Il 99% della ricchezza in mano all’1% della popolazione. Quale futuro ci attende?

Rapporto Oxfam: il 99% della ricchezza in mano all’1% della popolazione. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Il divario cresce, nel mondo e anche in Italia. Con questo trend, dove andiamo a finire?

Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. CHE BEL FUTURO CI ATTENDE!!!!

E L’italia? l’Italia occupa la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile. La disuguaglianza è crescita esponenzialmente sia con Berlusconi ed il Centro Destra che con Renzi ed il Centro Sinistra. (Che bella sinistra ed il Berlusconi operaio è morto!!!!).

Il divario cresce, nel mondo e anche in Italia, L’Italia è infatti parte integrante della fotografia mondiale che vede contrasti.

La ricchezza è sempre più concentrata in poche mani.

  • A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta,

  • Il successivo 20% ne controllava il 18,8%,

  • Lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale.

  • In Italia – è un’altro dei dati allarmanti – la quota di ricchezza dell’1% più ricco degli italiani supera di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione.

  • Il divario, poi, cresce. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell’incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è andato al 20% dei percettori di reddito più elevato.

  • L’1% più ricco della popolazione mondiale continua a possedere quando il restante 99%. Ma si arricchisce sempre di più: l’82% dell’incremento di ricchezza netta registrato nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato in tasca a questi Paperoni. Nemmeno un centesimo, invece, è finito alla metà più povera del pianeta, che conta 3,7 miliardi di persone. Il contrasto è evidente visto che, conti alla mano, ogni due giorni si registra l’arrivo di un nuovo miliardario.

L’ong britannica Oxfam ha pubblicato un nuovo rapporto sulla ricchezza nel mondo alla vigilia del World Economic Forum di Davos, che vedrà riuniti nella cittadina svizzera il gotha mondiale dell’economia e della politica. «Ricompensare il lavoro, non la ricchezza», è il titolo del report che utilizza i dati elaborati dal Credit Suisse tenendo conto di nuove informazioni che arrivano sui nuovi ricchi di Russia, Cina e India.

Il rapporto si sintetizza in due parole: «miseri e disuguali». «Un miliardario ogni due giorni non è sintomo di un’economia fiorente se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell’umanità», afferma la presidente di Oxfam Italia, Maurizia Iachino.

La sezione italiana dell’organizzazione, in vista delle elezioni politiche italiane, ha inviato una lettera ai candidati premier: un’indagine realizzata da Demopolis per l’organizzazione indica che il 61% degli italiani percepisce una crescita della disuguaglianza nel Paese. Per questo la lettera propone interventi su fisco, lavoro, spesa pubblica.

L’indice di Oxfam, in quest’ultimo rapporto, è puntato sul lavoro, sempre più sotto-retribuito e precario, pieno di abusi e rischi. «Basta pensare – spiega Maurizia Iachino – che oggi il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone “invisibili” impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione». Un dato rende bene il paradosso di un lavoro meno pagato della ricchezza. 

Nel settore dell’abbigliamento gli azionisti dei cinque principali «marchi» hanno riscosso nel 2016 dividendi per 2,2 miliardi di dollari: basterebbe un terzo di questa cifra per garantire un salario dignitoso a 2,5 milioni di vietnamiti che lavorano nello stesso settore, producendo un capo che magari ora stiamo indossando.

Ma il divario è anche tra lavoro e lavoro: basta un giorno da amministratore delegato in Usa per guadagnare quanto un lavoratore della stessa compagnia in un solo anno. Proprio per questo, tra le proposte di Oxfam, c’è quella di porre un tetto ai superstipendi dei top manager per impedire che il divario superi il rapporto 20 a 1.

La linea che separa il ricco dal povero in Brasile = UN MURO

Le disparità tra top manager e lavoratori 
I salari non hanno mantenuto il passo con la produttività e il lavoro vale sempre meno: con il rischio di un avvitamento dovuto al ricorso al credito non garantito, come è accaduto nella crisi del 2008. È l’allarme contenuto nel rapporto Oxfam sulla ricchezza che quest’anno sceglie di focalizzare all’attenzione proprio sulla necessità di «ricompensare il lavoro, non la ricchezza». 

