Di Maio e Salvini, Genova diventerà la vostra strage di stato?

Di Maio e Salvini, Genova diventerà la vostra strage di stato? Uno dei tanti misteri irrisolti.

Di Maio e Salvini, dopo aver visto questo INCREDIBILE video, NON VOGLIAMO CHE DIVENTI il vostro attentato di stato il CROLLO DEL PONTE DI GENOVA. Ci sono INCREDIBILI DOMANDE CHE QUESTO VIDEO RICHIEDE DELLE RISPOSTE MOLTO CHIARE E VELOCI.

QUESTA NON DEVE ESSERE  LA NOSTRA “USTICA” O “BOLOGNA” ECC.ECC .

VOGLIAMO RISPOSTE IN TEMPI RAGIONEVOLI.

 

                                                               

LA LEGA E’ DI BERLUSCONI

LA LEGA E’ DI BERLUSCONI. Ennesime dichiarazioni che nel corso degli anni “non sono mai state smentite”.

Ultimissime dichiarazioni di Luigi Moncalvo (ex direttore de “LA PADANIA” ed esponente della Lega), confermano che da molti anni la LEGA sia in mano a Berlusconi.

Seguiranno nuovi video sull’argomento

                                                                               

LA LEGA E’ DI BERLUSCONI Parte 2 Le dichiarazioni di Onetto

LA LEGA E’ DI BERLUSCONI Parte 2 Le dichiarazioni di Onetto

Ennesime dichiarazioni che nel corso degli anni “non sono mai state smentite”.

Dopo recentissime dichiarazioni video di Gigi Moncalvo (vedi clamoroso video)  (ex direttore de “LA PADANIA” ed esponente della Lega), ALTRE DICHIARAZIONI DEL SIG. ONETTO, confermano che da molti anni la LEGA sia in mano a Berlusconi.

Seguiranno nuovi video sull’argomento

                                                                               

MILAN: L’ennesima ombra sull’imprenditore e politico Berlusconi

Certo che per uno come me che è tifosissimo del Milan, che votava PD e da parecchi anni vota ed è attivista Certificato del Movimento 5 Stelle, SIAMO IN PIENO CONFLITTO D’INTERESSI. 

MILAN: L’ennesima ombra sull’imprenditore e politico Berlusconi. Per quasi 25 anni mi sono alienato, non facendo l’equivalenza BERLUSCONI = MILAN, aiutandomi col pensiero che il Milan esisteva prima del NANO e continuerà ad esistere dopo il NANO.

Dopo aver visto SPOLPARE IL MIO MILAN negli ultimi 6 anni, pensavo che finalmente potevo tornare “normale” e tifare Milan e osteggiare il Berlusca.

Ma questo è come la gramigna, tutto quello che tocca rimane inquinato dai suoi geni e questa storia LO CONFERMA IN PIENO.

“Corriere della Sera Tutti i diritti sono del gruppo di cui fa parte”

Siamo a Shenzhen nel sud della Cina, 10 milioni di abitanti a ridosso di Hong Kong.

                                                                         

Ci sono un imprenditore, due banche e un tribunale: il cinese è titolare di una holding insolvente, le banche creditrici gli hanno fatto causa e il tribunale ha stabilito che, per saldare i debiti, il patrimonio della holding vada all’asta. Una storiella orientale apparentemente insignificante se il cinese con il patrimonio all’asta su Taobao (eBay cinese) non fosse Yonghong Li, l’imprenditore che ha pagato 740 milioni alla Fininvest per comprarsi il Milan.

L’ordine è arrivato dal tribunale del distretto di Futian: «Vendete all’asta il 2 febbraio» (data poi rinviata) la partecipazione (11,39%) che la cassaforte di Li possiede nella società di packaging Zhuhai Zhongfu, quotata alla Borsa di Shenzhen. Valore circa 60 milioni, ma il ricavato andrà a risarcire le banche.
 
Pochi giorni fa, inoltre, la China Securities Regulatory Commission, la Consob di Pechino, ha comunicato l’avvio di indagini per presunti illeciti sul mercato commessi dalla holding che si chiama «Shenzhen Jie Ande»: ha tenuto nascoste per mesi la sentenza e l’insolvenza.
IL DOCUMENTO+

Il Milan e la cassaforte vuota

In sostanza, mentre era inseguito dai creditori in patria, il 48enne finanziere residente dal ’94 a Hong Kong chiudeva in Italia, sotto i riflettori di mezzo mondo, una delle più costose acquisizioni calcistiche della storia, accreditandosi (e accreditato) come un grande e ricchissimo imprenditore dai mille interessi.

Ma molto riservato. La sua credibilità, storia e consistenza patrimoniale l’ha riassunta in un documento consegnato alle parti nella trattativa e fatto circolare dagli uomini di Li, anche di recente, senza modifiche. Tra gli asset fondamentali, oltre alle famose e fantomatiche miniere di fosfato, c’è anche l’11,39% di Zhuhai Zhongfu, detenuto tramite la cassaforte Jie Ande.

Occhio alle date: quella partecipazione era dal 2015 in pegno, cioè in garanzia, alla Jiangsu Bank a fronte di un prestito. Soldi mai più rimborsati tant’è che nel maggio 2016 la banca fa causa alla holding di Li, a quel punto già insolvente, e il 7 febbraio 2017 il tribunale del popolo di Futian ordina che il pacchetto in pegno vada all’asta. Parte immediato il ricorso della holding Jie Ande. Intanto a Milano, il 13 aprile 2017, il cinese di Hong Kong chiude con Fininvest (600 milioni di plusvalenza consolidata) l’acquisto da 740 milioni del Milan, dopo aver fatto «girare» centinaia di milioni off-shore e con un prestito da 300 milioni (a tassi fino all’11% con scadenza 15 ottobre prossimo) del fondo americano Elliott.

Le credenziali? Tutto ok

A metà maggio, dall’altra parte del mondo, il tribunale respinge il ricorso della holding di Li (gestita da un prestanome) confermando la vendita coattiva a favore della Banca Jiangsu. A default conclamato a Shenzhen, il nuovo proprietario del Milan presenta a giugno in Lega Calcio le credenziali su onorabilità e solidità. Tutto a posto. Il Milan è iscritto al campionato, e parte una faraonica campagna acquisti da 200 milioni.

Chiesta la liquidazione per bancarotta

Sotto Natale, l’amministratore delegato del Milan, Marco Fassone, è a caccia di 3-400 milioni per rifinanziare il prestito da 300 milioni del fondo Elliott, quando il tribunale cinese fissa al 2 febbraio l’asta di giudiziale. Senonché l’8 gennaio arriva un’altra tegola per il povero Li: a inseguirlo è la Banca di Canton, a cui non ha pagato i debiti, e che chiede la liquidazione per bancarotta della holding Jie Ande. Nel frattempo dall’Italia lo avvisano delle notizie di presunte inchieste per riciclaggio, poi smentite, sulla compravendita del Milan. Li rompe il silenzio e garantisce che tutto si è svolto «con la massima trasparenza, regolarità e correttezza». A Shenzhen l’asta su Taobao del 2 febbraio viene rinviata, perché c’è la richiesta di liquidazione per bancarotta della Banca di Canton che si accavalla alle pretese risarcitorie della Banca di Jiangsu. A Milano è tutto tranquillo, perché in ogni caso «i soldi sono arrivati» e Li «ha rispettato tutti gli impegni».

