Boschi, così Vegas (Consob) sconfessa l’ex ministra su Etruria.

Boschi, così Vegas (Consob) sconfessa l’ex ministra su Etruria. Le facce di Casini (che è nei casini) e le risate della commissione. “Ho parlato di Etruria con la ministra. Era preoccupata per le nozze con Vicenza”

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, in Aula nel 2015 al voto per la sua mozione di sfiducia, disse di non essere mai intervenuta per la banca di cui il padre era vicepresidente. Ora viene sconfessata da Giuseppe Vegas (ex parlamentare di Forza Italia e presidente uscente di Consob), durante l’audizione in commissione banche: “Mi anticipò anche la nomina di suo padre”.

                                                                                   

Ecco la cronologia, da questo caso alla rivelazione di Ferruccio De Bortoli sulle richieste a Unicredit sempre su Etruria

Maria Elena Boschi si è occupata eccome dei problemi di Banca EtruriaContrariamente a quanto affermò in Parlamento il 18 dicembre 2015. A sconfessare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è stato niente meno che Giuseppe Vegas.

L’ex parlamentare di Forza Italia, oggi presidente (uscente) dellaConsob da un paio d’anni in rotta di collisione con il renzismo, nella sua deposizione gioca sui coni d’ombra temporali e lo dice senza mezzi termini: su Banca Etruria “ho avuto modo di parlare della questione con l’allora ministro Boschi”, che espresse “un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro”.

La risposta? Non possumus: “Io le risposi che Consob non era competente sulle scelte di aggregazione delle banche.

Lei mi ha illustrato la situazione, io le ho detto che non potevano fare nulla. Fu un incontro generico”, ha aggiunto in audizione in Commissione banche. In quell’occasione, ha precisato Vegas, fu la ministra “che chiese di vedermi e venne a Milano”.

A chi gli chiedeva se avesse affrontato il tema di Etruria in altri momenti, Vegas ha detto che in un secondo incontro “Boschi mi disse in un’altra occasione che suo padre sarebbe diventato vicepresidente” dell’istituto aretino.

Nella sua precisione Vegas, forse perché non gli è stato chiesto, dimentica di collocare temporalmente gli incontri. Ma considerato che Pier Luigi Boschi è diventato vicepresidente di Banca Etruria il 4 maggio del 2014, l’anticipazione della nomina deve essere avvenuta almeno ad aprile.

Quindi il primo incontro è addirittura precedente. Chissà se prima o dopo la nomina della Boschi a ministro delle Riforme, avvenuta il 21 febbraio 2014.

Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas (s) e il presidente della Commissione Banche della Camera, Pier Ferdinando Casini, nel corso dell’audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario a Palazzo San Macuto a Roma, 14 dicembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Quello che è certo è che tra l’incarico della figlia e quello del padre, nel marzo 2014, a Laterina in casa Boschi, si svolge una riunione alla presenza del neo ministro, con la partecipazione del padre, allora consigliere di Etruria, Pier Luigi Boschi, del presidente della stessa banca aretina, Giuseppe Fornasari, del presidente e dell’amministratore delegato di Veneto Banca Flavio Trinca e Vincenzo Consoli.

In quelle settimane sia Etruria sia Veneto Banca erano nel mirino della Vigilanza di Bankitalia che aveva ispezionato gli istituti nel corso del 2013 traendone a fine anno conclusioni piuttosto dure: le due banche erano messe talmente male da aver bisogno di un matrimonio d’onore e l’unica sposa rimasta sul campo era la Popolare di Vicenza di Gianni Zonin.

I vertici dei due istituti però non ne vogliono proprio sapere. L’incontro è stato reso noto dal Fatto Quotidiano l’11 maggio scorso e l’ex ministro non ha mai voluto commentarlo. 

Ma stando a quanto dice Vegas si deve essere fatta seriamente carico delle pene dei quattro banchieri se è arrivata a chiedere aiuto al presidente della Consob che pure all’epoca non era molto distante dal Pd, visto il sostegno fornito alla Unipol nelle nozze con FondiariaSai.

E chissà quanti viaggi ha fatto prima di arrivare all’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, come rivelato da Ferruccio De Bortoli nel suo ultimo libro (e Ghizzoni non ha mai smentito): in questo caso l’allora ministra delle Riforme avrebbe chiesto a Unicredit di comprare Etruria.

 

 

Di Battista, l’ultimo intervento e l’addio alla Camera

Di Battista, l’ultimo intervento e l’addio alla Camera. “Avete fallito in questi 5 anni”. Battibecco con Boldrini che con atteggiamento sfottente e falsamente accondiscende, cerca la minima scusa per interromperlo durante il discorso.

                                                                                 

Alessandro Di Battista  

“Questo molto probabilmente sarà il mio ultimo discorso in Parlamento in questa legislatura. Non capisco questi commenti, quasi con giubilo, anche perché vorrei ricordare che anche per molti di voi saranno gli ultimi giorni in Parlamento.E non per decisioni personali, ma per scelta del popolo italiano”.

Esordisce così il deputato del M5s, Alessandro Di Battista, nel suo intervento in Aula sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, in vista del Consiglio Ue. Il parlamentare pentastellato menziona la sua scelta di non ricandidarsi alle prossime elezioni e rifila scudisciate sparse ai suoi colleghi, dal Pd alla Lega, e allo stesso Gentiloni:

 

“In questi cinque anni avete fallito, signor presidente del Consiglio. Avete provato a fare un lavoro molto, molto sporco: ostacolare un cambiamento e ostacolare quello che voi definite un populismo ma, in realtà, è soltanto voglia di cambiare le cose, anche perché in questo Paese ormai nulla è più populista che accusare di populismo coloro che vogliono cambiare le cose, coloro che si vogliono riprendere un po’ di sovranità, che vogliono garantire diritti a giovani, pensionati e risparmiatori.

Questo è veramente populista, e avete fatto di tutto, signor Gentiloni, pur di ostacolare questo cambiamento. Io non me le dimentico certe cose e ho questa occasione di ricordarle”. Di Battista aggiunge: “Avete rivotato, per la seconda volta, lo stesso Presidente della Repubblica. 

Pensate a quelli che che i comunisti erano il peggior nemico al mondo e poi hanno rivotato un ex comunista come presidente della Repubblica. Questo esclusivamente per ostacolare il cambiamento e sancire un inciucio perenne e permanente che nelle vostre menti ci dovrebbe essere anche nella prossima legislatura.

Successivamente” – continua – “avete visto che questo inciucio quantomeno dal punto di vista mediatico non funzionava, per cui avete mandato fuori uno e avete chiamato un presidente del Consiglio, Renzi, che provava a fare il grillino inseguendoci sui nostri temi, con il via ai vitalizi, il via alle auto blu e il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari.

È andato in Europa, l’ex Presidente Renzi, dicendo: “Datemi qualche mancetta, datemi qualche quattrino che io do qualche bonus al popolo italiano. Così riesco a ostacolare questo cambiamento, riesco a occuparmi del populismo, di questo Movimento 5 Stelle così pericoloso per i destini di qualche banchiere senza scrupoli”.

Non ce l’ha fatta neanche lui. Siamo così passati dall’arroganza di Renzi alla irrilevanza di Gentiloni”. La presidente della Camera, Laura Boldrini, richiama severamente il deputato M5s, dando vita a un pepato battibecco.

Alla fine del suo lungo intervento, Di Battista chiosa: “Mi rivolgo al popolo italiano, citando una frase che ho letto: possiamo evitare altre scelte disastrose, soltanto cambiando gli uomini che le compiono. C’è la possibilità di cambiare gli uomini che hanno compiuto determinate scelte disastrose? Io ho un’estrema fiducia nel popolo italiano, vi ringrazio e dico agli italiani di non mollare“

 

Svelati i programmi di F.I. Lega e PD, fare un albero di Natale bello.