I dati indicano come ad un costante incremento dei profitti di azionisti e top manager corrisponde un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori.

Con una discriminazione che – come dimostrano anche gli ultimi dati dell’Onu – diventa ancora più acuta per le donne. Oxfam ha messo a punto dei confronti che consentono di comprendere meglio. 

Il primo riguarda la remunerazione della ricchezza nel settore dell’abbigliamento. Nel 2016 i primi cinque marchi del settore hanno pagato agli azionisti dividendi per 2,2 miliardi di dollari: basterebbe un terzo di questi denari per dare un salario dignitoso ai 2,5 milioni di vietnamiti impiegati nello stesso settore, le cui storie sono raccontati in una video inchiesta della Ong. 
Bisognerebbe – suggerisce Oxfam nelle proposte inviate ai governi – incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi, fissando anche livelli minimi. Ma anche qualche tetto. Il rapporto tra la paga di un top manager e un suo dipendente non dovrebbe superare “mai” la quota di 20 a 1. Ora invece non è così.

Nel Regno Unito i manager esecutivi delle prime 100 compagnie quotate percepiscono 130 volte lo stipendio di un dipendente. Negli Usa, invece, si calcola che un amministratore delegato possa percepire in poco più di un giorno una cifra pari al reddito medio che un lavoratore della sua stessa compagnia percepisce in un anno.

Disoccupate e schiave, la fotografia delle donne italiane

Disoccupate e schiave, la fotografia delle donne italiane

Ma, nel lavoro, c’è una categoria ancora più bistrattata. È quella delle lavoratrici. Le donne subiscono in media un divario retributivo del 23%, spiega Oxfam rilanciando l’allarme dell’Onu.

E questo vale per tutte le fasce di ricchezza se si pensa che 9 miliardari su 10 sono uomini. Inoltre sono loro a subire le maggiori vessazioni. «In ogni parte del mondo abbiamo raccolto testimoniane di donne schiacciate dall’ingiustizia e dalla diseguaglianza – racconta Maurizia Iachino, presidente italiana di Oxfam – In Vietnam le lavoratrici del settore abbigliamento non vedono i loro figli per mesi, per via delle lunghissime giornate lavorative.

Negli Usa abbiamo scoperto che alle lavoratrici dell’industria del pollame non era consentito andare in bagno ed era imposto di indossare i pannolini». 

E in Italia? Nel 2016 le donne rappresentavano appena il 28,4% dei profili dirigenziali e, nel global gender gap del Wef, che misura i divari uomo-donna, l’Italia è solo all’82mo posto su 144 Paesi.

Certo non è il Bangladesh dove il top manager di una delle prime cinque compagnie dell’abbigliamento guadagna in 4 giorni quando una sua lavoratrice in una intera vita, ma è un dato che dovrebbe far riflettere per un Paese (L’ITALIA) che si fregia di essere tra le prime sette-otto economie del mondo.

NOI DEL MOVIMENTO 5 STELLE VOGLIAMO FARE LA NOSTRA PARTE, PER FERMARE QUESTA FOLLIA, CHE PORTERA’ ALLA RIBELLIONE DELLE CLASSI PIU’ POVERE. NON HANNO ALTRA SOLUZIONE. 
                                                  
 

Siamo in 17 e terrorizziamo un intero continente.

Siamo in 17 e terrorizziamo un intero continente.

Siamo in 17 e terrorizziamo un intero continente e quando ne saremo così tanti da farci un gruppo nostro (tra meno di 2 anni) chiameranno i domatori di tigri. Ci ho fatto pure un articolo, leggetelo se volete, http://www.attivistam5s.com/articoli-del-blog/al-parlamento-europeo-si-coalizzano/ . Festeggiano e pensano di prenderci in giro, MA LA LORO IPOCRISIA E’ IMMENSA, ma non eravamo appestati per aver fatto un gruppo con il pericolo pubblico numero dell’UKIP. Abbiamo provato a migliorare ma mezza Europa si è messa di traverso e ALDE si è rimangiata la parola data, proprio una bella figura di democrazia e affidabilità.