L’operazione impossibile

«Non abbiamo riscontrato nulla di pregiudizievole a carico di mister Li Yonghong che dispone di adeguate risorse finanziarie per realizzare l’operazione», scriveva a Fininvest il suo advisor finanziario, Marco Samaja, capo di Lazard Italia. Oggi sappiamo che mister Li ha esibito sul tavolo della trattativa le credenziali di una sua società-cassaforte che era già da tempo insolvente. Ha barato? E può un oscuro finanziere, sconosciuto in Cina e altrove, che mai si è occupato di calcio neppure a livello amatoriale e che presenta tra i suoi “gioielli” una holding quasi fallita per pochi milioni non restituiti, impegnarsi da solo in un’operazione da un miliardo (campagna acquisti e aumenti di capitali compresi)? Non bisogna essere un banchiere della Rothschild per rispondere che non e’ possibile. Eppure lui ce l’ha fatta, con la Rothschild come consulente. E da Rothschild, dove è vicepresidente della controllata inglese, viene il consigliere di amministrazione del Milan Paolo Scaroni, ex numero uno di Eni ed Enel e buon amico di Berlusconi.

 

I tre volti di Mister Li

A questo punto i casi sono tre: 1) Li è realmente molto ricco, finora ha tenuto nascosto il suo vero tesoro che forse non può far emergere, e non paga i debiti perché è distratto; 2) Ha fregato tutti ed è un mitomane; 3) Si è prestato a interpretare la parte in un gioco più grande di lui nel quale i soldi e le garanzie non sono suoi; 4) l’importante è che il Milan non finisca su Taobao.

“Corriere della Sera Tutti i diritti sono del gruppo di cui fa parte”

Volete ancora votare per questi? “Gli avvoltoi della politica hanno sempre fame”

Volete ancora votare per questi? “Gli avvoltoi della politica hanno sempre fame”, potete farlo, nessuno ve lo vieta, ma prima GUARDATE  a quali persone state dando fiducia. La meritano ancora oppure è il momento di dare il voto al Movimento 5 Stelle, a gente che combatte queste cose che vedrete? E’ in gioco la nostra salute, volete giocare sulla vostra salute e quella dei vostri figli e nipoti? Pensaci prima di dare il voto a chi vi avvelena.

di Luigi Di Maio

L’inchiesta giornalistica di Fanpage.it svela un sistema noto a tutti che finalmente viene fissato in video. Smaltimento di fanghi industriali, bandi di gara che vanno deserti, la politica che controlla i bandi e poi affida i lavori agli amici degli amici. Soprattutto mazzette su mazzette, milioni di euro rubati alla collettività. Il quadro devastante che emerge è di un’ampia e profonda corruzione che lega insieme tutti i partiti politici che gestiscono la cosa pubblica. Da destra con Passariello capolista di FDI indagato, a Roberto De Luca PD, figlio del governatore della Campania e anche lui indagato. Quando c’è da mangiare e affamare i cittadini la grande colazione funziona sempre.

Il figlio di Vincenzo De Luca, da assessore al Bilancio del comune di Salerno, si interessa di appalti in regione Campania dove il papà comanda. Come può accadere una cosa del genere, perché può interessarsi di appalti che non sono di sua competenza?

Il Movimento 5 Stelle in regione Campania aveva già acceso un faro sulla SMA ben sei mesi fa, la partecipata della regione Campania con un esposto. La cosa più incredibile è la figura di Passariello, pretoriano di Giorgia Meloni in Campania, presidente della commissione d’inchiesta sulle partecipate. Controllato e controllore in fin dei conti erano la stessa persona.

Sei mesi fa il Movimento 5 Stelle ha quindi presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti per valutare l’ipotesi di danno erariale, alla luce di tre proroghe consecutive dei lavori della Commissione regionale d’inchiesta, chieste dal presidente Luciano Passariello e puntualmente concesse dall’aula del Consiglio, attraverso una palese forzatura dello Statuto. Dopo due anni e una ennesima proroga di 60 giorni, i lavori della Commissione non hanno ancora prodotto nulla.

Nel frattempo arrivano le elezioni e c’è bisogno di soldi e appoggi e quindi l’appalto con il finto imprenditore si deve fare.

Le cifre sono chiare: da 135 euro a tonnellata di fanghi da smaltire, già comprensivi di tasse per tangenti, si arriva a 175 euro a tonnellata: tanta la politica che deve mangiare, tanta la politica che deve guadagnare. Un affare che frutterebbe ben 170 mila euro al mese solo per le tasche degli indagati.

Ma l’aspetto più grave di questa inchiesta è l’indagine a carico dei giornalisti di Fanpage: accusati di corruzione perché hanno potuto fare quello che la legge non permette di fare alle forze dell’ordine e alla magistratura: essere agenti provocatori. Il Movimento ha da sempre proposto un’apposita legge per dare i giusti mezzi per scoperchiare la corruzione e il malaffare. Tutti i partiti si sono sempre opposti, perché sanno come andrebbero a finire. Un agente provocatore è una figura necessaria nella nostra società. I giornalisti si sono finti imprenditori e così hanno potuto scoprire gli appetiti e i meccanismi che ruotano attorno alla gestione dei rifiuti nella Pubblica Amministrazione.

                                                                       

Non si può sperare di avere una società libera dalla corruzione se poi si hanno armi spuntate per combattere una battaglia così importante.

Oggi abbiamo giornalisti che pubblicano fake news e non hanno neanche una sanzione, invece i giornalisti che svelano la corruzione vengono indagati. Questa è la fotografia dell’attuale sistema informativo in Italia.

In regione Campania molti stanno tremando e stanno correndo a nascondersi, ma le prove sono evidenti e acquisite dalla procura. Si ripete la storia della politica italiana: dai rifiuti alle mazzette al consenso elettorale. Ovviamente i soldi sono quelli pubblici, rubati ai cittadini che invece di ricevere servizi si prendono l’avvelenamento della propria terra pagato con le loro tasse.  

Una follia che non si ferma solo in Campania, ma è la follia di questa classe politica che avvelena ogni cosa che tocca. L’inchiesta è solo all’inizio e travolgerà un pezzo molto grande di un sistema corrotto ma non tutto. Per farlo crollare è necessario avere persone oneste e con le mani libere. Queste immagini devono fissarsi nella testa e non dimenticarle, perché se le cose vanno male ci sono i nomi e cognomi dei responsabili. Le elezioni sono alle porte e bisogna scegliere ora che futuro vogliamo per noi e per i nostri figli. Un futuro con queste persone al comando o un futuro in cui al primo posto c’è la qualità di vita degli italiani che solo il Movimento 5 Stelle ha a cuore.