Svelati i programmi di F.I. Lega e PD, fare un albero di Natale bello. I restanti 364 giorni li userebbero per distruggere ulteriormente questo paese.

Impazza la ridicola gazzarra contro l’albero di Natale di Roma e si dimentica che abbiamo 10 milioni e mezzo di poveri in Italia.

L'albero di Natale di Berlino

L’albero di Natale di Berlino

L’albero di Natale di Roma, le luci sono a basso consumo e l’abete, alto 21 metri e abbellito con oltre 600 sfere e tremila metri di luci a led, è certificato FSC (Forest Stewardship Council) e quindi è anche conforme ai più rigorosi standard ambientali. Capisco che gli italiani non interessa ragionare proiettati nel futuro, MA TANT’E’.

Dopo l’ennesima e strumentale “risarella che colpisce i rosiconi” sull’albero di Natale che è stato piazzato e addobbato a Roma, in Piazza Venezia, è intervenuta la sindaca Virginia Raggi. Con un post sul suo profilo Facebook la prima cittadina difende il Natale della Capitale, sottolineando che decorazioni e luci sono all’insegna della “sostenibilita’”, “semplicità e raffinatezza”, come per il tradizionale albero di Natale in piazza Venezia. Albero che anche quest’anno non è piaciuto ai romani che lo hanno ribattezzato “spelacchio” sui social, ironizzando anche sulle scarse luminarie per le vie del centro.

Virginia Raggi: “Roma si prepara per le feste di Natale: sarà un periodo ricco di iniziative e sorprese per i cittadini e i turisti che trascorreranno parte delle loro vacanze tra le nostre bellezze storiche e architettoniche. 
Ieri, come tradizione, abbiamo inaugurato luci e decorazioni.

Abbiamo acceso le luci dell’albero in piazza Venezia e, contemporaneamente, chilometri di luminarie lungo tutta la città: via del Corso, piazza del Popolo e le altre piazze storiche del centro. Quest’anno, inoltre, abbiamo voluto illuminare tante strade anche in tutti i municipi della città: un albero per ognuno delle piccole 15 città che compongono Roma.

L’illuminazione é stata realizzata grazie alla sponsorizzazione di Acea. Mentre tutte le operazioni di montaggio e smontaggio sono espletate dal personale del Servizio Giardini.

Vogliamo che sia anche un Natale all’insegna della sostenibilità. Per questo le luci sono a basso consumo e l’abete, alto 21 metri e abbellito con oltre 600 sfere e tremila metri di luci a led, è certificato FSC (Forest Stewardship Council) e quindi è anche conforme ai più rigorosi standard ambientali e addobbato con semplicità e raffinatezza.”

Ma aggiungo io, come attivista mi informo SEMPRE prima di parlare e ho controllato l’albero fatto dalla nazione e dalla città più ricca d’ Europa, LA GERMANIA E BERLINO. 

MA GUARDA CHE SORPRESA!!!!!!!!!!!!!

ECCO LE FOTO ED IL VIDEO CHE HO FATTO. Siete pregati di confrontare e commentare.

                                                                                             

Ilaria D’Amico: “Marchegiani, tu sei l’ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”

Ilaria D’Amico: “Marchegiani, tu sei l’ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”

QUANDO INTERNET NON FA PRIGIONIERI E HA LA MEMORIA LUNGHISSIMA (ETERNA), QUINDI LE PERSONE DOVREBBERO FARE ATTENZIONE PRIMA DI PARLARE, COSA SUCCESSA A SIMONA VENTURA.

Simona Ventura non può fare a meno di dire la sua attaccando Virginia Raggi per l’albero di Natale, POSTANDO QUESTO “BEFFARDO, RIDICOLO ED IRRIVERENTE TWEET”.

Cara Simona, chiedi alla gente cosa ne pensa? Vuoi che ti mandiamo le palle, che ci sono rimaste inutilizzate? Penso che invece di fare un appello così ridicolo e strumentale, POTRESTI FARNE UNO DOVE CHIEDI AL GOVERNO DI DARE PIU’ SOLDI ALLA CITTA’ “E NOI NON LI UTILIZZEREMMO PER FARE UN ALBERO PIU’ BELLO, MA PER DARE UNA CASA A CHI NON CE L’HA.

FAI UN APPELLO AI TUOI FOLLOWERS ED AI TUOI AMICI RICCHI DI FARE DELLE DONAZIONI PER DARE UNA CASA A CHI NON CE L’HA

FAI UN APPELLO PER FAR ASSUMERE GENTE SENZA REDDITO DAI TUOI AMICI RICCHI

LA GENTE MESCHINA ED EGOISTA SI COMPORTA COME TE, COME UN AVVOLTOIO, SULLA PELLE DELLA POVERA GENTE.


Passiamo ora al testo di questo articolo, PERCHE’ CHI E’ SENZA PECCATO PUO’ SCAGLIARE LA PRIMA PIETRA.

Le voci di leggende metropolitane non sono prove e non mi permetto di riportarle per rispetto verso Simona Ventura, ma siccome la storia non si cambia, ne si nasconde, riporto un articolo de “LA REPUBBLICA” che parla anche di Simona Ventura ed ognuno di voi capirà di quale LEGGENDA METROPOLITANA E QUANTO DI VERO CI SIA IN QUESTE STORIE CHE CIRCOLANO DA ANNI. 

Ecco l’articolo ed ho evidenziato la parte in cui si parla della Ventura:

Marchegiani, ultimo Toro che ha soddisfatto Simona e lo scoop di Aldo: era gol

*** Notte fonda, Silvio Berlusconi leggermente affaticato fuori dal ristorante affronta con parlata lenta e strascicata la selva dei microfoni. E uno lo regge Carlo Pellegatti, reduce dall’ exploit in telecronaca su Conte. È ancora bello carico: “Lei di solito va a fare i complimenti in spogliatoio alla squadra avversaria, magari stasera non c’ è andato. Vero che non c’ è andato?”. E quello, per farlo contento: “Vero, non ci sono andato” *** Molte le versioni su litigi e urla nell’ intervallo di Milan-Juve. Ne sbuca anche una che vorrebbe Galliani ironizzare pesante a tu per tu con Conte sul celebre trapianto pilifero del tecnico. Il sogno sarebbe Galliani che tenta di svellere l’ intera impalcatura a Conte per provarsela lui. A Sky ricostruiscono in stile Santoro litigi e invettive dell’ intervallo. Ovvero doppiando le frasi conosciute con urla e invettive. Questo in mancanza di immagini, perché non ci sono. Eppure l’ intera vicenda è stata ricostruita da quelli di Mediaset Premium presenti sul posto, ma non esistono immagini, proprio no, peccato. *** Sky Calcio Show, si collegano con Simona Ventura alla cerimonia degli Oscar. Ilaria D’ Amico tenta di parlare di calcio e del Torino, di cui la Ventura è tifosa. Ma del Toro, in quel momento, alla Ventura non può importare di meno. E allora Ilaria si rivolge in studio a Marchegiani con la seguente frase: “Marchegiani, tu sei l’ ultimo Toro che ha dato grandi soddisfazioni a Simona”. E lì, Marchegiani diventa paonazzo, Massimo Mauro cerca di abbandonare lo studio, Costacurta ride accasciato sul tavolo. Ilaria accusa tutti di clima da caserma e urla “Smettetela”. E Mauro, ribaltato dalle risate: “Ma smettila tu”. *** Sabrina Gandolfi: “Antinelli non ti sentiamo… riprova ora… no, non c’ è audio, non ti sentiamo, riprova…. No, niente, allora facciamo una cosa, mandiamo la pubblicità” Antinelli: “Okay” E parte la pubblicità (Sabato Sprint, Raidue) “Speriamo davvero che non succedano episodi strani, altrimenti se ne parlerà per tutta la settimana” (Un profetico Boban prima di Milan-Juve, Sky). “Zorman scusami ma non sono d’ accordo” (Conte litiga con Boban sui due episodi incriminati, Sky). “L’ assistente è Romagnoli, che tra l’ altro abita vicino a casa mia” (Daniele Tombolini, Raidue). “Nella puntata verrà mostrato un filmato speciale che dimostra come il pallone colpito da Muntari fosse dentro di quasi un metro” (al Processo di Biscardi annunciano scoop memorabili).