L'ultimo incontro con qualcosa di  verde in Italia e l'accoppiata dice tutto

L’ultimo incontro con qualcosa di verde in Italia e l’accoppiata dice tutto

Cosa pensate di aver ottenuto? Con un pò di fortuna, magari eravamo un numero maggiore di italiani a difendere gli interessi del nostro paese. Voi ne godete? A noi non fa ne caldo ne freddo, siamo in 17 persone, cosa pensi possiamo rivoluzionare, MA CI VOLEVAMO PROVARE. IL PD HA AVUTO IL 41% DEI VOTI, INFATTI LO STIAMO VEDENDO CHE POTERE HA IN EUROPA. Parliamo anche di questo? Che cosa hanno ottenuto il 41% di chi ha votato il PD. Niente. Penso che questa sia una figura di merda all’ennesima potenza. Ditemi una sola cosa che i nostri rappresentanti europei (senza quelli del M5S) sono riusciti a fare a vantaggio dell’Italia, una sola.??? IL NULLA COSMICO, SOLO PIU’ EXTRACOMUNITARI.

Chiudo con una risposta alla sig.ra Monica Frassoni (vice presidente dei Verdi europei.) 

Cara signora, non mi risulta che voi abbiate un partito in ITALIA o un solo rappresentante verde italiano sia stato eletto in Europa, quindi da lei lezioni di politica Italiana non sono accettabili, dato che avete dilapidato negli anni un patrimonio importante di consenso in Italia. Molto probabilmente perchè NON AVETE MAI COMINCIATO A RAGIONARE COME “VERDI”, ma come un partitucolo come gli altri a cui l’ecologia non interessa nulla, ma interessa il legame con l’Establishment, che vi fa mangiare bene. Di certo non siete i rappresentanti di Greenpeace e similari. Siete solo politicanti vecchio stile. Aspetteremo 2 anni e faremo il nostro gruppo, poi verrete a cercarci, ma……..

Al parlamento europeo, si coalizzano contro di noi?

Al parlamento europeo, si coalizzano contro di noi? Nessun problema, aspetteremo 2 anni e faremo il nostro Gruppo. Incassato il niet da Verhofstadt, dal Movimento si sono affrettati a spiegare che a sancire il mancato ingresso nel terzo gruppo più grande dell’Europarlamento è stato”l’establishment”. “Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi – si legge in una nota del M5s Europa – Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”. La delegazione del M5s, conclude la nota, continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: “Il Direct Democracy Movement“. SAPEVAMO CHE SCARDINARE LA VECCHIA POLITICA ERA DIFFICILE. Continueremo a lottare per far conoscere come giocano sulle nostre spalle e sulle nostre vite.

Al parlamento europeo, si coalizzano contro di noi? Avremmo voluto incidere attivamente e difendere l’Italia dai “NON ELETTI CHE GOVERNANO L’EUROPA”, ma loro sanno benissimo che è solo questione di tempo. In Europa stanno crescendo a dismisura le persone che criticano la GESTIONE ESCLUSIVAMENTE FINANZIARE, di una Europa unita MAI NATA. Se ALDE con cambierà idea, faremo i cani da guardia delle porcherie europee e le renderemo pubbliche e fra 2 anni ne riparliamo. ANDIAMO AVANTI, L’ONESTA’ VINCERA’. 

Un ultimo pensiero a quelli che oggi ci deridono: “COSA AVETE FATTO PER L’ITALIA CON LE VOSTRE IMMENSE ALLEANZE?, NIENTE, ASSOLUTAMENTE NULLA, SIAMO UN COCCIO DI CRETA FRA CONTENITORI D’ACCIAIO. l’unica cosa che vi è riuscita bene a farci riempite di extracomunitari, perchè in Europa non contate nulla. 

SCONGELATE I VOSTRI VOTI E FATELI FRUTTARE SE NE SIETE CAPACI. IL M5S CON 17 PERSONE, TERRORIZZA L’EUROPA, VOI CON UN ESERCITO, PORTATE A CASA SOLO FIGURACCE. Si accettano smentite dettagliate se ci riuscite.

Ero titubante, ma Beppe ha fatto 2 mosse perfette.

Ero titubante, ma Beppe ha fatto 2 mosse perfette. Che hanno spiazzato i “tiratori alle spalle”: Il cambiamento del codice di comportamento ed il cambiamento in Europa. Ora i cani possono abbaiare liberamente, ma sanno che le nostre strategie, si fanno sempre più “invadendi” per loro e per un governo sempre più possibile. Non hanno capito che più ci seguono per criticarci, e meno pensano a governare. Da qui la decadenza di destra e sinistra. (come ancora si chiamano loro.)

