘mamme’ dei miei punti di forza. In vita mia non ho mai creduto nella logica dell’’aiutino’, per questo sono forse un po’ rustico. Non mi aspetto di essere capito oltre quello che è ragionevole per chiunque di noi. Ma ho ben chiaro che il super-personalismo alla Nembo Kid dei leader politici ci ha quasi ammazzati. E vedo che il ‘maestro’ è ancora lì ad allattare gli agnellini: è spiacevole la visione di un altro anziano ridotto così…, a mendicare buonismo. La pretesa che l’altro ‘mi veda per come mi vedo io’ è assurda già in una coppia collaudata, figuriamoci in una progressiva orgia di illusioni e rimedi come quelli proposti da personaggi ‘liftati’ che si imitano a vicenda: Renzi e Berlusconi».

Come sarebbe un governo 5 Stelle? E quanto sarà importante l’apporto di energie esterne?

«Non esistono energie esterne al Movimento, noi siamo compenetrati con qualunque espressione non-criminale e non-politica che non sia legata al “vecchio ordine” del nostro Paese. Il governo a 5 Stelle avrà la consistenza di ciò che manca in Italia da troppo tempo: onestà e competenza al servizio dei cittadini. Certamente sarà l’espressione di elezioni libere, e sarà molto difficile da zittire con il dito ossuto della Germania o con la tracotanza delle banche».

Davvero per lei l’Europa ha prodotto solo guasti? E quando dice questo pensa all’Europa degli egoismi o all’Unione tout court?

«L’Unione Europea di oggi è un sacco contenente 27 popoli che si chiedono come ci siano finiti dentro. Tra questi popoli ci sono connessioni rigide e frustranti, innaturali. L’Unione non può essere tacciata di egoismo… Non può essere tacciata proprio di nulla. È un blocco dalla natura indigeribile, regolamentato da banche. È solo il fermo immagine dell’idea di Europa come potenziale Grande Confederazione di Stati che è stata viziata e storpiata sin dai suoi primi passi. Questa Ue non può essere egoista né altruista, perché non è nulla. Non esiste come identità federale o qualsivoglia altra identità. L egoismo che affiora è quello del vagone dei più rigidi: la Germania. Ecco: è come una gita in bicicletta dove partono 27 persone completamente diverse, un paio di ciclisti professionisti e poi tanti dilettanti sino al novantenne che ha avuto due infarti. Arriverà primo il ciclista professionista più forte, gli altri provando a tenere il ritmo si sentiranno male o addirittura schiatteranno… La verità è che quest’Europa non ha futuro perché è una sorta di nave dei folli».

Una critica senza scampo. Ma si ritrova o no nell’immagine di leader populista?

«È incredibile che si continui a parlare di “forze e leader populisti” incombenti sui governi dei Paesi della Ue, mettendo assieme le reazioni meno confrontabili tra di loro con il problema più diffusamente uguale in tutto il mondo: il dopo-sbornia della finanza, delle agenzie di rating, dei cittadini sbattuti sul piatto del business mondiale come “manodopera” per un’uscita dalla Grande Crisi che è soltanto nominale. E intanto le banche continuano a sfilare dalle tasche dei cittadini i risparmi e i loro beni».

Per conquistare la guida di un grande Paese, però, non può bastare mettere sul banco degli imputati le banche e Angela Merkel. Quali sono le idee forza della sua strategia?

«Non esiste una “strategia” per arrivare a Palazzo Chigi. Immagino questo risultato come un auspicabile fenomeno naturale, generato da gente decisa a “scendere sulla terra”, lontano dagli incantesimi degli agnellini salvati da Berlusconi e dalle palle seriali che vengono dal partito ora al governo. Un partito che ha solo un merito: mantiene al suo comando la persona che meglio lo rappresenta, il bugiardo Renzi».

Ci risiamo. Ma, come Berlusconi, anche lei è il dominus nel Movimento a cui ha dato vita.

«La realtà del Movimento è nel cuore di un progetto, non di una persona. Questo è possibile e necessario in un mondo in cui è globalizzata l’informazione. Ci sono molti aspetti controversi, ma già ora è facile guardare alle idee dei nuovi sognatori. Sperimentiamo una categoria del sapere umano diversa dalle precedenti, siamo in una rivoluzione di progetti e di nuove realizzazioni che potranno cambiare in meglio la vita delle persone».