ANTONIO DIPOLLINA

Questa storia anche DAGOSPIA l’ha pubblicata e tanti altri: 

http://m.dagospia.com/ilaria-d-amico-hot-quot-marchegiani-tu-sei-l-acute-ultimo-toro-che-ha-dato-grandi-soddisfazioni-35973

IL #RALLY  DI “DI MAIO” CONTINUA ANCHE SOTTO LA NEVE.

Il #Rally è una corsa meravigliosa su e giù per il Paese. L’abbiamo definita così perchè sapevamo che avremmo trovato strade impervie e condizioni meteorologiche avverse. Infatti ieri abbiamo trovato la neve, ma non ci siamo fermati e stiamo continuando grazie al vostro supporto straordinario. Continuate a sostenerci, anche con un piccolo contributo, perchè da qui a marzo la strada è ancora lunga! Io non mi fermo. SOSTIENI IL RALLY CON UNA DONAZIONE QUI: http://m5s.info/donazioni2018.

Ascoltate e condividete l’appello di Paola Taverna.

Con affetto: “Luigi Di Maio”

 

Ci siamo, sono passati 5 anni, 5 anni in cui abbiamo ridato al Paese un’opposizione meravigliosa che ha dimostrato che veramente le cose si possono cambiare, ma eravamo opposizione. Ora ci troviamo davanti alla campagna elettorale che può segnare la storia di questo Paese. E per farla abbiamo bisogno del tuo sostegno: DONA ORA

Da una parte abbiamo il centro destra con Berlusconi, vi rendete conto? Berlusconi, 5 anni fa lo abbiamo mandato a casa con la decadenza. E a sinistra, se la vogliamo chiamare così, non si sa neanche chi c’è, stanno ancora decidendo tra uno o l’altro.

Ma non sono cose importanti: quello su cui ci dobbiamo concentrare è il futuro. Questo è un Paese ancorato sempre al presente, se non addirittura al passato. Ma un futuro c’è? L’abbiamo dimostrato, l’abbiamo dimostrato con il progetto di Lavoro 2025, l’abbiamo dimostrato con le proposte di legge sulle rinnovabili, sul lavoro, sulle banche, su tutto quello che oggi sembra un ostacolo insormontabile, noi abbiamo dato delle soluzioni.

 

Per questo vi chiediamo un altro piccolo sforzo: che è quello di partecipare con delle donazioni. Noi i soldi li abbiamo restituiti, abbiamo restituito quasi 90 milioni di euro: chiediamo che ognuno di voi si prenda una piccola responsabilità, e la responsabilità è quella di avere dei rappresentanti al Parlamento con le mani libere.

Se ognuno di voi donasse anche solamente un euro, questo significherebbe comunque avere decine di migliaia di euro dati dal popolo italiano, che è l’unico al quale vogliamo rispondere. Non ci sono i grandi finanziatori delle campagne elettorali, c’è un MoVimento che vuole rappresentare tutti gli italiani.

Abbiate paura di chi trova i soldi facili. Noi i soldi facili non li troviamo, perché sappiamo che anche un euro per voi può essere importante, come potevano essere importanti per noi i 90 milioni che abbiamo restituito. Ma quando uno pensa a se stesso, smette di pensare a cosa serve a tutti gli altri, e invece questo è quello che vogliamo.

E’ partita la campagna elettorale, è partito il #Rally, saremo in tutta Italia e io sono sicura che con il vostro aiuto potremo dare un nuovo futuro a questo Paese. Ci conto. DONA ORA!

Luigi Di Maio

COME SAREBBE COL MOVIMENTO 5 STELLE AL GOVERNO

Come sarebbe col Movimento 5 Stelle al governo . Presentazione del Programma del M5S

“NOI CI ABBIAMO DATO UN TAGLIO” Presentazione del Programma del M5S

COME SAREBBE COL MOVIMENTO 5 STELLE AL GOVERNO

DEPUTATI E SENATORI

Dal 2018 i parlamentari hanno uno stipendio di 3.000 euro netti e i cittadini possono controllare come vengono spesi i contributi che il Parlamento versa loro semplicemente consultando i siti web di Camera e Senato.

La pensione dei parlamentari è equiparata a quella di tutti i cittadini: età pensionabile fissata a 67 anni e assegno calcolato in base ai contributi versati durante l’arco di tutta la vita lavorativa.

Chi è stato condannato per reati come abuso d’ufficio, perde il diritto all’assegno, così come tutti gli ex parlamentari condannati e riabilitati.

Non hanno più l’assegno di fine mandato, si accontentano del tfr come tutti gli altri cittadini. Avviata la riforma che porterà, alla legislatura successiva, all’abolizione dell’immunità parlamentare.

Tutte queste misure si stima che abbiano fatto risparmiare ai cittadini oltre 110 milioni di euro, senza considerare i risparmi che derivano dal ricalcolo di tutti i 2.600 vitalizi degli ex parlamentari.

PARLAMENTO

Ogni parlamentare eletto è iscritto d’ufficio nel gruppo parlamentare corrispondente alla lista presentata alle elezioni e, se decidesse di abbandonarlo per spostarsi in un altro gruppo – o per formarne uno nuovo – le camere non attribuiranno alcuna dote finanziaria: i parlamentari saranno penalizzati dal cambio di casacca.

Non esiste più lo scandalo dei ‘portaborse’ in nero, sfruttati dagli onorevoli: tutti gli assistenti hanno regolari contratti con le camere di appartenenza dei loro assistiti.

Abbiamo detto addio ai megastipendi dei dipendenti del Parlamento: esiste un tetto a retribuzione e indennità.

Sono stati tagliati del 20 per cento i fondi destinati ai gruppi parlamentari. Non esiste più un autoparco per ogni camera, ma una convenzione per il car sharing. Non esistono più le auto blu e le auto di servizio sono state razionalizzate.

Avviata la riforma che porterà, nella legislatura successiva, a dimezzare il numero di deputati e senatori eletti, che saranno 473 e non più 945.

Tutte queste misure si stima che abbiano fatto risparmiare ai cittadini quasi 65 milioni di euro senza considerare i risparmi che derivano dal dimezzamento del numero dei parlamentari.

SOSTIENI IL RALLY PER ANDARE AL GOVERNO CON UNA DONAZIONE:

1

100 giorni di rally per andare al governo! Sostienici con una donazione!

“Luigi Di Maio”

Ragazzi, voglio darvi un messaggio importante: mancano più o meno 100 giorni al voto e da oggi
inizia ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni politiche.

Per questa campagna non mi risparmierò. 
Penso che sia mio dovere incontrare il maggior numero di persone, ascoltare le loro esigenze e proporre le nostre soluzioni. So bene che in molti casi ci avvicineremo a persone che hanno una posizione critica nei nostri confronti; voglio parlare soprattutto con loro e confrontarmi. Perché vi assicuro che chi conosce il MoVimento da vicino, poi cambia prospettiva e inizia a guardarci in maniera diversa. Per questo sarò in tutta Italia, parlerò con chiunque sia interessato ad ascoltare la proposta di un MoVimento di governo che non pensa alle ideologie o alle poltrone, ma alla vita quotidiana dei cittadini e alla loro felicità.