Da Il Fatto Quotidiano:

E alla fine è arrivato il matrimonio con i liberali. Un’unione che per Nigel Farage porterà Beppe Grillo a unirsi “all’establishment eurofanatico“. Il riferimento è per Alde, cioè il gruppo in cui entreranno i 17 deputati eletti dal Movimento 5 Stelle all’Europarlamento, dopo aver lasciato l’Efdd, la formazione degli euroscettici fondata dai britannici di Ukip. Si è concluso alle ore 12, infatti, il voto lanciato ieri mattina sul blog per “scegliere se e come dare un futuro al M5s in Europa. Una consultazione proposta a sorpresa, senza che neanche gli europarlamentari ne sapessero nulla, e che alla fine ha raccolto il voto di 40.654 iscritti certificati. Il 78,5% dei votanti, cioè 31.914 persone, ha votato per il passaggio con Alde,  6.444 hanno optato per la permanenza nell’Efdd, mentre 2.296 volevano invece confluire nei non iscritti. 

Di Maio: “Portiamo avanti battaglie a prescindere da gruppo” – Una votazione che era stata accompagnata dalle polemiche, provenienti soprattutto dall’interno del M5s. “La stampa anche oggi parla di Movimento spaccato. Sono sempre quelli che hanno mancato clamorosamente i più grandi avvenimenti politici degli ultimi anni, dalla Brexit, al referendum costituzionale italiano fino a Trump. Applicano schemi del ‘900 alla politica del 2017. Contenti loro”, dice però Luigi Di Maio, dopo la conclusione del voto sul blog. “La democrazia per loro è spaccatura – continua il vice presidente della Camera-  Per noi è decisione partecipata. Ho votato nella consapevolezza che dal 2014 il Movimento 5 Stelle porta avanti le sue battaglie storiche sullo sviluppo economico, l’acqua pubblica, la connettività, l’ambiente e i trasporti, anche in Parlamento europeo e lo fa a prescindere dal gruppo di appartenenza“. Dello stesso tenore la dichiarazione della senatrice Barbara Lezzi che al fattoquotidiano.it: “Nessuna incoerenza- dice – Alde ci garantisce piena autonomia ed è quello che ci interessa”.

Grillo a Farage: “Stima, ma strade si dividono”. Lui: “Vai con eurofanatici” – I grillini dunque dicono addio all’Ukip di Farage e approdano con i liberali di Guy Verhofstadt. Un passaggio che porta il politico britannico ad accusare il leader dei 5 Stelle, reo di essersi unito “all’establishment eurofanatico di Alde, che supporta il Ttip, l’immigrazione di massa e l’esercito europeo ma si oppone alla democrazia diretta”. Secondo il Times, l’Ukip rischia di perdere due milioni di euro di  contributi europei dopo l’uscita dei grillini dall’Efdd. Il leader del M5s, invece, usa toni molto più morbidi per congedarsi da Farage. “Caro Nigel le nostre strade si sono divise – si legge in quella che sembra una sorta di lettera pubblicata sul blog –  Tu hai ottenuto la vittoria della battaglia principale di Ukip: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Un risultato epocale che non sarebbe mai arrivato senza la tua leadership. E sono felice che sia arrivato tramite un referendum, massima espressione della volontà popolare. Il M5s invece la sua battaglia deve ancora vincerla e abbiamo valutato di andare in un altro gruppo politico in Parlamento Europeo perché riteniamo di poter affrontare con più concentrazione entrambi, noi e voi, le prossime sfide. Ti auguro il meglio e spero che le nostre strade si incrocino ancora, magari quando sarai ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, come ha auspicato il Presidente eletto Trump“. 