 

Adriano Celentano: “Sgarbis e il mondo dei dementi”

Adriano Celentano: “Sgarbis e il mondo dei dementi”

“Urlatore” – L’ultima scenata del critico-candidato
 

Lettera aperta di Adriano Celentano a Sgarbi

In questa “fiera elettorale”, dove tutto si vende a buon mercato e chiunque è pronto a svenarsi per qualche voto in più, non poteva mancare un “urlatore” come Sgarbis che, nonostante la sua dialettica, davvero invidiabile specie quando ci guida lungo i sentieri dell’ARTE, spesso poi si perde a causa di quel suo carattere di MERDA.

Carattere che lo sprofonda come un macigno nel mondo dei DEMENTI.

Ma può un critico d’Arte essere un DEMENTE e al tempo stesso parlare bene come sai parlare tu quando la ragione non ti abbandona?…”. L’altra sera a Piazza pulita hai davvero oltrepassato il limite.

Quel limite che forse tu non hai mai avuto e senza il quale il “gioco” non ha alcun senso. E il tuo, di gioco, è sempre la stessa noiosa canzone: “Fascista, fascista, fascista”, con una nota in più stavolta, quella dello stronzo che più di tutti ti appartiene e tu, ingiustamente, l’hai rivolta a uno come Formigli, che invece dovresti ringraziare per il grande impegno che ci mette al servizio dei cittadini.

Quel servizio sulle baby gang che tu hai tanto criticato è stato una vera e propria mano santa al servizio dell’informazione.

Ci ha fatto capire fino a che punto lo STATO italiano se ne sbatte le PALLE dei cittadini. Fra poco, le armi a quei ragazzini che picchiano e uccidono senza una ragione arriveranno direttamente da Palazzo Chigi. E gli elettori, quelli che ancora non si sa per chi andranno a votare, ma andranno, lo stanno capendo grazie a uomini come Formigli. E tu gli dai dello stronzo?

Eh no, Sgarbis, lo stronzo sei tu. Formigli rischia la vita in Siria e tu, come se niente fosse, gli dai dello stronzo? Non avendo alcun rispetto non solo per quello che fa, ma per tutti quelli a cui sta a cuore la VERITÀ. E tu invece cosa fai: mentre lui è sotto i bombardamenti per cercare di raccontare agli italiani a che punto è la fine del mondo, gli dai dello stronzo?

E insisti: alzi la voce perché pensi che il volume del tuo rancoroso sbraitare possa convincere qualcuno, specie quando poi dici cazzate come quella che hai detto su Di Maio: “Allarme!!! A Di Maio è sfuggito un congiuntivo, non può diventare Presidente del Consiglio, è pericoloso”.

Ma quando l’hai pensata questa? È chiaro e lo sanno tutti, io sono un GRILLINO fin dalla prima ora, ma proprio per questo penso che a volte è meglio perderlo, un “congiuntivo”. Solo così si riesce a fare una squadra di governo come io credo che Luigi Di Maio abbia fatto.

Ma tu, Sgarbis, non puoi capire. Fra l’altro ti avverto e lo dico per il tuo bene: ancora un paio di alzate come quella che hai fatto a Piazza pulita e la tv per te rimarrà un lontano ricordo… nessuno più ti inviterà. Fra l’altro, così facendo, fai del male anche alla destra. Che, a parte te, non mi sembra si comporti male.

 

Roberto Saviano tenta di smontare le bufale sui migranti, ma scivola e ruzzola a terra

Lo scrittore napoletano prova a dare una rappresentazione plastica della grettezza italiana sul tema dei migranti, ma l’impresa si rivela un flop anzi un boomerang.

“CARO SAVIANO, CERTO CHE RINTANATO NEL TUO LUSSUOSO ATTICO DI NEW YORK, DOVRESTI AVERE UNA VISIONE D’INSIEME DEL PROBLEMA, MA CHE DA MILIONARIO, SPARI A ZERO SU CHIUNQUE CERCA DI AVERE UN’ALTRA VISIONE, IN MERITO AGLI IMMIGRATI, MI SEMBRA ALQUANTO DI CATTIVO GUSTO. VEDITI IL VIDEO ALLEGATO E DA “VATE” DELLA VERITA’, DAMMI UNA SOLUZIONE AL PROBLEMA CHE VEDRAI. LA REALTA’ E’ QUELLA CHE VEDRAI, MENTRE TU TI LIMITI A SPILUCCARE LA SUPERFICIE”.

Lo scrittore napoletano ha sottolineato, fra le altre cose, come, dati alla mano, i migranti costino al contribuente italiano solo lo 0,2% del PIL (circa 3,3 miliardi) mentre arricchiscano le casse dello Stato per circo 8 miliardi di euro (in pratica ci pagano le pensioni, ha chiosato Saviano), rappresentino appena il 7% della popolazione europea composta da ben cinquecento milioni di abitanti, percepiscano solo 2,5 euro al giorno e non già 35 euro, come in mala fede sarebbe stato detto in più occasioni, atteso che quest’ultima cifra, in realtà, è quanto viene speso (dal contribuente italiano) per vitto, alloggio e pagamento di servizi vari.

I migranti nella ricostruzione di Saviano, poi, svolgono lavori che gli italiani non vogliono più realizzare, vengono accolti in alloggi che tutto sono fuorché alberghi comodi e confortevoli e rappresentano l’unica risorsa per contro bilanciare il calo demografico italiano e per riequilibrare il conto complessivo delle pensioni nazionali.

Lo scopo della reprimenda è, evidentemente, quella di attribuire esclusivamente al pregiudizio italico l’atteggiamento poco conciliante manifestato da una parte dell’opinione pubblica nei confronti degli sbarchi di migranti e clandestini che negli ultimi due anni hanno tenuto banco nel dibattito politico nazionale ed europea.

 

 

SAVIANO UNISCE LA FAVA CON IL PESCE (neanche i ceci)

PECCATO CHE  Saviano non esplicita la DIFFERENZA TRA IMMIGRATI GIA’ INSERITI NEL SISTEMA ITALIA E CHE GODONO GIà DEGLI STESSI DIRITTI DEGLI ITALIANI ED I NUOVI IMMIGRATI. 

Il tentativo FURBESCO DI SAVIANO è quello di far rimanere impresso nella mente dello spettatore come la cifra principale dell’intervento apparentemente chiarificatore dello scrittore partenopeo, è quello di mettere una parte dell’opinione pubblica italiana di fronte alla propria presunta grettezza, al proprio atavico razzismo, alla propria proverbiale ignoranza. La conclusione risulta inevitabile: state buoni perché così dovete.