Non sarà un semplice tour, sarà un rally! 
Il rally nell’automobilismo è una corsa che non si fa in pista, ma in strade pubbliche asfaltate o sterrate; si va avanti anche di notte, con le intemperie, tra la nebbia o mentre nevica e non c’è strada tortuosa che non si possa percorrere perché ogni secondo è prezioso. 
E il panorama è sempre stupendo. È il ritratto perfetto del viaggio che ci aspetta. 
Lo vivrò così, col piede sull’acceleratore per sfruttare al massimo questi cento giorni o poco più che ci separano dal giorno del voto.

E ho bisogno di tutto il vostro sostegno come attivisti, simpatizzanti ed elettori del MoVimento 5 Stelle.
Voi sarete i protagonisti come sempre, ognuno con il suo gruppo. Insieme a me ci sarà anche
Alessandro Di Battista in pole position, assieme ai nostri portavoce di tutta Italia. 
Siamo una squadra formidabile!

La campagna avrà dei costi che sosterremo grazie al contributo libero di tutti i cittadini che vorranno darci una mano. 
Vi ricordo che il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato 42 milioni di finanziamenti pubblici e ha restituito milioni di euro derivanti dal taglio degli stipendi da parlamentari. 
Noi pensiamo che la politica la finanziano liberamente i cittadini, quindi dacci una mano e FAI SUBITO UNA DONAZIONE!
Con le vostre donazioni non sosterrete solo il MoVimento 5 Stelle, sosterrete un’idea diversa di fare
politica e di pensare al bene comune. Ringrazio sin da ora tutti coloro che ci daranno una mano ad
arrivare fino alla meta.

Oggi si parte, ci vediamo al traguardo.

Luigi Di Maio

 

 

“NOI CI ABBIAMO DATO UN TAGLIO” Presentazione del Programma del M5S

“NOI CI ABBIAMO DATO UN TAGLIO” Presentazione del Programma del M5S, Inizio oggi 7 Dicembre ore 14,00 con la prima tappa a Piazza del Campidoglio a Roma.

Tema: Costi e privilegi della politica

“NOI CI ABBIAMO DATO UN TAGLIO” Presentazione del Programma del M5S

Siamo fermi in un eterno presente. Da anni. Cambiano i simboli, i volti meno. I problemi sono sempre gli stessi, anzi, peggiorano. E tutti a indaffararsi per garantirsi la poltrona e i propri privilegi. Noi invece abbiamo scelto di mettere in programma il futuro, abbiamo scelto di guardare avanti, di pensare ai cittadini, alle famiglie, alle loro condizioni di vita, per migliorarle.

Nei prossimi mesi i portavoce del MoVimento 5 Stelle gireranno il Paese per far tastare con mano ai cittadini come sarebbe la loro vita con un governo a 5 stelle. Non una semplice ipotesi, ma una realtà concreta e prossima.

Si parte oggi, con la presentazione del programma su costi e privilegi della politica, a piazza Montecitorio alle 14. Poi i portavoce andranno nelle principali piazze della Capitale per raccontare ai cittadini come vogliamo rendere la politica un servizio per tutti.

Ecco gli appuntamenti di dicembre e gennaio:

7 dicembre, Roma: Costi e privilegi della politica

15 dicembre, Arezzo: Banche

20 dicembre, Milano: Turismo

12 gennaio, parco del Vesuvio: Ambiente

19 gennaio, Bologna: Università

26 gennaio, Matera: Trasporti

RICORDATI DI SCARICARE IL VOLANTINO DA DISTRIBUIRE:  Scarica il volantino (formato A4 – formato A5)

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100 giorni di rally per andare al governo! Sostienici con una donazione!

“Luigi Di Maio”

Ragazzi, voglio darvi un messaggio importante: mancano più o meno 100 giorni al voto e da oggi
inizia ufficialmente la campagna elettorale per le elezioni politiche.

Per questa campagna non mi risparmierò. 
Penso che sia mio dovere incontrare il maggior numero di persone, ascoltare le loro esigenze e proporre le nostre soluzioni. So bene che in molti casi ci avvicineremo a persone che hanno una posizione critica nei nostri confronti; voglio parlare soprattutto con loro e confrontarmi. Perché vi assicuro che chi conosce il MoVimento da vicino, poi cambia prospettiva e inizia a guardarci in maniera diversa. Per questo sarò in tutta Italia, parlerò con chiunque sia interessato ad ascoltare la proposta di un MoVimento di governo che non pensa alle ideologie o alle poltrone, ma alla vita quotidiana dei cittadini e alla loro felicità.

Non sarà un semplice tour, sarà un rally! 
Il rally nell’automobilismo è una corsa che non si fa in pista, ma in strade pubbliche asfaltate o sterrate; si va avanti anche di notte, con le intemperie, tra la nebbia o mentre nevica e non c’è strada tortuosa che non si possa percorrere perché ogni secondo è prezioso. 
E il panorama è sempre stupendo. È il ritratto perfetto del viaggio che ci aspetta. 
Lo vivrò così, col piede sull’acceleratore per sfruttare al massimo questi cento giorni o poco più che ci separano dal giorno del voto.

E ho bisogno di tutto il vostro sostegno come attivisti, simpatizzanti ed elettori del MoVimento 5 Stelle.
Voi sarete i protagonisti come sempre, ognuno con il suo gruppo. Insieme a me ci sarà anche
Alessandro Di Battista in pole position, assieme ai nostri portavoce di tutta Italia. 
Siamo una squadra formidabile!

La campagna avrà dei costi che sosterremo grazie al contributo libero di tutti i cittadini che vorranno darci una mano. 
Vi ricordo che il MoVimento 5 Stelle ha rifiutato 42 milioni di finanziamenti pubblici e ha restituito milioni di euro derivanti dal taglio degli stipendi da parlamentari. 
Noi pensiamo che la politica la finanziano liberamente i cittadini, quindi dacci una mano e FAI SUBITO UNA DONAZIONE!
Con le vostre donazioni non sosterrete solo il MoVimento 5 Stelle, sosterrete un’idea diversa di fare
politica e di pensare al bene comune. Ringrazio sin da ora tutti coloro che ci daranno una mano ad
arrivare fino alla meta.

Oggi si parte, ci vediamo al traguardo.

Luigi Di Maio

 

 

Siamo opposizione, ma 266 proposte approvate al M5S

“Il Movimento 5 Stelle?: Non fa nulla.” (Post 2)-“Siamo opposizione, ma 266 proposte approvate al M5S”

Rubrica: “IL MOVIMENTO 5 STELLE?: NON FA NULLA”. Ogni articolo di questa rubrica, analizzerà il lavoro dei rappresentanti del M5S, così vedremo cosa ha fatto e se sono incapaci come “dicono certe persone”.

Articolo n.2:    “Siamo opposizione, MA SOLO NEL PRIMO ANNO E MEZZO, 266 proposte approvate al M5S” 

Articolo n.2:  “Siamo opposizione, MA SOLO NEL PRIMO ANNO E MEZZO, 266 proposte approvate al M5S”

Siamo opposizione, ma 266 proposte approvate al M5S

Questo solo nei primi 18 mesi di legislatura. In un prossimo articolo analizzeremo tutta la legislatura.

Siamo all’opposizione eppure non mancano i risultati ottenuti dal M5S in Parlamento per i cittadini dopo un anno e mezzo nel Palazzo. Nulla a che fare con una democrazia compiuta, lontana anni luce, ma comunque una dimostrazione che la nostra testardaggine, la nostra intransigenza ha comunque portato i suoi frutti.