Grillo e Casaleggio a Bruxelles. Domani Alde vota su entrata M5s – Sia Grillo che Davide Casaleggio sono volati a Bruxelles nel pomeriggio per incontrare gli eurodeputati e discutere dell’alleanza con i liberali. Nelle stesse ore il bureau del gruppo lib-dem Alde, l’organo cui partecipano i capi delle delegazioni nazionali, si riunirà per discutere dello stesso tema. All’ordine del giorno della riunione del gruppo è iscritta proprio la questione legata all’ingresso dei 5 Stelle, che sarà poi sottoposta al voto di tutti i 68 deputati del gruppo, convocati per domani. Non tutti i componenti di Alde, però, sarebbero favorevoli. A esprimersi pubblicamente contro l’entrata dei 5 Stelle è già stata l’eurodeputata francese Sylvie Goulard, in un intervento sul suo sito internet. “Meglio 12 stelle che cinque”, dice la parlamentale transalpina. Secondo fonti interne al gruppo dei 5 Stelle in Europa “non ci sono margini che i liberali votino contro la nostra entrata, l’accordo è già completo”. L’entrata dei deputati grillini consentirebbe ad Alde di diventare la terza forza dell’Europarlamento dietro ai popolari del Ppe, che contano 217 seggi, e i socialdemocratici del Pse, che invece possono contare su 189 esponenti.

La bozza di accordo: “Mantenere euro, ma nuova governance” – L’entrata dei grillini nell’Alde sarà comunque regolata da un accordo, di cui esiste una bozza sottoscritta il 4 gennaio.  “L’euro va mantenuto ma non basta, servono una nuova governance”, è uno dei passaggi contenuti dal documento. “Negli ultimi dieci anni – si legge nel testo – la nostra moneta unica ha dimostrato di essere stabile e resistente agli shock esterni, ma non è stata all’altezza nel rafforzare la nostra economia e il raggiungimento della convergenza tra le economie nazionali”. Per questo motivo, prosegue il documento, “abbiamo bisogno di costruire intorno alla moneta comune un sistema che è in grado di assorbire shock economici nella zona euro e che ha bisogno di essere gestito da una nuova governance che deve essere integrata in strutture trasparenti e democratiche”. Insomma nessuna abolizione dell’euro, ma una sorta di check up della moneta unica.

Deputato M5s Borrelli vicepresidente Alde – “È giunto il momento di correggere alcuni dei difetti che lo contraddistinguono – prosegue il testo – Abbiamo anche bisogno di rivedere il modo in cui vengono monitorati i bilanci nazionali, e di introdurre un nuovo codice di convergenza che si concentri sulle riforme significative e garantisca il valore della moneta nella spesa dei servizi pubblici invece che sui numeri di bilancio”. Sempre secondo lo stessa bozza l’eurodeputato M5s David Borrelli,  diventerà vicepresidente esecutivo del gruppo Alde insieme a Sophie in’t Veld e a Marielle de Sarnez. Borrelli presiederà anche un gruppo di lavoro sulla “democrazia diretta”. Dal documento – composto da 21 punti – si evince che il bilancio del gruppo sarà pienamente integrato solo nel 2018 mentre l’intesa sarà ratificata alle ore 18 dell’11 gennaio.

Le polemiche interne per l’adesione a Alde – Nonostante la bozza dell’accordo con Alde, la proposta di passare con i liberali aveva suscitato più di qualche perplessità – per usare un eufemismo – tra i deputati nazionali del M5s. I deputati Carlo Sibilia, Mirella Liuzzi, Michele Dell’Orco e Giuseppe Brescia, per esempio, hanno lanciato l’hashtag #barradritta hanno rilanciato durante tutta la giornata di ieri la loro contrarietà alla confluenza nell’Alde. “La nostra memoria corta non deve averla vinta in scelte del genere! Io preferisco non aderire a nessun gruppo”, aveva detto, invece, la deputata Claudia Mannino, sospesa dal M5S dopo essere finita indagata nell’inchiesta sulle vicenda firme false a Palermo. Quella di finire nei Non Iscritti – cioè il gruppo Misto europeo – era la stessa opzione favorita dal senatore Nicola Morra: “Europa od Italia – aveva detto – siamo nati per essere una rivoluzione culturale prima ancora che politica. Se questo comporta un lungo attraversamento del deserto, non ci sono problemi. La solitudine della marcia non ci spaventa”.