Il “meglio” non è automatico. Prova ne sia che nel nostro pezzo di mondo “sviluppato” si discute molto poco di come curare bene gli anziani e tanto della “libertà” di farli morire. E, per disumano sovrappiù, i figli si “fanno fare” anche con l’utero in affitto…

«La gran parte delle posizioni etiche trova le sue basi nell’ideologia di chi la esprime. Il Movimento è post-ideologico: non siamo qui a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato per e su ogni argomento. Per noi è fondamentale l’autodeterminazione, intesa come la possibilità data ai cittadini di essere cittadini».

Idea manipolata e rischiosa, quella di un’assoluta “autodeterminazione”: è libertà senza responsabilità, individualismo e liberismo estremi che aggrediscono e smontano la realtà della con-cittadinanza…

«Il Movimento si è semplicemente impegnato a restituire il Paese in mano alla gente. Per questo non può essere connotato ideologicamente neppure su questioni definite etiche. Per noi conta il ripristino della democrazia in Italia che oggi è sospesa, conta il rientro dei cittadini nelle istituzioni e assistere alla costruzione di una idea di futuro. Cosa vogliamo diventare? Come saremo?».

Speriamo non prodotti di laboratorio e neppure “scarti” da rafforzare con la “morte per legge” negli impulsi autodistruttivi… Torniamo a diritti e doveri di cittadinanza. Una proposta di forte impatto è la versione che avete elaborato del reddito di inclusione.

«Noi continuiamo a parlare di reddito di cittadinanza, che non è una opzione, ma una fatale necessità. Non si tratta, anche se molti la interpretano così, di una misura basata su una logica assistenzialistica, ma di un ribaltamento delle priorità e della visione della società. Lo Stato che paga vitalizi ai politici e bonus super-milionari ai manager, che creano lavoro, ma spesso fanno anche grossi danni, deve occuparsi o no di garantire un “reddito di dignità” a tutti i cittadini?».

Una prospettiva che interroga e impegna diverse forze sodali.

«È un processo generato dalla radicale trasformazione del lavoro per la degenerazione delle regole (pensate solo all’orrore del Jobs Act), per gli effetti della globalizzazione (che mette in concorrenza i giovani cinesi con i giovani italiani) e anche a causa della progressiva trasformazione dei processi produttivi (che già stanno procedendo, verso un’automazione completamente deregolamentata). Noi proponiamo qualcosa che ormai è chiaramente inevitabile per redistribuire ricchezza e garantire decenza: basterebbe togliersi di dosso idee vecchie e stereotipate e guardare il mondo per quello che è».

Il mondo cambia, ma nel caso di Trump torna anche indietro, a schemi del passato. Ci descrive in cinque parole il presidente Usa?

«Per Donald Trump servono più di cinque parole. Lui è l’espressione plastica della fine della “sinistra frou frou”, la gente si è stufata degli Obama e dei Clinton, tutto il loro essere di sinistra trova sfogo nel concedere qualche diritto senza costi e sorridere bene davanti alle telecamere. Ma Bill Clinton è stato uno dei grandi deregolatori, uno di quei potenti che hanno lasciato libera la finanza di impazzire e buttarci ai piedi del resto del mondo. Barack Obama non è intervenuto in nulla che davvero contasse a Wall Street, non ha fatto sì che il verso delle cose cambiasse ed ha finito per circondarsi degli stessi consulenti economici di Bush. Non importa come la pensi Trump, oppure cosa abbia in comune con gli altri casi di esasperazione alle urne, la sua elezione è stata una sorpresa perché l’establishment americano è molto più ottuso di quanto si possa immaginare».

Le prime decisioni di Trump sono segnate dalle logiche aspre dei dazi e dei muri. Che cosa ne pensa?

«Di dazi si parla da moltissimo tempo, ma più che di dazi parlerei di flussi. Riuscire a controllare i flussi: i flussi di denaro, le transazioni finanziarie, i flussi migratori. Questo sarebbe veramente importante. E poi imporre dei limiti alla liberalizzazione per garantire la competitività industriale e nazionale. Quanto ai muri, l’America è murata dentro se stessa da due decenni. Stesso discorso per la Germania, irrigidita sui tacchetti a spillo dei suoi vantaggi generati dal perdono di tutti i possibili debiti tedeschi, e dall’imputazione come colpa del debito degli altri. È incredibile che diamo ancora retta alla Germania».