Fra i principali successi che il M5S può rivendicare va annoverato il blocco delle cartelle esattoriali di EQUITALIA per le aziende in credito con lo Stato, la possibilità di recedere dagli affitti d’oro, l’otto per mille all’edilizia scolastica, i tagli alle consulenze nella Pubblica amministrazione, il divieto di introdurre nuove tipologie di giochi d’azzardo. Oltre al contributo alla legge sui reati ambientali, nata da una proposta di Salvatore Micillo del M5S non ancora divenuta legge.

Il bilancio va però rimpinguato da quei provvedimenti in cui i numeri del M5S si sono rivelati determinanti, come la decadenza di Silvio Berlusconi o la depenalizzazione della Bossi-Fini

Risultati estrapolate dalle 266 proposte (emendamenti) approvate che sono diventate leggi dello stato.

Ma oltre 300 proposte di legge strozzate dal governo in parlamento e l’80% non ha iniziato l’iter, mentre solo lo scambio politico mafioso è diventata legge con la riduzione della pena che contestiamo.

Primato di presenze con l’ 80,42% di presenze alla Camera e l’86,17% al Senato con picchi del 98,7%

3.767 atti ispettivi per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, con un nuovo primato: una media di 25 atti di controllo per singolo parlamentare (il governo ha risposto solo al 25%)

Ai Cinque stelle va anche riconosciuto il merito di aver sfidato interessi consolidati e posto all’attenzione pubblica temi come la presenza dei lobbisti in Parlamento o gli affitti d’oro di Camera e Senato. In altri casi ancora, si sono rifiutati di seguire il “così fan tutti” dei partiti, come nel caso delle regalie della legge mancia . Fino 5,8 milioni raccolti finora per il fondo destinato alle pmi decurtandosi lo stipendio: una goccia, certo, ma comunque un segnale di non poco conto dal punto di vista simbolico.

Un soft power che a ben vedere rappresenta una delle forze principali del M5S: quella di spingere gli altri partiti e il sistema politico a rincorrere a rinnovarsi per non morire.

Molti sapranno che sono un attivista certificato del Movimento 5 Stelle e siccome vedo molta confusione sulle leggi ed iniziative FATTE APPROVARE dal M5S, in relazione al lavoro e alle aziende (le aziende sono il punto centrale del programma M5S, specialmente le medio-piccole).

TUTTO QUESTO FATTO NEI PRIMI 18 MESI ( ESATTAMENTE AGOSTO 2014). 

La Rubrica ” 

“IL MOVIMENTO 5 STELLE ?: NON FA NULLA”

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“Il Movimento 5 Stelle?: Non fa nulla.” (Post 1)-“2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA”

Rubrica: “IL MOVIMENTO 5 STELLE?: NON FA NULLA”. Ogni articolo di questa rubrica, analizzerà il lavoro dei rappresentanti del M5S, così vedremo cosa ha fatto e se sono incapaci come “dicono certe persone”.

Prima Puntata:     Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA

Prima Puntata:     Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA

SENZA IL M5S, LE NOSTRE AZIENDE NON AVREBBERO POTUTO STORNARE SUBITO I CREDITI, MA ATTENDERE 6/8 ANNI PER IL RIMBORSO.

NIENTE CARTELLE EQUITALIA PER CHI HA CREDITI CON LO STATO. https://lnkd.in/ezaMm2r

5 febbraio 2014. E’ stata approvata la norma M5S – a prima firma di Mattia Fantinati – all’interno del decreto “Destinazione Italia” del governo Letta che blocca le cartelle del Fisco a fronte di crediti verso la Pubblica Amministrazione: a partire dal 2014 saranno quindi sospese le cartelle esattoriali a carico del contribuente che al tempo stesso vanta un credito di importo pari o superiore nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Chi è imprenditore sa che si tratta di una importante boccata d’ossigeno soprattutto per le piccole e medie imprese tartassate dal Fisco e asfissiate dai crediti non pagati dalle Pubbliche Amministrazioni.

Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale a ottobre 2014 e sono sempre di più gli imprenditori che stanno sfruttando questa opzione.

La compensazione riguarda adesso i debiti (che siano pari o inferiori ai crediti) iscritti a ruolo fino al 31 marzo scorso, mentre il termine precedente era il 31 dicembre 2012. In sostanza si tratta di: tributi erariali, regionali e locali, contributi assistenziali e previdenziali, premi per l’assicurazione obbligatoria contro infortuni e malattie professionali.

crediti dovranno invece essere non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, maturati nei confronti delle Pubblica amministrazione.

Molti sapranno che sono un attivista certificato del Movimento 5 Stelle e siccome vedo molta confusione sulle leggi ed iniziative FATTE APPROVARE dal M5S, in relazione al lavoro e alle aziende (le aziende sono il punto centrale del programma M5S, specialmente le medio-piccole).

Visto questo, pubblicherò una rubrica sulle cose fatte dal M5S:  Anno 2014: COMPENSAZIONE CREDITI-CARTELLE EQUITALIA https://lnkd.in/ezaMm2r

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Forza Italia: passivo di 100 milioni, hanno fallito pure a casa loro!!!

Forza Italia: passivo di 100 milioni, hanno fallito pure a casa loro!!! Ex dipendenti senza TFR e fornitori non pagati: pignoramenti a Forza Italia.

IL PADRONE DEL PARTITO NON PAGA PIU’, ma vorrebbe governare il Paese Italia, certo, li paga il popolo!!!

Il tesoriere Alfredo Messina: ““Soldi in cassa non ce ne sono – dichiara – Abbiamo già avviato solleciti ai parlamentari affinché versino la loro quota di indennità”. Anche se l’impegno a “pagare tutti” non manca, nonostante “ad oggi, a lavorare nel partito, siamo rimasti in tre…”.”

Il 16 gennaio il giudice dovrà decidere. Ex dipendenti e aziende chiedono Tfr e crediti. Ma la cassa è quasi vuota, e così si bloccano i conti

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Forza Italia ha un buco di circa 100 milioni ed è praticamente fallita. Libri in tribunale.

Se Forza Italia fosse un’azienda avrebbe portato i libri in tribunale. E da tempo. Pignoramenti, debitori che bussano alle porte delle banche, decine di ex dipendenti ancora da pagare e un passivo di 100 milioni: sono i numeri del partito che vince in Sicilia e che si prepara alla prossima campagna elettorale.

Il campo di battaglia di aziende ed ex dipendenti contro Forza Italia è il Tribunale civile di Roma, dove il 16 gennaio – in piena campagna elettorale – si deciderà la sorte dei creditori del partito ma anche quali beni pignorare. Si tratta per lo più di conti correnti, anche perché proprietà immobiliari Forza Italia non ne ha (la sede è in affitto).

In quell’udienza verrà sottoposta al giudice Laura Di Marco, la relazione del consulente tecnico del Tribunale, Andrea Liparata con il “piano di distribuzione dei crediti” da pagare. E che, se condivisa, diventerà esecutiva. Una bozza provvisoria il consulente l’ha già mandata solo pochi giorni fa, il 20 ottobre, ai legali di chi ha fatto causa, che ora hanno 30 giorni di tempo per sollevare questioni.

Nella relazione, il perito mette in fila le diverse procedure di pignoramento contro Forza Italia: ci sono tutti quelli che vantano crediti dal partito di Silvio Berlusconi. Per lo più sono ex dipendenti a cui non è stato versato il tfr o che chiedono altre spettanze, come Claudio che deve avere 150 mila euro o Felicetta che deve averne altri 55 mila.

C’è pure un’ex segretaria dell’ex ministro Sandro Bondi che ha fatto causa per poco meno di 20 mila euro. Ma i conti più salati sono quelli presentati al partito dalle imprese fornitrici. Solo per dirne qualcuna: a Eginformativa Progetti speciali Srl – che ha gestito per anni il sistema informatico del partito nella storica sede romana di via dell’Anima – vanta crediti per oltre 490 mila euro; Telecom Italia per 356 mila euro; e la Immobiliare Matisse Srl per altri 155 mila circa.