Eurodeputati: “Andare in Non Iscritti? Sarebbe come sparire” – Per gli europarlamentari M5s, però, finire con i Non Iscritti significava “sparire a livello europeo”. “A volte ci sono dei deputati, in questo caso nazionali, che si esprimono senza conoscere bene il funzionamento del Parlamento Europeo”, dice l’europarlamentare Laura Ferrara –  Purtroppo questo è il dato di fatto: confondono il gruppo dei non iscritti con il gruppo misto. Anche il meglio soli che male accompagnati: abbiamo chiarito tante volte che equivale a paralizzare la nostra attività e a non poter più portare avanti alcun tipo di iniziativa che possa essere incisiva”.  “Ci sono state trattative, quindi penso che ci siano garanzie”, dice invece l’altro europarlamentare Fabio Massimo Castaldo. Alcuni degli europarlamentari, per la verità, avrebbero preferito rimanere con l’Efdd, come confermato anche dal portavoce del partito di Farage. Alla fine, però, ad avere la meglio è stata l’opzione Alde. Il Movimento 5 Stelle dunque entrerà nel gruppo che nel 2014 gli aveva chiuso le porte, bollandolo come “populista” e “profondamente anti-europeo. E che è guidato dall’ex premier belga Guy Verhofstadt: lo stesso politico che, appena il 30 luglio del 2015, il blog di Grillo aveva inserito in una lista di 5 “impresentabili al Parlamento Europeo.

Scongelate i voti. Vi ricordate quando ce lo dicevano?

Scongelate i voti. Vi ricordate quando ce lo dicevano? Ora lo stiamo facendo e chi critica la scelta è in malafede E HA PAURA o non ha capito la strategia.

IL MOVIMENTO 5 STELLE NON E’ QUELLO CON CUI FA UNA PARTE DEL VIAGGIO, E’ E RIMARRA’ QUELLO CHE FA IL M5S DURANTE IL VIAGGIO , QUESTA E’ LA COSA PIU’ IMPORTANTE. 

Scongelate i vostri voti. Vi ricordate quando ce lo dicevano? Adesso che stiamo politicamente lavorando con i voti “SCONGELATI“, vai con le critiche?? NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE, “CARTE CONOSCIUTE”. Diciamo che il Movimento 5 stelle si sta facendo sempre di più SVEGLIO e ci siamo rotti le scatole DI FARCI MASSACRARE PER DELLE REGOLE che gli altri per primi non rispettano. Vedere la modifica del Codice di Comportamento che per noi non ha portato nessun cambiamento, PERCHE’ NOI LE PERSONE RINVIATE A GIUDIZIO LE CACCIAMO. Non aspettiamo il terzo grado di giudizio e poi continuano bellamente a frequentare le poltrone ALLE QUALI SONO INCHIODATI. 

Il cambiamento del Codice di Comportamento li HA SPIAZZATI E ZITTITI TUTTI, dai politici ai giornalai, dai lacchè ai delinquenti. Ora giochiamo la partita alla pari, vediamo quanti del M5S saranno rinviati a giudizio in futuro ( che automaticamente saranno espulsi ) e quanti SARANNO quelli degli altri partiti e quanti si dimetteranno. CARI MANIPOLATORI, IL POPOLO LO VEDRA’ CHIARAMENTE. Ora potremo finalmente lavorare con i nostri voti “scongelati” e il popolo ci giudicherà sui risultati.

Per quanto riguarda l’entrata nel gruppo ALDE, è un’altra dimostrazione che i nostri voti, li useremo in Europa in un gruppo molto grande, con maggior possibilità DI INCIDERE NEL LAVORO ALLA COMUNITA’ EUROPEA. RESTANDO BEN CHIARI QUALI PUNTI DEL NOSTRO PROGRAMMA SONO ASSOLUTAMENTE NON DISCUTIBILI. Dov’è c’è possibilità di convergenza, VALUTEREMO VOLTA PER VOLTA e la scelta repentina di entrare in ALDE  (che cambierà il suo nome e dove avremo ruoli importanti), li HA SPIAZZATI E ZITTITI TUTTI, dai politici ai giornalai, dai lacchè ai delinquenti e ci ha messo al  riparo da attacchi e LAGNE CONTINUE. DOMANI NON NE PARLERANNO PIU’. 

Ancora una volta Grillo ci ha visto bene e lungo.

TARGET 2, cos’è e chi ci guadagna o perde?