Saviano, tuttavia, non si avvede come nella foga della tirata d’orecchie alla gente italica abbia messo insieme problematiche del tutto eterogenee sotto l’ombrellone ampio e multiforme della nozione di migranti.

I migranti che impegnano lo 0,2% del PIL italiano, infatti, sono evidentemente quelli che ospitiamo per ragioni umanitarie e che non possiamo respingere in ossequio all’effettività della tutela dei diritti umani e del rispetto delle principali convenzioni internazionali che abbiamo sottoscritto.

I migranti che ci arricchiscono di ben 8 miliardi di euro, invece, sono quelli che grazie ad un regolare permesso di soggiorno (per lo più per ragioni di lavoro) hanno trovato in Italia una sistemazione definitiva dentro un flusso di immigrazione regolato periodicamente dalla legge dello Stato.

Per quale ragione il versamento dei contributi previdenziali da parte di immigrati residenti regolarmente in Italia, che traggono sostentamento dall’attività lavorativa esercitata all’interno del nostro sistema economico, debba diventare un merito, da ascrivere agli stessi immigranti, e da utilizzare (come fa Saviano) per controbilanciare lo sforzo che il contribuente italiano mette in atto per finanziare (anche solo con lo 0,2% del PIL) l’accoglienza di altri e ben diversi migranti, non è dato sapere.

Saviano (come altri commentatori del resto) omette di considerare che il pagamento dei contributi pensionistici da parte degli immigrati regolari non rappresenta una gentile concessione nei confronti delle casse previdenziali italiane e che quanti risiedono regolarmente in Italia pagano tasse e contributi perché viene riconosciuto loro il diritto di godere di tutti i servizi e le previdenze garantite ai cittadini italiani.

Il tentativo, pertanto, di mettere in correlazione un flusso di migrazione privo di alcun limite predeterminato da cui derivano costi non indifferenti per lo Stato ed una immigrazione periodica programmata e governata dalla legge, al fine di operare una compensazione di benefici – sacrifici che dovrebbe convincere il contribuente italiano a sopportare migliaia di sbarchi irregolari senza battere ciglio di fronte ad inerzia diplomatica e militare e nella assoluta inconsapevolezza della quantità limite dello sforzo richiesto alle tasche di ciascuno (per quanto tempo e per quanti migranti?), appare un mero espediente dialettico dietro il quale nascondere l’incapacità di dare risposte concrete alle legittime preoccupazioni di una parte dell’opinione pubblica.

Allo stesso modo non si comprende la ragione per la quale la necessità di riequilibrare il calo demografico italiano per mezzo di immigrati (che dovrebbero necessariamente vivere del loro lavoro) dovrebbe zittire quanti si pongono legittimi interrogativi circa l’entità dell’impegno economico che ci è stato sin qui richiesto in maniera pressoché esclusiva (anche a causa di quello che sino ad ora è apparso un isolamento internazionale che pare dovrebbe cessare quanto prima) e dal quale derivano in aggiunta complicazioni di sicurezza ed ordine pubblico.

Ciò detto, di quale bufala vogliamo parlare adesso? DEI TAXI DEL MARE?

CARO SAVIANO, CERTO CHE RINTANATO NEL TUO LUSSUOSO ATTICO DI NEW YORK, FAI LE PULCI E SPARI ANCHE CAZZATE , IN MERITO AGLI IMMIGRATI, MI SEMBRA ALQUANTO DI CATTIVO GUSTO. 

                                                                                   

FANTASTICO SEAN, come iniziare bene il 2018. Guarda il video.

FANTASTICO SEAN, come iniziare bene il 2018. Guarda il video.

FANTASTICO SEAN, come iniziare bene il 2018. Guarda il video.

FANTASTICO SEAN

FANTASTICO SEAN

Comincia il 2018, un anno importante e il video messaggio di Sean aiuterà molti di noi a vivere meglio, se impareremo dal suo modo di affrontare le difficoltà.

Grazie Sean ci dai un esempio che neanche la persona più bella ed intelligente potrebbe forse darci,

UN BACIO FORTE. 

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TTIP e CETA: i due trattati che allarmano i piccoli imprenditori europei

TTIP e CETA: i due trattati che allarmano i piccoli imprenditori europei.

AIUTATECI A FERMARE QUESTI 2 TRATTATI CHE MASSACRERANNO LA PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA ITALIANA. IL M5S è L’UNICO CHE VI STA DICENDO COSA STANNO FACENDO ALLE SPALLE DELL INDUSTRIE ITALIANE. IL 4 MARZO POTETE DARE UN SEGNALE FORTE, SCEGLIENDO IL M5S.

IL TTIP SIAMO RIUSCITI A FERMARLO, ANCHE SE NE STANNO PREPARANDO UNO MODIFICATO MA CHE FAREBBE GLI STESSI DANNI.

Tra ripensamenti e spaccature nell’Ue, i trattati di libero scambio tra Usa e Ue (TTIP), e Canada e Ue (CETA), vanno avanti. Per il CETA stanno facendo una corsa sfiancante per la sua ratifica. La Campagna StopTTIP spiega retroscena e pericoli di entrambi.

TTIP e CETA sono talmente intrecciati tra loro, intricati in immensi interessi economici, sociali, occupazionali, di salute e alimentazione, che trovarne il bandolo della matassa non è facile. Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP, fornisce aggiornamenti sul futuro del commercio occidentale.

Aggiornamenti sul TTIP. Dal 3 Ottobre, i negoziatori Ue e Usa si riuniscono a New York per la 15° volta, con lo scopo di scrivere una versione, seppure “alleggerita”, del TTIP: l’accordo di libero scambio per il commercio e per gli investimenti tra Unione Europea e Usa che, nei desideri dei governi di entrambe le parti dovrebbe creare la più vasta area commerciale esistente, capace di contrastare l’esuberanza dei mercati asiatici (Cina e India in primo luogo) e che vale la metà del Pil e 1/3 del commercio mondiali.

L’opposizione dei sindacati e piccoli produttori. Un negoziato, in corso dal 2013, che ha scatenato nei paesi dell’Unione l’opposizione di sindacati, piccoli produttori e associazioni, unitisi nella Piattaforma StopTTIP, in polemica con l’impostazione stessa del trattato.

Tra i contenuti più problematici del TTIP c’è l’introduzione di un arbitrato internazionale, l’ISDS, che consentirebbe alle imprese di muovere cause per “perdita di profitto” contro i governi dei paesi Ue, qualora questi creassero normative atte a compromettere i profitti delle imprese stesse, incidendo, in tal modo, su diritto del lavoro e diritti sociali.

La Commissione Europea sostiene che il TTIP può far crescere l’economia Ue di 120 miliardi di euro, quella Usa di circa 90 miliardi e quella mondiale di circa 100 miliardi. Molti economisti, però, ritengono che il TTIP potrebbe generare calo dei salari, aumento di disoccupazione e disgregazione sociale nell’Ue.