Se, come in questo caso, il debitore è insolvente la legge permette di recuperare i soldi dai suoi debitori. E così è partita la corsa a pignorare i conti nelle banche o qualsiasi altra somma dovuta al partito. Chi arriva primo, vince. Forza Italia rischia il blocco dei 163 mila euro depositati presso Poste Italiane o i 194.491 mila in Banca Prossima, la Camera ha dato l’ok per altri 5.800 euro e via dicendo. Potranno essere pignorati anche i fondi pubblici, come i 394 mila euro che il ministero dell’Economia deve versare a Fi come quota del 2 per mille.

Tutti hanno acconsentito, l’unico a negare di essere un debitore del partito è stato Silvio Berlusconi. Le richieste ammontano a circa 2 milioni di euro ma in cassa c’è meno della metà di quella cifra.

Il disastro nasce da lontano. Dal 2008 Forza Italia ha chiuso tutti i bilanci in perdita: il passivo è passato da 6 ai 100 milioni del 2016 e deve 5,6 milioni ai fornitori. Berlusconi ha dato una mano accollandosi i debiti con le banche (UnicreditMps etc.) e ora, con 90 milioni, è il più grande creditore del partito.

A fine 2015 sono stati licenziati gli 81 dipendenti. La situazione è tragica. Non lo nega Alfredo Messina, tesoriere di Fi: “Soldi in cassa non ci sono – spiega al Fatto – Abbiamo già avviato solleciti ai parlamentari affinché versino la loro quota di indennità”. Pagherete gli ex dipendenti? “Ci impegniamo a pagare tutti. A oggi, a lavorare nel partito siamo rimasti in tre…”.

GAME OVER

Mancano i soldi per comprarsi i voti.

Mancano i soldi per comprarsi i voti. Per rispettare gli impegni con gli alleati arriva il via libera a emendamenti per le famiglie, le fasce deboli, i risparmiatori truffati. Con stanziamenti così bassi che chi aveva chiesto le modifiche protesta. In compenso abbondano le promesse (che non costano). Come gli 80 euro per tutte le famiglie con figli e le pensioni minime a 1000: servirebbero molti miliardi.

GAME OVER

GAME OVER

I soldi non ci sono. Ma occorre mandare segnali agli alleati di maggioranza e agli elettori. E la manovra è l’ultimo treno disponibile: poi le Camere verranno sciolte.

Così la legge di Bilancio, ancora ferma in commissione al Senato, procede a rilento e si gonfia di impegni a basso costo. Bonus bebè, fondo per i caregiver familiari, taglio del superticket, rimborsi alle vittime dei crac bancari: basta la parola, poco importa se a ben guardare le cifre stanziate sono così basse che il beneficio sarà minimo o la platea molto limitata.

Tanto che chi aveva sollecitato le misure è tutt’altro che soddisfatto. Nel frattempo resta ancora al palo l’ammorbidimento dei requisiti per accedere all’Ape social e l’estensione a tutto il 2018 della finestra per chiedere l’uscita anticipata dal lavoro pagata dallo Stato.

L’emendamento del governo non è ancora arrivato, sempre per questioni di risorse. Per le promesse, invece, non servono coperture e si va a ruota libera. Dagli “80 euro a tutte le famiglie con figli” sognati da Matteo Renzi, che costerebbero circa 6 miliardi l’anno, alle pensioni minime a mille euro “doverose” per Silvio Berlusconi: qui il conto lievita a doppia cifra, ben oltre i 10 miliardi annui.

Caro Bambino, sei fottuto appena nato.

Caro Bambino, sei fottuto appena nato.

Il bonus bebè dimezzato dal 2019 – Gli alfaniani a inizio novembre avevano minacciato di non votare la manovra se non fosse stato rifinanziato il contributo di 960 euro annuiriconosciuto dal 2015 alle famiglie a cui nasce (o che adottano) un figlio e che hanno un Isee non superiore ai 25mila euro. Una misura irrinunciabile di sostegno alla natalità, per Alternativa popolare.

Richiesta accolta da Matteo Renzi, che durante la conferenza programmatica del Pd ha definito “priorità assoluta” gli aiuti alle famiglie, per le quali nella versione iniziale della manovra il governo Gentiloni aveva trovato solo 100 milioni di euro, poco più di 4 euro all’anno per ogni nucleo. Detto, fatto: l’assegno è stato reso permanente. Solo che i 185 milioni necessari ci sono per il 2018 ma non per gli anni successivi della programmazione triennale su cui è imperniata la legge di Bilancio.

Risultato: nel 2019 l’importo mensile dell’assegno sarà dimezzato. Da 80 a 40 euro, per un totale di 480 euro annui. Proprio martedì l’Istat ha fatto sapere che nel 2016 in Italia sono nati 473.438 bambini, oltre 12mila in meno rispetto al 2015 e 100mila in meno rispetto al 2008. 

Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Ap, non fa i salti di gioia e assicura che “Nel passaggio del provvedimento alla Camera lavoreremo per trovare le risorse che servono a un suo rifinanziamento totale”.

Resta il SUPER TICKET sulla salute.

Resta il SUPER TICKET sulla salute.

Stop al superticket? Solo per chi ha redditi sotto i 15mila euro. “Beffa” – Figura ancora più magra sul fronte dell’invocata abolizione del superticket di 10 euro su visite specialistiche e prestazioni diagnostiche. “E’ arrivata la beffa“, ha commentato la senatrice di Articolo 1 – Mdp Lucrezia Ricchiuti. Il suo partito chiedeva di eliminare del tutto il balzello introdotto nel 2007 dal governo Prodi e reso operativo da Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti con la Finanziaria 2011.

Ma sarebbe costato almeno 600 milioni di euro, senza contare che sono le singole regioni a decidere se applicarlo o meno e alcune – Valle d’Aosta, Sardegna, Basilicata, Province autonome del Trentino Alto Adige, Lazio da metà del 2017 – non lo richiedono.

In ogni caso i 600 milioni non ci sono. L’emendamento di Campo Progressista approvato dalla commissione Bilancio del Senato ne stanzia un decimo: 60 milioni annui che andranno a finanziare un Fondo per la riduzione della quota fissa sulla ricetta.

Risorse che gli enti locali potranno usare per escludere dalla compartecipazione alla spesa tutti i minorenni che frequentano la scuola dell’obbligo e chi ha un reddito inferiore a 15mila euro.

Si noti che bambini e anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui erano già esenti così come disoccupati, pensionati sociali e pensionati al minimo e i loro familiari a carico con basso reddito, malati cronici e cittadini affetti da malattie rare in possesso dell’attestato dell’Asl, invalidi civili, di guerra, per lavoro e servizio.

Una delle banche del PD

Una delle banche del PD

Per i truffati dalle banche 25 milioni. “Insulto” – Che dire poi dei 25 milioni di euro di dotazione del Fondo di ristorofinanziario a favore “dei risparmiatori che hanno subito un danno ingiusto, non altrimenti risarcito o indennizzato, in violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza” previsti dal Testo unico bancario?

Al netto della necessità di valutare quando c’è stato misselling – il Tesoro dovrà emanare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della manovra un apposito decreto attuativo – con la cifra prevista dall’emendamento dei relatori sarà difficile rimborsare i miliardi bruciati dagli azionisti e obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara, Popolare Vicenza, Veneto Banca, Mps, Carige, Popolare di Bari… 

La donna bionica del conflitto d'interesse.

La donna bionica del conflitto d’interesse.