TARGET 2, cos’è e chi ci guadagna o perde? Lo squilibrio strutturale dell’Euro (Target 2), MOSTRA UNA FUGA DI CAPITALI DALL’ITALIA

Target 2 in parole povere, si limita ad analizzare i flussi di soldi da un paese Europeo all’altro. CIOE’ CHI SI IMPOVERISCE E CHI SI ARRICCHISCE, IN BASE A QUANTI SOLDI ENTRANO IN UN PAESE RISPETTO A QUELLI CHE ESCONO. 

  1. I numeri di della BCE (Target2) sono la dimostrazione che il sistema non funziona. QUESTA EUROPA, COSI’ NON FUNZIONA.
Dove si spostano i soldi e la ricchezza di un paese.

L’IMPRESSIONANTE DIFFERENZA TRA IL DISAVANZO NEGATIVO DI ITALIA E SPAGNA ED IL POSITIVO DELLA GERMANIA Entrambi cresciuti dal 2008 al 2014

Esplode il Target 2 (Italia e Spagna aumentano il disavanzo verso la BCE mentre la Germania incrementa, specularmente, l’avanzo Target 2). In Agosto il valore è aumentato ulteriormente raggiungendo la cifra record di 327 Miliardi di Euro. La causa principale secondo Banca d’Italia è la crisi delle obbligazioni bancarie con conseguente fuga di capitali solo parzialmente compensata dal saldo positivo della Bilancia Commerciale con conseguente entrate sulla Bilancia dei Pagamenti

Non voglio entrare in questioni tecniche, mi limito a registrare che GLI SQUILIBRI, causati dalla moneta unica AUMENTANO (il regime di cambi fissi in mancanza di unione monetaria completa non funziona). Tali squilibri porteranno ad un punto di rottura traumatico.

I soldi italiani fuggiti all'estero nel 2014

I soldi italiani fuggiti all’estero nel 2014

 

Figura 1 Fonte: Banca d’Italia

  1. Cosa è Target 2 ?

E’ il sistema che serve a compensare gli squilibri della bilancia dei pagamenti tra i paesi aderenti. Con l’adozione della moneta unica e il cambio fisso non è più possibile ricorrere alle riserve di valuta estera (delle Banche Centrali) per compensare il deficit di liquidità del sistema bancario di una nazione e coprire il saldo con l’estero.

Il sistema (Target 2) interviene così a compensare gli scambi internazionali attraverso l’attivazione di prestiti delle Banche centrali presso la BCE.

Le Banche Centrali che hanno bisogno di operare un riequilibrio del sistema del credito privato, che ha visto una fuoriuscita di capitali verso l’estero (ad esempio, per compensare un disavanzo della bilancia commerciale o per fuoriuscite di capitali), devono aprire un passivo verso la BCE che presta loro i capitali.

Figura 2 Fonte Banca d’Italia

Nelle due figure abbiamo evidenziato i saldi Passivi per l’Italia e la Spagna e gli attivi per la Germania del meccanismo contabile Target 2.

  1. Un esempio per comprendere

La UE ha costruito una moneta comune ma non è stata realizzata una vera Unione Bancaria. Target 2 (Prima Target 1) non sono che la risultante di una contabilità separate per calcolare negli anni le situazioni debitorie e creditorie. Qualcuno dirà che è giusto, ma basta fare un esempio semplicissimo per comprendere l’assurdità.
 L’Italia è stata riunificata 150 anni fa e tutte le regioni hanno adottato la stessa moneta. Cosa sarebbe successo se avessimo continuato a mantenere una contabilità separata delle diverse regioni. Prendiamo ad esempio Emilia e Calabria. L’Emilia ha sempre esportato molto di più di quanto ha prodotto, al contrario la Calabria importa molto più di quanto esporta. Se avessimo mantenuto una stanza di compensazione e una contabilità separata tra le 2 regioni oggi avremmo che il debito della Calabria nei confronti dell’Emilia sarebbe immenso.

E’ evidente che nel tempo gli squilibri esistenti si accumulano e diventano alla fine insostenibili.

Per questo:

  • o si fa una Unione Monetaria vera e completa come ha fatto l’Italia dopo l’unificazione
  • oppure gli squilibri diventano insostenibili e la decomposizione della moneta unica diviene un fatto scontato.