E il nuovo “zar” russo, Vladimir Putin?

«In questo caso forse cinque parole sono sufficienti. Putin è quello che è, senza troppi misteri».

Nel nuovo scontro fra potenze sta andando dimezzo anche la tutela dell’ambiente.

«La natura continua a portare una minima scorta di pazienza, ma è quasi finita. Persino più della nostra».


L’intervista di Marco Tarquinio (direttore di Avvenire) al Corriere della sera.

Avvenire: Il giornale dei vescovi si scopre simile al M5S.

Avvenire parla delle convergenze del M5S

«Quando abbiamo sollevato il caso di Serravalle speravamo che si riaprisse il dibattito sul lavoro domenicale. Sono lieto che sia avvenuto anche con il contributo del Movimento 5 Stelle». Marco Tarquinio, direttore del quotidiano della Cei Avvenire , è osservatore attento del confronto sui temi cari al mondo cattolico. E guarda con interesse a come si muovono nello scenario politico i pentastellati. Come testimonia l’intervista a Beppe Grillo (già collaboratore della testata negli anni Novanta) che oggi il giornale ospita.
Direttore, è contento che il tema abbia preso piede?
«A chi ha un ruolo pubblico (si tratti di politici, sindacalisti, intellettuali) dobbiamo chiedere di saper guardare ai nuovi problemi che si pongono alla società. I nuovi processi industriali, le tecnologie, l’innovazione hanno cambiato completamente il modo di lavorare. Siamo di fronte ad un paradosso drammatico: mentre continuano a diminuire i posti di lavoro, chi ha un impiego deve lavorare sempre di più, domeniche comprese. Allora, il tema è: vogliamo ridurci a pochi che lavorano tanto o ripensiamo il modello?».
Voi cattolici siete preoccupati soprattutto che non si onori la domenica.
«La domenica è un giorno speciale. Papa Benedetto diceva che era il “giorno di Dio e della comunità”. Sulla liberalizzazione dei giorni festivi negli anni scorsi c’è stata una inedita alleanza tra il mondo cattolico da un lato e Cgil e Confesercenti dall’altro».
Ora la sintonia c’è con Luigi Di Maio (M5S) e la Cisl.
«Constato che il M5S entra in modo serio nella discussione. Credo sia comune la preoccupazione che almeno un giorno della settimana sia dedicato a relazioni che siano altro da quelle lavorative. Non è un tema solo religioso».
La presa di posizione di Di Maio l’ha sorpresa?
«È una dimostrazione di sensibilità. Ha capito che il problema non aveva cittadinanza nel dibattito politico ma nella vita delle persone».
Non teme sia un modo di strizzare l’occhio ai cattolici?
«No, penso sia stato fatto in buona fede. Ho visto che si è documentato. Credo che sia un politico che ha preso coscienza di un problema reale. Del resto, avere occupato anche il settimo giorno con il lavoro non ha portato un centesimo in più. Vogliamo prenderne atto?».
M5S può essere un interlocutore del mondo cattolico?
«Lo è già. Sono tanti i cattolici che partecipano alle iniziative del Movimento. Se guardiamo ai grandi temi (dal lavoro alla lotta alle povertà), nei tre quarti dei casi abbiamo la stessa sensibilità».
Una larga convergenza, al limite della sovrapposizione.
«Fosse per questo, anche nei programmi di Pd e FI ci sono temi comuni. Ma c’è un altro quarto che fa la differenza».
Su quale tema sente più vicini i pentastellati?
«La sintonia è forte sulla lotta alle povertà e sul valore della partecipazione. Per contro, non riesco a capire come possano portare fino alle estreme conseguenze il loro concetto di libertà su temi eticamente sensibili come quello del fine vita e dell’eutanasia».
Sono pronti per governare il Paese?
«Sono un sincero democratico. Chi deve governare lo decidono gli elettori. Poi, certo, conta la qualità e il contenuto dei programmi. Credo che il M5S debba aggiustare il tiro sulla politica estera e lavorare per un rilancio della casa comune europea».
A Roma, però, M5S vuole che la Chiesa paghi l’Imu. Qui la distanza rimane.
«È la legge che prevede cosa deve essere tassato. Basta semplicemente applicarla»