Secondo la firmataria dell’emendamento (ancora da votare) Laura Puppato (Pd), che a ilfattoquotidiano.itaveva raccontato di essere piccola azionista di Veneto Banca si tratta comunque di un “atto di grande sensibilità del governo e del parlamento italiano per lenire almeno in parte gli effetti di una truffa che è diventata spesso tragedia”.

Le coperture arriveranno per due terzi dai conti dormienti, quelli non movimentati da oltre 10 anni, e per un terzo dal Fondo speciale di Garanzia. Per la Lega è un “insulto“, visto che “per archiviare questo vergognoso capitolo della storia bancaria italiana serve almeno 1 miliardo”.

«Ci sono un tedesco, un francese e un italiano che…»

«Ci sono un tedesco, un francese e un italiano che…» La barzelletta che mette a nudo i mali dell’Università

«Ci sono un tedesco, un francese e un italiano che…» La barzelletta che mette a nudo i mali dell’Università

Niente di nuovo e neppure di divertente. Ma questo buffo video ideato da docenti, ricercatori, personale tecnico, studenti e laureati dell’Università degli Studi di Roma Tre, ha il potere di condensare l’indignazione in un sorriso. Nel confronto impietoso tra un tedesco, un francese e un italiano, ad andare al tappeto è l’università pubblica del Belpaese. Suonata come un pugile dai «disinvestimenti» degli ultimi anni. 
                                                                               

Nel video di quattro minuti si riassume il disastro: ultimi per spesa pubblica, per carico di studenti per docente, anzianità dei professori, retribuzioni e tasso di occupazione. Insomma, se fosse una barzelletta, i nostri connazionali risulterebbero superiori agli altri. E invece la débâcle è totale. E non c’è niente da ridere.

Il Nuovo Gioco della Torre

Da quando Eugenio Scalfari ha fatto il gioco delle Torre, tra Di Maio e Berlusconi, impazza tra i “giornalai” e a chiunque hanno a portata di mano, si dilettano a fare domande simili.

Il Nuovo Gioco della Torre, inaugurato dall’assurda scelta del più grande nemico di Berlusconi, Eugenio Scalfari, che dal suo giornale Repubblica, mandava bordate contro il Berlusca.

Oggi che #scalfari ha scelto di compiere questa giravolta a 360 gradi (di cui comunque gli addetti ai lavori, politici e giornalisti, non si sono poi tanto stupiti), risulta utile ricordare i tempi in cui, con i suoi editoriali al curaro, il Fondatore non faceva sconti al tycoon di Arcore.

                                                         

Titoli e articoli di questo genere N.B. SONO SOLO UNA PICCOLISSIMA PARTE:

L'ipocrisia fatta persona. "cane non mangia cane"

L’ipocrisia fatta persona. “cane non mangia cane”

1990: la guerra di Segrate

La storia degli editoriali scalfariani contro il padrone della Fininvest si apre il 13 gennaio 1990, quando Scalfari scrive un fondo dal titolo “Mackie Messer ha il coltello ma non lo fa vedere”. Il corollario della storia è la cosiddetta ‘guerra di Segrate’, combattuta a quei tempi a colpi di avvocati e carte bollate da Carlo De Benedetti e Silvio Berlusconi [VIDEO]per il controllo della Mondadori.

La discesa in campo di Berlusconi, il ‘ragazzo Coccodè’

rapporti tra Berlusconi e Scalfari peggiorano nuovamente tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994, quando il patron della Fininvest decide di scendere personalmente nel campo della politica fondando Forza Italia. Diciamo che Scalfari non la prende bene e il 27 gennaio 1994 scrive un pezzo dal titolo inequivocabile: “Scende in campo il ragazzo Coccodè” (le ragazze Coccodè sono quelle inventate per il suo programma da Renzo Arbore)

Il paragone tra Berlusconi e Mussolini

Dall’infinita teoria di articolesse scalfariane antiberlusconiane estraiamo, per motivi di spazio, solo alcune perle. Silvio Berlusconi, scrive Scalfari il 14 maggio 1995, “appartiene a quel genere di uomini che fanno la fortuna di un’impresa e la rovina di un paese, quel genere di uomini pericolosi per definizione”. Da scolpire negli annali il paragone con Benito Mussolini, vergato il 22 marzo 2009. “Berlusconi è un uomo di gomma, laddove Mussolini si atteggiava a uomo di ferro”, scrive Scalfari secondo il quale, anche se tra i due “il fine è analogo”, ovvero “un Capo carismatico, plebiscitato da un popolo che ha rinunciato ad essere popolo”, le differenze sono profonde perché, mentre Mussolini “distrusse la democrazia”, Berlusconi “galleggia e padroneggia la democrazia cercando di renderla invertebrata”. Il 28 febbraio 2010, poi, Scalfari accusa il berlusconismo di essere una “furia mirata ad abbattere lo spirito stesso della Costituzione repubblicana”. Il 5 giugno 2011, infine, il Fondatore di Repubblica parla di Berlusconi come di un uomo che “ha una concezione autoritaria della democrazia”.

“Scappate dall’Italia

“Scappate dall’Italia, dove i politici hanno distrutto tre generazioni di giovani”

Prof in Francia: “Scappate dall’Italia, dove i politici hanno distrutto tre generazioni di giovani”

Nel 2012 Battista Liserre è partito da Cosenza per fare un dottorato a Marsiglia e non è più tornato. E adesso insegna civilizzazione italiana al campus dell’Essca e all’università di Aix-Marseille. “In Italia a 30 anni sei considerato un ragazzino. Qui, a quell’età, si ricoprono ruoli di grande responsabilità”

“Finita l’università avevo due strade: restare in Italia a casa dei miei genitori, aspettando che qualche scuola del nord mi chiamasse per una supplenza, o tentare la mia chance all’estero”. Così, nel 2012, Battista Liserre è partito da Cosenza per fare un dottorato a Marsiglia e non è più tornato.

“Vista la situazione italiana non avevo molta fiducia. In Italia le poche borse per fare un dottorato sono destinate a figli, parenti e amici dei professori. E anche quando hai la fortuna di entrare nelle grazie di un docente lavori gratis o, con qualche borsa di studio, arrivi al massimo a 900 euro al mese”.

Eppure, per ben due anni il 33enne calabrese ha lottato per non abbandonare la nostro penisola, partecipando a bandi di dottorato in tutta Italia. Peccato che la prima risposta è arrivata da un istituto francese, l’Università Aix-Marseille.


“Quando ritornavo in Italia mi prendevano per pazzo. Lì a 28 anni sei considerato ancora piccolo e impreparato per il mondo del lavoro


Un primo traguardo che gli ha aperto “possibilità inimmaginabili per il nostro paese”, come insegnare all’università ad appena 28 anni. “Quando ritornavo in Italia nessuno mi credeva, mi prendevano per pazzo, perché lì a 28 anni sei considerato ancora piccolo e impreparato per il mondo del lavoro”.

E mentre in Italianon credevano alla sua carriera francese, Battista preparava le mosse per il suo scacco matto visto che oggi è riuscito a diventare insegnante di civilizzazione italiana nel prestigioso campus dell’Essca (école de management) a Aix en Provence, oltre ad essere da ben quattro anni chargé de cours (ovvero professore a contratto) della stessa materia all’università di Aix-Marseille.

“Il paradosso è che mentre in Italia sotto i 30 anni ti considerano un ragazzino, qui in Francia molti miei colleghi trentenni lavorano già da sette anni ricoprendo ruoli di grande responsabilità”. Infatti Battista, appena arrivato in Francia, si sentiva addirittura a disagio di iniziare la sua carriera accademica a 28 anni compiuti. Un imbarazzo che mese dopo mese si è sciolto, fino ad permettergli di ricoprire l’ambita carica di docente.