Maastricht 25 anni dopo, un Trattato nell’occhio ciclone

Maastricht 25 anni dopo, un Trattato nell’occhio ciclone

Maastricht 25 anni dopo. L’euro è diventato l’obiettivo preferito degli attacchi di movimenti populisti sempre più forti e agguerriti, l’Unione economica è ancora incompleta e quella politica è praticamente rimasta lettera morta. A 25 anni da un accordo definito da tutti, all’epoca, ‘storico’ e che pose le basi dell’Unione monetaria, il Trattato di Maastricht è però rimasto per diversi, importanti aspetti, inapplicato. Nonostante questo, o forse proprio per questo, negli ultimi anni è finito nell’occhio di un ciclone politico e sociale che sta mettendo a dura prova la tenuta di quell’Unione nata per volontà di dodici leader europei che volevano dare una risposta alla nuova realtà geopolitica scaturita dalla caduta del muro di Berlino.

Banconote euro 

“Purtroppo l’idea che la moneta unica trascinasse verso l’Unione economica e politica non ha funzionato”, riconosce l’ambasciatore Rocco Cangelosi, una lunga e brillante carriera diplomatica conclusa al Quirinale come consigliere del presidente della Repubblica e che lo portò, all’inizio degli anni ’90, a essere tra gli ‘sherpa’ che negoziarono Maastricht. Nel corso di questi 25 anni, osserva Cangelosi, “non si è riusciti ad armonizzare le politiche economiche e fiscali e quando è arrivata la crisi le tensioni e i problemi sono esplosi”. Inoltre, l’Unione politica prefigurata nel Trattato è rimasta sulla carta dando vita a quella ‘zoppia’ denunciata senza sosta da Carlo Azeglio Ciampi fin quando ha potuto.

“Maastricht ha comunque segnato una svolta importantissima” nella storia dell’integrazione europea, ricorda ancora Cangelosi. “E’ stata la riforma più consistente dopo l’atto unico ed ha decretato il passaggio da ‘Comunità economica’ a ‘Unione'” in risposta all’esigenza di aprirsi ai Paesi dell’Est. Nel ’91 vennero anche fissati due dei parametri – rapporti deficit-Pil e debito-Pil non superiori rispettivamente al 3 e al 60% – da rispettare per essere ammessi nel ‘club’ dell’euro. Numeri discutibili ma indicati per essere il punto di riferimento di una convergenza progressiva delle economie dei Paesi dell’Eurozona ritenuta allora indispensabile per supportare la moneta unica. Ma anche in questo caso il processo è rimasto incompiuto e i parametri sono ora diventati, agli occhi dei cittadini, niente più che il simbolo del rigore e dell’austerità a cui si imputano oggi tanti problemi.

Banca Centrale Europea a Francoforte

Nel ripercorre la storia recente dell’Ue Cangelosi non ha dubbi: il declino del processo di integrazione “è cominciato con il fallimento del Trattato costituzionale” bocciato dai referendum che si svolsero in Francia e Olanda nel 2005. Con il Trattato di Lisbona del 2009, “l’Europa – per l’ambasciatore – ha poi abbandonato ogni ambizione federalista ed ha sancito l’affermarsi del metodo intergovernativo rispetto a quello comunitario” con buona pace dell’interesse comune superiore “dando così vita al paradosso che stiamo vivendo. Sono i premier ha prendere a Bruxelles le principali decisioni, quasi sempre in base a interessi nazionali. Salvo poi scaricare sull’Ue le ‘colpe’ di quanto deciso una volta tornati in patria”.

L’unica strada per riconquistare la fiducia degli elettori, secondo Cangelosi, sarebbe quella, da parte di un ‘nocciolo duro’ di Paesi, di “rilanciare una ‘Unione sociale’ basata sul welfare e la lotta alla disoccupazione. Non so se e quando ci potrà essere questo scatto. Ma certo, a causa della crisi politica apertasi, le speranze che la spinta propulsiva possa venire dall’Italia in occasione del vertice convocato per celebrare a marzo i sessant’anni del Trattato di Roma si sono assai ridimensionate”. E gli appuntamenti elettorali europei del 2017 saranno dei nuovi, difficile banchi di prova per la tenuta dell’Ue.