Questo abomino innaturale contro gli animali è una delle cose che vorrebbero far venire in europa e darcela a mangiare.

Questo abominio innaturale contro gli animali è una delle cose che vorrebbero far venire in europa e darcela a mangiare.

Il pericolo per l’agroalimentare e le PMI in Italia e Ue. Un gruppo di oltre 20 associazioni europee ha presentato, a Bratislava durante il meeting informale di 27 capi di Stato e di governo dell’Ue, il rapporto: “Making sense of CETA”. “

Qui – spiega ancora Monica Di Sisto portavoce della Campagna Stop TTIP – si dimostra che, a conti fatti, molti settori produttivi italiani potrebbero essere danneggiati già dall’accordo con il Canada: l’allevamento bovino e suino, per esempio, il settore lattiero-caseario; poi quello dei semi e dei prodotti per l’agricoltura, ma anche quello della manifattura: le nostre piccole e medie imprese europee dovrebbero competere con veri e propri giganti e in gran parte non avrebbe scampo”.

La nuova ipotesi: il TTIP light. E i negoziatori Ue stessi non riescono a risolvere i veti che gli Usa hanno contrapposto alla richiesta europea di proteggere i nostri prodotti alimentari DOC nei loro confini, rifiutandosi, inoltre, di aprire alle nostre imprese tutti gli appalti pubblici degli Stati americani.

“Contro questo stallo – spiega Monica Di Sisto, portavoce della Campagna StopTTIP – il Governo italiano, d’accordo con i negoziatori Usa, propone di approvare, entro la presidenza Obama, una dichiarazione “light”, in cui le parti si accordino su un pacchetti di riduzioni di dazi e tariffe commerciali e sul fatto che, in una seconda fase, degli appositi comitati si occuperanno di concordare le regole di liberalizzazione dei servizi, sanitarie e delle caratteristiche dei prodotti.

Un rinvio che forse non rassicura i detrattori dell’accordo, ma che invece è sempre più propiziato da chi vorrebbe chiuderlo prima dell’addio di Obama alla Casa Bianca.

CETA: via libera per 40 mila multinazionali Usa. Accanto al TTIP, e ad esso precedente, c’è l’altro trattato che coinvolge Ue e Canada. Il CETA è del tutto simile al TTIP. Al momento della sua ratifica, circa il 98% delle barriere tariffarie tra le parti verranno soppresse. “Barriere che si abbatterebbero anche per oltre 40mila multinazionali americane – continua Di Sisto – tra cui Wal martCoca Cola, perché hanno sedi consociate in Canada, attraverso le quali godrebbero delle nuove condizioni.

Il Canada è tra i produttori più importanti di alimenti che copiano i prodotti tipici dell’Ue e, con il CETA, sarebbero autorizzati a continuare a produrli.

Sconosciuto e poco trasparente. Il CETA presenta le stesse caratteristiche non trasparenti del suo omologo statunitense. Peraltro, non essendo stato al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica come il TTIP, è decisamente sconosciuto anche a chi dovrebbe votarlo.

A Bratislava, la Ministra al Commercio canadese ha raccontato che gli europarlamentari socialdemocratici tedeschi che aveva incontrato e che dovranno votarlo, le avevano confessato di non averlo letto. La stessa ministra, poi, ha ammesso di non averlo letto”.

 

Italia, protagonista dei retroscena di entrambi i trattati. I negoziati del CETA si sono conclusi già, nel 2014, e il trattato è sottoposto ora a dibattiti piuttosto accesi, dal momento che 11 nazioni Ue – Italia compresa – vorrebbero scavalcare i governi nazionali e farlo approvare il 27 ottobre prossimo, mentre gli altri 17 stati dell’Unione vogliono attendere il responso dei singoli Governi nazionali, come da giurisprudenza, per poi farlo ratificare da Governo e Parlamento europei, non prima del 2017.

E l’Italia, in queste diatribe, sta giocando un ruolo da non sottovalutare. Il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda è tra i promotori dell’approvazione rapida e sicura di entrambi gli accordi. A tale proposito, la Campagna Stop TTIP ha diffuso la lettera che gli 11 Ministri su citati hanno scritto a Cecilia Malmström il 14 settembre scorso, chiedendo alla Commissaria al Commercio dell’Ue di ratificare immediatamente il trattato col Canada.
                                                                 

La Campagna Stop TTTIP consegna del letame a Calenda. Nella stessa lettera, inoltre, Calenda e gli altri 10 porta voci nazionali con lui, s’impegnano nell’ accelerare i negoziati in corso del TTIP. “A questa – conclude Monica Di Sisto – si sono aggiunti con un’altra missiva sempre diretta alla commissaria Malmström, 41 parlamentari europei, tra i quali la capogruppo del Pd in Commissione commercio Alessia Mosca.

In questa seconda lettera, si chiede di escludere i parlamenti nazionali dalla ratifica del CETA per rendere più rapida la sua approvazione. Per questo – ha concluso –  il 29 settembre scorso abbiamo fatto recapitare a Calenda un barattolo di letame bio da terrazzo, in tiratura limitata e prodotto dalla startup italiana Real Shit con un’etichetta artistica dedicata alla Campagna Stop TTIP Italia”.

La protesta delle piccole imprese italiane. “Le piccole e medie imprese italiane che lavorano in qualità, infatti – ha aggiunto la Di Sisto – sono sempre di più dalla nostra parte nel chiedere al Governo di smettere di sostenere trattati che fanno gli interessi di pochi, per scegliere con decisione una buona economia, migliore per tutti. Il 20 ottobre sono arrivati da tutta Europa al Parlamento Ue con sindaci, imprenditori, sindacalisti ed esperti per una giornata di lobby Stop TTIP e CETA. Sono convinta che alla fine dovranno arrendersi al buon senso”.

 

Regolamentare l’immigrazione non vuol dire ignorare i fatti.

Minorenni all’inferno: tra i migranti sul greto del fiume Roja a Ventimiglia. E l’Italia viola le sue stesse norme. Nel paese della Chiesa, il silenzio del Papa è di un rumore assordante. Del governo “ombra”, neanche l’ombra.

REGOLAMENTARE GLI INGRESSI IN ITALIA? ASSOLUTAMENTE SI

CHIEDERE ALL’EUROPA UN VERO IMPEGNO COMUNE (TUTTI I PAESI DELL’UNIONE) PER LA QUESTIONE IMMIGRATI? ASSOLUTAMENTE SI.

RIDISCUTERE TUTTI GLI ACCORDI CHE PENALIZZANO L’ITALIA? ASSOLUTAMENTE SI.

Chiarito questo, far finta di nulla dei fatti di cronaca, NON FA CERTO DELL’ITALIA UN PAESE CIVILE.

NO COMMENT. Questa non è gestione degli immigrati, (chi non ha i requisiti va a casa) QUESTA E’ INCAPACITA’ DEL GOVERNO E DEI GOVERNI PRECEDENTI.