La Francia, secondo Battista, “non è il mondo dei sogni ma unpaese normale in cui lo stato aiuta davvero i suoi cittadini. Solo che, per come siamo trattati in Italia, a noi gli aiuti francesi sembrano del tutto innaturali”. Un esempio? I trasporti pubbliciche, stando alla sua esperienza, funzionano benissimo e non sono quasi mai in ritardo. Oppure il riconoscimento della professione del docente, che lo porta a guadagnare il 35% in più dei suoi colleghi italiani.

“Sono finiti gli anni in cui per viaggiare o permettermi quello che desideravo dovevo passare per i miei genitori”. Inevitabile quindi per Battista vedere in un possibile ritorno in Italia un “fallimento”, a meno che questo non avvenga dopo la pensione. Tanto che, a 33 anni, l’insegnante francese d’adozione arriva a considerarsi “privilegiato” se pensa a molti suoi amici della sua età che “abitano ancora a casa con i loro genitori, avendo perso la speranza di trovare un lavoro”.


 “Non è facile lasciare tutto e ricominciare. Purtroppo non abbiamo deciso noi di partire, ma è l’Italia a non fare nulla per trattenerci          


“Non è facile lasciare tutto e ricominciare. Purtroppo non abbiamo deciso noi di partire, ma è l’Italia a non fare nulla per trattenerci”. Un meccanismo ormai noto che porta i giovani a formarsi in Italia a non trovare un altrettanto valido collegamento tra università e mondo del lavoro.

“Inoltre, la nostra è una protestacontro lo stato italiano, una specie di guerra culturale”, continua il 33enne. “Infatti, spero che grazie a noi che viviamo all’estero e rimpolpiamo le statistiche sui giovani che lasciano il nostro paese, i governi riflettano sulla drastica situazione d’invecchiamento della nostra penisola. Anche se non si fa nulla di concreto almeno si apre il dibattito”.

Italiani all’estero che non vogliono sentirsi dire che lasciano affondare la loro terra, sentendosi ambasciatori del proprio paese in terra straniera. “I miei coetanei, a causa di politiche sbagliate , non si meritano di non avere un futuro come ogni nostro concittadino europeo”.

Il consiglio che dà a chi si sta affacciando sul mondo del lavoro? “È triste dirlo ma scappate da una classe politica che sta uccidendo tre generazioni di giovani – che mai nessuno ridonerà al nostro paese – e andate all’estero a realizzare i vostri sogni. Andare a lavorare fuori dall’Italia è ormai l’unica strada percorribile”.

 

 

Il vero populismo

Il vero populismo: cari politici e cittadini, imparate il senso delle parole che pronunciate

Un termine che rappresenta al meglio questa distorsione politico-mediatica è “Populismo”: questa è, almeno adesso, una delle parole maggiormente abusate E STORPIATE facendola passare nella scena politica e mediatica nazionale per un’altra parola e cioè: “Demagogia”.

Il populismo (dall’inglese populism, derivato da populist tramite traduzione del russo народничество: narodničestvo)[1] instaura “una relazione diretta, non tradizionale, tra le masse e il politico, che porta a quest’ultimo sia la fedeltà delle prime, sia il loro sostegno attivo nella sua ricerca del potere, e questo in funzione della capacità carismatica del politico di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso in cui egli acquisti un potere sufficiente”.[2]

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Il populismo può essere sia democratico e costituzionale,[3] sia autoritario: in una società di massa, esso nega o svaluta il ruolo della classe dirigente,[4] esaltando in modo demagogico e velleitario il popolo,[1] sulla base di principi e programmi generalmente socialeggianti.[5]

 

 

Esistono alcune parole che, nell’attuale scenario in Italia, vengono spesso usate dai politici e dai mass media in modo per lo più improprio, UNA DI QUESTE E’ POPULISMO.

Ci è possibile notare che più determinate parole sono inflazionate, più sono al tempo stesso usate in modo scorretto: con ciò la nostra classe politica, che è l’artefice spavalda di questa manipolazione, dimostra così di essere doppiamente miserevole, sia per la crassa ignoranza culturale, sia per l’abietta disonestà intellettuale. 

Un termine che rappresenta al meglio questa distorsione politico-mediatica è “Populismo”: questa è, almeno adesso, una delle parole maggiormente abusate nella scena politica e mediatica nazionale.

Dall’esplosione dello tsunami di Beppe Grillo e l’ingresso da gigante del Movimento Cinque Stelle dentro al Parlamento, la parola “populismo” è diventata una delle più storpiate da qualsiasi mezzo d’informazione e all’interno di qualsiasi discorso politico. 

Il dizionario Treccani afferma che per “populismo” si intende il “movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia” tra il 19° e 20° secolo, “che si proponeva di raggiungere […] un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, specialmente dei contadini e dei servi della gleba”.

Attenendosi dunque al significato proprio e originario di questo termine, non vi troviamo assolutamente niente di negativo o di criticabile, mentre quando chicchessia usa questa parola oggi, le conferisce un significato dispregiativo, confondendola di fatto con un’altra parola, che in realtà è “demagogia“.

Facciamoci caso: quando (troppo spesso) si sente parlare il politico di turno, riferendosi al Movimento Cinque Stelle nel suo complesso, la parola più benevola che pronuncia è “populista” o “populismo”, intendendola comunque come se fosse un sinonimo di “demagogo” o “demagogia”. 

Restando in tema “Populismo/Movimento Cinque Stelle”, trovo significative le parole di Noam Chomsky che, riflettendo sul V-Day del 2007, giudica “interessante” l’accusa di “populismo” mossa a Beppe Grillo.

Chomsky ci dà un’ottima definizione: “Populismo significa appellarsi alla popolazione“. Chi detiene il potere vuole invece che la popolazione venga “tenuta lontana dalla gestione degli affari pubblici”.

Chomsky ritiene al contrario che “la popolazione dovrebbe essere partecipe e non spettatrice”.

Tenere la popolazione lontana dalla cosa pubblica è una posizione “comune tra i liberal, gli intellettuali democratici e, da loro, si trasferisce alle classi dirigenti”.

Ciò, unito al fatto che le figure che vengono candidate alle elezioni sono “create dal mondo economico” (perché create tramite finanziamenti di tipo lobbistico e commerciale), contribuisce ad attribuire ai partiti una funzione totalmente “apolitica”, trasformandoli di fatto in macchine addette alla “produzione di candidati attraverso meccanismi che sono controllati da concentrazioni di potere economico che emarginano la popolazione”.

Se per populismo dunque si intende una concezione della politica che ravvicini i cittadini alla cosa pubblica e dia la priorità agli interessi della popolazione anziché a quelli ristretti di una esigua élite di privilegiati, la cosa non è solo positiva, ma ha un nome preciso: “democrazia”.

Nello specifico, in Italia, in cui la contrapposizione tra “casta” (o, meglio, “caste”) e la cittadinanza è considerevolmente più netta e marcata rispetto a molti altri paesi europei, la volontà di una maggiore giustizia ed equità, non solo economica, ma anche di partecipazione democratica, non può che essere considerata altro che un sentimento nobile e giusto. 

L’errato utilizzo di questa parola (insieme a molti altri, purtroppo) denota quanto la politica e l’informazione, intrinsecamente e patologicamente collegate, seguano più una “moda” nel parlare e nell’usare certi termini, quando in realtà questa gente non sa neanche di che cosa sta parlando.

Temo però (e questo sarebbe l’aspetto più grave e deleterio) che l’intento sottile perseguito da questa operazione consista nel voler far passare nella testa della gente l’idea ultima che qualsivoglia difesa degli interessi popolari, quantunque nobile in sé, sia purtroppo illusoria, utopica, perché in contrasto con la dura realtà economica e le sue immodificabili leggi liberistiche.

Insomma, una pia quanto infantile posizione da “anime belle”, a fronte di una coriacea realtà con cui invece occorre confrontarsi in modo maturo.