Notizia clamorosa, ALLA VIGILIA DELLA VENUTA DEL “SALVATORE”, è stato cancellato, dal Vangelo secondo Matteo, il versetto 25.

 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 

35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 

36 Nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 

37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 

38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 

39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 

40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che AVETE fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. 

41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 

42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 

43 Ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 

44 Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 

45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che NON AVETE fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. 

46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».


REGOLAMENTARE GLI INGRESSI IN ITALIA? ASSOLUTAMENTE SI

CHIEDERE ALL’EUROPA UN VERO IMPEGNO COMUNE (TUTTI I PAESI DELL’UNIONE) PER LA QUESTIONE IMMIGRATI? ASSOLUTAMENTE SI.

RIDISCUTERE TUTTI GLI ACCORDI CHE PENALIZZANO L’ITALIA? ASSOLUTAMENTE SI.

Chiarito questo, far finta di nulla dei fatti di cronaca, NON FA CERTO DELL’ITALIA UN PAESE CIVILE.

NEL PAESE DELLA CHIESA E DEL PAPA, SONO VIETATE PRESE DI POSIZIONI “ANTIPATICHE ALLA CHIESA STESSA Come Aborto, Biotestamento, Far adottare bambini dagli omosessuali, ecc.ecc. MA FAR VIVERE PERSONE ITALIANE E STRANIERE COME ANIMALI NON INTERESSA ASSOLUTAMENTE A NESSUNO, ANCHE ALLA CHIESA.           

                                                                     

 

Ilaria D’Amico: “Marchegiani, tu sei l’ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”

Ilaria D’Amico: “Marchegiani, tu sei l’ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”

QUANDO INTERNET NON FA PRIGIONIERI E HA LA MEMORIA LUNGHISSIMA (ETERNA), QUINDI LE PERSONE DOVREBBERO FARE ATTENZIONE PRIMA DI PARLARE, COSA SUCCESSA A SIMONA VENTURA.

Simona Ventura non può fare a meno di dire la sua attaccando Virginia Raggi per l’albero di Natale, POSTANDO QUESTO “BEFFARDO, RIDICOLO ED IRRIVERENTE TWEET”.

Cara Simona, chiedi alla gente cosa ne pensa? Vuoi che ti mandiamo le palle, che ci sono rimaste inutilizzate? Penso che invece di fare un appello così ridicolo e strumentale, POTRESTI FARNE UNO DOVE CHIEDI AL GOVERNO DI DARE PIU’ SOLDI ALLA CITTA’ “E NOI NON LI UTILIZZEREMMO PER FARE UN ALBERO PIU’ BELLO, MA PER DARE UNA CASA A CHI NON CE L’HA.

FAI UN APPELLO AI TUOI FOLLOWERS ED AI TUOI AMICI RICCHI DI FARE DELLE DONAZIONI PER DARE UNA CASA A CHI NON CE L’HA

FAI UN APPELLO PER FAR ASSUMERE GENTE SENZA REDDITO DAI TUOI AMICI RICCHI

LA GENTE MESCHINA ED EGOISTA SI COMPORTA COME TE, COME UN AVVOLTOIO, SULLA PELLE DELLA POVERA GENTE.


Passiamo ora al testo di questo articolo, PERCHE’ CHI E’ SENZA PECCATO PUO’ SCAGLIARE LA PRIMA PIETRA.

Le voci di leggende metropolitane non sono prove e non mi permetto di riportarle per rispetto verso Simona Ventura, ma siccome la storia non si cambia, ne si nasconde, riporto un articolo de “LA REPUBBLICA” che parla anche di Simona Ventura ed ognuno di voi capirà di quale LEGGENDA METROPOLITANA E QUANTO DI VERO CI SIA IN QUESTE STORIE CHE CIRCOLANO DA ANNI. 

Ecco l’articolo ed ho evidenziato la parte in cui si parla della Ventura:

Marchegiani, ultimo Toro che ha soddisfatto Simona e lo scoop di Aldo: era gol

*** Notte fonda, Silvio Berlusconi leggermente affaticato fuori dal ristorante affronta con parlata lenta e strascicata la selva dei microfoni. E uno lo regge Carlo Pellegatti, reduce dall’ exploit in telecronaca su Conte. È ancora bello carico: “Lei di solito va a fare i complimenti in spogliatoio alla squadra avversaria, magari stasera non c’ è andato. Vero che non c’ è andato?”. E quello, per farlo contento: “Vero, non ci sono andato” *** Molte le versioni su litigi e urla nell’ intervallo di Milan-Juve. Ne sbuca anche una che vorrebbe Galliani ironizzare pesante a tu per tu con Conte sul celebre trapianto pilifero del tecnico. Il sogno sarebbe Galliani che tenta di svellere l’ intera impalcatura a Conte per provarsela lui. A Sky ricostruiscono in stile Santoro litigi e invettive dell’ intervallo. Ovvero doppiando le frasi conosciute con urla e invettive. Questo in mancanza di immagini, perché non ci sono. Eppure l’ intera vicenda è stata ricostruita da quelli di Mediaset Premium presenti sul posto, ma non esistono immagini, proprio no, peccato. *** Sky Calcio Show, si collegano con Simona Ventura alla cerimonia degli Oscar. Ilaria D’ Amico tenta di parlare di calcio e del Torino, di cui la Ventura è tifosa. Ma del Toro, in quel momento, alla Ventura non può importare di meno. E allora Ilaria si rivolge in studio a Marchegiani con la seguente frase: “Marchegiani, tu sei l’ ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”. E lì, Marchegiani diventa paonazzo, Massimo Mauro cerca di abbandonare lo studio, Costacurta ride accasciato sul tavolo. Ilaria accusa tutti di clima da caserma e urla “Smettetela”. E Mauro, ribaltato dalle risate: “Ma smettila tu”. *** Sabrina Gandolfi: “Antinelli non ti sentiamo… riprova ora… no, non c’ è audio, non ti sentiamo, riprova…. No, niente, allora facciamo una cosa, mandiamo la pubblicità” Antinelli: “Okay” E parte la pubblicità (Sabato Sprint, Raidue) “Speriamo davvero che non succedano episodi strani, altrimenti se ne parlerà per tutta la settimana” (Un profetico Boban prima di Milan-Juve, Sky). “Zorman scusami ma non sono d’ accordo” (Conte litiga con Boban sui due episodi incriminati, Sky). “L’ assistente è Romagnoli, che tra l’ altro abita vicino a casa mia” (Daniele Tombolini, Raidue). “Nella puntata verrà mostrato un filmato speciale che dimostra come il pallone colpito da Muntari fosse dentro di quasi un metro” (al Processo di Biscardi annunciano scoop memorabili).

ANTONIO DIPOLLINA

Questa storia anche DAGOSPIA l’ha pubblicata e tanti altri: 

http://m.dagospia.com/ilaria-d-amico-hot-quot-marchegiani-tu-sei-l-acute-ultimo-toro-che-ha-dato-grandi-soddisfazioni-35973

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Forza Italia: passivo di 100 milioni, hanno fallito pure a casa loro!!!

Forza Italia: passivo di 100 milioni, hanno fallito pure a casa loro!!! Ex dipendenti senza TFR e fornitori non pagati: pignoramenti a Forza Italia.

IL PADRONE DEL PARTITO NON PAGA PIU’, ma vorrebbe governare il Paese Italia, certo, li paga il popolo!!!

Il tesoriere Alfredo Messina: ““Soldi in cassa non ce ne sono – dichiara – Abbiamo già avviato solleciti ai parlamentari affinché versino la loro quota di indennità”. Anche se l’impegno a “pagare tutti” non manca, nonostante “ad oggi, a lavorare nel partito, siamo rimasti in tre…”.”

Il 16 gennaio il giudice dovrà decidere. Ex dipendenti e aziende chiedono Tfr e crediti. Ma la cassa è quasi vuota, e così si bloccano i conti

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Se Forza Italia fosse un’azienda avrebbe portato i libri in tribunale. E da tempo. Pignoramenti, debitori che bussano alle porte delle banche, decine di ex dipendenti ancora da pagare e un passivo di 100 milioni: sono i numeri del partito che vince in Sicilia e che si prepara alla prossima campagna elettorale.

Il campo di battaglia di aziende ed ex dipendenti contro Forza Italia è il Tribunale civile di Roma, dove il 16 gennaio – in piena campagna elettorale – si deciderà la sorte dei creditori del partito ma anche quali beni pignorare. Si tratta per lo più di conti correnti, anche perché proprietà immobiliari Forza Italia non ne ha (la sede è in affitto).

In quell’udienza verrà sottoposta al giudice Laura Di Marco, la relazione del consulente tecnico del Tribunale, Andrea Liparata con il “piano di distribuzione dei crediti” da pagare. E che, se condivisa, diventerà esecutiva. Una bozza provvisoria il consulente l’ha già mandata solo pochi giorni fa, il 20 ottobre, ai legali di chi ha fatto causa, che ora hanno 30 giorni di tempo per sollevare questioni.

Nella relazione, il perito mette in fila le diverse procedure di pignoramento contro Forza Italia: ci sono tutti quelli che vantano crediti dal partito di Silvio Berlusconi. Per lo più sono ex dipendenti a cui non è stato versato il tfr o che chiedono altre spettanze, come Claudio che deve avere 150 mila euro o Felicetta che deve averne altri 55 mila.

C’è pure un’ex segretaria dell’ex ministro Sandro Bondi che ha fatto causa per poco meno di 20 mila euro. Ma i conti più salati sono quelli presentati al partito dalle imprese fornitrici. Solo per dirne qualcuna: a Eginformativa Progetti speciali Srl – che ha gestito per anni il sistema informatico del partito nella storica sede romana di via dell’Anima – vanta crediti per oltre 490 mila euro; Telecom Italia per 356 mila euro; e la Immobiliare Matisse Srl per altri 155 mila circa.

Se, come in questo caso, il debitore è insolvente la legge permette di recuperare i soldi dai suoi debitori. E così è partita la corsa a pignorare i conti nelle banche o qualsiasi altra somma dovuta al partito. Chi arriva primo, vince. Forza Italia rischia il blocco dei 163 mila euro depositati presso Poste Italiane o i 194.491 mila in Banca Prossima, la Camera ha dato l’ok per altri 5.800 euro e via dicendo. Potranno essere pignorati anche i fondi pubblici, come i 394 mila euro che il ministero dell’Economia deve versare a Fi come quota del 2 per mille.

Tutti hanno acconsentito, l’unico a negare di essere un debitore del partito è stato Silvio Berlusconi. Le richieste ammontano a circa 2 milioni di euro ma in cassa c’è meno della metà di quella cifra.

Il disastro nasce da lontano. Dal 2008 Forza Italia ha chiuso tutti i bilanci in perdita: il passivo è passato da 6 ai 100 milioni del 2016 e deve 5,6 milioni ai fornitori. Berlusconi ha dato una mano accollandosi i debiti con le banche (UnicreditMps etc.) e ora, con 90 milioni, è il più grande creditore del partito.

A fine 2015 sono stati licenziati gli 81 dipendenti. La situazione è tragica. Non lo nega Alfredo Messina, tesoriere di Fi: “Soldi in cassa non ci sono – spiega al Fatto – Abbiamo già avviato solleciti ai parlamentari affinché versino la loro quota di indennità”. Pagherete gli ex dipendenti? “Ci impegniamo a pagare tutti. A oggi, a lavorare nel partito siamo rimasti in tre…”.

L'INCREDIBILE "MESSAGGIO" DEL NOSTRO PRIMO MINISTRO A IRAN E IRAQ.

INCREDIBILE Gentiloni: Promette ad altri quello che non mantieni agli italiani.

INCREDIBILE Gentiloni: Promette ad altri quello che non mantieni agli italiani.

INCREDIBILE Gentiloni: Promette ad altri quello che non mantieni agli italiani.

 

L'INCREDIBILE "MESSAGGIO" DEL NOSTRO PRIMO MINISTRO A IRAN E IRAQ.

L’INCREDIBILE “MESSAGGIO” DEL NOSTRO PRIMO MINISTRO A IRAN E IRAQ.

Guardate l’incredibile Tweet che ha fatto alla povera gente di Iran e Iraq, colpita dal terremoto.

A parte che non si può vedere, un capo di stato che si rivolge ad altri stati, con un Tweet, trattando un argomento TERRIBILE, COME UN TERREMOTO.

Ma la smania che colpisce le persone nel fare STROMBAZZATE ELETTORALI, nella speranza di mostrare e promettere cose che sa bene non possono mantenere è troppo forte ora che anche ignoranti come loro hanno una tecnologia facile, MA TOTALMENTE INUTILE IN CASI COME QUESTI.

Come fai a far capire tutto quello che di grave è successo e dimostrarti realmente disponibile ad aiutare, “CON UN TWEET”. FOLLIA.

Ehh si che noi ITALIANI ne sappiamo qualcosa di terremoti subiti, ne sappiamo talmente tanto che NON ABBIAMO FATTO PRATICAMENTE NULLA nell’ultimo terremoto, poco e male in quello di L’Aquila e tornando INDIETRO, INDIETRO, INDIETRO nel tempo, passando per disastri immani, ancora non abbiamo risolto il terremoto del Belice (Sicilia) del 1968.

 

 

LE IMMAGINI DEL TERREMOTO DEL BELICE DEL 1968 IN UN ARTICOLO DELLO SCORSO ANNO (2016)

LE IMMAGINI DEL TERREMOTO DEL BELICE DEL 1968 IN UN ARTICOLO DELLO SCORSO ANNO (2016)

                                                                                                       

Votare è un dovere civico e civile.

Il voto è obbligatorio in Australia. In Italia…..

Il voto è obbligatorio in Australia. L’obbligo di voto è una norma che esiste in 23 nazioni al mondo, fra cui Argentina, Belgio, Grecia, Lussemburgo e Uruguay.

IL VOTO E' OBBLIGATORIO IN AUSTRALIA

IL VOTO E’ OBBLIGATORIO IN AUSTRALIA

Il voto è obbligatorio in Australia. A partire dal 1924 è obbligatorio votare alle elezioni federali, cioè quelle che ogni tre anni al massimo eleggono i membri del Parlamento (si terranno il prossimo 7 settembre): l’obbligo di voto è una norma che esiste in 23 nazioni al mondo, fra cui Argentina, Belgio, Grecia, Lussemburgo e Uruguay (ma solo 10, tra cui l’Australia, la fanno rispettare). L’elettore australiano iscritto nei registri è tenuto a presentarsi al seggio nel giorno delle elezioni, oppure a contattare l’ufficio elettorale e accordarsi per votare nei giorni precedenti: nel caso non lo faccia, deve pagare una multa di 20 dollari australiani (circa 18 euro) e – potenzialmente – potrebbe ricevere una richiesta di presentarsi davanti a un giudice e ricevere anche una pena detentiva. Se lo facessero anche in Italia lo stato incasserebbe una cifra di circa 300 milioni di Euro (praticamente le elezioni sarebbero gratis). Inoltre si ridarebbe il giusto valore al diritto di voto. (Molte persone sono morte per darcelo il diritto di voto, ecco perchè diventa un dovere).

Non è l’unica anomalia del sistema elettorale australiano: ogni cittadino non può votare un unico partito, ma sulla scheda elettorale deve stilare una sorta di classifica di tutti quelli che si presentano alle elezioni – e per complicati calcoli di distribuzione dei seggi per un piccolo partito è molto più conveniente essere tra le prime posizioni di molti elettori piuttosto che essere al primo posto tra pochi. 

otare è un dovere civico e civile.

Votare è un dovere civico e civile.

Il voto obbligatorio alle elezioni federali fu introdotto dopo che nelle elezioni del 1922 votò solo il 59,38 per cento degli aventi diritto. La norma è valida solo per le elezioni federali, e non si applica alle elezioni statali. Da allora la legge non è mai stata cambiata, e i suoi sostenitori dicono che le percentuali molto alte ottenute sin dai primi anni della sua approvazione sono una testimonianza della sua efficacia. Alle ultime elezioni federali del 2010, la percentuale degli elettori registrati che ha votato è stata di quasi il 94 per cento, molto superiore alla media degli altri paesi del mondo: in Italia, alle elezioni politiche del 2013, ha votato circa il 75 per cento degli aventi diritto, negli Stati Uniti nel 2012 circa il 57 per cento. In realtà, secondo BBC News, bisogna tener conto anche di altri elementi: in Australia l’iscrizione nei registri elettorali è obbligatoria, ma non automatica, e circa il 10 per cento della popolazione non è registrata (e la percentuale è in crescita, soprattutto tra i giovani). Tenendo conto che nel 2013 le schede bianche o nulle sono state il 6 per cento di quelle totali, la percentuale di votanti rispetto a chi teoricamente potrebbe averne diritto scende a una comunque ragguardevole cifra compresa fra l’80 e l’85 per cento.

 

otare è un dovere civico e civile.

Votare è un dovere civico e civile, per un paese civile.

Negli anni ci sono state molte proposte per rendere facoltativo il voto, l’ultima delle quali da parte della sezione del Queensland del Partito Liberale (che in Australia è il maggior partito di centrodestra): l’allora primo ministro Julia Gillard, che era anche il capo dei Laburisti, si oppose e scrisse su Twitter che non bisognava permettere che il paese diventasse «un giocattolo in mano a danarosi gruppi di interesse». Il giornalista libertario Jason Kent recentemente si è detto favorevole a rendere facoltativo il voto, spiegando che in questo modo «i politici dovrebbero darci una buona ragione per votarli, al posto di puntarci una pistola alla testa e obbligarci a farlo». I detrattori dell’obbligo sostengono che benché le percentuali di votanti siano comunque alte, non corrispondono a un effettivo coinvolgimento ideale e politico: votare per non pagare una multa, e spesso annullare la scheda, non è un successo democratico.

Tuttavia è improbabile che il sistema venga riformato nei prossimi anni: nessuno dei due maggiori partiti, quello Liberale e quello Laburista, sa prevedere con certezza a quale dei due una riforma del genere porterebbe più voti.

 

Sondaggio del 15 Settembre

Sondaggio Ixè: “Crollo del Pd: in un mese persi 4 punti.”

Sondaggi, crollo del Pd: in un mese persi 4 punti. M5s stabile sopra al 27. Travaso di voti tra Lega Nord e Forza Italia. Secondo i dati di Ixè il Partito democratico frana sotto al 23: 4 punti in meno rispetto a luglio. I Cinquestelle sono di gran lunga il primo partito. Centrodestra unito al 34 percento: non basta per una maggioranza

In un mese il Pd ha perso quasi 4 punti. Lo dice un sondaggio Ixèin collaborazione con Radio 1 Rai, secondo il quale i democratici, ad oggi, hanno un consenso del 23,8 per cento degli intervistati. Una cifra che sarebbe la più bassa mai registrata dal Pd durante le segreterie di Matteo Renzi e più bassa addirittura del risultato delle elezioni “non vinte” da Pierluigi Bersani nel 2013. Secondo Ixè il 10 ottobre il Pd era al 27,4 per cento, un patrimonio dilapidato in parte a beneficio dell’area di sinistra.

Sondaggio del 15 Settembre

Sondaggio del 15 Settembre

In questo quadro il Movimento Cinque Stelle cresce di mezzo punto nello stesso mese, sfiorando ora il 28 per cento, ma lo stato di salute è dato dall’andamento degli ultimi 4 mesi, praticamente stabile tra il 27 e il 28. 

E’ Forza Italia che effettua un balzo in avanti di quasi 2 punti e arriva al 15,5 con la Lega che invece ne perde 2 e si attesta al 13,5 (un travaso che comunque non indebolisce l’intera coalizione).

Fratelli d’Italia crescono negli ultimi 4 mesi di quasi un punto e ora sfiorano il 5. Il centrodestra, tutto insieme, raggiunge quasi il 34 per cento dei voti che comunque non è sufficiente per avere un numero di seggi che dia la maggioranza parlamentare.

Detto che Alternativa Popolare resta lontana dalla soglia di sbarramento, a sinistra Mdp e Sinistra Italiana prenderebbero insieme una cifra intorno al 6 per cento alla quale può essere aggiunta una parte del 4 per cento degli “altri di centrosinistra”. Chi ha dichiarato di voler andare sicuramente al voto rappresenta il 54 per cento degli intervistati.